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    Talking Il doppio prodino della sinistretta

    dal quotidiano LIBERO di oggi 22 febbraio 2005:

    " Doppio Prodi: fa il no global e l'americano


    di TOMMASO MONTESANO ROMA -

    « Welcome, mister president » . Benvenuto, signor presidente. Stavolta Romano Prodi ha fatto le cose per bene. E per il viaggio europeo di George W. Bush, presidente degli Stati Uniti, ha scritto nei giorni scorsi per " Repubblica" un articolo dai toni dolci. Ecco, in sintesi, come il Professore ha accolto il capo della Casa Bianca: « L'alleanza tra Usa ed Europa ha costituito il fondamento della pace » . Un rapporto, ha proseguito Prodi, da « rafforzare » . Concetti ribaditi con forza anche ieri: « Con gli Stati Uniti bisogna avere rapporti stretti e forti, perché soltanto un rapporto forte tra Europa e Usa può salvare la pace. Come tra amici sinceri, quando ci sono disaccordi bisogna dirselo » . Amici come sempre, insomma. E questo nonostante l'Unione guidata dal Professore, pochi giorni fa, con l'ennesimo voto contrario al prolungamento della missione " Antica Babilonia" in Iraq abbia ancora una volta voltato le spalle agli Stati Uniti. Un « no » cui a Washington sono abituati, se è vero che Prodi è ormai paragonato allo spagnolo Josè Luis Zapatero, il socialista responsabile del ritiro delle truppe iberiche dall'Iraq. Ben diverso era stato il comportamento di Prodi il 4 giugno 2004, giorno dell'arrivo di Bush a Roma nell'ambito delle celebrazioni per l'anniversario ( 60 anni) dello sbarco americano in Normandia. In quei giorni il Professore aveva apertamente preso le parti dei pacifisti, impegnati in una manifestazione contro la guerra in Iraq organizzata proprio in vista dell'arrivo di Bush. « Torniamo a colorare le strade e le piazze, le finestre e i balconi con le bandiere della pace » , aveva esortato Prodi il 2 giugno, « aiutiamo la colomba della pace dipinta con i colori dell'Europa a fare il suo volo » . Richiesta di addobbo accolta innanzitutto dalla stessa famiglia Prodi, che due giorni dopo, data della manifestazione, avrebbe appeso alle finestre dell'abitazione bolognese dell'allora presidente della Commissione Ue, in via Gerusalemme, due bandiere arcobaleno. Parole e gesti che in quei giorni provocano la reazione di Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica: « Prodi incita i nostri connazionali a scendere nelle strade e nelle piazze contro la visita di Bush » . Ancora: « Ha additato al ludibrio degli italiani il popolo americano come un popolo di torturator i » . Già, torturatori. Perché l'antiamericanismo di Prodi si era già manifestato un paio di settimane prima. Il 22 maggio, per l'esattezza, giorno della convention milanese della lista unitaria. « Per noi la tortura è lo scempio dell'umanità e della coscienza al quale si doveva rispondere con una sola parola: basta » , era stata l'arringa del Professore. « Basta » , aveva spiegato Prodi, « per evitare un nuovo Vietnam all'America, all'America della democrazia e dei diritti, all'America che io ho imparato ad amare fin da bambino » . Altro che l'America di Bush. Il 23 maggio, in un'intervista al settimanale americano " Newsweek", sul presidente Usa pioveva l'accusa di aver compromesso i rapporti con l'Islam: « La divisione tra Paesi occidentali e mondo islamico è il mio timore più grande. Per anni ho cercato di sviluppare iniziative per avvicinare questi mondi, ma questa guerra sta rendendo tutto molto difficile. Specie dopo la vicenda delle tor ture » . Prodi, ma non solo. Nell'Unione non mancano gli antiamericani doc. Gli stessi che in futuro potrebbero tornare con il Professore a Palazzo Chigi. Tra questi, infatti, molti hanno già guidato un ministero dal 1996 al 2001, nel corso dei governi dell'Ulivo. « Criminale di guerra » La scorsa legislatura Oliviero Diliberto è stato ministro della Giustizia. Oggi il segretario dei Comunisti italiani non si nasconde dietro un dito. Il 6 maggio 2004 accusa Bush di avere le mani che « g ro n d a n o sangue. Insieme a Berlusconi ha pesanti res p o n s ab i l i t à politiche e morali sui morti di Nassiriya, sugli italiani tenuti ostaggi e sulle migliaia e migliaia di iracheni uccisi e feriti » . Sulle torture, invece, il leader del Pdci attacca così: « Il presidente degli Usa sapeva. E sapendo è un criminale di guerra. Né più, né meno » . È l' 8 maggio 2004. Il successivo 5 giugno, il bis: attraverso l'Iraq Bush vuole cambiare tutto il Medio Oriente? « Mi sembra una minaccia più che una promessa » , attacca il leader del Pdci il 4 giugno 2004, « oltre ad essere un criminale di guerra Bush è di una colossale ignoranza » . « D eva s t a t o re dell'umanità » Per Fausto Bertinotti, ministro del Welfare in pectore, con Bush alla Casa Bianca il mondo rischia l'estinzione. « Gli americani hanno concorso con i partigiani a liberarci dal nazismo » , dice il segretario del Prc l' 8 maggio 2004, « ma per la politica di Bush siamo indignati perché rischia di produrre la devastazione dell'umanità » . È di pochi mesi fa, invece, l'accusa di " mantenere in vita", almeno indirettamente, Osama Bin Laden. « Bin Laden è inquietante, ma la sua presenza è resa possibile dal fatto che c'è la guerra. Bin Laden scompare se scompare anche Bush: tra guerra e terrorismo c'è un nesso stringente » , sentenzia Bertinotti il 30 ottobre 2004.
    "

    Saluti liberali

  2. #2
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    Talking

    sempre da LIBERO di oggi...

    " Arriva Bush e Prodi veste alla texana

    di NANTAS SALVALAGGIO


    Il guardaroba di Prodi: non è il titolo salottiero di una rivista di moda, dedicato a un uomo politico che finora ordinava i vestiti per telefono. È invece un problema di strategia diplomatica, che si è reso più urgente dopo il voltafaccia del professore emiliano nei confronti degli Stati Uniti. I fatti sono arcinoti. Per alcuni anni, seguendo la scia di Francia e Germania, Romano Prodi ha duramente avversato la condotta di George Bush in Medio Oriente e in Irak. Ma adesso Bush ritorna in Europa, nella Bruxelles di cui Prodi è stato provvisorio sultano, e si presenta agli alleati atlantici con eclatanti successi: le libere elezioni in Irak, Palestina e Afghanistan; e la tregua d'armi a Gerusalemme e dintor ni. Come l'arcobaleno annuncia la fine della tempesta, ecco le cancellerie di Parigi e di Berlino che espongono le bandiere a stelle e strisce e salutano in pompa magna l'imperatore di Washington. Il presidente Chirac gli sorride a bocca larga, il cancelliere Schroeder fa pure l'inchino. Infine Javier Solana, a nome dell'Unione Europea, annuncia gongolando «una nuova luna di miele» tra le due sponde dell'Atlantico. Purtroppo, in questo valzer della pacificazione, Prodi si sente escluso. Secondo i cerimonieri di Bruxelles egli non è più nessuno, non ha una carica ufficiale, e nei pranzi di gala sarà per forza ignorato. Ma il tenace professore non si arrende, specie dopo che ha saputo del previsto incontro a due fra Bush e l'odiato Cavaliere. A questo punto si è imposta la questione del guardaroba. A dire il vero, chi ci ha pensato è Arturo Parisi, mentore del professore e stratega dell'Ulivo. È stato lui a consigliare a Prodi la letterina di benvenuto a Bush, pubblicata da Repubblica ("Welcome, mr. President"). Lettera che ha scatenato le ire della sinistra-sinistra, da Bertinotti a Cossutta. Ma a sentire Parisi, Prodi deve andare oltre: cercare in ogni modo di incontrare Bush, sia pure di sfuggita e in coda a una fila di cortigiani. «Vedi Romano» ha cercato di spiegare Parisi, «noi possiamo imbucarti in qualche cocktail allargato in onore di Bush. Ma serve un trucco per attirare l'attenzione del Texano, e far breccia nel suo punto debole». Prodi è ricorso a quella tipica sua espressione, che potremmo definire "rannuvolata". Poi ha chiesto: «Arturo, cos'è che ti frulla nella capoccia?». Uomo di studi, ma spesso tentato dalle fantasticherie, Parisi ha suggerito: «Io avrei pensato a una svolta, un giro di boa nel vestire. Faccio un esempio: che ci sarebbe di male se tu andassi a uno di questi ricevimenti con qualche indumento made in Dallas? Per esempio, quelle camicione a quadri, con le cravatte di cuoio; e magari anche un paio di stivaletti, tipo camperos, con il tipico cappello da cowboy. Bush ti abbraccerebbe, si sentirebbe a casa sua». Non che Prodi fosse entusiasta dell'idea, ma ha comunque accettato di fare una capatina nei negozi bolognesi. Purtroppo, a Bologna, non va lo stile texano. Non una sola boutique vende cappelli da cowboy. Ci sono soltanto le coppole a scacchi che usa il neo-sindaco Cofferati. Rinunciare all'exploit texano, allora? Testardo com'è, Parisi s'è ricordato che la moglie di Clemente Mastella ha vissuto a lungo in America e ha molti cimeli di quel paese. Così ha chiamato la casa dell'ondivago presidente dell'Udeur e gli ha chiesto se avesse in casa un cappello e stivaletti alla Dallas. Dopo una pausa di riflessione, don Clemente ha risposto: «Sì. Ma perché me lo chiedi?». «È un'idea di Romano, incontrare Bush abbigliato alla texana ». Nuovo silenzio, colpetti di tosse. Finalmente, Mastella fa il gran rifiuto: «Senti, Parisi, tu lo sai che Romano mi può chiedere tutto, ma non questo. È una carta, se permetti, che mi vorrei giocare da solo».
    "

    Shalom

  3. #3
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    Qui da Siviglia mi sembra tutto cos¡ diverso,ma una cosa non e' cambiata:la triste figura di Romano Prodi...

  4. #4
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    Come va con Zapatero?

    Shalom

  5. #5
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    COMPAGNI! CONTRO ORDINE; SI VIRA VERSO WASHINGTON!!!

    dal quotidiano di via Solferino e da Piero Fassino il Diessino....

    " Corriere della Sera del 24/02/2005


    --------------------------------------------------------------------------------
    L'intervisa / Fassino: Ue più debole senza un saldo rapporto con gli Stati Uniti

    «La nuova Europa di centrosinistra sarà stretta alleata dell'America»
    Basta ai pregiudizi anti-Usa, anche Bertinotti riconosce le novità
    [ ]

    Massimo Franco
    --------------------------------------------------------------------------------

    « La nostra Europa non sarà antiamericana . Bush deve sapere che probabilmente avrà a che fare con un'Europa occidentale a netta maggioranza di centrosinistra. Dopo Belgio e Spagna, la vittoria socialista in Portogallo, le recenti regionali in Francia e gli ultimi tre anni di amministrative in Italia, confermano un'onda di disaffezione verso la destra, che ha promesso sogni e miracoli economici, finendo invece per ridurre certezze e sicurezze. Confido che dal 2006 fra questi governi ci sia anche il centrosinistra italiano. Ma non avrà nessun pregiudizio antiamericano, anzi: perseguiremo una strategia di alleanza con gli Stati Uniti». Piero Fassino, segretario dei Ds, adesso tende entrambe le mani al presidente degli Usa. Lo fa perché Bush ha scelto di approdare a Bruxelles, capitale dell’Unione Europea; perché la Casa Bianca sembra avere archiviato una concezione che puntava sulle divisioni dell'Ue. Ma soprattutto, perché Fassino ritiene che l'Europa sia più sicura se rimane ancorata agli Stati Uniti.
    - E le prese di distanze di questi mesi? Il voto contro la missione italiana in Iraq? Tutto finito perché Bush è venuto in Europa e ha fatto un gesto di riconciliazione?
    « Un momento. Negli ultimi due anni noi abbiamo criticato Bush ritenendo che la sua politica allontanasse l'Europa dagli Stati Uniti; non, dunque, perché volessimo un Atlantico più largo, ma perché temevamo che quella politica lo allargasse. Quando l'Europa è più distante dagli Usa, è meno sicura. Ce lo insegna la storia, con le tre dittature fascista, nazista e stalinista [stalinista? comunista compagno Fassino, comunista"! ] , più l'Olocausto. E poi, non si tratta di un viaggio qualunque: avviene in un momento cruciale. Le elezioni irachene hanno aperto una fase nuova e introdotto un'accelerazione nella transizione. In Medio Oriente si sono aperte nuove opportunità con l'elezione del palestinese Abu Mazen e la formazione del governo Sharon-Peres in Israele. Si è alla vigilia del secondo round di negoziati con l'Iran sull’uso delle tecnologie nucleari...»
    - E tante novità non vi inducono ancora a modificare l’atteggiamento sulla guerra in Iraq e sul vostro comportamento parlamentare?
    «No, come non lo cambiano Zapatero, Chirac, e Schroeder. Discutono con Bush, ma non rinunciano alle loro idee sulla guerra in Iraq. Non viene chiesto loro. Rimangono giudizi diversi e contrastanti su quanto è accaduto: il problema di oggi è costruire il futuro senza essere prigionieri del passato. Certo è che non si possono perdere le opportunità, in uno scenario critico. Altrimenti, si rifluirà su una deriva di instabilità nell'intera area mediorientale».
    - Eppure il viaggio di Bush sembra segnato da un buon tasso di ambiguità, americana ed europea. Si ha quasi l'impressione che la svolta sia voluta, più che effettiva.
    «Certo sono primi passi. Ma è altrettanto vero che Usa e Europa si incontrano su uno scenario mondiale in bilico. E il viaggio di Bush è importante perché mai come ora America e Ue hanno consapevolezza l'uno di avere bisogno dell'altro. L'Europa sa bene che senza un saldo rapporto con gli Usa il suo ruolo rimane debole; e la lezione della vicenda irachena è che dopo due anni, gli Usa da soli non danno ordine al mondo. Ma non è pensabile neppure un ordine del mondo senza gli Usa. E poi, è la prima volta che un presidente americano approda in Europa scegliendo Bruxelles; che assume l'Ue come interlocutore. Finora l'atteggiamento era di visitare alcune capitali fra le quali scegliere le più fedeli: ora non più. Per questo anche i leader europei più importanti hanno accenti di disponibilità nuova, senza che nessuno abbia cambiato opinione sulla guerra in Iraq».
    - Insomma, al Bush di Bruxelles dice «benvenuto» anche la sinistra italiana?
    « Certo, come presidente degli Usa. Dopo di che, continuo a nutrire molte riserve su di lui. Non è che non vediamo i caratteri di destra della sua politica negli Stati Uniti».
    - Non sarà che voi, come l'Europa, siete obbligati a prendere atto che Bush sarà presidente per i prossimi quattro anni?
    «Ovviamente, il centrosinistra ha rapporti più facili con il campo democratico [con quelli che bombardano la Serbia ] ; con l'Amministrazione repubblicana sono di tipo istituzionale, ma corretti. D'altronde, come Bush parla con i capi dei governi che gli europei si sono scelti, noi dobbiamo parlare col presidente che gli americani hanno scelto. E guardare avanti per vedere se le elezioni irachene consentono di ricomporre ciò che la guerra ha diviso. Credo ci sia la consapevolezza forte che il rapporto transatlantico oggi sia indispensabile».
    - Ritiene che l'ostilità fra voi e Berlusconi si sia riflessa negativamente sui vostri rapporti con gli Usa di Bush?
    «Forse nel senso che Berlusconi ha seguito la strategia di condividere ad ogni costo le decisioni degli Usa: una scelta che ha isolato l'Italia e impedito di giocare un ruolo europeo. Ma alla fine Bush si sta mettendo d'accordo con Chirac e Schroeder, e Berlusconi non può che prenderne atto. Non c'è più un'Europa di infedeli in cui Berlusconi è il più fedele: è una politica evaporata con questo viaggio. Adesso, o l'Italia torna a credere nell'Ue, e ricostruisce un rapporto con Berlino, Parigi e Madrid, o sarà sempre più marginale. La subordinazione a Bush d'ora in poi rischia di farci pagare prezzi ancora più salati. L'opzione atlantica ed europea sono complementari e non alternative».
    - Eppure, a sinistra l'ipoteca dell'antiamericanismo sembra ancora pesante.
    «Meno che nel passato, in realtà. Mi pare che perfino Fausto Bertinotti abbia, seppure timidamente, preso atto proprio sul Corriere delle novità che si affacciano nella politica americana».
    - Non è stato lei ad ammettere che, una volta al governo, potreste avere bisogno dei voti dell'opposizione sulla politica estera?
    «Sì, sono stato io, e credo che le mie parole siano state travisate».
    - Perché? Non voleva dire che ritiene difficile avere un'Unione compatta sugli Usa?
    «No, perché spero che l'Unione raggiunga un accordo di programma su tutto, compresa la politica estera. Quanto al ricorso al Parlamento, volevo dire che se saremo al governo e riterremo una decisione giusta, la assumeremo comunque: il centrosinistra non si sottrarrà alle proprie responsabilità. Non significa che cerchiamo la destra in Parlamento, ma soltanto che non sarà il veto di questo o di quello a impedirci di garantire gli interessi dell'Italia. Mi sembrano parole che dovrebbero rassicurare, non inquietare».
    - Si può votare contro la missione italiana in Iraq perché è parte di una guerra sbagliata degli Stati Uniti, e poi accogliere Bush con un benvenuto?
    «Sì, se si guarda al futuro e non al passato: se ci si propone di scrivere una nuova agenda transatlantica. Ci troviamo in uno scenario nuovo in cui conteranno attori come Cina, India, Brasile, Indonesia, l'universo islamico. E in cui è finito il sistema tolemaico dell'Occidente. Se si parla tanto di Occidente, è perché viene messo in discussione. Ebbene, per farlo coesistere e incidere sui nuovi equilibri mondiali, l'Europa deve risultare forte, non pigra; e non illudersi di scoprire la propria identità diventando antiamericana. Deve avere una strategia chiara, di raccordo con gli Usa, su tre pilastri: la sicurezza e la stabilità politica, che significano lotta al terrorismo, soluzione dei conflitti aperti e una strategia per affermare la democrazia dove non c'è . Il secondo pilastro riguarda i destini del pianeta: lotta alle povertà, regolazione del commercio, e tutela dell'ambiente. Terzo pilastro: avere, Usa e Ue, una strategia comune su istituzioni come l'Onu e la Nato. A settembre arriva alle Nazioni Unite la proposta di riforma preparata nei mesi scorsi».
    - Lei sarebbe uno dei pochi a pensare che Usa ed Europa giocheranno la partita dell'Onu insieme.
    «Lo voglio e lo debbo sperare per il futuro di entrambe e dell'Occidente».
    "


    Saluti liberali

  6. #6
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    Dal quotidiano IL GIORNALE di oggi un articolo di SALVATORE SCARPINO sul Davide Prodi, detto l'orologiaio, e il Golia Berlusconi.......


    http://www.difesa.it/files/rassegnas...0303/6V74V.pdf


    Saluti liberali

  7. #7
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    dal quotidiano LIBERO di oggi 12 marzo 2005:

    " IL DELIRIO DI PRODI

    di VITTORIO FELTRI

    IL CANDIDATO DELL'ULIVO SEMPRE PIÙ ESTREMISTA

    Fini lo fulmina: non fare il no global, sei ridicolo Il professore straparla: Berlusconi vuole la dittatura
    Prodi assomiglia sempre di più alla Sgrena. Alla giornalista del Manifesto hanno rubato la "collana della resistenza" (giuro, l'ha detto lei in una intervista), cioè quella donatale dai terroristi in segno di eterno amore e fedeltà. Giuliana dovette togliersi l'adorato monile al momento di essere operata alla spalla ferita dal (nemico) fuoco americano, e non glielo restituirono più. Ora piange e si dispera: ridatemi il collier, è il ricordo della mia gioiosa prigionia. Quantomeno si è accorta che le manca qualcosa. Invece Prodi non si è reso conto che gli hanno portato via la testa (decapitato da chissà chi) e continua a parlare. Parla, parla. Ieri si è superato. Ha detto che Berlusconi punta alla dittatura. Proprio così, dittatura. Una riedizione di plastica della ferrea satrapia ducesca. Viene un brivido. E un incubo: si evocano camicie nere e stivaloni lucidi, gagliardetti funerei e addirittura aquile incazzate. Tutto ciò per bollare di inaccettabilità la riforma costituzionale in corso di approvazione in Parlamento. Udite il lamento (e il grido) di Romano: «Si mira di fatto a imporre una nuova Carta nella quale all'ampliamento dei poteri del governo e del primo ministro fa riscontro una umiliazione delle Camere, una emarginazione del Presidente della Repubblica, una forte limitazione del ruolo delle istituzioni di garanzia, un'assoluta mancanza di rispetto per i diritti dell'opposizione e per la necessità di garantire una informazione e un sistema televisivo liberi e pluralisti». Notare. Nelle dichiarazioni farneticanti del Professore non c'è accenno alla sostanza del problema ovvero alle modifiche volute dalla Casa delle Libertà. Nella sua furia demolitrice, egli si è dimenticato di spiegare cosa non gli va, quali siano le norme ammazza-democrazia studiate dal dispotico premier in carica. Onde ovviare alla lacuna abbiamo chiesto alla nostra Caterina Maniaci di scrivere un articolo- scheda dove si precisi in cosa consista il supposto attentato alla Costituzione. Vi prego leggetelo. Poi fatemi sapere le vostre impressioni. La mia è che per Prodi sia urgente l'intervento del Pronto soccorso; c'è bisogno di infermieri. Certo, siamo in campagna elettorale e, questo, in Italia giustifica quasi tutto, anche alcuni sconfinamenti dal campo politico a quello psichiatrico. Ma non bisogna essere troppo indulgenti con chi, sprovvisto di buoni argomenti per arginare l'emorragia di consensi, lancia all'avversario l'accusa di aspirare a una tirannide con al vertice sua eccellenza il cavalier Silvio. Altrimenti si finisce per alimentare l'idea che gli avversari della sinistra non siano neppure legittimati a presentarsi alla competizione elettorale. Da undici anni ormai assistiamo a questo spettacolino indecente: da una parte i buoni e i buonisti che perdono alle urne, dall'altra i cattivoni del centrodestra costretti a scusarsi di aver vinto e conquistato il diritto a governare. Sempre le solite storie. Berlusconi despota, Fini e la sua orchestrina di fascisti, Bossi buzzurro. Che noia. Ma come si giustifica l'atteggiamento tanto stupido dell'Unione, soprattutto del suo leader? È molto semplice. Gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto danno - come avete già letto su Libero - la Cdl al 48,6 per cento e l'ex Ulivo al45 per cento. Prodi dunque teme la sconfitta; e la paura fa novanta. Il terrore non è un buon consigliere: dà suggerimenti sbagliati. Talvolta, come in questa circostanza, ridicoli, buoni per il cabaret. Al Cavaliere conviene abbozzare e pensare al 2006. Il vero appuntamento è quello, altro che Regionali.
    "


    Saluti liberali

  8. #8
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    Messaggio pubblicitario a pagamento.
    Gestito in proprio a cura dell'A.P.E. (Associazzzione Prosciuttari Emiliani).

    Peppereppé... Perepereppeppereppeééé...

    Bevi anche TU un

    PRO - DI - NO !!!

    L'anal colico tondo che fa girar le balle a tutto il mondo...

    Peppereppé... Perepereppeppereppeééé...

  9. #9
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    Sarà per questo che i rossi universitari boicottano la Coca Cola?.......
    Mannaggia..........CONFLITTO DI INTERESSI.......accademico........

    Shalom

  10. #10
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano torinese

    " La Stampa del 14/03/2005


    --------------------------------------------------------------------------------
    Spregiudicatezza tattica

    Il nuovo Prodi giocatore all'attacco
    Gian Enrico Rusconi
    --------------------------------------------------------------------------------

    LA leadership di Romano Prodi si è riaffermata. Non è chiaro se si tratta di un risultato strategicamente programmato o di una fortunata combinazione di fattori soggettivi e oggettivi intelligentemente sfruttati. Si sta delineando il nuovo Prodi. E' un giocatore a rischio diverso dal «professore» della prima sfida antiberlusconiana. Nell'immagine di oggi, rispettò alla bonomia e alla concreta competenza che lo avevano premiato dieci anni fa, prevalgono l'ostinazione, la durezza, la drammatizzazione. Allora Prodi nel centrodestra denunciava promesse illusorie e incertezze per la democrazia. Oggi parla di una grave situazione economica e di iniziative istituzionali lesive della democrazia («la dittatura della maggioranza e/o del premier»).
    Con questa posizione nettamente antagonista Prodi galvanizza ma insieme imbarazza alcuni alleati e compagni di viaggio dell'Unione. Seduce la sinistra ma sconcerta i centristi (di entrambi gli schieramenti). Nell'ottica prodiana odierna infatti non solo non c'è più «il centro» politico, ma sta cambiando sottilmente il baricentro dell'intero schieramento che a lui fa riferimento. Moderati e centristi dell'Unione sembrano spiazzati. Ma forse sono solo attendisti. Tutto dipenderà infatti dalle dimensioni e dalle caratteristiche del risultato delle prossime consultazioni elettorali, a cominciare dalle regionali. Qui si vedrà se il radicalismo prodiano è una tattica elettorale o è il risultato irreversibile della contrapposizione al berlusconismo con la modifica dell'intero assetto della futura politica italiana.
    La carta vincente di Prodi nelle ultime settimane è stata una grande spregiudicatezza tattica - dal flirt bertinottiano al duro confronto interno con i suoi insidiosi competitori della Margherita. Il presupposto per il successo di questa tattica è lo spasmodico desiderio di tutti gli esponenti dell'opposizione di uscire dallo stato di impotenza politica in cui sono finiti. Ma adesso il rischio più alto per Prodi è quello di puntare esclusivamente su una convergenza di forze politiche per sconfiggere il berlusconismo e i suoi possibili (o ipotetici) pericoli per la democrazia. Senza essere in grado, però, di presentare con altrettanta chiarezza una coalizione operativamente capace di governare in modo alternativo ed efficace, dando nel contempo solide garanzie per la democrazia. In fondo l'unica garanzia che offre Prodi è la sua stessa leadership. Il resto si vedrà.
    In un leader così esposto è comprensibile l'unica vera debolezza di queste settimane. Di fronte al referendum contro la legge sulla fecondazione, il cattolico Prodi ha respinto l'invito alla diserzione del voto, rivolto ai cattolici dal card. Ruini. Ma l'appello al principio alla «libertà di coscienza», questa volta, è insufficiente davanti alla posta in gioco di una legge che a suo modo è anch'essa il risultato di una «dittatura della maggioranza». La maggioranza infatti ha caparbiamente respinto le ragionevoli obiezioni e le correzioni avanzate dentro e fuori al Parlamento. Si può capire la prudenza di Prodi davanti ad un referendum difficile e dall'esito incerto. Ma da un leader di una grande coalizione di laici e cattolici ci si aspettava di più.
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