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Discussione: L'aiuto per lo tsunami

  1. #1
    Ospite

    Predefinito L'aiuto per lo tsunami

    Informo che se in Irak ci sono 140.000 soldati USA, Nelle zone colpite dallo tsunima sono circa 700.000.

    Intervengono con elicotteri, aerei da trasporto, navi ospedale atrezzatissime, aliscafi unici in grado di sbarcare sul luogo del dramma.

    Il tutto fra gli applausi della popolazione.

    Prossimamente postero' le foto. Sono impressionanti.

    Tutto cio' è stato artisticamente occultato dai media che rimangono quasi interamente in mano alla sinistra.

    L'europa ha fatto riunioni, mandato sms, mandato quattro gatti ipermediatizzati di medici senza frontiere e qualche altro rappresentante di ong in cerca di pubblicità.

    Il papa ha fatto una preghiera.

    Il resto del mondo è rimasto più o meno a guardare e a dichiarare le ultime parole famose.

    Solo gli USA si sono visti nei vari posti.

    Ci sarebbe da vergognarsi di essere italiani ed europei.

    Io non mi vergogno perché non son mai stato di sinistra. Non ho mai sputato in faccia ai deboli come fanno loro. Non sono mai stato il burattino dei media e dei segretari politici come loro.
    Non scendo in piazza su uno schiocco di dita dei vari gad leaders.

    Non grido viva la democrazia irachena dopo averla strenuamente combattuta.

    Non sono un imbecille come tanti sinistri che mi stanno leggendo.

  2. #2
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    Predefinito Re: L'aiuto per lo tsunami

    In Origine Postato da neutro
    Informo che se in Irak ci sono 140.000 soldati USA, Nelle zone colpite dallo tsunima sono circa 700.000.
    .................................................. ............................................
    Infatti non sei un imbecille. Sei solo uno che non sa quello che scrive, che è peggior cosa.
    Io dico che non è così, perchè l'Italia e l'Europa sono in prima fila, nel sud-est asiatico, con enormi risorse economiche ed umane, al pari se non di più degli USA, che oltretutto dovrebbero o forse hanno qualche senso di colpa per questa tragedia, che poteva essere limitata se solo i tecnici delle Hawai avessero fatto il loro minimo dovere di esseri umani.
    Ma se anche fosse così come rigurgiti tu, forse ti stai dando la zappa sui piedi, perchè guarda caso il tuo Paese, così latitante come tu dici, è governato dai tuoi amici di destra e la sinistra c'entra poco e niente. Quindi dovresti spiegarci i tuoi sconclusionati sproloqui (mi sono limitato perchè in realtà dovevo dire "dissociati"). Forse sei appena rientrato da una cena con gli amici, ricca di libagioni? Sì, mi sa che è così. Dormici sopra e rileggiti domattina.
    Burattino dei media? Parli di Mediaset? Burattino dei segretari politici? Forse tu hai solo sostituito un segretario con.... UN presidente. O forse bisogna ricorrere di nuovo ai fumi etilici, per spiegare la dissociazione ideativa?

  3. #3
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    Predefinito Re: L'aiuto per lo tsunami

    In Origine Postato da neutro
    Informo che se in Irak ci sono 140.000 soldati USA, Nelle zone colpite dallo tsunima sono circa 700.000.
    .................................................. .......................................
    Aggiungo:

    dove avresti letto questa particolare notizia che nel sudest asiatico ci sarebbero 700 mila (cavolo!) soldati USA a sostegno delle popolazioni disastrate?
    Non esiste da nessuna parte!

  4. #4
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    Predefinito Re: L'aiuto per lo tsunami

    In Origine Postato da neutro
    Informo che se in Irak ci sono 140.000 soldati USA, Nelle zone colpite dallo tsunima sono circa 700.000.
    .................................................. .....................................

    Guarda i tuoi "amici" di destra




    18 Gennaio 2004


    NEMMENO LO TSUNAMI FA RISORGERE LA COOPERAZIONE ITALIANA



    Che la Cooperazione allo Sviluppo dell’Italia fosse morta da un pezzo era cosa risaputa, ma c’era una remota speranza che il drammatico evento dello Tsunami potesse farla risorgere o quantomeno farle recuperare un minimo di dignità.
    Vale la pena, per i lettori, fornire alcuni dati utili per la comprensione di un “fenomeno” tutto italiano. Per il 2004 la finanziaria aveva stabilito uno stanziamento per un ammontare di 616 milioni di euro a disposizione della DGCS (Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo) del Ministero degli Affari Esteri. Nell’agosto del 2004, il Ministero dell’Economia se ne è ripresi 250. Questo ha voluto dire che l’Italia è scesa allo 0,11% del PIL destinato alla Cooperazione Internazionale. Nella finanziaria per il 2005, sono 516 i milioni di euro a disposizione della Cooperazione (100 in meno dello scorso anno), con l’incognita di non sapere se anche quest’anno ci sarà un taglio in corso d’opera. Queste cifre dovrebbero servire per fare Cooperazione con tutti i Paesi in via di sviluppo, anche attraverso i cosiddetti contributi volontari per gli Organismi Internazionali, i quali sono molto usati dal Ministero degli Affari esteri sia per la incapacità di gestire bilateralmente gli aiuti, che per una politica in favore del multilaterale che possa tornare utile nella battaglia per il seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’ONU.
    In questo quadro si inseriscono i famigerati 70 milioni di euro promessi dal Ministro Fini per i Paesi colpiti dallo tsunami. In particolare la Cooperazione Italiana ha fatto sapere che concentrerà i suoi sforzi nello Sri Lanka, in Indonesia e in Thailandia. Trentacinque milioni dovrebbero arrivare direttamente dal Ministero dell’Economia, quindi sono risorse aggiuntive, ma è quanto mai lecito dubitare che queste risorse possano essere messe veramente a disposizione, visto il taglio pesante dello scorso anno attuato contro tutto e tutti dallo stesso Ministero. Gli altri 35 milioni sono risorse già a disposizione della Cooperazione (quindi dei 516 di cui sopra), ma questo vorrà dire che quei pochi progetti che ancora si era in grado di portare avanti per i Paesi poveri del mondo saranno automaticamente “tagliati”. Saranno i malati di AIDS dell’Africa, i bambini di strada dell’America Latina, le donne povere dei tanti paesi del mondo a “pagare il conto” dello Tsunami. Sono loro i veri donatori dei Paesi del sud-est asiatico.
    Basta ricordare che nel 2004 l’Italia non ha versato la quota di 100 milioni di euro al Global Fund sull’AIDS, fortemente voluto dallo stesso Berlusconi in occasione del G8 di Genova del 2001, e che le ONG italiane, impegnate in più di 80 paesi del mondo al fianco dei più poveri e diseredati della terra, vantano più di 70 milioni di euro di credito dalla DGCS.
    Risulta del tutto evidente che gli unici soldi che l’Italia metterà a disposizione dei Paesi colpiti vengono dalla solidarietà dei cittadini, che ancora una volta si sono dimostrati più sensibili e generosi delle Istituzioni preposte. Ci sono i circa 43 milioni di euro raccolti con gli SMS e gestiti dalla Protezione civile per interventi nello Sri Lanka, e i soldi raccolti dalle ONG italiane attraverso le varie campagne di sensibilizzazione (difficile poter quantificare con esattezza le cifre a disposizione).
    Per un vero rilancio della Cooperazione e della Solidarietà Internazionale del nostro Paese bisogna avere il coraggio di spezzare il filo che lega questa alla Politica estera, ossia al Ministero degli Affari Esteri. Chissà per quanti decenni ancora dovremmo fare i conti con una politica estera come espressione del “sacro egoismo della Patria”, con al centro gli interessi geopolitici (vedi soprattutto sicurezza) e commerciali. Per poter contaminare la politica estera con gli obiettivi della solidarietà e della pace bisogna creare un Ministero della Cooperazione Internazionale, come esiste già in molti altri Paesi dell’occidente. Un Ministero che sia capace davvero di dare visibilità e credito alla società civile italiana che da decenni sta portando avanti un progetto complessivo di costruzione di una “globalizzazione dal volto umano” assieme ai tanti partner del Sud del mondo. Questa è l’unica vera riforma della Cooperazione che valga veramente la pena di perseguire: i veri progressisti, almeno in questa materia, si noteranno da questo.


    Antonio Raimondi
    Presidente VIS

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: L'aiuto per lo tsunami

    In Origine Postato da il buttero
    Aggiungo:

    dove avresti letto questa particolare notizia che nel sudest asiatico ci sarebbero 700 mila (cavolo!) soldati USA a sostegno delle popolazioni disastrate?
    Non esiste da nessuna parte!
    E' noto che l'esercito USA non riesce a trovare volontari e manda i suoi reclutatori (a tappeto) nei college e nelle scuole superiori.
    Avessero 700.000 militari non li manderebbero certo in quelle aree.

  6. #6
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Re: Re: L'aiuto per lo tsunami

    In Origine Postato da il buttero
    Guarda i tuoi "amici" di destra

    18 Gennaio 2004

    NEMMENO LO TSUNAMI FA RISORGERE LA COOPERAZIONE ITALIANA
    .................................................. .............................
    quelle sui tagli agli aiuti son tutte cazzate...lo sappiamo bene(se lasciamo da parte la propaganda) che il fiume di denaro che in questi anni si è riversato sui paesi africani è servito a tutto fuorchè a migliorare la condizione di chi ci vive...se lo sviluppo coincide con la libertà infatti,esso non puo'declinarsi nel finanziamento di strutture statali oppressive e fortemente coercitive...quindi per favore non diciamo cavolate...come spesso si fa anche col debito dei paesi del terxzo mondo...cancellarlo vorrebbe dire distruggere l'africa,altro che solidarietà...tagliare queste risorse è invece utile se i soldi vengono restituiti ai privati cittadini...che anche con lo tsunami,se ce ne fosse stato bisogno,han mostrato come la solidarietà privata,qualla si,funzioni davvero.

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: L'aiuto per lo tsunami

    In Origine Postato da silvioleo
    ..come spesso si fa anche col debito dei paesi del terxzo mondo...cancellarlo vorrebbe dire distruggere l'africa,altro che solidarietà...
    Per quale motivo?

  8. #8
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: L'aiuto per lo tsunami

    In Origine Postato da Flora
    Per quale motivo?
    l'annullamento del debito,che so, nigeriano, non concerne il nigeriano, poiché i soldi rifluiscono ai detentori esteri di titoli di Stato che formano il debito in questione. Per lo più si tratta di una ridistribuzione dai contribuenti occidentali verso i detentori, per lo più occidentali, dei titoli nigeriani.
    Ora vediamo come si modificano gli incentivi delle persone toccate:
    a) Il politico (spesso un dittatore) locale viene alleggerito, i soldi che avrebbe dovuto utilizzare per pagare il debito sono ora a sua totale disposizione. Se il paese si trovava tuttavia in una situazione di quasi insolvenza (altrimenti perché aiutarlo?), ciò significa che quel politico con grande probabilità non era il dittatore illuminato che aveva promosso investimenti strutturali per migliorare la situazione del suo paese. Proprio perché per esempio non eletto democraticamente, il dittatore africano non ha nessun incentivo a fare l'interesse della popolazione. Non dobbiamo inoltre cadere nella trappola mentale del dittatore come figura politica autonoma. Anche un dittatore non può esistere da solo e ha bisogno di sostegno, notoriamente dell'oligarchia che ha in mano gran parte delle sorti del paese. I soldi statali infatti confluiscono, in maniera ancor più accentuata rispetto ai governi occidentali, in "aiuti" a questa classe oligarchica. Non c'è ragione per credere che anche i soldi liberati dal debito pubblico non seguano la stessa sorte.
    SECONDA CONSIDERAZIONE: l'annullamento del debito pubblico non fa altro che rafforzare la classe politica già al potere, proprio quella che tuttavia aveva generato la situazione disastrosa.
    b) Il politico africano ora, sapendo che ci sono i politically correct occidentali che gli ripagano i debiti, è ora ancora più incentivato a indebitarsi. Paradossalmente anche i ratings dei suoi titoli di Stato aumentano, e con essi le persone disposte ad acquistarli, dato che il rischio di insolvenza diminuisce proprio grazie all'aiuto esterno.
    TERZA CONSIDERAZIONE: il paese povero è ora ancor più incentivato ad indebitarsi e trova addirittura più creditori.
    c) Ora, in tutte queste discussioni, non abbiamo mai parlato del nigeriano. Ed è chiaro perché: egli non ha comprato titoli di Stato e non appartiene all'oligarchia cui confluisce gran parte dei mezzi finanziari. Per il normale e veramente povero cittadino non cambia assolutamente nulla, se non piuttosto veder il proprio dittatore diventare ancora più potente.
    QUARTA CONSIDERAZIONE: il normale cittadino del paese in via di sviluppo non migliora la propria condizione di vita.
    d) Stando così le cose dovremmo chiederci quali siano le alternative da preferire. Sappiamo che i canali statali molto probabilmente sono inefficienti, poiché per la struttura istituzionale non sono incentivati ad occuparsi del povero cittadino. Sappiamo che attraverso questi si finanzia la classe politica locale, vera ed unica responsabile della situazione di crisi. Dobbiamo dunque trovare il modo di pensare subito ai cittadini e di aiutare loro. Una visione semplicistica ci direbbe di andare sul posto e di sovvenzionare direttamente progetti di sviluppo. Tuttavia ancora una volta ci sarebbero problemi di monitoring: non sapremmo se si tratta di un finto progetto tanto per accaparrarsi un po' di soldi. D'altra parte, esattamente come quando spediamo alimenti in una zona disastrata da una catastrofe, uccideremmo ancor più il substrato economico . Come aiutare dunque i poveri cittadini? Beh, semplicemente dando loro l'opportunità di crescere economicamente. Piuttosto che cancellare il debito pubblico, misura che preserva lo status quo, potremmo semplicemente aprire le frontiere. A questo punto dalla Nigeria acquisteremmo per esempio materie prime ma soprattutto alimentari e semilavorati 11, corrisposti a una nuova forma di finanziamento che va direttamente alle persone e non alla classe politica. Noi d'altra parte potremmo acquistare beni a prezzi minori, aumentando così il nostro potere d'acquisto e il nostro benessere. Anziché pagare cifre improponibili per la nostra agricoltura iperprotetta, purtroppo per lo più nascoste nella dilagante fiscalità, pagheremmo meno e contemporaneamente permetteremmo un vero sviluppo.
    QUINTA CONSIDERAZIONE: la vera politica di sviluppo consiste in un'apertura internazionale dell'economia, quella che alcuni negli ultimi anni amano chiamare globalizzazione.
    È chiaro che nessun buonista sinistrorso propone di aprire le frontiere, che metterebbero in crisi relativamente:
    I) i settori protetti che sostengono l'interventismo pubblico;
    II) i settori pubblici e la classe politico-amministrativa occidentale che trova una giustificazione proprio nella regolamentazione;
    III) le associazioni che si occupano dei transfers di risorse ai paesi poveri, associazioni in gran parte sovvenzionate pubblicamente perché "giuste";
    IV) paradossalmente (ma non tanto) la classe politica del paese in via di sviluppo, responsabile del problema ma che esistendo dà un senso di esistere anche alle associazioni umanitarie! Non dimentichiamo che le associazioni umanitarie non hanno nessun incentivo per esempio alla diminuzione dell'immigrazione albanese, che dà loro un senso di esistenza e le giustifica nelle loro azioni. Nella letteratura economica si tratta di un classico problema di agency.
    Pur essendo a prima vista complessa, questa struttura è tipica di molti assistenzialismi sociali, e contribuisce a spiegare l'esplosione del moderno stato sociale: un qualsiasi problema "sociale", che potremmo anche ammettere esista, giustifica l'intervento che paradossalmente accentua, tramite meccanismi non sempre diretti e comprensibili a prima vista, il problema stesso.

  9. #9
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    Red face porcaccia d'una miseriaccia...

    che papiro!

    Lo leggerò con calma più tardi, ora devo scappare.

    Però, da ignorante, mi sorge spontanea una domanda: non pensi che per un dittatore e i suoi scagnozzi sia molto più semplice spremere la popolazione con la forza per ottenere i danari utili a risanare il debito piuttosto che cercare di far funzionare le cose in modo da produrre ricchezza?
    Non mi sembra che lasciando il debito le cose da quel punto di vista in quei paesi siano migliorate...

  10. #10
    Ospite

    Predefinito 2.000.000

    Per chi disinformato crede che l'esercito americano ha problemi di effettivi ecco le cifre.

    2.000.000 di cui 140.000 in Irak 700.000 nel sud est asiatico 200.000 in altre zone calde e circa la metà a casa a godersi lo stipendio meritato. Quelli che hanno fatto scempi invece sono in galera o in attesa di giudizio.

    E' vero, l'amministrazione americana si stà preoccupando del fatto che le iscrizioni all'esercito son diminuite. Normale in tempi di conflitti striscianti. Nulla a che vedere pero' con l'immediato. Si tratta di prevenire con larghissimo anticipo trend che eventualmente, possibilmente, forse portrebbero innescarsi. Misure già sono state prese ed altre sono allo studio.

    L'europa fa schifo perché non ha fatto un cazzo. L'Italia neppure.
    Nulla ha fatto la destra men di nulla ha fatto la sinistra che come al solito ha mandato 4 gatti vestiti da soccorritori ad unico beneficio delle telecamere propagandistiche. Tutte le ONG messe insieme, nonché medici e reporter senza frontiere aiutano di meno di una singola compagnia americana da sbarco.

    L'umanitario non si fa nelle piazze o nelle redazioni o nei congressi o a radiolibera progressista.

    L'umanitario si fa sul posto con i mezzi adatti, l'organizzazione richiesta e lo spirito di sacrificio.
    Tutte cose ignote all'intellettuale europeo che crede cavarsala sempre e comunque con un bel discorsetto.

    Facciamo la cosa due, anzi l. W la gad. Un ponte per. Diamo un futuro all'Italia, Insieme si vince. We care, il terzomondismo. I no global, la fao (che spende tutti i soldi ricevuti per mantenere i suoi funzionari e arricchire le famiglie). Lo spazio di riflessione, l'iniziativa simbolica, la marcia uniti per la pace.

    Non ce n'è uno che abbia pensato a fare qualcosa di utile. Di vero, di umano. Eppoi la moda di passare sempre a cio' che è mediatico. In africa lo tsunami colpisce tutti i giorni anche dove il mare non c'è. In africa si crepa allegramente mentre la stampa (sempre schifosa) conta uno ad uno i morti americani.

    Siete una massa di cretini a non accorgervene. Radiatemi pure ma di destra come di sinistra siete tutti mezzi cecati. A sinistra l'occhio non ceco vede pure storto.

    Destra e sinistra ma figurati. Impara a ragionare con la tua crapa invece di riportare sistematicamente le fregnate che t'imbeccano le redazioni. Gli slogan elaborati da "intelletuali". In politica disprezza tutti e scarta i peggiori. Per il momento scarta la sinistra. Se fai cosi non sbagli, rimani nella politica e per quanto piccolo sia inizi un cambiamento.

    Ma perché poi dovrei appartenere a un partito. Chi non si riconosce in partiti è forse una persona che non ha diritto a parlare di politica ? che non ha il diritto di farne ? Chi non vota è forse un'eversivo. Io voto, voto contro la sinistra ma potrei anche non votare. Non vedo perché, in una società che si definisce libera e in cui la libertà d'espressione dovrebbe essere garantita non potrei dire cio' che penso della politica quale essa si presenta tutt'oggi a me. Le persone che stigmatizzo sono personaggi pubblici che hanno preso pubblicamente posizioni ufficiali nei confronti di determinati fatti. A loro non puo' essere applicato nessun privelegio nei confronti della pubblica critica.

    L'Europa ha mostrato tutta la sua non esistenza nella crisi dello tsunami come nella maggior parte delle crisi mondiali. Questo dico io. Questo è cio' che è vero. Questo è cio' che proibizionisti paranoidi, turbati dai contenuti di cio' che dico, vorrebbero cancellare dal forum.

    Io finché ho accesso scrivo. Dopo ? Bè..... di certo non piangero'.

 

 
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