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Risultati da 41 a 50 di 143

Discussione: I Summit sul clima

  1. #41
    Burning Chrome
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    Viviamo nel paese d'o sole, o paese d'o mare, e di usare efficacemente l'energia idroelettrica, solare ed eolica che abbiamo la fortuna di avere non ci pensiamo neanche alla lontana.
    La Germania è piena di pannelli solari (!) e da noi in Sicilia invece salta la corrente elettrica (importata) per i troppi condizionatori d'aria (!)

    Basterebbe usare il cervello invece del c... e mandare a pedalare chi in pieno 2007 propone ancora carbone&nucleare per risolvere l'appovigionamente energetico, le risorse sono sotto i nostri occhi solo che l'oligarchia ebete che gestisce l'energia in Italia è cieca, sorda e muta.

  2. #42
    email non funzionante
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    Protocollo insufficiente

    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    Ma come ?
    Oggi Veltroni parlava di Kyoto con tanta passione, come volesse assegnargli un Oscar...
    Nessuno glielo ha detto che è una bufala ?
    La richiesta contenuta nel protocollo di Kyoto di ridurre del 5% le emissioni antropiche di CO2, come del resto sostengono anche "Il cittadino X" e Ronnie, non e' una bufala, e' insufficiente.
    Forse si dovrebbe arrivare al 25 o 30%.

  3. #43
    Skinhead Reggae
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    Più che dal simbolo del lavoro, dobbiamo ricominciare dai luoghi di lavoro.
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    Proprio perchè il protocollo di Kyoto è troppo timido bisognerebbe fare molto di più. Non lasciare perdere come propone cittadino x.
    Dobbiamo guardare avanti come fanno Spagna e Germania puntando su fonti rinnovabili.
    Il nucleare...è un bel problema perchè comunque produce delle scorie pericolossissime che non si possono smaltire ma solo accumulare. Forse una soluzione per il nucleare sarebbe la fissione a freddo ma purtroppo è stata accantonata molti anni fà.

  4. #44
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    Citazione Originariamente Scritto da Il cittadino X Visualizza Messaggio
    Questa è una considerazione semplice, da cittadino qualunque, da uomo della strada.

    Cosa facciamo?

    Abbattiamo gli animali da allevamento, che da soli, producono la metà del CO2 in eccesso?

    Facciamo una piccola guerra mondiale per dimezzare il numero degli abitanti del pianeta?

    Scusi le divagazioni, ma erano ironie che servono a vivere meglio.

    Cosa possiamo fare noi italiani?

    Passare al nucleare.

    Il cittadino X

    Certo io ci sto, invadiamo l'Africa e risolviamo il problema dei clandestini alla radice.
    Poi coltiviamo tutto il continente a biomasse così ci liberiamo dal petrolio e anche Veltroni è contento

  5. #45
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    Citazione Originariamente Scritto da didestra87 Visualizza Messaggio
    Certo io ci sto, invadiamo l'Africa e risolviamo il problema dei clandestini alla radice.
    Poi coltiviamo tutto il continente a biomasse così ci liberiamo dal petrolio e anche Veltroni è contento
    Basterebbe abbassare la tassazione che la UE ha imposto all'alcol brasiliano.
    In Brasile una cifra di macchine va a spirito.
    E certamente lo "spirito" brasiliano fa più ridere del tuo.

  6. #46
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    Predefinito Quanto ci costerà il protocollo di Kyoto

    da
    http://www.archivionucleare.com/inde...ico-nazionale/

    Come sapete nel 2002 il nostro governo ha pomposamente firmato il protocollo di Kyoto, che ci impegnava a ridurre le emissioni di CO2 del 6%.
    Poichè la riduzione di emissioni non si fa con le chiacchiere, le passarelle televisive o i proclami dei verdi, invece di ridurre le abbiamo aumentate del 12%
    E quindi, a partire dal 2008, comincieremo a pagare le “penali” che ci siamo autoinflitti.
    Vediamo quanto ci costa, visto che ormai non c’è più il tempo di adeguare il nostro sistema energetico (e nemmeno la voglia, diciamolo pure, prevale la Strategia della Paralisi)

    2008÷2010__________15,9__ Miliardi di Euri
    2011÷2020_________150,0__ Miliardi di Euri
    2021÷2025_________106,5__ Miliardi di Euri
    _________________________________
    totale______________272,4__ Miliardi di Euri

    MILIARDI DI EURI, NON BRUSCOLINI

    Con ciò non serve neanche preoccuparsi di come saranno le future leggi finanziarie.
    Considerando che un reattore nucleare costa 2 miliardi di euro, noi solo nel biennio 2008-2010 pagheremo l’equivalente di 8 reattori (4 centrali), che da soli ci permetterebbero di rispettare il protocollo di Kyoto.
    E di risparmiare miliardi di euro di bolletta petrolifera, di rilanciare l’economia, di creare occupazione stabile e qualificata, di aumentare la competitività del sistema paese, di non immettere in atmosfera ogni anno 150.000 tonnellate di inquinanti tossico nocivi... etc. etc.

    Per cui, con il petrolio che è già a 100$, noi dalla prossima finanziaria cominceremo a anche a pagare miliardi di euro di “penali”.
    Ragazzi, ci siamo lasciati “suicidare” da questa banda di saltimbanchi, ci toccherà prendere il gommone per scappare in Corsica.

    Vi ri-segnalo il nostro sito sul Piano Energetico Nazionale
    www.progettoenergia.org

    Io stavo pensando di fare una supplica, che so, all'ONU, al governo tedesco, al Vaticano, che facciano qualcosa per evitarci l'olocausto economico-energetico, in fondo per la maggior parte siamo brava gente.

  7. #47
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    eheh vero che siamo brava gente, ma sai a chi la farei pagare io? a quella classe politica che non vuole fare o che non ha fatto nulla per l'ambiente e in particolare nel caso dell energia

  8. #48
    il bombarolo
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    “I sette pregiudizi degli irresponsabili: come zittire chi non crede nell’effetto serra”. Così, lo scorso 17 maggio, La Stampa titolava un’analisi del geologo Mario Tozzi, volto noto di Rai3.

    È assai curioso notare come, nell’aprire la lettura dei capi di imputazione a carico degli scettici, il nostro autore dia loro ragione su un punto fondamentale. Scrive infatti: “l’atmosfera della terra è stata molte volte più calda di quanto non sia oggi”. Già, è proprio così. Il problema è che, al di fuori di un ristretto numero di addetti ai lavori, pochissimi, anche fra i lettori del quotidiano torinese, ne sono consapevoli: non potrebbe d’altra parte essere diversamente dopo che costoro hanno letto per anni di riscaldamento globale senza precedenti, dell’estate più calda di sempre e così via allarmando.

    Ancora più interessante è forse notare, ma questo nell’articolo non si trova, che i due periodi più recenti durante i quali sono state registrate le più elevate temperature sulla Terra, rispettivamente intorno a mille ed a cinquemila anni fa, vengono definiti dai climatologi come “ottimo climatico medievale” e “ottimo climatico dell’Olocene”. Sembra quindi di potersi dedurre che si stava meglio quando faceva più caldo.

    Ma, prosegue Tozzi nella sua disamina, mentre nel passato il riscaldamento era di origine naturale, oggi il colpevole sarebbe identificato, al di là di ogni ragionevole dubbio, nelle emissioni di anidride carbonica causate dall’uso di combustibili fossili, cui dovrebbe essere attribuito il 95% dell’attuale riscaldamento climatico globale. In realtà, tale affermazione è un’ipotesi scientifica e nulla più. Per poter conoscere con certezza il contributo delle emissioni umane al riscaldamento dovremmo infatti aver definito qual è ruolo giocato da tutti i fattori che influiscono su di esso. Tanto per citarne alcuni: flusso di raggi cosmici, orbita terrestre intorno al sole, campo magnetico terrestre, movimenti tettonici, eruzioni vulcaniche, circolazione delle acque oceaniche, salinità degli oceani, quantità di vapor acqueo in atmosfera, nubi, variazioni naturali dei gas presenti in atmosfera, incendi naturali e industriali, emissione di aerosols, ecc. E dovremmo essere in grado di spiegare e ricostruire i cambiamenti passati del clima. Siamo ancora molto lontani da ciò; d’altra parte non c’è da stupirsi essendo la climatologia una scienza relativamente giovane e, fino a pochi anni fa, scarsamente frequentata. L’unica cosa che sappiamo con certezza è che, se anche tutte le emissioni antropiche venissero annullate, il clima continuerebbe a modificarsi in modo imprevedibile e spesso drammatico. Non è un caso se nei giornali scientifici continuano ad essere pubblicati articoli che mettono in dubbio la rilevanza sull’evoluzione del clima delle emissioni di CO2: da ultimo, un paio di mesi fa, un articolo scritto da due scienziati cinesi secondo i quali, se la concentrazione di gas serra in atmosfera dovesse essere stabilizzata come si prefiggono le politiche di mitigazione, la terra andrebbe incontro nel prossimo ventennio ad un raffreddamento.

    Per avvalorare il ruolo predominante delle emissioni antropiche nel riscaldamento del pianeta, Tozzi sottolinea più avanti come la parte più importante del riscaldamento nell’ultimo secolo sia avvenuta dal 1950 in poi. I dati però ci dicono che nello scorso secolo si sono registrati due periodi di crescita della temperatura simili per durata ed intensità: quello tra il 1965 ed il 2000, che ha fatto segnare un + 0,63 °C, e quello compreso tra il 1910 ed il 1940, prima che la concentrazione di gas serra cominciasse a salire, con un +0,45 °C. E, per quasi trent’anni, coincidenti con la prima fase di forte crescita economica dei Paesi occidentali, la temperatura ha registrato una riduzione di 0,2 °C.

    Gli scettici poi avrebbero torto nel sostenere che “aderire al protocollo di Kyoto è inutile e costa troppo” come recita il quarto capo di accusa. Se però si leggono le argomentazioni portate a sostegno di questa tesi si può facilmente dedurre come Kyoto, se non inutile, sia sostanzialmente irrilevante. Per citare ancora le parole dell’autore: “per contare su qualche risultato ci vorrebbe una decurtazione [delle emissioni] del 60%” mentre Kyoto, se venisse rispettato alla lettera, porterebbe ad una riduzione di qualche punto percentuale che si tradurrebbe in un minor incremento di temperatura al 2050 rispetto allo scenario tendenziale di un impercettibile decimo di grado. Quanto ai costi, la maggior parte degli economisti concorda nel sostenere che sarebbero di gran lunga superiori ai benefici: lo studio forse più completo, quello di William Nordhaus di Yale, stima essere i primi superiori di otto volte ai secondi. Kyoto può essere paragonato ad una medicina che riduce una febbre (che non siamo neppure certi di avere) di pochissimo ma ci provoca spiacevoli effetti collaterali. Meglio tenersi la febbre.

    A Tozzi sembra poi sfuggire la profonda differenza che sussiste fra risparmi di energia (e di emissioni) conseguiti con scelte autonome da parte delle aziende che comportano una ricaduta economica, oltre che ambientale, positiva e quelli imposti dallo stato con sussidi e divieti come ad esempio nel caso in cui si produca energia con pannelli fotovoltaici invece che con una centrale a carbone; questi ultimi, a differenza dei primi, comportano un evidente costo economico essendo necessario spendere più soldi per produrre la stessa quantità di energia.

    Per chiudere, una breve nota sull’autore. Se non ricordiamo male, in una sua trasmissione televisiva di qualche anno fa si affermò, con tanto di simulazione grafica, che Milano alla fine del 2100 avrebbe potuto essere sommersa per via dell’aumento del livello dei mari indotto dal riscaldamento globale. Orbene, Milano è posta a circa 120 m sopra il livello del mare; in base alle previsioni dell’IPCC il livello del mare potrebbe aumentare entro questo secolo di circa 60 cm, ossia duecento volte di meno di quanto prospettato in quella trasmissione. È come se un commentatore economico sostenesse in tutta serietà che il tasso di inflazione in Italia nel 2008 sarà non il due ma il 400%. Che credibilità avrebbe costui? Ma, quando si parla di ambiente, sembra che tutto sia permesso.

    22/05/2007

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=5131

  9. #49
    il bombarolo
    Ospite

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    “I sette pregiudizi degli irresponsabili: come zittire chi non crede nell’effetto serra”. Così, lo scorso 17 maggio, La Stampa titolava un’analisi del geologo Mario Tozzi, volto noto di Rai3.

    È assai curioso notare come, nell’aprire la lettura dei capi di imputazione a carico degli scettici, il nostro autore dia loro ragione su un punto fondamentale. Scrive infatti: “l’atmosfera della terra è stata molte volte più calda di quanto non sia oggi”. Già, è proprio così. Il problema è che, al di fuori di un ristretto numero di addetti ai lavori, pochissimi, anche fra i lettori del quotidiano torinese, ne sono consapevoli: non potrebbe d’altra parte essere diversamente dopo che costoro hanno letto per anni di riscaldamento globale senza precedenti, dell’estate più calda di sempre e così via allarmando.

    Ancora più interessante è forse notare, ma questo nell’articolo non si trova, che i due periodi più recenti durante i quali sono state registrate le più elevate temperature sulla Terra, rispettivamente intorno a mille ed a cinquemila anni fa, vengono definiti dai climatologi come “ottimo climatico medievale” e “ottimo climatico dell’Olocene”. Sembra quindi di potersi dedurre che si stava meglio quando faceva più caldo.

    Ma, prosegue Tozzi nella sua disamina, mentre nel passato il riscaldamento era di origine naturale, oggi il colpevole sarebbe identificato, al di là di ogni ragionevole dubbio, nelle emissioni di anidride carbonica causate dall’uso di combustibili fossili, cui dovrebbe essere attribuito il 95% dell’attuale riscaldamento climatico globale. In realtà, tale affermazione è un’ipotesi scientifica e nulla più. Per poter conoscere con certezza il contributo delle emissioni umane al riscaldamento dovremmo infatti aver definito qual è ruolo giocato da tutti i fattori che influiscono su di esso. Tanto per citarne alcuni: flusso di raggi cosmici, orbita terrestre intorno al sole, campo magnetico terrestre, movimenti tettonici, eruzioni vulcaniche, circolazione delle acque oceaniche, salinità degli oceani, quantità di vapor acqueo in atmosfera, nubi, variazioni naturali dei gas presenti in atmosfera, incendi naturali e industriali, emissione di aerosols, ecc. E dovremmo essere in grado di spiegare e ricostruire i cambiamenti passati del clima. Siamo ancora molto lontani da ciò; d’altra parte non c’è da stupirsi essendo la climatologia una scienza relativamente giovane e, fino a pochi anni fa, scarsamente frequentata. L’unica cosa che sappiamo con certezza è che, se anche tutte le emissioni antropiche venissero annullate, il clima continuerebbe a modificarsi in modo imprevedibile e spesso drammatico. Non è un caso se nei giornali scientifici continuano ad essere pubblicati articoli che mettono in dubbio la rilevanza sull’evoluzione del clima delle emissioni di CO2: da ultimo, un paio di mesi fa, un articolo scritto da due scienziati cinesi secondo i quali, se la concentrazione di gas serra in atmosfera dovesse essere stabilizzata come si prefiggono le politiche di mitigazione, la terra andrebbe incontro nel prossimo ventennio ad un raffreddamento.

    Per avvalorare il ruolo predominante delle emissioni antropiche nel riscaldamento del pianeta, Tozzi sottolinea più avanti come la parte più importante del riscaldamento nell’ultimo secolo sia avvenuta dal 1950 in poi. I dati però ci dicono che nello scorso secolo si sono registrati due periodi di crescita della temperatura simili per durata ed intensità: quello tra il 1965 ed il 2000, che ha fatto segnare un + 0,63 °C, e quello compreso tra il 1910 ed il 1940, prima che la concentrazione di gas serra cominciasse a salire, con un +0,45 °C. E, per quasi trent’anni, coincidenti con la prima fase di forte crescita economica dei Paesi occidentali, la temperatura ha registrato una riduzione di 0,2 °C.

    Gli scettici poi avrebbero torto nel sostenere che “aderire al protocollo di Kyoto è inutile e costa troppo” come recita il quarto capo di accusa. Se però si leggono le argomentazioni portate a sostegno di questa tesi si può facilmente dedurre come Kyoto, se non inutile, sia sostanzialmente irrilevante. Per citare ancora le parole dell’autore: “per contare su qualche risultato ci vorrebbe una decurtazione [delle emissioni] del 60%” mentre Kyoto, se venisse rispettato alla lettera, porterebbe ad una riduzione di qualche punto percentuale che si tradurrebbe in un minor incremento di temperatura al 2050 rispetto allo scenario tendenziale di un impercettibile decimo di grado. Quanto ai costi, la maggior parte degli economisti concorda nel sostenere che sarebbero di gran lunga superiori ai benefici: lo studio forse più completo, quello di William Nordhaus di Yale, stima essere i primi superiori di otto volte ai secondi. Kyoto può essere paragonato ad una medicina che riduce una febbre (che non siamo neppure certi di avere) di pochissimo ma ci provoca spiacevoli effetti collaterali. Meglio tenersi la febbre.

    A Tozzi sembra poi sfuggire la profonda differenza che sussiste fra risparmi di energia (e di emissioni) conseguiti con scelte autonome da parte delle aziende che comportano una ricaduta economica, oltre che ambientale, positiva e quelli imposti dallo stato con sussidi e divieti come ad esempio nel caso in cui si produca energia con pannelli fotovoltaici invece che con una centrale a carbone; questi ultimi, a differenza dei primi, comportano un evidente costo economico essendo necessario spendere più soldi per produrre la stessa quantità di energia.

    Per chiudere, una breve nota sull’autore. Se non ricordiamo male, in una sua trasmissione televisiva di qualche anno fa si affermò, con tanto di simulazione grafica, che Milano alla fine del 2100 avrebbe potuto essere sommersa per via dell’aumento del livello dei mari indotto dal riscaldamento globale. Orbene, Milano è posta a circa 120 m sopra il livello del mare; in base alle previsioni dell’IPCC il livello del mare potrebbe aumentare entro questo secolo di circa 60 cm, ossia duecento volte di meno di quanto prospettato in quella trasmissione. È come se un commentatore economico sostenesse in tutta serietà che il tasso di inflazione in Italia nel 2008 sarà non il due ma il 400%. Che credibilità avrebbe costui? Ma, quando si parla di ambiente, sembra che tutto sia permesso.

    22/05/2007

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=5131

  10. #50
    Mai l'altra guancia
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    E chi sarebbe questo Renzo Riva?

    In base a quali ipotesi ha fatto i calcoli?
    Quali gli scenari ipotizzati?

    Vediamo, tanto per cambiare, di fare in pò di chiarezza nella solita propaganda.
    ''Sblocchiamo una situazione ferma da anni. Dopo gli impegni assunti con la Finanziaria, giovedi' al Comitato Tecnico Emissioni Gas serra si avvia una revisione della delibera del Cipe del 2002 che contiene il Piano nazionale di riduzione dei gas serra. Una revisione necessaria, dal momento che la delibera del 2002 del Cipe non e' stata sostanzialmente attuata e che l'immobilismo ha provocato un ulteriore aumento di emissioni nel nostro paese. Abbiamo ereditato non solo l'inerzia ma anche l'assenza di azioni di contrasto per decine di milioni di tonnellate di anidride carbonica''. Lo ha dichiarato il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
    ''Di fronte agli allarmi pressoche' univoci degli scienziati - ha aggiunto Pecoraro - abbiamo la necessita' di agire su piu' fronti per mettere in campo azioni concrete e piu' ambiziose. Sul fronte delle emissioni industriali, entro il mese di dicembre potremo comunicare alla Commissione europea la revisione del Piano nazionale di allocazione delle emissioni per ridurre i gas serra nel periodo 2008/2012, al fine di rispettare gli obiettivi del Protocollo di Kyoto e della direttiva 'Emission Trading'. La modifica della delibera Cipe invece e' necessaria per individuare politiche e misure per tagliare decine di milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente, le emissioni del sistema Italia in settori fino ad ora poco considerati, quali i trasporti, il settore residenziale e terziario, l'illuminazione pubblica e tutti i consumi energetici di competenza degli Enti Locali''.

    In Italia, infatti, le emissioni di gas responsabili dell'effetto serra derivano in quote pressoche' uguali dal settore industriale, dei trasporti e civile, soprattutto riscaldamenti. ''Da giovedi' - ha concluso il ministro - riparte l'azione dell'Italia per il rispetto dei parametri del Protocollo di Kyoto. E' importante che il dibattito nel nostro paese faccia passi avanti e si sposti dall'insensato dualismo tra negazionisti e catastrofisti alle ricette necessarie per rispondere all'emergenza climatica riconosciuta a livello planetario. In questo senso anche la denuncia di Greenpeace, con la richiesta di ridurre l'apporto di carbone, e' utile a riportare al centro del dibattito la questione delle iniziative concrete per fronteggiare l'allarme clima. Il nostro impegno, quindi, va nella direzione di mettere in cantiere azioni positive per presentarci a Bali, in occasione del summit dell'Onu con maggior forza e credibilita' per sostenere la necessita' di impegni vincolanti ed ambiziosi, adeguati alla sfida che abbiamo di fronte''.

 

 
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