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Discussione: Callaghan e i neocons

  1. #1
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    Callaghan e i Neocons

    di Antonio Gnoli

    la Repubblica, 10 marzo 2005


    «C'è una sola cosa di cui un professore può essere assolutamente certo: quasi tutti gli studenti che entrano all' università credono, o dicono di credere, che la verità è relativa. Se si mette alla prova questa convinzione, si può essere certi della loro reazione: non capiranno». Così si apre uno dei libri più influenti della fine degli anni Ottanta: La chiusura della mente americana, di Allan Bloom. Non è che Bloom dica cose di particolare profondità, ma ci offre, anzi ci ha offerto, una certa immagine dell' America vista con gli occhi di un conservatore. E ho ripensato a quell' ampio pamphlet filosofico guardando l' America attraverso gli occhi di Martin Scorsese e Clint Eastwood. The Aviator e Million Dollar Baby ci danno due versioni, due punti di vista su che cosa vuol dire essere conservatori. Sì, due modi di percepire la realtà dalla stessa sponda che è poi il cinema. Possiamo ritenere Scorsese e Eastwood dei classici. Si sono nutriti di cinema, senza mai indugiare, come alcuni loro colleghi, nella citazione e nel gioco delle allusioni. C' è in Scorsese un dispendio dell' immagine e una facilità a inclinare verso il lusso. è un regista indiscutibilmente bravo, versatile e sgargiante. Eastwood, invece, ama dell' immagine una certa fissità. Stacca con lentezza. Dai movimenti di macchina - molto più tradizionali di quelli adottati da Scorsese - si intravede una narrativa più compatta e meno irrisolta. Sembra prediligere vicende poco corali, che non coprono decenni di vita, ma si svolgono più o meno nell' effettivo tempo narrato. Scorsese ama l' affresco sociale, Eastwood si interessa al dettaglio esistenziale. Uno si tuffa nel passato, l' altro è vigile sul presente, anche quando il passato ritorna come in Mystic River sotto forma di trauma oscuro. Per Eastwood c' è un preciso istante in cui accade qualcosa che innesca la storia; l' importante per Scorsese, è che ci sia qualcosa che precede quell' istante e che darà senso a una storia.

    Che significa, dunque, porre a confronto due registi così diversi, sebbene entrambi toccati dalla fama e dal talento? L' impressione che se ne ricava è che essi rappresentano due modi di raccontare l' America. Scorsese lo fa attraverso la ricerca e la riproposizione di alcuni miti fondativi: Casino, Gangs of New York, e The Aviator ci pongono la domanda fondamentale su chi ha davvero costruito l' America. Eastwood, con i suoi esercizi a volte intimisti e marginali (ideale è il bordo del ring di Million Dollar Baby), affronta una questione più drammatica: chi ha distrutto l' America e dove sono finiti i suoi valori. Scorsese identifica il proprio cinema con Hollywood e con New York. Quella di Eastwood è una visione che si nutre della provincia, ma non si accontenta di raccontarla. La solleva all' altezza di un sogno perduto. Mentre scorrevano alcune immagini di Million Dollar Baby ripensavo a che strana figura di conservatore sia Eastwood. Niente a che vedere con il cyborg che attualmente governa la California e poco da condividere con quel modello di fissità politica, da padre fondatore si direbbe, che a suo tempo incarnò John Wayne. Scorgerei piuttosto nel suo cinema un profondo e a volte insondabile pessimismo.

    Naturalmente non ci riferiamo a quelle cupe letture del mondo che puntualmente ogni età di crisi ha scaricato sulla natura umana per annichilirla. Non ci riferiamo ad atteggiamenti alla Cioran, il quale sostiene con il gusto del paradosso che se fosse Dio o magari il Diavolo cancellerebbe l' uomo. Non si tratta, in altre parole, di prendere atto che la natura umana è teologalmente corrotta sin dalla nascita e che l' immodestia della sua azione ha prodotto la scena di un teatro ricolmo di ombre e rovine. Il pessimismo cui alludo non è il puro disincanto teologico o secolare, bensì la presa di coscienza che ogni piccolo passo contempla in sé la propria caduta e che in essa soltanto si rende visibile il dolore. Million Dollar Baby ha posto il dolore come l' esercizio più consono, anche se più difficile, visto il realismo che lo avvolge, da essere percepito. La sua traccia ci riconduce sulla strada dell' inadeguatezza umana e alla sua debole consistenza. Ovviamente non si tratta qui di un' ammissione di sconfitta epocale, ma del sentire che le cose vanno dove a volte non dovrebbero andare. E che è il caso spesso a guidarle. E il dolore a dar loro un senso. Alcune opere di Eastwood ci mostrano più che l' inadeguatezza umana rispetto al reale, l' incoerenza del suo svolgersi: c' è sempre - come si diceva - un momento in cui le cose accadono. Ma gli effetti ci possono spaventare, poiché non è detto che si sia pronti ad affrontarli, a sopportarli e a dominarli. Frankie, che in Million Dollar Baby fa il preparatore di pugili in una palestra di cui è anche il proprietario, non sa, non ha mai saputo, quando è il momento di rischiare la faccia di qualcuno per farlo combattere con un titolo in palio.

    Con i suoi dubbi, paure, insicurezze, egli è esattamente l' altra faccia di Hughes, il protagonista di The Aviator, il quale non arretra di fronte a nessuna difficoltà. Tanto uno affronta la novità e il rischio, quanto l' altro si mostra cauto e chiuso di fronte al nuovo. Ma a ben guardare potrebbe esserci un' altra spiegazione. Frankie è a suo modo un perfezionista. Come lo è Hughes del resto. La perfezione è un modo per aspirare al dominio sul caso per ricondurlo sotto un controllo umano. Le scene in cui Howard progetta e realizza il più grande e potente aereo del mondo, o quando porta a termine il film che per meraviglia e perfezione può stupire il mondo, mostrano quanto incontrollabile è l' impulso di creare, ma anche quanto potrà essere insidiosa l' irruzione del nuovo. Scorsese effigia la natura di uno spirito animale che vuole plasmare l' universo a propria immagine e somiglianza. è questa l' America? Ne rappresenta un volto. L' ex ispettore Callaghan, che di spiriti animali se ne intende, chiude gli impulsi selvaggi in un recinto: vuole educarli disciplinarli, offrire loro delle regole.

    La differenza tra Scorsese e Eastwood è tutta nel modo in cui si diventa campioni del mondo. E per quanto tempo si può durare. Strano tipo di conservatore Eastwood, notavo. Ma cosa vuol dire essere conservatori? Il secolo che si è chiuso ce ne ha fornito diverse versioni. Ma su tutte mi resta impressa quella fornita da Thomas Mann, alla fine della prima guerra mondiale, quando pubblica Considerazioni di un impolitico. è il libro che meglio di ogni altro - più dello spengleriano Tramonto dell' Occidente - delinea la figura di un conservatore profondamente allarmato dal fatto che la democrazia - il "nuovo pathos" come lo chiama Mann - irrompa in Germania, devasti e infine sradichi lo spirito tedesco. Che per Mann la bilancia debba pendere dalla parte della Kultur e non della Zivilisation è un fatto oggi scontato, come appare scontato che la civilizzazione abbia avuto la meglio. Vent' anni dopo il libro di Mann, Sandor Marai nelle Confessioni di un borghese, tradusse in tesori di banalità gli effetti di quella civilizzazione: «La società in cui vivo è diventata indifferente non soltanto ai massimi valori dello spirito, ma anche allo stile umano e intellettuale della vita quotidiana. La direzione che ha preso la nostra epoca mi fa disperare; disprezzo il gusto dozzinale, i passatempi e le esigenze delle masse contemporanee, osservo con scetticismo i loro costumi, considero fatali le ambizioni della tecnica e quella smania di primato che, in tutti i campi, eccita le folle».

    Si delinea un percorso che non lascia dubbi su chi siano i nemici della conservazione. Democrazia e progresso in primo luogo. Con ogni evidenza sta incubando un antiamericanismo che di lì a poco diverrà esplicito in Europa. Perciò quando cinquant' anni dopo, da un grattacielo di Chicago, Allan Bloom scriverà che «il nuovo stile di vita americano è diventato una versione formato Disneyland della repubblica di Weimar per tutta la famiglia», ha quella Europa sullo sfondo, più che l' insegnamento di Leo Strauss. Per Bloom risulta chiaro che l' americanizzazione del nichilismo continuerà a porre problemi fino a quando la politica non si incaricherà di intervenire per risolverli. è solo nel nesso forte tra filosofia e politica (allora Platone più Reagan) che Bloom invita a stabilire, e i neocons proveranno ad attuare, che si cerca la soluzione. Filosofia e politica è il nesso che il cinema di Eastwood ha invece cercato di sciogliere. E questo misura la distanza anche da Scorsese, il cui cinema è sempre dentro un' egemonia culturale.

    Se dovessimo ricostruire una genealogia del mito fondativo americano vedremmo che Scorsese ha alle spalle l' epica di John Ford. Mentre se guardassimo all' esercizio della violenza e della durezza antropologica - inscritte nell' orizzonte crepuscolare della morte - ci accorgeremmo che dietro Eastwood ci sono Don Siegel e Sam Peckinpah come possibili antecedenti. Sono loro gli esempi di un cinema della "rivoluzione conservatrice": deriva di valori forti dentro una sfida estetica. Sicché, nel punto più compromesso del nichilismo americano, che corrisponde al cinema come industria, nasce il singolare tentativo di rispondere alla disgregazione dei valori, sospendendo il richiamo alla tradizione, ma anche rinunciando al ricorso al nuovo. Del resto, che carattere di sfida può rivestire il nuovo, soggetto com' è al consumo e alla routine? Con quale predisposizione la natura di un conservatore si collocherebbe di fronte a tutto questo? La strategia che si coglie in Million Dollar Baby ci fa sospettare un tipo di risposta che l' involucro classico del film ha reso inavvicinabile. Ed è la risposta di un postconservatore più che di un neo.

    Quell' opera non è un film a tesi sull' eutanasia, né sulle famiglie disgregate, né tantomeno sulla boxe; non è un film sui vinti e su quanto sia duro ottenere e conservare il successo. Come accade poniamo in Toro Scatenato di Scorsese. E allora che cos' è? Maggie, il cui solo scopo è combattere su un ring e arrivare al titolo, è una specialista della sopravvivenza. Eddie, un ex pugile che ha sfiorato il titolo, ha raggiunto una qualche forma di saggezza. Frankie, infine, dal confine del suo mondo studia il gaelico, legge Yeats ed è maturo per scomparire. Eastwood non privilegia niente e nessuno. Tanto The Aviator è un' esperienza verticale (con il limite tipico della biografie) quanto Million Dollar Baby è un arcipelago di eventi: soggettività postmoderna e tardocapitalista che se ne frega del relativismo che preoccupa Bloom e non eccede nell' identificazione delle parti di cui si compone il mondo e le lascia autonomamente agire. Nessuna gerarchia è plausibile. Nessuno è un campione vero. Nessuno è più al comando. Non ci sono protagonisti che non siano bruciati dal caso. Tanto è vero che a narrarci la storia dolente di Maggie e Frankie è proprio l' inserviente Eddie. Sembrerebbe il riscatto della coscienza servile. In realtà è solo un mirabile esempio di ironia che viene dal basso e racconta un mondo senza più cielo.


    http://ricerca.repubblica.it/repubbl...n-neocons.html
    Ultima modifica di Florian; 18-11-09 alle 15:29
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Callaghan e i neocons

    mah....mi pare che dal punto di vista del conservatorismo ci sia poco da condividere,almeno per quel che mi riguarda,in questo pezzo.

    anche perchè Eastwood mi risulta fieramente Dem....tra le altre cose

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    mah....mi pare che dal punto di vista del conservatorismo ci sia poco da condividere,almeno per quel che mi riguarda,in questo pezzo.

    anche perchè Eastwood mi risulta fieramente Dem....tra le altre cose
    No, assolutamente Eastwood non è Democratico. Lui è registrato come Repubblicano e si è sempre detto Libertarian o moderato. In realtà a mio avviso è un repubblicano liberal alla Schwarzenegger.

    L'articolo mi è parso interessante perchè l'Autore, relaziondo il conservatorismo con la critica del progresso, mostrava come Eastwood sia intrinsecamente conservatore, anche se un tipo di conservatore forse poco americano e decisamente poco neocon. (Anche se per quelle bizzarrie del destino si è trovato a supportare McCain, ritenuto invece molto neocon.)

    Invece Scorsese, molto americano, democratico, non c'entra una mazza col conservatorismo, ma potrebbe risultare paradossalmente più "conservatore" - in merito all'America e al suo destino nella storia - di Eastwood.
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  4. #4
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    insomma,ti sono piaciuti i paradossi logici che contiene questo pezzo

  5. #5
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    Predefinito Rif: Callaghan e i neocons

    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    insomma,ti sono piaciuti i paradossi logici che contiene questo pezzo
    Mi incuriosiva leggere un commento di sinistra, a dire il vero.
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Callaghan e i neocons

    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    mah....mi pare che dal punto di vista del conservatorismo ci sia poco da condividere,almeno per quel che mi riguarda,in questo pezzo.

    anche perchè Eastwood mi risulta fieramente Dem....tra le altre cose
    È notoriamente Repubblicano.
    Comunque bell'articolo,interessante.
    Ultima modifica di Gerry; 23-11-09 alle 13:22

 

 

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