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Discussione: Gli Autoassolti

  1. #11
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    Grazie pieffebi' per questa interessante raccolta di articoli.

  2. #12
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    prego............ spero di continuare..........

    Shalom

  3. #13
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    Sul quotidiano IL GIORNALE di oggi un interessante commento di Sterpa al lungo e noioso articolo "pacifista" di Prodi:

    http://www.difesa.it/files/rassegnas...0228/6UA9X.pdf


    Saluti liberali

  4. #14
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    dal quotidiano LIBERO di oggi, 27 marzo 2006, domenica di Pasqua............ "I buoni e giusti"..... in azione contro "i ladri".... ma si confondono...

    " Bastonato perché candidato di Berlusconi

    dal nostro inviato BRUNELLA BOLLOLI

    TERAMO - L'hanno menato perché è di Forza Italia. Calci, pugni e bastonate in testa: il medico parla di « trauma facciale con dislocazione dentale » , ma quelle randellate sulla schiena gli hanno provocato anche la frattura di uno zigomo e della mandibola, oltre ad uno schiacciamento delle vertebre. Giovanni Patella, 47 anni, candidato con gli azzurri alla Regione Abruzzo, venerdì mattina se l'è vista brutta. In due si sono accaniti contro di lui: padre e figlio, Camillo e Fabrizio Fratini, di 50 e 25 anni, individuati dalla Digos e denunciati per lesioni. I due sono attacchini di professione assoldati dal centrosinistra. Appendono i manifesti elettorali per gli uomini dell'Ulivo, lo fanno anche dove non si può e ieri erano tranquillamente allo stadio per seguire Teramo- Cittadella. Patella racconta ciò che è accaduto dal suo letto d'ospedale: quarto piano, stanza 421, reparto di Otorinolaringoiatria. A momenti arriverà l'infermiera per accompagnarlo in sala operatoria dove i dottori cercheranno di ricostruirgli la mandibola. Azzarda un sorriso, ma è gonfio come un pallone. Le parole sono incerte, la voce malferma. Ci dice: « Non so cosa dichiarare, non c'ho parole, non c'ho un'espressione che possa spiegare, è la prima volta che vedo una cosa simile... » . Angela, la moglie, gli ha portato una televisione per farlo distrarre, c'è una pila di giornali sul comodino vicino alla minestra che non è riuscito a mandare giù. Perfino gli occhiali sul naso fanno male, ma almeno legge. Nella stessa camera altri due pazienti: uno riposa, l'altro ha il viso tumefatto. « C'è chi sta peggio di me » , sussurra, « ma in quei momenti non so cos'ho pensato. Ero a terra e questi continuavano a picchiarmi, neanche fossi un animale » . Il telefonino continua a trillare, lo chiamano tutti per dimostrargli solidarietà. Arrivano gli amici di Montorio Al Vomano, il suo paese d'origine, il dentista di fiducia, i colleghi di Forza Italia. É come se la tranquilla quiete di questo lembo d'Abruzzo sia stata sconvolta da uno tsunami pre- pasquale che ha guastato la festa grazie ai due attacchini della sinistra. L'altra mattina erano nell'area industriale di Sant'Atto, dieci chilometri dal centro città, lungo una stradona che va verso Giulianova e collega Teramo al mare. Una zona importante e popolosa, seppure di passaggio, dove c'è un muro tappezzato di cartelloni. Patella fa l'imprenditore, è specializzato nel restauro di opere d'arte, viaggia molto per lavoro e per passione politica e in Abruzzo è conosciutissimo: è stato perfino presidente di una squadra di calcio. Era a bordo della sua Mercedes 320, diretto verso Alba Adriatica, quando ha notato che due uomini stavano affiggendo al muro, esattamente sopra i suoi, i manifesti elettorali di Doriano Di Benedetto, ex senatore ed ex presidente della Commissione Difesa di palazzo Madama, attuale candidato alle Regionali per l'Udeur . Patella è sceso dall'auto e ha solo detto: « Guardate che non potete mettere lì i manifesti, siete abusivi » . Il padre era girato di spalle perché stava appendendo, mentre il più giovane, il figlio lo ha riconosciuto e ha cominciato a urlare: « Papà, è Patella, questo qui è Patella, quello di Forza Italia! » . « Ladri, ladri, voi siete ladri. Tu sei un ladro » . Il vecchio si è girato e ha cominciato a menare lo sventurato, il « ladro di Forza Italia » . Giù botte al berlusconiano. Pugni, cazzotti, insulti al " fascista ?, calci, pedate. L'imprenditore di Montorio è caduto a terra, ma è stato ancora peggio perché il figlio, che si era allontanato un istante, è tornato armato di bastone e ha infierito sulla schiena, sulle spalle e in testa. A gattoni Patella è riuscito a entrare in macchina e a chiudersi dentro, ma i balordi hanno cercato di entrare, tirando colpi. « Non so come, ma alla fine hanno rinunciato e se ne sono andati. Io tutto dolorante ho messo in moto e ho fermato la prima pattuglia della polizia, forse la seconda, non ricordo. Mi hanno dato dell'acqua e mi hanno accompagnato al pronto soccorso, poi in questura per il riconoscimento dei due... » . Ospedale di Teramo, stanza 421. Alle 17 di ieri arriva l'infermiera per accompagnare Giovanni Patella in sala operatoria. Lo fanno sedere in carrozzella. É un omone grande e grosso, con un pigiama a righe e una vestaglia scu- ra. « Peso cento chili, sa? Ma non ho mai fatto male a una mosca e ho ancora paura delle punture come i bambini » . E aggiunge: « Comunque, martedì firmo per uscire di qui, c'è la campagna elettorale, non posso non andarci... » . Domenico, l'altro Domenico e Giulio, gli amici di Montorio, non hanno dubbi: « É un uomo buono, speriamo si riprenda. É nato per fare il politico, per stare al servizio della gente, qui gli vogliono tutti bene, episodi del genere non dovrebbero accadere mai, e poi alla vigilia di Pasqua... » .
    "


    Saluti liberali

  5. #15
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    dal quotidiano di via Solferino........


    " Corriere della Sera del 04/10/2005


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    La sinistra e gli esami di purezza

    Il cappello dell'asino



    Pierluigi Battista
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    Manca soltanto l'esame del sangue, tra le misure suggerite nel centrosinistra per vagliare il tasso di purezza degli innumerevoli transfughi che dal centrodestra si muovono verso il porto dei (presunti) vincitori. In questi giorni c'è chi ha usato l'immagine del «purgatorio» come tappa necessaria per ripulirsi dai peccati del passato e presentarsi incontaminati all'appuntamento con l'Unione. Chi ha proposto ogni genere di filtro e di barriera per arginare l'assalto trasformista, chi una «prigione» (metaforica, si intende) come stazione provvisoria dove depurarsi da sospette frequentazioni, chi severi codicilli per regolare il flusso della transumanza degli sconfitti (presunti). Si direbbe un'ansia epuratrice, se il termine non evocasse tragici scenari storici. Ma non è un bello spettacolo quello di chi esibisce minacciosamente il mazzo di chiavi che consente ai peccatori di accedere al paradiso della rilegittimazione politica. Non è bello, e sarebbe anche un errore insistere. Anche perché la sindrome del sospetto, dopo essersi esercitata sugli avversari, gli «altri», è un morbo insaziabile che non arretra di fronte alla pratica inquisitoria anche nel proprio campo per snidare di volta in volta i larvati «traditori», i tiepidi, i moderati. Nei giorni scorsi durante un convegno di «MicroMega» a Giovanni Floris e a Claudio Petruccioli è capitato di dover transitare sotto le forche caudine dell'intransigentismo come se dovessero discolparsi di chissà quale infamia «collaborazionista» e si capisce perché il presidente della Rai si sia detto indisponibile a sottomettersi ai riti mutuati da una lontana «rivoluzione culturale»: «Non ci sto a farmi mettere il cappello d'asino». Esami di limpidezza imperiosamente richiesti a giornalisti che mai si sono mostrati succubi dell'odiato nemico e a esponenti della sinistra che da decenni conducono la loro battaglia con indiscussa coerenza: da quale mentalità nasce questo incoercibile impulso a esigere certificati di purezza dagli avversari ma anche (se non soprattutto) dagli amici?
    Eppure, per arginare la prevedibile deriva trasformista, il leader dell'Unione Romano Prodi, che mai si è mostrato incline ad avallare l'inquisizione degli estremisti della purezza, aveva proposto un criterio molto semplice: nessuna porta aperta elettorale a chi ha ricoperto incarichi e ruoli promossi dall'attuale maggioranza di centrodestra. Questa chiarezza dovrebbe essere ripristinata per mitigare gli effetti di quell'ansia epuratrice che mortifica le tante identità di un'alleanza politica, ben diverse da un blocco monolitico incapace di comprendere in sé gli «impuri». Già il centrodestra berlusconiano, ha osservato anni fa su questo giornale Ernesto Galli della Loggia, si è dimostrato costitutivamente incapace di esercitare un'attrazione «inclusiva». Oggi tocca alla sinistra, la quale rischia di essere condizionata dalle minoranze rappresentate da riviste come «MicroMega» e giornali come l'Unità , che ospitano con cadenza quotidiana rubriche in cui si prendono a bersaglio i «tiepidi» della guerra santa. Ma la capacità di includere culture e personalità non riducibili a un incubo di totale omogeneità dovrebbe essere il tratto distintivo di un'alleanza che già nel nome, Unione, presuppone la convivenza tra i diversi: non una fortezza dove si somministrano medicine purgative e si comminano condanne preventive.
    "

    Saluti liberali

  6. #16
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    " il Giornale del 05/10/2005


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    L'intolleranza a sinistra

    Il complesso dei migliori



    Renzo Foa
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    Confesso di non capire l'improvvisa sorpresa per «il processo pubblico» - così è stato definito dai giornali - intentato a Claudio Petruccioli e a Giovanni Floris, per la polemica di cui è stato bersaglio Giuseppe Caldarola o per «le liste di proscrizione» stilate da esponenti dell'Unione con i nomi di manager o di politici pentiti da accogliere o da punire. Non c'è nulla di nuovo. Le esibizioni della «sinistra perfetta» sono come un disco rotto. Si ripropongono in continuazione in forme diverse - ora su una rivista, ora su un giornale, ora in un girotondo, ora in uno sciopero generale - ma sempre con lo stesso bersaglio: ciò che è considerato berlusconismo e ciò che ne è considerato contaminato.
    Il «complesso dei migliori» non è un fenomeno esploso nel 2005, è una consolidata presunzione, un cocktail formato da tanti ingredienti: c'è una buona dose di Sessantottismo attempato, c'è una rilevante quantità di giustizialismo, il tutto condito con un pizzico della «diversità» invocata dal vecchio Pci. Il sociologo Luca Ricolfi, che alla sinistra appartiene, ha avuto tutto il tempo di studiarlo e di pubblicare di recente un libro dal titolo «Perché siamo antipatici». Ne cito un giudizio, pur sapendo che la considerazione di un «nemico» può creargli qualche problema: «Lo scontro di civiltà, tenacemente negato quando a prospettarlo sono i personaggi come il politologo Huntington o la giornalista-scrittrice Oriana Fallaci, riemerge prepotentemente per descrivere nientemeno che la sfida mortale in atto in Italia. Scontro di civiltà. O meglio scontro fra la civiltà e la barbarie». In cui la civiltà è appunto la «sinistra perfetta» e la barbarie è non solo la destra ma anche quella sinistra che non è «dura e pura» e che, anzi, è collaborazionista. Così ora il barbaro è Claudio Petruccioli. Qualche mese fa lo era Francesco Rutelli perché polemizzava con Prodi o perché si asteneva dal referendum sulla procreazione assistita. Era toccato anche a Piero Fassino, che aveva riconosciuto a George W. Bush il merito di aver rovesciato Saddam Hussein. Per non parlare di Sergio Cofferati, accusato di governare Bologna come un berlusconiano. Senza dimenticare Antonio Polito e il suo «Riformista». E l'elenco è lungo.
    Dunque, perché sorprendersi di un'intolleranza che è nel Dna di una cultura politica che ha come pratica il linciaggio morale e che ha un'idea della propria superiorità tale da sconfinare nel razzismo? Quel che sorprende è invece la mancata reazione, tranne poche eccezioni, dell'establishment della sinistra, è la rassegnazione con cui leader e partiti hanno subìto il lento montare dell'egemonia dei lanciatori di fatwa, è la tentazione di usare gli stessi metodi. In altre parole, sorprende che in un confronto politico prevalga una logica da Fronte di liberazione, grazie alla quale «i moderati» sono contenti del lavoro sporco compiuto dagli estremisti e in cui si equivalgono le liste di proscrizione, che riguardino Petruccioli o altri, poco importa.
    Non c'è, nel mondo, una sinistra simile. Da ultimo, in Germania, Schröder è stato capace di affrontare anche la gauche di Lafontaine e di fissare le distanze fra un'identità riformista e una ventata antagonista. Al contrario, l'Unione - l'antipatica Unione, parola di Ricolfi - resta a metà del guado fra la pratica dell'anatema e la cultura di governo. Segno che il «complesso di superiorità» non affligge solo chi istruisce processi, ma è molto più diffuso, in uno «zoccolo duro» costantemente eccitato a sentirsi «l'Italia migliore», e in una leadership che non ha ancora capito perché, dal 1994, non è padrona incontrastata del potere.
    "


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  7. #17
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    Predefinito Contraddizioni

    dal quotidiano IL GIORNALE di oggi

    " il Giornale del 06/10/2005


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    Giustizia e sinistra

    Sindrome da onnipotenza


    Salvatore Scarpino
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    I giustizialisti? Diventano invadenti e petulanti, sono decisamente da evitare. I super-procuratori ansiosi di cambiare il mondo? Se non sbagliano ora hanno sbagliato in passato. E i moralisti? Il solo nominarli fa venire l'orticaria e poi non fanno bene. Nella sinistra qualcosa cambia, forse perché nulla cambi. Luciano Violante, che per anni è stato il referente per nulla occulto delle frange giacobine e rivoluzionarie della magistratura, il nume tutelare dei Pool più aggressivi in un breve volger di tempo modifica radicalmente il suo pensiero e bacchetta i mostri sacri. Zittisce Giancarlo Caselli, signore dell'antimafia, colpevole di aver criticato tutti i politici - destra, centro e sinistra - per la questione morale e censura Francesco Saverio Borrelli, già principe di Mani Pulite. Caselli sbaglia, secondo Violante, quando trancia certi giudizi e Borrelli ha commesso un grave errore, sull'onda fragorosa dell'esaltazione mediatica, quando si mise a cianciare di "consenso". Un magistrato - spiega giudizioso e soave il capogruppo diessino alla Camera - non deve parlare di consenso, che è roba da politici. Ciascuno stia al posto suo. E poi - è sempre Violante a rilevarlo - ai tempi di Mani Pulite si sono commessi degli errori, figurarsi che bastava una comunicazione giudiziaria per indurre un ministro o un sottosegretario a dimettersi.
    Insomma, sembra che il motto di Violante adesso sia: desistere, desistere, desistere.
    Perché? I più fini giuristi parlano di "pentimento operoso" quando l'autore di un misfatto - in questo caso politico-ideologico - sinceramente si ravvede e si sforza di contribuire ad eliminare le conseguenze dannose delle sue azioni. Dobbiamo concludere che Violante è un ravveduto, o, non sia mai, un pentito?
    No, non è questa la chiave per svelare l'arcano. Le critiche a Borrelli Violante le ha mosse durante un convegno al quale partecipava anche Bobo Craxi, ma siamo propensi a ritenere che nemmeno questa circostanza abbia influito molto. No, il nuovo atteggiamento, a nostro modesto avviso, rientra nella sindrome da onnipotenza che sembra ormai caratterizzare la sinistra. Violante, al pari di altri esponenti di quella parte, ritiene di avere già vinto le elezioni e si preoccupa del "dopo". E fa sapere, con garbo e tuttavia con chiarezza, che se la sinistra va al potere non sono ammesse avanguardie in toga che pretendano di tenere costantemente sotto tutela la classe dirigente. Questo metodo, questa disarmonia istituzionale, un simile squilibrio di poteri va bene se al timone ci sono i conservatori, i moderati, ma è decisamente da scartare se alla guida della vaporiera Italia ci sono loro, progressisti e sinistri unionisti, che sono in grado di garantire la democrazia e una superiore moralità pubblica senza ricorrere alla supplenza di certe toghe. Tutto chiaro? Che taluni magistrati si pentano per aver parlato a sproposito di consenso e di improprie "resistenze", che nessuno pensi di volere o dovere rivoltare come un calzino il Paese, che certamente sarà in buone mani. Il disordine programmato andava bene "prima", adesso si cambierà. La ricreazione costituzionale è finita.
    A questo punto, i magistrati rivoluzionari sono serviti. Rientrino nei ranghi, come certi giuristi sovietici che s'illusero d'incarnare il materialismo in divenire con le loro teorie rivoluzionarie e che in qualche caso furono affidati alle cure premurose degli "organi di sicurezza". Per fortuna, qui da noi non si corrono certi rischi, ma il raffronto è singolare.
    E i moralisti? Anche loro devono stare quieti. Bertinotti, che pure non è stato mai un giustizialista zelante, sostiene che i moralisti non giovano alla sinistra e che il solo nome di Marco Travaglio gli fa venire l'orticaria. Se continua di questo passo, il giacobinismo giudiziario sarà valutato come il morbillo, una malattia infantile della sinistra.
    Moralisti e giustizialisti debbono sperare una cosa sola: che il centrodestra vinca, a dispetto di Violante e di Bertinotti. Stiano allegri, i giochi non sono per niente fatti.
    "


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  8. #18
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    dal quotidiano LIBERO di oggi.........

    Ma che coincidenze La sinistra colpisce chi indaga su di lei »   


    Strani casi, i massimi vertici della guardia di Finanza della Lombardia, le stesse persone che avevano dato il via alle indagini sulle Cooperative rosse, Unipol etc., vengono trasferiti con procedura d'urgenza dal governo entrante a pochi mesi dalle elezioni. Il viceministro dell'Economia ha immediatamente fatto sapere che « non esiste alcun collegamento con Unipol » dicendosi " indignato" e " stupito" [ ] che qualcuno avesse potuto partorire un simile pensiero. Noi, rassicurati dalle parole di Visco, abbiamo provato a chiedere conferma ad Antonio Tajani, parlamentare europeo, rieletto per la terza volta nel 2004 nelle fila di Forza Italia, partito che ha contribuito a fondare. Allora Unipol non c'entra proprio nulla? « Unipol c'entra eccome. Le smentite di Visco non sono per niente convincenti » La ragione? « Diciamo che ci sono troppe coincidenze quantomeno bizzarre: un viceministro dei Ds che organizza il commissariamento proprio dei 4 ufficiali della Guardia di Finanza che avevano compiuto delle indagini su Unipol a pochi mesi dalle elezioni... come diceva Andreotti " a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca". Ora ci manca solo che il governo si metta a decidere la promozioni e poi l'autonomia delle Fiamme Gialle sarà completamente compromessa » . Nessun caso quindi? « Se fosse un caso sarebbe davvero sorprendente. Sorprendente che siano stati commissariate proprio quelle persone che avevano fatto registrare il segretario dei Ds mentre esultava per " avere una banca" e che erano state incolpate da quel partito per aver fatto uscire sui giornali le intercettazioni » . Sembra che dei collaboratori di Visco abbiano parlato di un complotto politico ordito contro di lui... « Non ha senso. Visco Dovrebbe dire, invece di continuare a smentire collegamenti con l'inchiesta Unipol, di non essersi in alcun modo occupato della Guardia di Finanza in Lombardia e di non aver mai chiesto a nessuno che quelle persone venissero trasferite. Oppure dovrebbe rimettere immediatamente la delega al ministro, cosa che si guarderà bene dal fare » . Eppure il governo continua a parlare di una normale procedura. « Ma come fa a trattarsi di una normale procedura se perfino la procura di Milano ha chiesto che queste persone rimanessero tranquillamente al loro posto » . Un quadro desolante « Direi preoccupante. È in atto un tentativo della sinistra di mettere le mani sulle forze dell'ordine. Prima è successo con il Sismi e adesso siamo alle Fiamme Gialle. Nel primo caso è sorprendente come il governo si sia mostrato garantista nei confronti dei terroristi e non con chi era coinvolto in inchieste giudiziarie come operatore dei servizi di intelligence » . Quindi il procedimento sarebbe simile a quello usato per il Sismi? « È in atto un nuovo tentativo prendere il controllo delle forze dell'ordine. Chi è al governo si deve rendere conto che queste sono al servizio delle istituzioni e non sono dei bravi di don Rodrigo al servizio dei partiti. In questa situazione è nostro dovere far sentire alta la voce dell'opposizione » . Un caso unico? « Noi al governo non abbiamo mai neppure pensato di fare nulla di lontanamente paragonabile, altrimenti chi ora parla di " normali procedure" sarebbe sceso in piazza per mesi. Ora dobbiamo difendere l'autonomia e la libertà delle Fiamme Gialle, che non sono al servizio dei partiti. Anche in Europa, poi, una cosa simile non si è mai vista e come al solito facciamo figure pessime » . LORENZO MOTTOLA
    "

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  9. #19
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    dal quotidiano LIBERO di oggi...
    SE LA SINISTRA PROVA A CAMBIARE FACCIA

    di VITTORIO FELTRI

    Congresso nazionale dei pidiessini, ex e post comunisti, gente che, fallita la bottega marxista-leninista, invece di portare i libri in tribunale e trovarsi un'altra attività, è riuscita a tirare avanti vendendo i fondi di magazzino. A ben vedere non è andata male. La Quercia rimescolando le proprie carte false è riuscita addirittura ad andare al governo e a rimanerci per lungo tempo in società con altri soggetti politici, quasi tutti di risulta. Ma si sa, i miracoli sono merce rara, difficilmente ripetibili. Ora serve una svolta. Se possibile, una inversione a U. Studia e ristudia la pratica, è nato un progetto botanico. Allora. Abbiamo la Quercia. Abbiamo la Margherita. Insieme danno luogo all'Ulivo. L'Ulivo come si è costatato dà buoni frutti. Riflessione: perché non trasformare la generosa pianta simbolo della pace in un partito? Dettofatto. A Rutelli la cosa è piaciuta e piace. Piace anche a Fassino. Mancava solamente la realizzazione. Nel giro di un anno o poco più, il sogno di una formazione politica riformista, non ideologica, in grado di raggruppare cattolici di sinistra e eredi di Berlinguer (Enrico, s'intende) sta per diventare realtà. La domanda è: trattasi di autentica riconversione o di semplice riciclaggio dei rifiuti? Questo nessuno lo sa. Occorre attendere il parto per valutare il grado di salute del neonato. Speranze e dubbi si equivalgono. Speranze . Al bambino verrà imposto un nome beneaugurante: Partito Democratico. Senza aggettivi che ne rivelino la genealogia spuria. Il che evidenzia buona volontà. I diessini entusiasti alla prospettiva di mutare pelle sono circa il 70 per cento. Per loro la sterzata significa aprire le finestre e cambiare aria. Basta con i luoghi comuni e i tic degli ex comunisti. Basta con la liturgia e con la mistica rossa. Scurdammoce o passato. E ricominciamo da due, noi e le margherite in una fusione di intenti e di programmi. Un partito privo di pregiudizi, prammatico, sensibile alle istanze di una società contagiata dalla globalizzazione, proiettato nel futuro, attento alle conquiste del progresso. In poche parole: un partito del terzo millennio che non si porti addosso gli schemi pesanti dei movimenti ottocenteschi. Un partito progressista sul serio, dinamico, al servizio dei cittadini e non asservito alle vecchie burocrazie del potere, agli interessi delle nomenclature. Sulla carta, tutto bello e invitante. Il Pd se dovesse mantenere le promesse avrebbe successo e seguito. Si avverte in molti italiani il desiderio di affidarsi a una forza politica con i jeans e con le scarpe da ginnastica, aperta al libero mercato, liberale e libertaria, laica ma non sorda al richiamo dei valori cristiani, insomma un partito oscillante tra la socialdemocrazia e la dottrina sociale della Chiesa, che ad una analisi di laboratorio risulta in grado di accalappiare il voto delle ultime generazioni e di quelle cosiddette di mezzo. I diessini credono di aver imboccato la strada giusta, e le margherite pure. Il matrimonio sembra la logica conclusione di un fidanzamento incoraggiato e favorito da Prodi, il quale dalla cerimonia nuziale è sicuro di trarre benefici, tra cui quello di avere finalmente una casa in cui entrare. Ovviamente da re. Dubbi . Sono tanti e sommariamente li ricordiamo. 1) Siamo sicuri che diessini e margherite abbiano, a parte l'esperienza ulivesca, un denominatore comune? Non sembra. Ci si domanda per esempio come possano convivere sotto lo stesso tetto personaggi come la Binetti, quella del cilicio, cattolica integralista, con vecchi compagni di inossidabile fede quali Salvi, Angius, D'Alema e similari. Le fusioni a freddo, ispirate cioè a esigenze strategiche e tattiche, non hanno mai fun- zionato. Non è mai accaduto che lo sposalizio fra due partiti abbia assicurato alla coppia lo stesso numero di voti di cui essi disponevano da separati. Se sarà così anche stavolta, che senso ha l'operazione? Una parte non piccola della Quercia ha già dichiarato di non essere pronta a compiere il passo avanti, e annuncia di farne uno indietro. Uscirà dalla casa comune e si appiattirà sulla sinistra massimalista. Alcune margherite pure recalcitrano; e si accosteranno a Follini in attesa di traslocare o chez Mastella o chez Casini. Il Pd per adesso è dato dai sondaggi intorno al 25 per cento. Poco. Ciò si giustifica perché il partito ancora non c'è, e parecchi elettori del centrosinistra non hanno compreso in che cosa esso consisterà, chi sarà il capo, quali saranno le gerarchie. Un aspetto poi non è stato nemmeno affrontato, e non è secondario. Poniamo che tutti i dubbi elencati vengano fugati grazie agli sforzi di entrambe le componenti in procinto di fondersi. E che fra un anno o due il Pd sfondi il muro del 30 per cento. A quel punto che il bipolarismo sia sopravvissuto alla revisione del sistema elettorale, oppure abbia ceduto terreno al proporzionale - quali sarebbero i suoi alleati nel tentativo di riconquistare la maggioranza? Ancora Rifondazione, i Comunisti italiani, i Verdi, Di Pietro eccetera? Fosse così ci si domanderebbe: che senso ha avuto tutto l'ambaradan (smontare due partiti e fondarne uno) se poi la coalizione di centrosinistra è rimasta immutata? Tra l'altro, se il nuovo soggetto politico non tradirà le attese, fatalmente avrà più feeling con l'Udc, se non addirittura con Forza Italia, che con Rifondazione e cuginetti vari. Quindi che succederà? Se lo sapessi sarei un indovino, e anziché fare il giornalista giocherei in Borsa o, almeno, al Superenalotto. Osserviamo il congresso diessino, poi...

    Saluti liberali

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