Lo scioglimento costante dei ghiacci, oltre a sollevare questioni di carattere ambientale e climatico, ha innescato una vera e propria corsa per la conquista dell'Artico. Secondo una valutazione dell'U.S. Geological Survey, agenzia scientifica del Governo degli Stati Uniti, nelle 33 province geologiche che compongono la regione sarebbero presenti 90 miliardi di barili di petrolio e circa 47.3 triliardi di metri cubi di gas. Altri 44 miliardi di barili di fluidi gassosi potrebbero trovarsi nel sottosuolo. In pratica, un quarto dei giacimenti di idrocarburi nel mondo, sino ad oggi completamente inaccessibili a causa delle enormi masse di ghiaccio che ne impediscono l'estrazione. I cambiamenti climatici, inoltre, potrebbero aprire anche nuove rotte di trasporti merce via mare, rendendo navigabile il passaggio a Nord-Ovest (Pno), una rotta di navigazione che, passando attraverso l'arcipelago artico canadese e proseguendo attraverso lo Stretto di Bering, collega l'Oceano Atlantico all'Oceano Pacifico con un vantaggio di 6 o 7 giorni rispetto al canale di Panama, e riduce di migliaia di chilometri il passaggio dal Giappone all' Europa.

Tutti questi elementi hanno reso la regione uno dei punti più “caldi” del globo, scatenando una vera e propria gara tra le nazioni subartiche, cioè Canada, Norvegia, Russia, Stati Uniti, Danimarca (per via della Groenlandia, sua provincia autonoma). Il terreno del contendere è quello della sovranità sulle risorse in questione ed i diritti di proprietà dei singoli Stati, non risolti dalle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982. Tale Convenzione consente ai paesi con uno sbocco sul mare di estendere i loro diritti per lo sfruttamento delle risorse naturali, minerarie, energetiche e biologiche, dalle attuali 200 a 350 miglia, se è scientificamente provato che le 150 miglia aggiuntive rappresentino effettivamente "il prolungamento naturale della piattaforma continentale". La sfida dunque è quella di poter dimostrare la fondatezza delle proprie pretese sull'estensione più ampia possibile.

Una delle questioni più combattute è quella che riguarda la Dorsale Lomosonov, catena montuosa sottomarina, lunga 1.700 km, scoperta dai russi nel 1948 e da essi considerata un prolungamento della piattaforma continentale asiatica. Una prima missione di rivendicazione territoriale è stata compiuta nell'agosto 2007, quando da un rompighiacci è stato calato un sommergibile che ha piantato una bandiera russa, fabbricata in titanio, sul fondo, in corrispondenza del Polo Nord, a 4.300 metri di profondità. La Danimarca si oppone e rivendica la Dorsale in esclusiva a se stessa, ritenendola un'appendice subacquea della Groenlandia, che benché dotata di ampia autonomia è un possedimento danese. Entrambi sperano di dimostrare che l'area costituisca un'estensione della propria piattaforma territoriale. Per questi motivi, gli stati circumpolari hanno avviato le attività di rilevamento, per arrivare ad una mappatura dei fondali e depositare le proprie rivendicazioni presso la Commissione delle Nazioni Unite sui Limiti della Piattaforma Continentale. A fine marzo 2009, il Consiglio russo per la sicurezza ha varato una nuova strategia, che stabilisce lo sviluppo delle risorse artiche come priorità per il 2020 ed ha annunciato la creazione di una forza speciale, provvista di basi militari lungo la costa settentrionale, e di una rete di intelligence.

Per il Canada, l'Artico rimane una questione strategica fondamentale: Ottawa considera il Pno alla stregua di acque interne, rivendicate a titolo storico in nome dell'uso fattone da parte delle popolazioni autoctone. Il governo canadese, nel 2007, aveva annunciato due progetti militari tesi a sostenere le rivendicazioni di sovranità nella regione: la costruzione di un centro di addestramento al combattimento in condizioni estreme a Resolute Bay, 600 km a sud del Polo Nord magnetico, e un porto d'altura nel villaggio minerario abbandonato di Nanisivik, all'estremo nord dell'isola di Baffin, per il rifornimento ai vascelli di pattugliamento, costretti a rientrare nei porti base sulla costa atlantica o pacifica. A questo progetto si aggiungeva lo stanziamento di 3,1 miliardi di dollari canadesi (circa 2, 2 miliardi di euro) per la costruzione di 6-8 pattugliatori d'altura di 5° classe. Nuovi attori tentano di inserirsi nella partita. La Cina nel 2008 ha ottenuto lo statuto di osservatore presso il Consiglio dell'Artico; la Corea del Sud,importante potenza mercantile, guarda con interesse all'apertura di potenziali rotte e si sta a sua volta muovendo per diventare osservatore; allo stesso ruolo ambisce il Giappone. Gli Stati Uniti hanno aggiornato la loro politica strategica con una direttiva presidenziale diramata lo scorso gennaio, definendosi "una nazione artica, con forti e variegati interessi nella regione, compresi ampi e fondamentali interessi di sicurezza nazionale". La Nato ha auspicato la costituzione di una presenza militare permanente, mentre la Commissione Europea ha adottato nel novembre del 2008 la Comunicazione intitolata “L'Unione Europea e la Regione Artica”, con la quale auspica la protezione dell'Artico e della sua popolazione, l'uso sostenibile delle sue risorse, e la governance multilaterale. La militarizzazione dell'area ormai è un dato di fatto.

La corsa al miglior posizionamento strategico, l'incertezza riguardo i diritti di proprietà dei singoli Stati e gli interessi convergenti, data la presenza di vaste risorse e opportunità economiche, rendono imprevedibili le condotte che ciascuno di essi potrebbe adottare all'insorgere di eventuali conflitti. Nonostante il clima teso, è comunque doveroso sottolineare che la possibilità di fruizione concreta delle risorse energetiche sepolte sotto i ghiacciai, per ora, appare abbastanza virtuale. Secondo l'U.S. Geological Survey, l'84% di tutte queste risorse si troverebbe in mare aperto, ed un sondaggio condotto tra il 2007 e il 2008 da Fréderic Lasserre, professore di geografia all'Université Laval, ha mostrato che su 125 compagnie marittime di varie regioni, solamente 11 sarebbero effettivamente interessate a usare il Pno. Inoltre, i rischi ecologici sarebbero enormi. Infatti, come ha dimostrato l'incidente della Exxon Valdez al largo delle coste dell'Alaska nel 1989, l'intervento per emergenze in acque con presenza di ghiaccio rimane estremamente difficoltoso. Un ruolo decisivo, per attenuare i rischi di un'escalation militare senza ritorno, dovrebbe giocarlo il Consiglio Artico, tribunale internazionale fondato nel 1991, e centro di cooperazione intergovernativa che discute sui problemi dei governi Artici. Gli stati membri attualmente sono il Canada, la Danimarca, la Finlandia, l'Islanda, la Norvegia, la Russia, la Svezia e gli USA. Il Consiglio sta portando avanti negoziati per prevenire ulteriori tensioni e stemperare quelle esistenti tra i vari attori internazionali, in attesa di una transazione che prima o poi si renderà necessaria.

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