In attesa di notizie serie sulle proiezioni del signor Riva,
ricordo che sul sito del Ministero si trovano dati un pò meno fumosi.
Tra questi, il Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di CO2 (pdf, 674 KB) per il periodo 2008-2012.


In attesa di notizie serie sulle proiezioni del signor Riva,
ricordo che sul sito del Ministero si trovano dati un pò meno fumosi.
Tra questi, il Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di CO2 (pdf, 674 KB) per il periodo 2008-2012.


Le confesso che a me piacerebbere leggere qualcosa di serio fra quello che dice il nostro Sig. Ministro Alfonso.
Vediamo:
''Di fronte agli allarmi pressoche' univoci degli scienziati - ha aggiunto Pecoraro - abbiamo la necessita' di agire su piu' fronti per mettere in campo azioni concrete e piu' ambiziose. Sul fronte delle emissioni industriali, entro il mese di dicembre potremo comunicare alla Commissione europea la revisione del Piano nazionale di allocazione delle emissioni per ridurre i gas serra nel periodo 2008/2012, al fine di rispettare gli obiettivi del Protocollo di Kyoto e della direttiva 'Emission Trading'. La modifica della delibera Cipe invece e' necessaria per individuare politiche e misure per tagliare decine di milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente, le emissioni del sistema Italia in settori fino ad ora poco considerati, quali i trasporti, il settore residenziale e terziario, l'illuminazione pubblica e tutti i consumi energetici di competenza degli Enti Locali''.
In Italia, infatti, le emissioni di gas responsabili dell'effetto serra derivano in quote pressoche' uguali dal settore industriale, dei trasporti e civile, soprattutto riscaldamenti. ''Da giovedi' - ha concluso il ministro - riparte l'azione dell'Italia per il rispetto dei parametri del Protocollo di Kyoto. E' importante che il dibattito nel nostro paese faccia passi avanti e si sposti dall'insensato dualismo tra negazionisti e catastrofisti alle ricette necessarie per rispondere all'emergenza climatica riconosciuta a livello planetario. In questo senso anche la denuncia di Greenpeace, con la richiesta di ridurre l'apporto di carbone, e' utile a riportare al centro del dibattito la questione delle iniziative concrete per fronteggiare l'allarme clima. Il nostro impegno, quindi, va nella direzione di mettere in cantiere azioni positive per presentarci a Bali, in occasione del summit dell'Onu con maggior forza e credibilita' per sostenere la necessita' di impegni vincolanti ed ambiziosi, adeguati alla sfida che abbiamo di fronte''.
Insomma, da giovedì prossimo (il giorno 6!) parte "l'azione" e entro il 31 avremo le risposte per rispettare Kyoto (ed evitare le multe per centinaia di miliardi di €!)
Poi andiamo tutti a Bali!
Dopo simili performances avremo il piacere di vedere il Ministro col Pareo che balla il Tamurè?
O fosse che noi andiamo a Pago-Pago e lui a Bali a ballare il Tamurè?


5. L'impatto delle politiche europee del clima sulla competitività economica
Di Margo M. Thorning
Il protocollo di Kyoto presenta costi notevoli, anche per l'Italia, che metterebbe a repentaglio centinaia di migliaia di posti di lavoro. Il mutamento del clima va affrontato con un occhio ai costi e ai benefici di ogni azione, tenendo in mente le gravi incertezze scientifiche che pendono sul dibattito.
Scarica PDF.
Altre cose interessanti dal Think Tank http://www.brunoleoni.it/nextpage.as...ice=0000000010
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P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
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Presidente di Progetto Liberale


Ho dato una scorsa a questo "Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di CO2"
118 pagine per indicare le quote di CO2 assegnate alle varie attività produttive (non mi sembra che contempli trasporti o riscaldamenti domestici)
Ma "come fanno" questi a diminuire le emissioni di CO2 secondo i desiderata del ministero?
Mettono i tappi alle canne fumarie?
Chiudono?
E' chiaro che in questo modo siamo capaci tutti a rispettare il protocollo di Kyoto e poi andare a Balì a ballare il Tamurè.
Non potendo ovviamente assegnare quote di emissione ne ai trasporti ne ai riscadamenti domestici (significherebbe razionare l'uso dell'automobile e razionare il riscaldamento, e questo il ministro non si può permettere di dirlo perchè i nodi gli arriverebbero al pettine) tutto il risparmio delle emissioni andrebbe a carico del solo comparto industriale.
In pratica lo chiudiamo e da domani siamo tutti disoccupati.
"Come" si calano le emissioni di CO2, tecnicamente come si fa, è questo che voglio sapere. Perchè dire che bisogna calarle senza dire come calarle mi sa tanto di presa per il culo.
Qualcuno mi vuole rispondere?
Noi lo abbiamo "scritto" come calare le emissioni di CO2, di 45 milioni di tonnellate l'anno. E senza andare a Bali.
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lo skeptical environmentalist di lomborg, il primo a parlare della "litania degli ambientalisti" fu recensito entusiasticamente (con tre anni di ritardo) dal foglio.
tre anni prima lo aveva recensito l' economist, sempre attento alle idee nuove.
Tra la recensione dell' economist e quella del foglio (attento alle idee nuove, ma con tre anni di ritardo) c'era stata una vivacissima discussione tra lomborg, che e' uno statistico, e la comunita' degli scienziati dell' ambiente, che gli contestavano di avere scritto un libro sul metodo (la statistica) piuttosto che sul merito (l' ambiente).
il libro comunque conclude affermando che il riscaldamento globale e l' effetto serra non sono contestabili, salvo dire che invece di contrastarli e' meglio mettere i quattrini da altre parti (la potabilizzazione dell' acqua, per fare un esempio)
Al di la di quello che dice tozzi, quello che non si puo' ignorare che gli anni piu' caldi da quando le temperature vengono registrate sono gli ultimi (va benissimo per il brunello, per altro).
Come non si puo' ignorare la capacita' degli uomini di intervenire sull' ambiente, modificandolo.
il cambiamento fa parte dell' uomo: la differenza tra le colline della val d' orcia e le colline dell' arizona e' che in val d' orcia gli uomini hanno lentamente modificato il paesaggio, mettendoci tremila anni, mentre in arizona le colline (verdi e bellissime) sono come "natura le ha fatte".
solo che l' industrializzazione non ha tremila anni di tempo per fare sedimentare i cambiamenti, ma agisce velocissimamente.
La cina esportava petrolio quindici anni fa, oggi e' il secondo importatore al mondo, e non perche' gli altri paesi abbiano diminuito i consumi.
venendo al punto (ma la premessa mi sembrava importante), i costi per adeguarsi al protocollo di kyoto sono stimati sulla base delle tecnologie disponibili oggi (un po' come l' utilita' della lione-torino, basata sul traffico di quando ancora non c'e').
la protezione dell' ambiente puo' essere "the next big thing", e infatti sempre l' economist non dimentica mai di evidenziare le opportunita' di business.
per dirne una, la danimarca produce il 15% del suo fabbisogno energetico con il vento.
ed e' il leader mondiale nell' export di tecnologia eolica, eppure non ne avrebbe bisogno, guardando all' oggi: dispone del petrolio del mare del nord.
ci si puo' difendere dal protocollo di kyoto (le centinaia di migliaia di posti di lavoro a rischio) o si puo' utilizzarlo come una straordinaria opportunita' di crescita e di creazione di altrettanti posti di lavoro o piu'.
la prima impostazione e' quella degli usa, che non sono piu' capaci di fare niente e che quindi hanno paura del futuro.
la nostra dovrebbe essere la seconda.


Benissimo. Come?
Come si tagliano le emissioni di CO2, non si mandano ramenghe centinaia di mgliaia di famiglie e non si pagano sanzioni per centinaia di miliardi di euro?
Ci avranno ben pensato prima di firmare.
Come?
Nel documento del ministero c'è scritto "dove" tagliarle, non "come".
Come?
Facciamo così.
Loro dicono "come", e lo dicono chiaramente, con grafici, numeri e tabelle. Illustrano per filo e per segno le tecnologie di riconversione dei sistemi termici da cui voglio tagliare le emissioni, così come è indicato nel documento ministeriale, punto per punto, azienda per azienda. In quanto tempo, con quali e con quanti soldi, e pagati da chi. E ci dimostrano che quando hanno firmato o quando dicono che risolvono tutto entro dicembre e poi vanno a Bali non sono preda della follia.
Io intanto preparo un dossier e appena è pronto vado dal magistrato e li denuncio per attentato all'economia nazionale, per aver firmato un trattato internazionale senza aver predisposto e attuato i provvedimenti necessari a rispettarlo.
Mi metto al lavoro domani, quando è pronto (diciamo per la fine di dicembre) lo vado a depositare in Procura.
Va bene? Mi sembra più che ragionevole.


Non rispettare il protocollo ci costerebbe molto, ma molto, ma molto di più.
..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano


Gli altri paesi che l'hanno firmato come sono messi


E' scritto in apertura quanto ci costa non aver rispettato il protocollo.
7.500 milioni di euro l'anno solo per i primi due anni.
Significa che dalla prossima finanziaria dovremo pagare 125 €/anno a persona, 500 € a famiglia.
Spendiamo 86 milioni l'anno di edilizia popolare, con la gente in mezzo alla strada e i giovani alla disperazione, e andiamo a buttare 7.500 milioni l'anno sul protocollo di Kyoto.
Si sapeva benissimo che è impossibile rispettarlo, si sapeva benissimo fin dal 2002, demagogia di bassa lega, criminalità politica, fantasie di mentecatti.
Dovremmo distruggere la base dell'apparato industriale, quello che ne resta dopo le follie della globalizzazione e della delocalizzazione.
E chi gli paga lo stipendio a centinaia di migliaia di famiglie, voialtri di sinistra?
Pecoraro, Prodi?
Su, avanti, rispondi, "come" si fa a tagliare le emissioni, dimmi come.


Che io sappia solo la Francia è in grado di rispettarlo.
Loro hanno sessanta centrali nucleari che emettono zero, hanno fatto una campagna per riconvertire le automobili a metano e hanno una consistente diffusione della geotermia per il riscaldamento/condizionamento delle case.
Tutti gli altri sono fuori, e noi siamo quelli messi peggio di tutti.
Poi ci sono gli "emergenti", la Cina che apre una nuova centrale a carbone da 1.000 megawatt la settimana, l'India, ma questi sono "esenti".
Sono esenti su tutto: ambiente, sicurezza, paghe sindacali.
E' chiaro che dietro c'è un folle disegno per distruggere l'apparato produttivo del nostr paese per trasferirlo altrove, dove la finanza internazionale è andata a investire i nostri soldi negli ultimi anni.