15 settembre 2017: I sette dolori della Beata Vergine Maria (Ottava della Natività di Maria)…
Festa dei Sette Dolori della Beata Vergine, 15 settembre
Guéranger, L'anno liturgico - Festa dei Sette Dolori della Beata Vergine
http://www.unavoce-ve.it/pg-15set.htm
Madonna Addolorata - Sodalitium
http://www.sodalitium.biz/5075-2/
“15 settembre, festa dei Sette Dolori della B. V. Maria.
O gran Regina dei Martiri e la più desolata di tutte le madri! Il vostro dolore è immenso come il mare, perché tutte le piaghe che tutti i peccati degli uomini hanno impresse nel sacro corpo del vostro divin figliuolo, sono altrettante spade che trafiggono il vostro cuore. Ecco prostrato ai vostri piedi il peccatore più indegno, sinceramente pentito d’aver maltrattato il divin Redentore. Le colpe che io ho commesso sono più gravi di quello che io possa soffrire per cancellarle. Deh! Madre beata, imprimete nel mio cuore le piaghe santissimedel vostro amore onde non brami che di patire e morire con Gesù crocifisso, e spirar l’anima penitente nel vostro purissimo cuore. Così sia.”
La storia? della Storia Sacra di Don Bosco - Centro Studi Giuseppe Federici
http://www.centrostudifederici.org/l...cra-don-bosco/
“La storia… della Storia Sacra di Don Bosco 15 settembre 2017
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 71/17 del 15 settembre 2017, Madonna Addolorata.”
Edizioni Amicizia cristiana - San Giovanni Bosco: Storia Sacra
http://www.edizioniamiciziacristiana.it/storiasacra.htm
Radio Spada | Radio Spada ? Tagliente ma puntuale
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“15 settembre 2017: I sette dolori della Beata Vergine Maria (Ottava della Natività di Maria).”
“15 settembre 2017
Nicomede, santo, martire di Roma, i resti sono nella Confessione di S. Prassede all’Esquilino. Precedentemente era venerato in una basilica costruita da Bonifacio V (619-25). Non si conosce l’anno della traslazione avvenuta dopo il restauro della sua tomba operato da Adriano I (772-95).
M.R.: 15 settembre - A Roma, sulla via Nomentana, il natale del beato Nicomede, Prete e Martire, il quale, rispondendo a quelli che lo costringevano a sacrificare agli idoli: "Io non sacrifico che a Dio onnipotente, regnante nei cieli", fu battuto lunghissimamente con flagelli piombati, e in quel tormento passò al Signore. [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ].”
“Il 15 settembre 1644 Papa Innocenzo X Pamphilj viene esaltato al Sommo Pontificato.”
"Qualunque grazia si domanda a San Giuseppe verrà certamente concessa” - Santa Teresa d’Avila.
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"Ligue Saint Amédée"
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"15 Septembre : Notre-Dame des Sept-Douleurs"
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“I principali benefici che derivano dal culto Mariano alla società domestica, ossia alla famiglia, sono costituiti da innumerevoli grazie d’ordine spirituale e materiale, e sopratutto dall’influsso potentissimo di Malia sulla madre, che è come il cuore della famiglia.”
“176. In che modo la Vergine SS. assiste in morte i suoi devoti?
La Vergine SS. assiste in morte i suoi devoti in tre modi: 1) Impetrando loro un sincero dolore di tutti i peccati; 2) Ottenendo la grazia di una perfetta rassegnazione al sacrificio della vita; 3) Facendo loro da scudo contro i fieri assalti del demonio.”
"Tota Pulchra (da Il mio libro di preghiere - Ed. CLS Verrua-Savoia)"
“Oh madre di Dio Maria, le vostre preghiere mi han da portare in paradiso. Eia ergo, advocata nostra... Iesum benedictum fructum ventris tui... post hoc exilium ostende.”
"Preghiere e tradizionali pie pratiche cristiane. Chiediamo a Nostro Signore di ottenere la vera fede e di perseverare."
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“Pietro Ferrari
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Spesso la lettura delle cose passate risente delle emergenze del presente e quindi si tende ad interprerarle ai problemi di oggi. Se la Chiesa proibì tutti i modi di diffusione di quello che è conosciuto come il mistero apocalittico di La Salette ("Roma perderà la fede e diverrà sede dell' anticristo") è solo perché ai tempi di Cavour sarebbe stato strumentalizzato dagli anticlericali liberali o perché è stato giudicato in se stesso come non autentico? I pareri sono discordi e riassunti in un bel confronto tra Don Ricossa e Don Paladino in appendice al libro su questo mistero mariano edito da Salpan.”
“Pietro Ferrari
A mio avviso la mariologia apocalittica è da considerarsi come congetturale fino a quando la Chiesa non si pronuncerà in modo chiaro. Un errore per eccesso è il carismatismo ma quello per difetto è la minimizzazione.”
Madonna Addolorata « www.agerecontra.it
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“Madonna Addolorata - L’EDITORIALE DEL VENERDI di Arai Daniele.
• “Padre, la Madonna è molto triste perché non si è fatto caso al suo Messaggio del 1917. Né i buoni né i cattivi vi hanno fatto attenzione. I buoni vanno per la loro strada senza preoccuparsi con le norme celestiali; i cattivi, seguono nella via larga della perdizione, non tenendo in nessun conto i castighi incombenti.”
Il Messaggio di Fatima portato da Maria Vergine non poteva essere meno che un estremo aiuto divino per evitare grandi mali incombenti in un cruciale momento della storia umana. Ciò è riconoscibile dai suoi termini. Alla luce dalla gravità del suo rifiuto si misura la marea di mali che l’umanità ha conosciuto dal 1917 alla 2ª GG e le sue conseguenze fino alla fine degli anni ’50. In quell’epoca si delineava l’accelerato accumulo di moti distruttivi della vita spirituale e morale dell´essere umano, come creato da Dio. Eppure, il rifiuto del Messaggio, a partire delle cupole clericali, subiva un ulteriore aggravamento.
• “Mi creda, Padre, il Signore castigherà il mondo molto presto. Il castigo è imminente, verrà presto un castigo materiale; il Padre può immaginare quante anime andranno all’inferno e ciò perché non si prega e non si fa penitenza. Questa è la causa della tristezza della Madonna.
Padre Fuentes portò la relazione scritta dell’Intervista del 27 dicembre 1957 a Suor Lucia, prima al Vescovo di Leiria e poi al suo Arcivescovo in Messico per essere approvata. In Messico, il Sacerdote, in una conferenza il 22 maggio 1958 ha raccontato la sua intervista con la Veggente di Fatima, che è stata poi pubblicata nella rivista spagnola ‘La Inmaculada’, del gennaio-febbraio 1959. Questo messaggio è stato pubblicato e diffuso nelle versioni inglese e spagnola, con la garanzia di autenticità e l’approvazione episcopale. In seguito, però, erano i tempi di G 23, nemico delle profezie di sciagure, che avrebbe allora censurato il Segreto. Il quel tempo partì da qualche parte una carognesca intimazione affinché la Veggente di Fatina smentisse «l’Intervista» che sarebbe “servita al sensazionalismo, suscitando allarme sui gravi eventi più chiari nel 1960.
Si noti; l’evidente probabilità che l’intimazione venisse dal Vaticano è che fu indirizzata al vescovo di Coimbra, dove era il Convento di Lucia, non al vescovo di Leiria-Fatima, responsabile del Messaggio. Vescovo Venancio, son solo l’aveva approvato, ma, nel 1959, aveva scritto a tutti i vescovi del mondo per preparare l’apertura del Segreto; proprio quello che l’anticristo in Vaticano avrebbe fatto subdolamente censurare,
A Coimbra l’intervenuto avvenne con una dichiarazione ufficiale che condannava la “campagna di profezie che scatenano una tempesta di ridicolo”, Ad essa si aggiungeva la smentita pubblica di suor Lucia, dichiarando ignorare la minaccia di castighi falsamente a lei attribuiti. E a Padre Fuentes venne tolto il suo incarico di vice postulatore della causa di beatificazione di Giacinta e Francisco.
Padre Alonso, che è stato il principale esperto designato sugli eventi di Fatima, la cui opera in venti volumi, pure è censurata nella sua pubblicazione postuma dal Santuario di Fatima, giustamente nota nel suo libro ‘Segredo de Fátima, fatos e lenda’: “Ciò che padre Fuentes dice nel testo originale della sua conferenza in Messico corrisponde, senza dubbio, a un sunto di quanto ha sentito nel corso delle sue visite a suor Lucia, poiché, se nel rapporto i testi sono stati stilisticamente migliorati con mezzi oratori e altre risorse letterarie, essi non dicono niente che la Veggente non abbia detto nei suoi numerosi scritti resi pubblici. Forse il solo sbaglio sia stato di aver classificato come un messaggio al mondo quanto aveva sentito.
Resta che, in quell’ora cruciale della Storia della Chiesa, dopo la morte di Pio XII e la convocazione del Vaticano 2, non era il solo testo di Padre Fuentes ad essere censurato, ma il 3º Segreto e tanto di Dottrina della Tradizione. Giovanni 23 prese apertamente distanza da ogni ‘profezia di disgrazia’, come dichiarato nel discorso di apertura della seduta conciliare nell’ottobre del 1962. La datazione dettata a Suor Lucia diveniva fondamentale e a qualsiasi cattolico poteva essere più chiaro che quanto avveniva in Vaticano era possibile perché, così come la visione del Terzo Segreto ci fa conoscere oggi, l’ultimo papa cattolico fu tolto di mezzo (2Ts 2, 8).
Il Disegno divino era ed è che si celebri il Sacro Cuore soddisfacendo il mandato di penitenza invocato dalla Passione del Cuore adorabile di Gesù insieme al Cuore Immacolato di Maria. Ciò prevede la partecipazione dei fedeli nella Sua “sofferenza divina” per la salvezza della moltitudine di anime. “In realtà, molte sono quelle che cadono nell’inferno perché non ci sono abbastanza preghiere e sacrifici perché si ricordi la santa Passione, quella che sola può condurci al vero amore che sbarazza le anime dal loro peso carnale e illumina in alto il loro destino eterno.
Fatima è la chiamata estrema a questa coscienza in vista della salvezza nella vera Fede, Speranza e Carità; virtù derivate dall’amore alla Verità, che solo può renderci liberi per meritarci lo sguardo benedicente del Creatore: ragione stessa della nostra esistenza.
L’appello di Fatima è quindi evangelico e universale; quello sempre più dimenticato nel mondo; quello che chiama i figli della Chiesa e tutta la società umana in pericolo, alla conversione. E quanto non si fa, consapevoli della sua grave necessità, potremmo dover farlo troppo tardi, mentre già suona l’ora della punizione che sarà su tutti nella terribile ora della resa dei conti, ma sempre per aiutare molti a salvarsi. Come si può predicare sinceramente contro il disordine nella famiglia e nella società, contro l’estromissione di Gesù Cristo nelle amministrazioni di giustizia e di governo, dove si decide sulla guerra o la pace delle nazioni, delle famiglie, delle scuole, delle università, se si fa prevale in tutto un diritto, un’economia, un falso «amore» di patria e del prossimo, tutto senza Dio? Come combattere l’aborto e tutto ciò che attenta all’ordine naturale senza la verità del Regno universale di Gesù Cristo?
Nel «nuovo ordine mondiale», aspirato dai conciliari, questa lotta è diventata quasi impossibile. L’assenza del vero Papa cattolico a Roma è quello che va testimoniato a tempo e contro tempo, anche dai tetti; è parte della nostra attuale penitenza nella carità di fronte agli effetti nefasti del Vaticano 2 e degli imbrogli diabolici dei loro profeti.
Come si può aspirare al Regno di Dio, cioè, a ciò che è celeste, senza rinunciare ad ogni altro regno terreno, corruttore e modernista? Questi oggi vanno oltre il comunismo e dominano in modo surrettizio nel mondo in cui la barriera al grande apostasia, messa da Cristo nel Papato, fu demolita dalla liberalità «religiosa» del maledetto Vaticano 2.
La «fortezza» della Fede cattolica è il Santo Sacrificio della Messa
«L’abominio della desolazione» degli ultimi tempi, predetto dal Profeta Daniele, si manifesta in modo tremendamente subdolo riguardo a quanto è più centrale e essenziale per la Fede: il Santo Sacrificio di Nostro Signore. Quei pochi che lo sanno non possono tacere; il crollo, così come la possibile restaurazione della Religione cattolica nel mondo, può solo accadere riguardo al Sacrificio divino. È certezza della nostra Fede che non cambia; è la Fede in Gesù Cristo Redentore, heri hodie et semper.
In cosa consiste tale subdola abominazione riguardante il Santo Sacrificio del Signore? Si tratta dell’alienazione della centralità del Culto divino a favore di un culto umano; la nova centralità posta nel culto dell’uomo, arbitro della propria religione; ecco la libertà religiosa secondo la «dignitatis humanae». E la base di ciò è oggi il culto dei pastori idoli, perfino canonizzati per aver esibito la perfida umiltà d’innovatori che operarono la vasta apertura e «aggiornamento» della Chiesa di Dio al mondo, decidendo che questa dovrebbe onorarli proprio nel Sacrificio della Messa, magari celebrando «una cum» della nuova messa da loro rimaneggiata!
Si dica allora, una volta per tutte, che si può e si deve riconosce la vera natura del culto della santa Messa dai suoi frutti. Quelli del Santo Sacrificio della Messa tradizionale sono frutti di santità per la contenzione divina di disgrazie terrene e terrori umani.
E ciò per venti secoli di umane follie. Quelli della nuova messa di Paolo 6º, intenta a rimaneggiare in senso umano, protestante ed ecumenista la sacralità della Chiesa di Dio, ha solo frutti, a breve e a lungo termine, di squallore e di apostasia. E l’albero si giudica dai frutti che produce, non casualmente, ma regolarmente.
Oggi vecchi conventi, a causa della macroscopica mancanza di vocazioni, sono adibiti ad altro uso. A Milano vi è addirittura uno che serve a evocare i nuovi tempi col suo nome: «Abbadesse Folie». Migliaia di religiosi, ogni anno, abbandonano l’abito.
Tale prova per il NOM ha ormai superate due generazioni di effetti nefasti per la Fede, volendo ignorare che la Santa Messa Cattolica si è confermata benedetta da Dio con i suoi fecondi e perenni frutti di salvezza, attraverso i Sacramenti di conversioni e tante conversioni. Era, quindi, certamente la Messa voluta e benedetta da Dio. Benedetti, quindi, quanti si son levati contro in NOM per le ragioni cattoliche, che includono il vaglio dell’autorità degli autori che l’anno promosso s’accordo con protestanti ed ebrei.
Che cosa ha prodotto la messa conciliare se non frutti d’indifferenza, dubbi, ribellioni e profanazioni, e infine, la grande apostasia di un’altra chiesa aliena al Sacrificio dei Sacri Cuori? Potrebbe tale scempio essere benedetto da Dio? Più ancora, potrebbero i suoi autori e promotori rappresentare l’Autorità di Dio nella Chiesa di Gesù Cristo? Solo se Lui, il Salvatore, non ne fosse più il vero Capo e non volesse più la salvezza degli uomini; falsità questa che è ancora riprova della falsità di una chiesa conciliare capace di voler impiantare nel Cuore della Chiesa di Dio le idee moderniste sui «bisogni» del mondo, senza tener conto del volere e delle benedizione divine al solo Culto approvato da Dio.
Chi legge il Levitico può rimanere sorpreso dei particolari stabiliti per il Culto antico. Per noi oggi vuol solo significare Chi stabilisce tutto nel Culto della Chiesa di Dio. RiconoscerLo, ecco la preoccupazione cristiana dei figli di santa Madre Chiesa.
Qui a Fatima è allestita una Cappella per la Santa Messa di sempre, annunciata come rifugio per i Sacerdoti che volessero celebrare nel villaggio scelto dalla Madonna il Santo Sacrificio nello stesso Rito del tempo delle apparizioni. Di queste si comoscono i doni di santità e salvezza, riconosciuti da tutta la Chiesa quale segno del sicuro beneplacito divino. Quale peggior intenzione di quella di voler sovrapporre a questo dono inestimabile un «aggiornamento» clericale? Ebbene, ciò hanno fatto i conciliari con il rito, sacramenti e vocazioni, di modo as accordarsi al mondo che, attraverso questi giuda, pensa di poter abbattere l’Opera nata dal Divino Cuore di Gesù Cristo.
Ma il Signore fa sapere alla nostra generazione che, così come al Suo Sacrificio in Croce – alla nascita della Chiesa – vi era la Madre che condivideva in suo straziante dolore, ora vuole che al Culto del Suo Cuore Divino sia associato il Culto al Cuore Immacolato di Maria, definita Madre di Misericordia e Mediatrice d’ogni Grazia!
Suor Lucia, la veggente di Fatima, conferma queste parole di spiegazione di Nostro Signore sulla richiesta di consacrazione per la conversione della Russia, che ha bisogno della presenza di un Papa cattolico che la comandi a tutti i vescovi del mondo:
• “Perché voglio che tutta la Mia Chiesa riconosca questa consacrazione come il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e così estendere il Suo culto e porre a fianco della devozione al Mio Cuore Divino, la devozione a quel Cuore Immacolato.” (Documentos de Fátima, P. Antonio Maria Martins, S. J., Porto, 1976, p. 415 (in tre lingue, con approvazione ecclesiastica).
Così sappiamo che nel ricorso ai Sacri Cuori è la vera forza per la salvezza, anche della Russia e, attraverso la sua conversione alla vera Chiesa in questo mondo scellerato! Ai cattolici spetta, però, la costante supplica al Signore affinché susciti il ritorno del Papa cattolico, fedele esecutore dei disegni divini per il nostro tempo.”
Festa dei Sette Dolori della Beata Vergine, 15 settembre
Guéranger, L'anno liturgico - Festa dei Sette Dolori della Beata Vergine
http://www.unavoce-ve.it/pg-15set.htm
"15 SETTEMBRE FESTA DEI SETTE DOLORI DELLA BEATA VERGINE.
Due feste della Madonna: Natività e Addolorata.
Dopo il ricordo dell'infanzia di Maria, ecco che la Chiesa subito ci invita a meditare sui dolori, che segnarono la vita della Madre del Messia, Corredentrice del genere umano. Mentre il giorno della nascita consideravamo la grazia, la bellezza della bambina che era nata, non ci si presentava il pensiero del dolore, ma se ci fossimo posta la domanda: "Che cosa sarà mai di questa bambina?", avremmo veduto che se tutte le nazioni dovevano un giorno proclamarla beata, Maria doveva prima soffrire con il Figlio per la salvezza del mondo.
La sofferenza di Maria.
Maria stessa ci invita, con la voce della Liturgia, a considerare il suo dolore: "Voi tutti che passate per la strada guardate e vedete e dite se vi è dolore simile al mio... Dio mi ha posta e come stabilita nella desolazione" (Geremia, Lamentazioni, 1,12-13). Il dolore della Santa Vergine è opera di Dio. Predestinandola ad essere Madre del Figlio suo, l'ha unita in modo indissolubile alla persona, alla vita, ai misteri, alla sofferenza di Gesù, perché fosse cooperatrice fedele nell'opera della redenzione, e tra il Figlio e la Madre doveva esservi comunità perfetta di sofferenze. Quando una madre vede che il figlio soffre, soffre con lui e sente, per riverbero, ciò che egli prova e Maria ha sentito nel suo cuore tutto ciò che Gesù ha sofferto nel suo corpo per gli stessi fini, con la stessa fede e con lo stesso amore. "Il Padre e il Figlio, disse Bossuet, dividono per l'eternità la stessa gloria e la Madre e il Figlio dividono nel tempo le stesse sofferenze; il Padre e il Figlio una stessa sorgente di gioia, la Madre e il Figlio uno stesso torrente di amarezza; il Padre e il Figlio lo stesso trono, la Madre e il Figlio la stessa croce. Se si crivella di colpi il corpo di Gesù, Maria ne sente tutte le ferite, se si trafigge la sua testa con le spine, Maria è straziata da tutti quegli aculei, se gli presentano il fiele e aceto, Maria ne beve tutta l'amarezza, se si stende il corpo sulla croce, Maria ne soffre tutto il tormento" (Discorso per la Compassione. Opere oratorie, II, p. 472).
La Compassione.
La comunione di sofferenze tra il Figlio e la Madre ci spiega perché è stato scelto il termine Compassione per esprimere i dolori di Maria. Compassione è l'eco fedele, è il contraccolpo della Passione. Patire è soffrire e compatire qualcuno è soffrire con lui, è risentire nel proprio cuore, come se fossero nostre, le sue pene, le sue tristezze, i suoi dolori. La Compassione fu così per la Santa Vergine la comunione perfetta con le sofferenze e la Passione del Figlio e con le disposizioni che lo animavano nel suo sacrificio.
Perché Maria soffre.
Parrebbe che Maria, concepita senza peccato, ignara di ogni male, non avrebbe dovuto soffrire. Se Dio, che tanto ama il Figlio, gli diede la sofferenza in eredità, bisogna che la sofferenza sia un bene notevole, ma siccome, dopo il Figlio ama la Santissima Vergine più che tutte le altre creature, anche a lei l'ha offerta come il più ricco dei doni. Del resto unita come era al Figlio, era opportuno e in certo modo necessario che Maria provasse la sofferenza e la morte, perché noi imparassimo da lei, come dal Figlio, ad accettare la sofferenza, che Dio permette per il nostro maggior bene. Maria si offrì liberamente, unì volontariamente il suo sacrificio e la sua obbedienza al sacrificio e all'obbedienza del Figlio Gesù, per portare con lui tutto il peso della espiazione richiesta dalla giustizia divina e non ha sentito i dolori del Figlio solo per simpatia, ma è entrata nella Passione realmente con tutto il suo essere, con il cuore, con l'anima, con l'amore più vivo, con la più serena tranquillità, ha sofferto nel cuore quanto Gesù ha sofferto nella carne e vi sono teologi che affermano che abbia sentito anche nel corpo le stesse sofferenze provate da Gesù nel suo e, dato che alcuni santi hanno avuto l'onore di tale privilegio, ci è permesso pensare che anche Maria lo abbia avuto.
La sofferenza di Maria viene da Gesù.
La sofferenza di Maria non comincia solo sul Calvario. La sua infanzia fu senza dubbio tranquilla ed esente da pene. La sofferenza cominciò con Gesù "questo bambino molesto, dice Bossuet, perché dove entra, entra con la sua croce, porta con sé le spine, e le divide con quelli che ama" (Panegirico di san Giuseppe, t. II, 137). "Causa dei dolori di Maria, dice ancora Mons. Gay, è Gesù. Tutto quello che soffre viene da Gesù, si riferisce a Gesù, ha la sua ragione di essere, il suo fondamento in Gesù" (41.a Conferenza alle Madri Cristiane, t. II, 199). La solennità di oggi, che ci presenta Maria al Calvario, ci ricorda, insieme con il dolore supremo, tutti gli altri noti ed ignoti, che riempirono la vita della Santa Vergine. La Chiesa si è fermata a considerarne sette solo, perché questo numero esprime sempre l'idea della totalità e dell'universalità e, nel responsorio del Mattutino, richiama in modo particolare i sette dolori che le procurarono la profezia del vecchio Simeone, la fuga in Egitto, la perdita di Gesù a Gerusalemme, il trasporto della croce, la crocifissione, la deposizione dalla croce e la sepoltura del divin Figlio, dolori che fecero veramente di lei la Regina dei martiri.
Regina dei martiri.
Con questo bel titolo la saluta la Chiesa nelle litanie. "Che abbia veramente sofferto, dice san Pascasio Radberto, lo afferma Simeone quando le dice: Una spada trapasserà la tua anima. Di qui è evidente che supera tutti i martiri, perché gli altri hanno sofferto per Cristo nelle loro carni, ma non hanno sofferto nella loro anima, che è immortale, mentre Maria ha sofferto in questa parte di sé, che è impassibile, la sua carne ha sofferto, per così dire, spiritualmente la spada della Passione di Cristo ed è così più che martire. Avendo amato più di tutti, più di tutti ha sofferto e la violenza del dolore trapassò la sua anima, ne prese possesso a testimonianza del suo amore indicibile. Avendo sofferto nella sua anima, fu più che martire, perché il suo amore, più forte della morte, fece sua la morte di Cristo" (Lettera sull'Assunzione, n. 14, PL 30, 138).
Il suo amore, causa di sofferenza.
Per misurare l'estensione e l'intensità della sofferenza della Santissima Vergine, bisognerebbe capire quale fu il suo amore per Gesù. Fu amore ben diverso da quello dei Santi e dei martiri. Questi soffrono per Cristo, ma il loro amore addolcisce i tormenti e qualche volta li fa dimenticare. In Maria niente di tutto questo: il suo amore aumenta la sofferenza. "Natura e grazia, dice Bossuet, concorrono a determinare nel cuore di Maria impressioni profondissime. Nulla è più forte e più pressante dell'amore naturale per un figlio e dell'amore che sa dare la grazia per Dio. I due amori sono due abissi dei quali non si penetra il fondo, né si comprende l'immensità... " (Discorso sull'Assunzione, t. III, 493).
La sofferenza è gioia per Maria.
Ma, se l'amore è per Maria sorgente di sofferenza, è pure sorgente di gioia. Perciò soffrì sempre con calma inalterabile e grande forza d'animo. Meglio di san Paolo, Maria sapeva che nulla, neppure la morte, l'avrebbe separata dall'amore del suo Figlio, suo Dio.
Il santo Papa Pio X scriveva che "nell'opera suprema si vide la Vergine ritta presso la croce, oppressa senza dubbio dall'orrore della scena, ma tuttavia felice e gioiosa, perché il Figlio si immolava per la salvezza del genere umano" (Encicl. Ad diem illum, 2 febbraio 1904). Più di san Paolo, Maria sovrabbondava di gioia in mezzo al dolore. In lei, come in Gesù, salve le proporzioni, la gioia più profonda sta insieme alla sofferenza più grande che creatura di quaggiù possa sopportare. Maria ama Dio e la divina volontà più di ogni altra cosa al mondo e sa che sul Calvario si compie questa volontà, che la morte del Figlio offre a Dio il riscatto che Dio esige per la redenzione degli uomini, i quali le sono lasciati come figli suoi e li amerà e già li ama come ha amato Gesù.
Riconoscenza verso Maria.
Disse sant'Alberto Magno: Come il mondo tutto è debitore di nostro Signore Dio, così lo è della Vergine per la sua Compassione" (Questione Super Missus, 150). Conosciamo oggi meglio, o Maria, che cosa hai fatto per noi e quanto ti dobbiamo. Tu ti lamentasti perché "guardando gli uomini e cercando fra essi quelli che ricordavano il tuo dolore e ti compativano ne trovasti troppo pochi" (Santa Brigida, Rivelazioni, l. II c. 24). Non vogliamo aumentare il numero dei figli ingrati e ci uniamo perciò alla Chiesa nel ricordare le tue sofferenze e mostrarti la nostra gratitudine.
Sappiamo, o Regina dei martiri, che una spada di dolore ti trapassò l'anima e che solo lo Spirito di vita e di consolazione poté sostenerti e fortificarti nel momento della morte di tuo Figlio.
Sappiamo soprattutto che, se tu hai salito il Calvario, se tutta la tua vita, come quella di Gesù, fu un lungo martirio, ciò avvenne perché tu dovevi compiere presso il Redentore e in unione con lui il ruolo che la nostra prima madre, Eva, compì presso Adamo nella nostra caduta. Tu con Gesù ci hai riscattati, con lui e in dipendenza da lui hai meritato de congruo, per convenienza, la grazia che egli meritò de condigno, in giustizia, per ragione della sua dignità infinità. Ti salutiamo così, con amore e riconoscenza, "nostra Regina, Madre di misericordia, nostra vita e nostra speranza" e, sapendo che la nostra salvezza è nelle tue mani, ti consacriamo tutta la nostra vita, perché, sotto la tua potente protezione, con la tua materna guida, possiamo raggiungerti nella gloria del Paradiso ove, con il Figlio, vivi incoronata e felice per sempre. Così sia.
MESSA
Il Sacrificio quotidiano della Messa è il Sacrificio del Calvario vestito della magnificenza della Santa Liturgia. Il canto introduttivo ci presenta alcune donne e un solo uomo insieme con la Madre dei dolori ai piedi della Croce nel giorno della grande offerta.
EPISTOLA (Gdt 13,22-25). - Il Signore t'ha benedetta nella sua potenza, e per mezzo di te ha annientato i nostri nemici. O figlia tu sei benedetta dal Signore Dio altissimo a preferenza di tutte le altre donne della terra. Benedetto sia il Signore, creatore del cielo e della terra, che diresse la tua mano nel troncare la testa del principe dei nostri nemici. Oggi Dio esaltò il tuo nome da essere lodato per sempre dagli uomini, che si ricorderanno in eterno della potenza del Signore. Per essi tu non hai risparmiato la tua vita, e, viste le angustie e le tribolazioni del tuo popolo, ne hai impedita la rovina davanti a Dio. Tu sei la gloria di Gerusalemme, la letizia d'Israele, l'onore del nostro popolo.
Maria corredentrice.
Oh, grandezza della nostra nuova Giuditta fra le creature! "Dio, nota il Padre Faber, pare scelga in sé le cose più incomunicabili per comunicarle in modo misterioso a Maria. Vedete come già l'ha posta nei disegni dell'universo del quale la rende quasi causa e parzialmente tipo. La cooperazione della Santa Vergine alla salvezza del mondo ci presenta un aspetto nuovo della sua magnificenza. Né l'Immacolato Concepimento, né l'Assunzione ci danno un'idea più alta di Maria del titolo di Corredentrice. I suoi dolori non erano alla Redenzione necessari, ma nel pensiero di Dio ne erano inseparabili e appartenevano alla integrità del piano divino. I misteri di Gesù non sono forse i misteri di Maria e i misteri di Maria non sono i misteri di Gesù? La verità sembra essere questa: i misteri di Gesù e quelli di Maria sono per Dio un solo mistero. Gesù stesso è il dolore di Maria sette volte ripetuto, sette volte ingrandito. Nelle ore della Passione, l'offerta di Gesù e quella di Maria erano una sola offerta e, sebbene diverse per dignità e valore, erano simili per le disposizioni, avevano lo stesso ritmo, lo stesso profumo ed erano consumate dallo stesso fuoco: oblazione simultanea fatta al Padre da due cuori senza macchia, per i peccati di un mondo colpevole del quale si erano liberamente addossati i demeriti" (Il piede della Croce, ix, 1, 2). Uniamo le nostre lacrime ai tormenti di Gesù e al pianto di Maria. Nella misura in cui l'avremo fatto in questa vita, potremo poi, col Figlio e con la Madre, godere in cielo.
Nella Messa, al graduale segue il toccante lamento attribuito al beato Jacopone da Todi, francescano, lo Stabat Mater, che sarà per noi un bella formula di preghiera e di omaggio alla Madre dei dolori.
SEQUENZA
In piedi, presso la Croce, cui era appeso il figlio, la Madre dei dolori piangeva.
L'anima sua, che gemeva per la tristezza e la desolazione, era stata trapassata da una spada.
Quanto era triste, quanto era afflitta quella benedetta Madre di un figlio solo.
Gemeva e sospirava la tenera Madre, assistendo alle pene del suo augusto figlio.
Chi non piangerebbe, se vedesse la Madre del Cristo, straziata da pene così acerbe?
Chi non potrebbe essere triste al vedere la Madre di Cristo con lui in preda al dolore?
Vide Gesù in mezzo ai tormenti, sottoposto ai flagelli, per i peccati del suo popolo.
Vide il dolce suo figlio morire senza conforto, ne colse l'ultimo sospiro.
Orsù, Madre, sorgente di amore, fa' che io senta la violenza della pena e pianga con te.
Fa' che arda il mio cuore nell'amore di Cristo, Dio, perché io possa piacergli.
Madre santa, imprimi fermamente nel mio cuore le piaghe del figlio tuo.
Dividi con me le pene del tuo Figlio straziato, che si degnò di soffrire per me.
Fa' che finché avrò vita, pianga piamente con te e compatisca al Crocifisso.
Desidero stare presso la Croce con te e unirmi a te nel pianto.
Vergine, tra le vergini la più nobile, non essere severa con me, fa' che mi unisca al tuo pianto.
Fa' che io porti in me la morte di Cristo, che io partecipi alla sua passione, che ne mediti le sofferenze.
Fa' che le sue ferite siano le mie ferite, che io mi inebrii della croce e del sangue del tuo figlio.
Le fiamme non mi tormentino: nel giorno del giudizio, sii tu, o Vergine, la mia difesa.
O Cristo, quando dovrò morire, fa' che la Madre mi conduca alla palma della vittoria.
Quando il corpo morirà, fa' che l'anima raggiunga la gloria del Paradiso. Così sia.
VANGELO (Gv 19,25-27) - In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre e la sorella di lei, Maria di Cleofa, e Maria la Maddalena. Or Gesù, vedendo sua madre e, vicino a lei, il discepolo che gli era caro, disse alla madre: Donna, ecco il tuo figlio. Poi disse al discepolo: Ecco tua madre. E da quel momento la prese il discepolo in casa con sé.
In piedi presso la Croce.
"Stabat iuxta crucem". Bisogna mettersi ben vicini alla Croce e bisogna essere in piedi. In piedi, perché questo è l'atteggiamento del coraggio e perché si resta così più vicini al Signore.
Unico modo per fare questo è essere con la Santa Vergine. Non si potranno mai unire le due prime parole alla terza senza il tecum, se ciò non avviene con Maria e in Maria. La Croce è troppo spaventosa.
Lo stabat di Maria è dominato da quello di Gesù, elevato sopra la terra, che tutto attira a sé, appunto perché elevato sopra la terra.
Maria è in piedi per essere il tratto di unione... la Mediatrice. La sua testa e il suo cuore sono alti, per essere vicini al Figlio, i suoi piedi toccano la nostra terra, per essere vicino a noi, che siamo pure suoi figli. È in piedi, perché è nostra Madre: "Ecco, tua Madre". e Maria può dire come Gesù: "Trarrò tutto a me, come madre". Per il mistero della Croce, tutta l'umanità è attirata a Gesù e a Maria... (P. Dehau, La Compassione della Vergine).
da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 1076-1083."
AVE MARIA!
Luca, Sursum Corda!











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