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Discussione: Far west nel veronese

  1. #21
    piemonteis downunder
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    Rosanna, se ti puo' essere d'aiuto nelle tue indagini:

    l'andrea arrigoni presunta vittima eautore della strage
    e' un nome abbastanza noto su internet, scriveva spesso
    lettere di protesta (in genere un po' confuse) a sindacati
    di polizia e altri enti...puoi leggerne qualcuna CLICCANDO QUI
    e un altro intervento QUI

    Quell'Arrigoni (se e' lo stesso della strage) sembra essere
    un membro attivo dell'UNIPI, sindacato di investigatori
    privati emanazione di AN (in effetti, diretto da un senatore AN).
    Il loro sito e' pieno di itaglie uniti con tricolori sventolanti.
    (Non mi stupirei se fosse contiguo a certi ambienti neo-leghisti...)

    Molta della roba sul sito della mercury investigazioni
    appare scritta da lui, LEGGERE QUI

    Questo sembra essere un recente scritto politico
    di quell'Arrigoni, CLICCARE QUI ,
    tipico articolo che potrebbe apparire su La Padania
    con le farneticazioni sui massoni, Pio IX e il Papa-Re.

    cari saluti--nonostante i tuoi insulti personali di ieri!

  2. #22
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    non faccio nessun tipo di indagini, non mi interessa il tipo in questione, ho solo postato una notizia che credo interessi.
    Comunque scusa quali insulti di ieri??? a meno che tu non sia un clone???

  3. #23
    piemonteis downunder
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    Cito tuo intervento di ieri:
    ------------
    carissimo extracomunitario australiano, posso dirti una cosa in tutta sincerita?

    MA VA DA VIA I CIAPP!!! (DAL MILANESE OSTROGOTO)
    ------------

    Dai rosanna, prendi le cose con un po' di ironia, lo so che
    non volevi insultarmi personalmente, lo dicevo in tono scherzoso!!

  4. #24
    ilariamaria
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    ecco,che sia stato leghista o no, adesso alla sparatoria per rapina credo persino meno di prima

  5. #25
    MILANESE DI UNA VOLTA
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  6. #26
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    è tutto molto strano...dal corriere...

    I misteri del massacratore di Verona
    Era stato arruolato nella Folgore, poi era diventato una guardia padana. Le ipotesi: rapina o vendetta sull’ucraina
    DAL NOSTRO INVIATO
    OSIO SOTTO (Bergamo) - «Un avvocato, qui ci vuole un avvocato!...». In un decoroso tinello in via Vivaldi, in una famiglia lasciata senza decoro da una notte feroce, in una palazzina verde marcio al limite di Osio dove il massacratore di Verona aveva ancora la sua ordinata cameretta, i dubbi sono più delle lacrime. Marco Arrigoni, 38 anni, ingoia saliva e vergogna. Non sa più a che cosa credere: «Noi, famiglia, volevamo chiuderci nel silenzio. Una tragedia così... Più passano le ore, però, più scopro che mio fratello era un rapinatore di prostitute, un pappone, un serial killer, un folle. Manca solo dicano che era un terrorista, uno dell’11 settembre, un Bin Laden! Allora, non dico niente. Aspetto l’autopsia. Può darsi che mio fratello sia impazzito e abbia ucciso quei poveri poliziotti, quella povera donna. Siamo cattolici, preghiamo per loro. Ma questa ricostruzione non mi convince. Noi, famiglia, ci prendiamo un avvocato per andare a fondo. E qualcuno mi deve dire a questo punto chi era, davvero, mio fratello...».

    Molte cose girano attorno a questa domanda: chi era, davvero, l’investigatore privato Andrea Arrigoni? 35 anni. Maturità classica sudata in un collegio privato di Verona. Figlio d’un piccolo notabile dc, Alberto, che ha fatto l’assessore per una vita e ancora oggi presiede l’ospizio e la banda del paese. Mamma Mariuccia e fratello impegnati nel volontariato. Da 17 anni la stessa fidanzata ufficiale, Clara, veronese, che sembra ignorasse la trasferta notturna a Verona («le ho dato io la notizia», dice Marco) e con la quale stava finalmente per mettere su casa. Due revolver dichiarati. Precedenti insignificanti, come la denuncia del 2002 d’una donna pedinata per una faccenda di corna e spinta giù dalle scale, sette giorni di prognosi. Una passione per l’informatica applicata a quest’agenzia di detective a Bergamo Bassa, la Mercury, che soprattutto investigava con videocamere e orecchie elettroniche, faceva controspionaggio industriale, riceveva incarichi anche da enti pubblici. Una pubblica audizione alla Camera, 28 ottobre 2003, commissione Affari costituzionali, sui problemi della categoria.


    Un eccentrico sito web aggiornato al 18 febbraio che parla dell’universo mondo, politica e altro, dal lanciatore del treppiede («un esaltato comunista») alle ville di Berlusconi, dal divieto di fumo al delitto di Cogne, dalla direzione del Corriere al ministro Buttiglione... Una poltrona di dirigente nazionale nel sindacato degli 007 privati, Conipi, presidente onorario il ministro Maurizio Gasparri. Filippo Ascierto (An), il presidente, spiega: «L’associazione era nata per seguire il percorso della legge sugli investigatori privati. L’ho incontrato tre volte in passato, non si poteva sospettare una simile follia».

    Chi era davvero Arrigoni? «Una persona onesta», come dicono con paradossale ovvietà i familiari che domenica sera hanno cenato con lui, l’hanno sentito ricevere una telefonata e l’hanno visto uscire alle 23, «vado in ufficio a scaricare delle foto»? Oppure una doppia personalità, un maniaco che forse voleva rapinare l’ucraina o uno sfruttatore che magari voleva vendicarsi di lei, come stanno ricostruendo i colleghi dei due poliziotti ammazzati? O infine «una spia», un informatore dei servizi, come sussurrarono nella Lega ai tempi in cui Arrigoni era, addirittura, uno dei quattro angeli custodi che scortavano l’Umberto Bossi del dopo-ribaltone? Di tutte le strane pieghe nella vita del killer, è quest’ultima la più misteriosa e taciuta.

    Una storia che comincia nei primi anni ’90, quando il massiccio Arrigoni - non ancora l’omone sovrappeso che nel 2004 si sarebbe sottoposto a un intervento di bendatura gastrica - saluta gli amici del movimento giovanile lumbard di Bergamo e s’arruola a Pisa nei parà della Folgore, destinazione Somalia. Un’esperienza che lo segna. Quando torna a Osio Sotto, 1994, Andrea è un’altra persona: addio al bar "L’ultimo tram", basta col ménage da vitellone. L’ex basco rosso è tornato per avere un ruolo più serio. Il caso vuole che, in quelle settimane, Bossi abbia rotto col suo «storico» autista, Pino Babbini, e chieda al senatore bergamasco Massimo Dolazza d’organizzargli un nuovo servizio di scorta. Dolazza si guarda intorno e la scelta cade proprio su Arrigoni. Che per due anni, dal ’94 al ’96, diventa una delle camicie verdi al seguito del senatùr . Ogni volta che l’Umberto gira in Thema per il Nord Italia, da Pontida a Ponte di Legno, al seguito c’è l’Alfa Romeo verde guidata da Arrigoni. Sono anni nervosi, nel Carroccio. Di veleni, di sospetti, di cimici. Bossi è l’ago della bilancia della politica italiana, ogni suo sbuffo è studiato, vivisezionato. Spiato, anche. Il sospetto del complotto è ovunque. E presto, anche le body guard finiscono sotto osservazione. Qualcuno comincia a mormorare che quei quattro gorilla piazzati da Dolazza, lui pure investigatore privato, fanno in realtà «il doppio gioco» e soffiano informazioni. A chi e per quale scopo, non si sa bene. Fatto è che il pissi-pissi si trasforma in coro e, alla fine, è Bossi in persona a intervenire: via i quattro angeli custodi, d’ora in avanti a vegliare sul leader ci sarà solo l’attuale, fidato Aurelio. Arrigoni ci resta male. Strappa la tessera della Lega e nell’ottobre ’96 scrive una lettera a Bossi, al cassiere lumbard Stefano Stefani e a Corinto Marchini, capo delle camice verdi, per respingere le «voci infamanti», chiarire che «la mia correttezza è opponibile a qualsiasi millantatore», «non lasciar cadere ogni prossimo attacco alla mia integrità morale».

    Arrigoni chi? La strage è uno choc e cadono tutti dalle nuvole, adesso. Dolazza dice di non ricordare nemmeno d’averlo conosciuto. Stefani tace. Bossi, idem. Solo Marchini ammette la storia: «Io me lo ricordo come un vero professionista, un tiratore scelto, una persona equilibrata. C’è qualcosa che non mi convince, in questa morte». I dubbi sono condivisi dal fratello Marco: «Quello che penso, è che l’ucraina fosse un contatto di lavoro, non un passatempo. Andrea non fumava, non si drogava, non beveva. Figurarsi le prostitute. Perché poi sarebbe andato fino a Verona a cercarle con la Panda, quando poteva usare il gippone Nissan o la Golf turbo? Perché in casa era disarmato e, prima di mettersi in strada, è andato in ufficio a prendere la pistola? Perché ha scelto proprio quello spiazzo, dove passano auto e non si è inosservati?». Al santuario della Madonna della Scopa, in fondo alla strada, c’è il parroco Gian Antonio Bolis a spazzare l’immagine di famiglia: «Andrea, non lo conoscevo bene. Ma sapevo molto di lui. E so un’altra cosa: che bisogna dubitare delle verità troppo vere».

    di Francesco Battistini

  7. #27
    Ecogiustiziere Insubre
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    Non capisco più nulla...
    Iunthanaka
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  8. #28
    Veneta sempre itagliana mai
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    postalo sul threa aperto sul principale da quei millantatori di professione

  9. #29
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    In origine postato da pensiero
    postalo sul threa aperto sul principale da quei millantatori di professione
    no francamente con mentecatti di professione (nel senso che non fanno un cazzo di lavoro) stile bojangles e cloni oggi non ho tempo da perdere

  10. #30
    ilariamaria
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    eppure essendo cresciuto in Padania sotto al dominazione dello stato italiano, molte cose dovresti averle capite...


    facciamo così provo a scrivere una favola, ma una vera favola, tutta di fantasia

 

 
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