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  1. #21
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    Philippe de Champaigne, Annunciazione, 1644 circa, Metropolitan Museum of Art, New York

    Henry Ossawa Tanner, Annunciazione, 1898, Philadelphia Museum of Art, Philadelfia

    Franz Anton Maulbertsch, Annunciazione, 1794, Residenza vescovile, Szombathely

    Tiziano, Annunciazione, 1559-62, Chiesa di San Salvador, Venezia

    Giambattista Pittoni, Annunciazione, 1758, Gallerie dell'Accademia, Venezia

    Lorenzo Lotto, Annunciazione, 1527 circa, Pinacoteca Comunale, Recanati (il gatto che fugge è immagine del diavolo che fugge dinanzi all'irrompere di Dio e del suo annuncio di salvezza)

  2. #22
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    Paulus Bor, Annunciazione, Collezione privata

    El Greco, Annunciazione, 1576 circa, Collezione Thyssen-Bornemisza, Madrid

    El Greco, Annunciazione, 1596-1600, Museo de Bellas Artes, Bilbao

    El Greco, Annunciazione, 1596-1600, Museo del Prado, Madrid

    El Greco, Annunciazione, 1596-1600, Collezione Thyssen-Bornemisza, Madrid

  3. #23
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    Masolino da Panicale, Annunciazione, 1425-30, National Gallery of Art, Washington

    Sebastiano Mazzoni, Annunciazione, 1650 circa, Gallerie dell'Accademia, Venezia

    Bartolomé Esteban Murillo, Annunciazione, 1660-65, Museo del Prado, Madrid

    Pieter Paul Rubens, Annunciazione, 1609-10, Kunsthistorisches Museum, Vienna

    Pieter Paul Rubens, Annunciazione, 1628, Rubens House, Antwerp

    Ventura Salimbeni, Annunciazione, Museum of Fine Arts, Budapest

    Bartolo da Sassoferrato, Vergine in preghiera o dell'Annunciazione, 1640-50, National Gallery, Londra

  4. #24
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    Simone Martini, Annunciazione e deu Santi, 1333, Galleria degli Uffizi, Firenze

    Bernardo Strozzi, Annunciazione, 1643-44, Museum of Fine Arts, Budapest

    Adriaen van de Velde, Annunciazione, 1667, Rijksmuseum, Amsterdam

  5. #25
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    Rogier van der Weyden, Trittico dell'Annunciazione con Visitazione e donatore, 1440 circa, Musée du Louvre, Parigi (pannello centrale); Galleria Sabauda, Torino (pannelli laterali)

    Rogier van der Weyden, Annunciazione, pannello della Pala di S. Columba, 1445 circa, Alte Pinakothek, Monaco

    Rogier van der Weyden, Annunciazione, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten, Antwerp

    Bartolomeo Vivarini, Annunciazione, Pinacoteca Provinciale, Bari

  6. #26
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    Miguel Jacinto Meléndez, Annunciazione, XVII sec., Museo diocesano di Arte sacra, Vitoria-Gasteiz

    Miguel Jacinto Meléndez, Annunciazione, XVII sec., Collezione privata, Spagna

    Miguel Jacinto Meléndez, Annunciazione, 1710, The Fine Arts Museums of San Francisco, San Francisco

    Francisco Rizi o Rizi de Guevara, Annunciazione, 1665 circa, Museo del Prado, Madrid

    Antonio de Pereda, Annunciazione, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

    Luis Finsonius, Annunciazione, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

  7. #27
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    Francisco de Zurbarán, L'Annunciazione, 1650, Philadelphia Museum of Art, Philadelfia

    Francisco de Zurbarán, Annunciazione, 1638-39, musée de Grenoble, Grenoble

    Gregorio Ferro, Annunciazione, 1809, Sacrestia della Cattedrale di Santiago, Santiago de Compostela

    Vincenzo Carducci, Annunciazione, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

    Caravaggio, L'Annunciazione, 1608-09, Musée des Beaux-Arts, Nancy

  8. #28
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    Gustave Doré, L'Annunciazione, XIX sec.

  9. #29
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    L’Annunciazione a Maria –1

    Dell’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria esiste una vasta galleria di rappresentazioni nei testi apocrifi. Vediamo questa volta quelle del Protovangelo di Giacomo e del Vangelo secondo Bartolomeo.


    Seguitando la narrazione della vita della Madre del Signore negli scritti apocrifi e gnostici, analizziamo in questa occasione il "quadro" dell’Annunciazione dell’angelo Gabriele alla Vergine Maria.

    Giova intanto ricordare ancora che in questa rubrica vale semplicemente l’intento di rilevare l’insegnamento mariologico che sta all’origine di questi scritti, che compongono schematicamente i sette "quadri" che andiamo rivisitando:
    1. Origini e nascita di Maria
    2. Maria al tempio
    3. Il matrimonio con Giuseppe
    4. L’Annunciazione
    5. Maria, madre-vergine
    6. Maria nella passione e risurrezione di Gesù
    7. Dormizione e Assunzione della Vergine.

    Varietà di quadri dell’Annunciazione nella "galleria" di testi apocrifi

    Osserviamo il contesto della scena dell’annuncio dell’angelo, del quale Luca scrive semplicemente: «L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria» (Lc 1, 26-27).

    Nel Protovangelo di Giacomo (capp. X-XII), la scena è come sdoppiata, tra il tempio di Gerusalemme e l’abitazione di Maria; ed è ricostruita invece interamente nel tempio, in un contesto cultuale, dal Vangelo di Bartolomeo (risalente al secolo VI), che accentua le finalità soteriologiche della concezione: «Tu concepirai un figlio e per mezzo suo il mondo intero sarà salvo. Tu recherai al mondo la salvezza» (cap. II).

    Vedremo in una prossima puntata come molto circostanziata e "pittorica" sia la ricostruzione che ne fa la visionaria Anna Katharina Emmerick (cfr. Vita della Santa Vergine Maria, San Paolo 2004, pp. 90-93).

    E sarà anche interessante rilevare alcune spigolature nella letteratura apocrifa dell’infanzia del Signore, riconducibili alla pietà popolare mariana nei primi secoli cristiani (cfr. Elio Peretto, Percorsi mariologici nell’antica letteratura cristiana, LEV 2001, pp. 151ss.).

    Ma procediamo per ordine.

    L’Annunciazione secondo il Protovangelo di Giacomo

    Del Protovangelo di Giacomo prima leggiamo il testo, aggiungendo poi qualche breve rilievo.

    «[…] A Maria [nel tempio] toccò la vera porpora e lo scarlatto [per fare un velo per il tempio del Signore]. Li prese e se n’andò a casa sua. In quel tempo Zaccaria divenne muto. Samuele ne fece le veci, finché Zaccaria ricominciò a parlare. Maria intanto, preso lo scarlatto, lo filava» (cap. X, 2).

    «Quindi uscì con la brocca ad attingere acqua. Ed ecco ode una voce: "Salve, o piena di grazia: il Signore è con te, o benedetta tra le donne!". Ella si volgeva a destra e a sinistra per vedere donde mai venisse la voce. Presa da timore, tornava a casa, dove, deposta la brocca, riprendeva la porpora e, seduta sul suo sgabello, continuava a filare.

    «D’improvviso un angelo le stette innanzi e le disse: "Non temere più, Maria: tu hai trovato grazia innanzi al Signore di tutti e concepirai dal suo Verbo". Maria però, udita la cosa, ne fu perplessa nel suo interno: "Se io concepirò per opera del Signore, Dio vivente, partorirò come partorisce ogni donna?".

    «L’angelo del Signore le disse: "Non così, o Maria: la potenza di Dio ti coprirà con la sua ombra; e così anche l’essere che dovrà nascere sarà chiamato santo, figlio dell’Altissimo. Tu gli darai nome Gesù: egli difatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". Maria rispose: "Ecco: io sono la schiava del Signore alla sua presenza; sia di me conforme alla tua parola!"» (cap. XI, 1-3).

    «[Maria] terminò quindi la porpora e lo scarlatto e li portò al sacerdote. Il sacerdote la benedì, dicendo: "Maria, il Signore Dio ha reso grande il tuo nome. Sarai benedetta in tutte le generazioni della terra"» (cap. XII, 1).

    Notiamo come vi siano alcune differenze con il racconto di Luca (1, 26-38). Nel Vangelo di quest’ultimo, Maria non sta presso una fontana. Questo particolare è stato forse inserito per consonanza con un motivo biblico. Presso una fontana il giovane Isacco incontra Rebeccca che «usciva con l’anfora sulla spalla. La giovinetta era molto bella d’aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito» (Gen 24, 15-16).

    La differenza più rilevante rispetto a Luca sta però nel fatto che nella narrazione apocrifa Maria si interessa molto più alla propria incolumità fisica che alla natura miracolosa della sua maternità. Ciò dipende, naturalmente, dalla differente prospettiva teologica dei due scritti. Infatti, mentre Luca coltiva un interesse cristologico, nello scritto apocrifo del Protovangelo di Giacomo la mariologia passa decisamente in primo piano e il testo sottolinea piuttosto la presentazione della Vergine Maria.

    La scena dell’apparizione dell’angelo mentre Maria tesse la tenda del tempio, tenendo presso di sé la brocca con la quale si era recata alla fonte, è uno dei motivi prediletti in tutta l’iconografia del Medioevo.

    L’Annunciazione secondo il Vangelo di Bartolomeo

    Nel Vangelo di Bartolomeo troviamo molte analogie con i Vangeli gnostici, sia da un punto di vista formale che contenutistico. Bartolomeo, infatti, pone domande a Gesù, a Maria e infine a Belzebù. Così noi apprendiamo che cosa Gesù fece nell’Ade e come molte anime trovarono ingresso in Paradiso, cosa Belzebù abbia fatto nel mondo e – per ciò che qui ci riguarda – come Maria abbia concepito il Figlio di Dio.

    È la Vergine stessa, nel Vangelo di Bartolomeo (cap. II,1-22), dopo qualche esitazione carica di mistero, a raccontare l’annunciazione in questi termini:

    «Gli apostoli si trovarono riuniti con Maria in un luogo chiamato Chritir. Si accostò Bartolomeo a Pietro, Andrea e Giovanni e disse loro: "Chiediamo a Maria, la piena di grazia, come ha potuto concepire l’Inafferrabile o come ha potuto portare l’Importabile o come ha generato una tale Grandezza". Essi però erano incerti se interrogarla. Allora Bartolomeo disse a Pietro: "Padre Pietro, levati tu come capo e interrogala". Pietro si rivolse invece a Giovanni così: "Tu sei giovane casto e incensurabile, spetta dunque a te a interrogarla". Poiché tutti erano incerti e indecisi, Bartolomeo si accostò con il volto sorridente e disse: "O piena di grazia, tabernacolo dell’Altissimo, immacolata: tutti gli apostoli per mezzo di me, da loro incaricato, ti vogliono interrogare. Narraci tu come hai concepito l’Inafferrabile o come hai portato l’Importante o come tu hai dato alla luce una tale Grandezza". Maria rispose: "Non mi fate domande circa questo mistero! Se io comincio a parlare di ciò, fuoco procede dalla mia bocca e consuma tutta la terra". Ma quelli insistevano maggiormente ed ella, non volendo rifiutarsi di ascoltare gli apostoli, disse: "Mettiamoci a pregare!". Gli apostoli si posero dietro a Maria. Allora questa disse a Pietro: "Pietro, capo degli apostoli, colonna solidissima, stai dietro a me? Non ha detto Nostro Signore: ‘Cristo è capo dell’uomo, ma l’uomo della donna’? Levatevi e pregate davanti a me".

    «Ma quelli le dissero: "Il Signore ha piantato la sua tenda ed ha gradito che tu lo tenessi dentro di te. A te dunque conviene dirigere la preghiera e non a noi". Ma lei replicò: "Voi siete stelle lucenti, come ha detto il profeta: ‘Ho levato ai monti i miei occhi, donde proviene il mio aiuto’. Voi dunque siete i monti e voi dovete pregare". Gli apostoli a lei: "Tu devi pregare come madre del Re celeste". Maria a loro: "Dio ha formato i passeri e li ha inviati, come voi, ai quattro angoli del mondo". Ma quelli le risposero: "Colui che i sette cieli a stento possono contenere, si è compiaciuto di essere contenuto in te". Allora Maria si pose avanti a loro, alzò le sue mani al cielo e cominciò a pregare così: "O Dio massimo e onnisciente, Re dei secoli, indescrivibile, ineffabile, che con la tua parola hai creato l’ampiezza dei cieli ed hai disposto in modo armonioso la volta celeste, che hai dato forma alla materia caotica ed hai messo insieme ciò che era separato, che hai distinto l’oscurità delle tenebre dalla luce, che hai fatto fluire le acque dalla stessa fonte, dinanzi a cui tremano gli esseri eterei e le creature terrestri paventano, che hai dato alla terra il suo posto e non hai voluto che perisca, elargendole pioggia abbondante e così provvedendo il cibo comune; tu, il Verbo eterno del Padre: sette cieli poterono a stento contenerti e ti sei compiaciuto di essere abbracciato da me, senza procurarmi alcun dolore; tu che sei il Verbo perfetto del Padre, per mezzo di cui tutto fu creato: glorifica il tuo nome eccelso e permettimi di parlare dinanzi ai tuoi santi apostoli!".

    «Quand’ebbe terminata la preghiera, cominciò a parlar loro, non prima di essersi come fatta reggere dai suoi interlocutori: "Mentre dimoravo nel tempio di Dio e dalle mani di un angelo ricevevo il mio cibo, un giorno mi apparve un tale sotto l’aspetto di un angelo. Il suo volto era incontenibile e nella mano non aveva né pane né coppa, come invece succedeva con l’angelo che finora era venuto da me. Sull’istante il velo del tempio si squarciò; successe un forte terremoto e caddi a terra, non potendo sopportare il suo sguardo. Egli mi afferrò con la mano e mi alzò. Guardai al cielo e venne una nube di rugiada sul mio volto, inumidendomi dalla testa ai piedi. Egli mi asciugò con la sua veste.

    «Quindi mi parlò: "Sii benedetta, o piena di grazia, o vaso eletto". Poi percosse la destra del suo abito ed uscì fuori un pane, molto grande. Lo depose sull’altare del tempio; ne mangiò prima lui e ne diede poi a me. E batté di nuovo, questa volta alla sinistra dell’abito. Guardai e vidi una coppa, piena di vino. La depose sull’altare del tempio, ne bevve lui prima e ne diede a bere pure a me. Guardai e vidi che il pane non era diminuito e la coppa era piena come prima. Quindi disse: "Tre anni ancora, poi invierò il mio Verbo; tu concepirai mio Figlio e per mezzo suo il mondo intero sarà salvo. Tu poi recherai al mondo la salvezza. La pace sia con te, piena di grazia, e la mia pace rimarrà sempre con te". Dopo aver parlato in quel modo, scomparve ai miei occhi e il tempio divenne come prima.

    «Detto questo, fuoco uscì dalla sua bocca e il mondo fu sul punto di bruciare. Allora Gesù apparve subito a Maria e le disse: "Non parlar più, diversamente oggi tutto il mio creato perirebbe". Gli apostoli temettero che Dio si incollerisse contro di loro».

    Scena dell’annunciazione ricostruita interamente nel tempio, questa del Vangelo di Bartolomeo (secolo VI), dove si accentuano le finalità soteriologiche dell’incarnazione.

    Ma rimandiamo alla prossima puntata il commento all’originale racconto, che nella sua prima parte è piuttosto preparatorio alla rivelazione di come avverrà l’incarnazione.

    Simone Moreno

    FONTE: Madre di Dio, 2007, fasc. 3

  10. #30
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    Predefinito Ibn el- Arabi: Il Verbo di Gesù

    Quando lo "Spirito fedele" (ar-rûh al- âmîn), ossia Gabriele, apparve a Maria "nella forma di un uomo armonioso", ella pensò trattarsi di un uomo che cercasse di conoscerla carnalmente e, sapendo che non era lecito, "si rigugiò da lui presso Dio"[...Noi le inviammo il nostro Spirito, che assunse per lei la forma di un uomo armonioso.Ella disse: Mi rifugio da te presso Dio; se tu lo temi...(Cor.,XIX, 17-18] con tutto il suo essere, e per questo fu pervasa da uno stato perfetto di Presenza divina, che si identificava con lo spirito intellettuale (ar-rûh al-manâwî). Se Gabriele le avesse allora trasmesso il suo soffio,mentre ella si trovava in quello stato, Gesù sarebbe nato tale che nessuno avrebbe potuto sopportarlo per la sua natura perentoria, conforme allo stato della madre nel momento del concepimento.Però non appena Gabriele disse a Maria:"... in verità, io sono l'inviato del tuo Signore, venuto per donarti un figlio puro", ella si rilassò dal suo stato di contrazione e il petto le si dilatò; e in quell'istante Gabriele le insufflò [lo Spirito di ] Gesù. Gabriele (su di Lui la Pace!) era quindi il tramite della parola divina trasmessa a Maria, come l'inviato (ar-rasûl) trasmette le parole di Dio al suo popolo, secondo la sentenza coranica: "[Gesù era] il suo Verbo che Egli proiettò in Maria e uno Spirito da Lui" (Cor. IV,171). Subito il desiderio d'amore penetrò in Maria, sicchè il corpo di Gesù fu creato dalla vera "acqua" [o seme] di Maria e dall'"acqua" [o seme] puramente immaginaria di Gabriele, trasmessa dall'umidità principialmente inerente al soffio, giscchè il soffio degli esseri animali contiene l'elemento acqua.Così il corpo di Gesù fu costituito d'"acqua" immaginarie e d`"acqua" vera, e venne partorito in forma umana a motivo di sua madre e dell'apparizione di Gabriele nella forma di uomo; in questa specie umana infatti non vi è generazione al di fuori della legge comune.[ Ossia il miracolo non abolisce l'ordine naturale bensì lo riassume incidentalmente nel suo principio superiore; la potenza spirituale di Gabriele riepiloga qui l'ordine corporeo nel suo principio sottile, senza che la polarità della generazione specifica sia così distrutta.....]

 

 
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