dal quotidiano LIBERO di oggi 22 febbraio 2005:
" Doppio Prodi: fa il no global e l'americano
di TOMMASO MONTESANO ROMA -
« Welcome, mister president » . Benvenuto, signor presidente. Stavolta Romano Prodi ha fatto le cose per bene. E per il viaggio europeo di George W. Bush, presidente degli Stati Uniti, ha scritto nei giorni scorsi per " Repubblica" un articolo dai toni dolci. Ecco, in sintesi, come il Professore ha accolto il capo della Casa Bianca: « L'alleanza tra Usa ed Europa ha costituito il fondamento della pace » . Un rapporto, ha proseguito Prodi, da « rafforzare » . Concetti ribaditi con forza anche ieri: « Con gli Stati Uniti bisogna avere rapporti stretti e forti, perché soltanto un rapporto forte tra Europa e Usa può salvare la pace. Come tra amici sinceri, quando ci sono disaccordi bisogna dirselo » . Amici come sempre, insomma. E questo nonostante l'Unione guidata dal Professore, pochi giorni fa, con l'ennesimo voto contrario al prolungamento della missione " Antica Babilonia" in Iraq abbia ancora una volta voltato le spalle agli Stati Uniti. Un « no » cui a Washington sono abituati, se è vero che Prodi è ormai paragonato allo spagnolo Josè Luis Zapatero, il socialista responsabile del ritiro delle truppe iberiche dall'Iraq. Ben diverso era stato il comportamento di Prodi il 4 giugno 2004, giorno dell'arrivo di Bush a Roma nell'ambito delle celebrazioni per l'anniversario ( 60 anni) dello sbarco americano in Normandia. In quei giorni il Professore aveva apertamente preso le parti dei pacifisti, impegnati in una manifestazione contro la guerra in Iraq organizzata proprio in vista dell'arrivo di Bush. « Torniamo a colorare le strade e le piazze, le finestre e i balconi con le bandiere della pace » , aveva esortato Prodi il 2 giugno, « aiutiamo la colomba della pace dipinta con i colori dell'Europa a fare il suo volo » . Richiesta di addobbo accolta innanzitutto dalla stessa famiglia Prodi, che due giorni dopo, data della manifestazione, avrebbe appeso alle finestre dell'abitazione bolognese dell'allora presidente della Commissione Ue, in via Gerusalemme, due bandiere arcobaleno. Parole e gesti che in quei giorni provocano la reazione di Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica: « Prodi incita i nostri connazionali a scendere nelle strade e nelle piazze contro la visita di Bush » . Ancora: « Ha additato al ludibrio degli italiani il popolo americano come un popolo di torturator i » . Già, torturatori. Perché l'antiamericanismo di Prodi si era già manifestato un paio di settimane prima. Il 22 maggio, per l'esattezza, giorno della convention milanese della lista unitaria. « Per noi la tortura è lo scempio dell'umanità e della coscienza al quale si doveva rispondere con una sola parola: basta » , era stata l'arringa del Professore. « Basta » , aveva spiegato Prodi, « per evitare un nuovo Vietnam all'America, all'America della democrazia e dei diritti, all'America che io ho imparato ad amare fin da bambino » . Altro che l'America di Bush. Il 23 maggio, in un'intervista al settimanale americano " Newsweek", sul presidente Usa pioveva l'accusa di aver compromesso i rapporti con l'Islam: « La divisione tra Paesi occidentali e mondo islamico è il mio timore più grande. Per anni ho cercato di sviluppare iniziative per avvicinare questi mondi, ma questa guerra sta rendendo tutto molto difficile. Specie dopo la vicenda delle tor ture » . Prodi, ma non solo. Nell'Unione non mancano gli antiamericani doc. Gli stessi che in futuro potrebbero tornare con il Professore a Palazzo Chigi. Tra questi, infatti, molti hanno già guidato un ministero dal 1996 al 2001, nel corso dei governi dell'Ulivo. « Criminale di guerra » La scorsa legislatura Oliviero Diliberto è stato ministro della Giustizia. Oggi il segretario dei Comunisti italiani non si nasconde dietro un dito. Il 6 maggio 2004 accusa Bush di avere le mani che « g ro n d a n o sangue. Insieme a Berlusconi ha pesanti res p o n s ab i l i t à politiche e morali sui morti di Nassiriya, sugli italiani tenuti ostaggi e sulle migliaia e migliaia di iracheni uccisi e feriti » . Sulle torture, invece, il leader del Pdci attacca così: « Il presidente degli Usa sapeva. E sapendo è un criminale di guerra. Né più, né meno » . È l' 8 maggio 2004. Il successivo 5 giugno, il bis: attraverso l'Iraq Bush vuole cambiare tutto il Medio Oriente? « Mi sembra una minaccia più che una promessa » , attacca il leader del Pdci il 4 giugno 2004, « oltre ad essere un criminale di guerra Bush è di una colossale ignoranza » . « D eva s t a t o re dell'umanità » Per Fausto Bertinotti, ministro del Welfare in pectore, con Bush alla Casa Bianca il mondo rischia l'estinzione. « Gli americani hanno concorso con i partigiani a liberarci dal nazismo » , dice il segretario del Prc l' 8 maggio 2004, « ma per la politica di Bush siamo indignati perché rischia di produrre la devastazione dell'umanità » . È di pochi mesi fa, invece, l'accusa di " mantenere in vita", almeno indirettamente, Osama Bin Laden. « Bin Laden è inquietante, ma la sua presenza è resa possibile dal fatto che c'è la guerra. Bin Laden scompare se scompare anche Bush: tra guerra e terrorismo c'è un nesso stringente » , sentenzia Bertinotti il 30 ottobre 2004.
"
Saluti liberali




Rispondi Citando
