Nel caso in cui Luciano Violante riesca ad approdare alla Corte costituzionale (dallo scorso fine settimana i Democratici di sinistra sono nuovamente ottimisti su questa possibilità) il gruppo dei deputati della Quercia dovrà eleggere un nuovo presidente.
E’ stato scritto che Massimo D’Alema parteggia per Anna Finocchiaro che è una sua fedelissima e che, essendo donna, ha più chance di essere eletta. Il segretario Piero Fassino, invece, vuole mettere Vannino Chiti per avere finalmente un capogruppo di sua fiducia perché certamente Gavino Angius, al Senato, non può essere considerato tale, visto che è di provata fede dalemiana. Quello che invece non è stato scritto è che Fassino avrebbe pure proposto quel posto a un altro personaggio. Lo avrebbe offerto a Mauro Agostini, attuale vice di Violante. Ma perché mai il leader dei democratici di sinistra avrebbe proposto a un illustre sconosciuto una poltrona del genere? La risposta è tutto sommato semplice.
Agostini fa parte di quella setta di transfughi del correntone che per approdare nella maggioranza senza passare per traditori hanno costituito il cosiddetto “gruppo dei 26”. Il gruppo, per intendersi, formato da Giovanna Melandri, Laura Pennacchi, Giovanni Lolli. Ebbene Fassino riteneva che i fuggitivi avessero consensi e voti e per questa ragione aveva offerto ad Agostini quel posto. Ma al congresso ha scoperto che quel gruppo non aveva tolto nulla al correntone e in più era disposto a entrare in maggioranza senza troppe trattative, ragione per cui ha pensato che forse era meglio soprassedere e dirottare su Chiti.
A proposito del cosiddetto gruppo dei 26.
Pare che l’unica che alla fine otterrà qualcosa dalla sua fuga dal correntone è Giovanna Melandri. La deputata dei democratici di sinistra ha di recente incontrato il candidato premier della Gad, Romano Prodi. E nel Transatlantico si racconta che sia uscita da quel lungo colloquio molto soddisfatta, e convinta di fare il ministro nel futuro governo del centrosinistra.
Al congresso dei Democratici di sinistra Giuliano Amato ha tenuto un discorso che in pochi hanno sentito e in pochissimi hanno poi riportato sui giornali. Un vero peccato perché, come sempre, l’ex presidente del Consiglio ha pronunciato un intervento brillante.
E ha ammannito diversi consigli ai dirigenti dei Ds.
Uno, soprattutto. Cioè quello di smettere di andare a “Porta a Porta”. “Io – ha spiegato Amato – non ci vado più”. Forse l’ex presidente del Consiglio aveva in mente se stesso quando invitava i politici del centrosinistra a disertare le trasmissioni di Bruno Vespa. Memore di aver annunciato che “lasciava” per passare la staffetta a Francesco Rutelli nella disfida del 2001 con Silvio Berlusconi proprio a “Porta a Porta” e senza una preventiva riunione con gli alleati.
Malignità da casa radicale.
Si sa che Marco Pannella è il padre padrone del Pr.
Che in quel partito non si muove foglia che Pannella non voglia. Ma proprio per questo quando sono coperti dall’anonimato i radicali spifferano diverse cattiverie sul loro leader.
L’ultima riguarda le trattative che Pannella sta tenendo con la Casa delle Libertà e con il centrosinistra.
Secondo una ricostruzione maliziosa di questa vicenda il leader del Pr sarebbe in difficoltà e non saprebbe bene per quale schieramento optare. Questa incertezza sarebbe causata dal fatto che la convenzione dello Stato con radio radicale scade nel 2006, dopo le elezioni politiche.
Perciò adesso non si può sapere quale sarà il governo in carica in quella data. Sarà l’esecutivo di centrosinistra guidato da Romano Prodi o il governo della Casa delle libertà guidato da Silvio Berlusconi?
Ah, saperlo.
Il Foglio
saluti




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