Da "Il riformista."
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REGIONALI 1. LA PARABOLA SOVIETICA DEL LEADER LEGHISTA
Il giallo del Bossi invisibile Anche l'autista è scomparso
Calderoli avrebbe blindato il Senatùr, con l'assenso del premier
Ma come sta realmente Umberto Bossi? Da qualche tempo, diciamo pure un mese,
la domanda circola con insistenza nella cittadella leghista di via Bellerio
a Milano. E così quando sabato sera il Senatùr ha disertato pure l'atteso
appuntamento di Miss Padania (un'assenza annunciata ma c'era chi un'
improvvisata se l'aspettava), per qualcuno i dubbi sono diventati certezze.
Certezze che poi vanno in senso opposto a quanto dichiarato da Silvio
Berlusconi domenica scorsa, reduce con Giulio Tremonti da una visita a
Gemonio: «Bossi è in gran ripresa e presto io, lui e Giulio faremo degli
incontri pubblici».
Dice invece una fonte accreditata della Lega: «Il Senatùr continua a non
stare bene, per questo non lo fanno vedere in giro. Il cuore è debolissimo,
il braccio sinistro è completamente fuori uso e adesso ha anche dei problemi
alla schiena. Nessuno lo sa, ma da poco è stato ricoverato nuovamente in
Svizzera. E' stato una settimana fuori. Per questo evita di farsi vedere. E
anche la sua lucidità non è al massimo. La sua soglia di attenzione non va
oltre i quindici, venti minuti. Certo, Berlusconi afferma il contrario ma è
una messinscena che in primo luogo serve per far vedere agli alleati che l'
asse del nord è vivo e vegeto». E che il Senatùr sarebbe ancora lontano da
una buona condizione lo confermerebbero anche altri indizi. Continua la
nostra fonte: «Ormai tutto passa per Calderoli, ha preso il controllo del
partito. Berlusconi tratta direttamente con lui. Gli altri? Maroni si è
defilato e Giorgetti (leader dei movimentisti antiministeriali, ndr) rimane
in attesa, convinto che prima o poi il capo sconfesserà Calderoli». A mano a
mano che si va avanti, però, sembra sempre più difficile che il ministro
delle Riforme possa perdere il terreno conquistato. Basta vedere quello che
è successo in occasione del rimpasto che ha portato nel governo tre nuovi
sottosegretari leghisti: il piemontese Roberto Cota (Attività produttive) e
i veneti Stefano Stefani (Ambiente) e Gian Paolo Gobbo (Riforme). In
pratica, Bossi sarebbe stato al corrente della nomina di uno solo di questi
tre. Cioè Stefani. E proprio parlando con quest'ultimo il Senatùr avrebbe
scoperto che invece le cose erano andate diversamente, grazie a una
trattativa condotta da Calderoli con il premier. Un episodio simile era già
accaduto nella famosa notte di luglio che portò alle dimissioni di Giulio
Tremonti. Anche in quel caso, Bossi lo venne a sapere dopo e quando ne
chiese conto a Calderoli, la risposta fu questa: «Umberto, non si poteva
fare diversamente».
Ma l'indizio principe della progressiva calderolizzazione della Lega sarebbe
la blindatura del Senatùr, una sorta di gabbia che il ministro delle Riforme
avrebbe costruito attorno al capo ancora convalescente. In merito, molto
significativo è stato l'allontanamento del fedele autista di Bossi, da tutti
chiamato e conosciuto solo per nome: Aurelio. Infatti, quando Bossi nel
periodo natalizio ha fatto la sua prima (e unica) uscita pubblica, andando a
via Bellerio, Aurelio non c'era. Conclude la fonte: «Il capo continua a
chiedere di lui, Aurelio, ma Calderoli gli ha fatto mettere un altro
autista. E anche quando venne nella sede, l'agenda degli incontri fu decisa
dal ministro delle Riforme».
A questo punto, allora, resta da vedere fino a che punto il Bossi malato e
sotto tutela starà al gioco sovietico del "falso leader" che Berlusconi e
Calderoli avrebbero messo in piedi per tatticismi interni (Calderoli) oppure
di coalizione (Berlusconi). Ovviamente, le regionali sono la deadline di
questo processo. Nel senso che fino ad allora non accadrà nulla (figuriamoci
il congresso della Lega previsto per statuto a marzo), ma dopo tutto è
possibile. Soprattutto se il risultato elettorale non sarà dei migliori,
come già pronostica un sondaggio riservato fatto commissionare da An,
secondo cui la Lega sarebbe al 4,2 per cento




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