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  1. #11
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    Predefinito Re: grazie

    In Origine postato da rexit

    grazie conterio delle tue lezioni...

    saluti
    rexit
    Grazie a te che le hai lette.....
    qualche volta mi sembra di aver fatto cosa poco gradita, in quanto nessuno aveva ancora postato un'impressione !!

    Adesso ho più voglia di andare avanti !!

    Ciao

  2. #12
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    Io in realtà sapevo che si preferì una politica di accentramento perchè si temeva che al Sud venisse fodnata nua repubblica di tipo mazziniano A torto o a ragione come al solito non so.

  3. #13
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    Lezione 8 – No alle regioni ?

    Il perché si scartò rapidamente un ordinamento basato su una suddivisione territoriale in Regioni, si evince da diversi brani scritti o parti di discorsi di personalità e politici del tempo. In quegli anni infatti, l’argomento fu sviscerto profondamente, e lo studio non fu mai influenzato da interessi personali o di parte. Il risultato di questo grande dibattito e lavoro Parlamentare fu la Legge promulgata con R.D. del 20 marzo 1865 No. 2248, che istituiva il nuovo ordinamento comunale e provinciale del regno d’Italia. Essa con modifiche successive fu sempre base dell’ordinamento dello Stato anche durante il periodo fascista.
    Urbano Rattizzi, in un discorso elettorale del novembre 1867 affermò : “…procedere ordinando l’amministrazione col principio del più largo discentramento restringendo le attribuzioni del potere dello Stato e i grandi interessi che a lui si connettono, ed emancipando i comuni e le province ad ogni ingerenza governativa, onde sulla base dell’elemento elettivo possano deliberare, senza veruna dipendenza, e regolare da sé i propri affari”.
    Le ragioni di questa scelta contro l’ipotesi delle regioni, sono focalizzate bene su uno degli organi di Stampa più autorevoli dell’epoca, la “Gazzetta d’Italia”, che affrontò il tema in una serie di “lettere” scrivendo : “L’amministrazione regionale ha durato 10 anni. La mano sulla coscienza, e senza spirito di parte, quale delle due diede più splendidi risultati ? L’amministrazione Regionale ha lasciato le montagne denudate di selve, l’agricoltura nell’infanzia, una gran parte dell’Italia priva delle ordinarie comunicazioni, le popolazioni prive di istruzione, le carceri in tale stato da faar onta all’umanità, ed inette ad assicurare la custodia, le strade ferrate quasi dappertutto un desiderio, e tanti milioni di analfabeti, da farci coprire il volto con ambo le mani per nascondere il nostro rossore”. Il riferimento evidente, fatto dalla “Gazzetta” d’Italia” valeva per la situazione dell’Italia pre-unitaria, caratterizzata appunto dalla presenza di Stati a dimensione regionale.
    Si ritenne perciò il Comune, l’entità locale più connaturata alla storia del nostro paese e del nostro popolo, e che la Provincia costituisse una entità territoriale più ampia ma tuttavia meno artificiosa della regione, che spesso in passato aveva coinciso con Stati creati da potenze straniere accomunando terre altresì non omogenee.
    Ferdinando Ranalli, letterato, storico e deputato al Parlamento Nazionale, scrisse : “Che le tradizioni politiche dell’Italia sieno municipali, non può essere messo in dubbio da chiunque sia mezzanamente istruito nelle nostre istorie. Che le libertà italiane del Medio Evo (le sole isolecivili in Europa) movessero dalle istituzioni dei Comuni….donde pure nacque quella serie di repubbliche Italiane, che con tutta loro imperfezioni e con tutti loro mali, ci lasciarono tanto patrimonio di gloria ….”

    Termina così l’ottava lezione, in essa, la spiegazione del perché dell’ordinamento dato, …non già per capriccio, interesse o sterili campanilismi, ma perché il buon senso della storia e delle tradizioni avevano tracciato la via, … che restava da seguire come un figlio da crescere.

    A presto

  4. #14
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    In Origine postato da Conterio
    Lezione 8 – No alle regioni ?

    Il perché si scartò rapidamente un ordinamento basato su una suddivisione territoriale in Regioni, si evince da diversi brani scritti o parti di discorsi di personalità e politici del tempo. In quegli anni infatti, l’argomento fu sviscerto profondamente, e lo studio non fu mai influenzato da interessi personali o di parte. Il risultato di questo grande dibattito e lavoro Parlamentare fu la Legge promulgata con R.D. del 20 marzo 1865 No. 2248, che istituiva il nuovo ordinamento comunale e provinciale del regno d’Italia. Essa con modifiche successive fu sempre base dell’ordinamento dello Stato anche durante il periodo fascista.
    Urbano Rattizzi, in un discorso elettorale del novembre 1867 affermò : “…procedere ordinando l’amministrazione col principio del più largo discentramento restringendo le attribuzioni del potere dello Stato e i grandi interessi che a lui si connettono, ed emancipando i comuni e le province ad ogni ingerenza governativa, onde sulla base dell’elemento elettivo possano deliberare, senza veruna dipendenza, e regolare da sé i propri affari”.
    Le ragioni di questa scelta contro l’ipotesi delle regioni, sono focalizzate bene su uno degli organi di Stampa più autorevoli dell’epoca, la “Gazzetta d’Italia”, che affrontò il tema in una serie di “lettere” scrivendo : “L’amministrazione regionale ha durato 10 anni. La mano sulla coscienza, e senza spirito di parte, quale delle due diede più splendidi risultati ? L’amministrazione Regionale ha lasciato le montagne denudate di selve, l’agricoltura nell’infanzia, una gran parte dell’Italia priva delle ordinarie comunicazioni, le popolazioni prive di istruzione, le carceri in tale stato da faar onta all’umanità, ed inette ad assicurare la custodia, le strade ferrate quasi dappertutto un desiderio, e tanti milioni di analfabeti, da farci coprire il volto con ambo le mani per nascondere il nostro rossore”. Il riferimento evidente, fatto dalla “Gazzetta” d’Italia” valeva per la situazione dell’Italia pre-unitaria, caratterizzata appunto dalla presenza di Stati a dimensione regionale.
    Si ritenne perciò il Comune, l’entità locale più connaturata alla storia del nostro paese e del nostro popolo, e che la Provincia costituisse una entità territoriale più ampia ma tuttavia meno artificiosa della regione, che spesso in passato aveva coinciso con Stati creati da potenze straniere accomunando terre altresì non omogenee.
    Ferdinando Ranalli, letterato, storico e deputato al Parlamento Nazionale, scrisse : “Che le tradizioni politiche dell’Italia sieno municipali, non può essere messo in dubbio da chiunque sia mezzanamente istruito nelle nostre istorie. Che le libertà italiane del Medio Evo (le sole isolecivili in Europa) movessero dalle istituzioni dei Comuni….donde pure nacque quella serie di repubbliche Italiane, che con tutta loro imperfezioni e con tutti loro mali, ci lasciarono tanto patrimonio di gloria ….”

    Termina così l’ottava lezione, in essa, la spiegazione del perché dell’ordinamento dato, …non già per capriccio, interesse o sterili campanilismi, ma perché il buon senso della storia e delle tradizioni avevano tracciato la via, … che restava da seguire come un figlio da crescere.

    A presto
    Questa non l'ho capita. Si parla di Regioni in che senso?

  5. #15
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    In Origine postato da Adriano1897
    Questa non l'ho capita. Si parla di Regioni in che senso?
    Il decentramento Sabuado, verteva su un ordinamento territoriale ed amministrativo basato sui Comuni e le Province.
    Le Regioni, non vennero istituite, e di fatto non esistevano. La "lezione" 8, spiega (in breve) il perchè si scartò la Regione, preferendo un sistema che prevedeva Comuni che dialogavano con le Province, e le Province dialogavano direttamente con lo Stato centrale !

    Ciao

  6. #16
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    In Origine postato da Conterio
    Il decentramento Sabuado, verteva su un ordinamento territoriale ed amministrativo basato sui Comuni e le Province.
    Le Regioni, non vennero istituite, e di fatto non esistevano. La "lezione" 8, spiega (in breve) il perchè si scartò la Regione, preferendo un sistema che prevedeva Comuni che dialogavano con le Province, e le Province dialogavano direttamente con lo Stato centrale !

    Ciao
    Ma questo NON è decentramento!

  7. #17
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    Lezione 9 – Possibilità offerta dal decentramento Sabaudo

    Come abbiamo già appreso, le Leggi varate tra il 4 marzo 1848 ed il 13 novembre 1859, estese a tutte le nuove province costituirono tra i più illuminati esempi di sistema organico di decentramento amministrativo. Le decisioni periferiche, con esso, non sono “appaltate”, ma l’organizzazione data indicava i temi sui quali puntare gli sforzi (le politiche), prescriveva le regole di comportamento (l’etica) e stabiliva gli strumenti di controllo (presenza delle istituzioni) !
    Altro tassello nel sistema di decentramento Sabaudo, fu importanza riservata negli ordinamenti commerciali e giuridici agli “Usi e Consuetudini”, norme date dalle tradizioni delle varie Province, che furono ordinate e formalizzate dalle locali Camere di Commercio.
    L’ultimo assestamento a questo sistema fu costituito dal Regio Decreto No. 1175 del 14 settembre 1931, con il quale venne approvato il “Testo unico per la finanza locale” che sarebbe rimasto in vigore sino al primo gennaio 1974 come già detto.
    In virtù di esso i Comuni avevano facoltà di applicare imposte dirette (famiglia e patrimonio) ed indirette (dazi sul consumo e valori locativi ecc.)
    Questa Autonomia era “cardine” a tal punto che l’imposta statale diretta, corrispondente all’imposta comunale di famiglia, era sussidiaria e definita “complementare sul reddito” ….secondaria insomma.
    In altri termini, si applicava il principio della “Responsabilità diretta dell’amministratore”.
    Ogni qual volta egli deliberava spese in misura superiore alle disponibilità di bilancio, avrebbe dovuto chiedere ai suoi amministrati aumenti delle imposte, e a dover convincere i cittadini dell’utilità del maggior sacrificio richiesto, con la validità delle opere realizzate e con l’efficienza dei servizi offerti.
    Inoltre, la divisione effettiva tra il potere politico, il potere giudiziario che erano centrali, ed il potere amministrativo che era locale, poneva in essere un sistema automatico di controlli scrupolosi ed una duplice garanzia. La garanzia stava nel fatto che non avendo il potere politico ingerenze o collusioni nell’attività amministrativa, non poteva nelle sue decisioni ed indirizzi esserne condizionato per interesse !
    I controlli diretti, eseguiti frequentemente e scrupolosamente da parte di uffici centrali, correvano paralleli ai controlli indiretti attraverso il confronto tra gli imponibili accertati dall’amministrazione Statale (imposta complementare) e quelli dell’amministrazione periferica (tributi locali). Questi due controlli erano indipendenti eppure paralleli. Altro punto a favore del sistema erano le assegnazioni delle cariche dell’amministrazione Statale centrale, che avvenivano assegnate per concorso “Nazionale”, ed i Funzionari Statali, Magistrati, Ufficiali delle Forze Armate ecc. non venivano mantenuti nella medesima sede per la durata superiore ai due anni, ed era sufficiente a scongiurare complicità o connivenze ora divenute abituali.
    Ciò serviva inoltre ad educare il cittadino ed i rappresentanti dello Stato stessi al rispetto del ruolo e della legge, senza deviazioni derivanti dalla confusione tra le funzioni ed il rapporto personale.

    Terminando la nona lezione, citiamo l’affermazione di Giustino Fortunato, meridionale e grande meridionalista, …egli, riconosciute le possibilità offerte da questa rivoluzione, (soprattutto per le province del sud), vedeva nella stessa incapacità e pigrizia degli amministratori e degli amministrati, la possibilità di sfruttare a fondo queste Libertà . Ebbe a dire infatti : “Eravamo ancora, nel 1860, sul limitare del medio evo, quando, di botto, fummo cacciati nell'età moderna ; o meglio, le due età s'incontrarono a un tratto, si mescolarono, si confusero nel modo più singolare e per via de' più stridenti contrasti. Nessun paese, per ciò, è più arretrato del nostro nel sentimento della libertà”
    Vedremo più avanti come le possibilità furono comunque ben sfruttate al sud come al nord, ed addirittura nelle terre d’oltre mare !

    A presto

  8. #18
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    In Origine postato da Adriano1897
    Ma questo NON è decentramento!
    Come la chiami tu la possibilità di gestire regole e leggi locali, la possibilità di riscuotere e di imporre localmente le tasse, di istituire consorzi comunali o inteprovinciali per la costruzione di opere pubbliche del tutto autonoma dal governo centrale ?

  9. #19
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    Lezione Aggiunta - Rispetto verso la popolazione

    La conferma (una) del rispetto del Sovrano e del Governo per le nuove popolazioni acquisite (province del Regno di Napoli), e a dimostrazione delle falsità sulle note affermazioni circa l’instaurazione di un governo accentratore ed ossessivo, viene anche dall’amministrazione delle poste. Infatti in base ad un decreto Luogotenenziale del 6 gennaio 1861 furono emessi appositi francobolli postali (14 febbraio 1861) per queste province, con valori facciali in “Grana” e “Tornesi”, in modo da non traumatizzare oltremodo le popolazioni con l’introduzione immediata della nuova moneta in “Lire” e “Centesimi”.
    Questi francobolli, simili alla terza emissione di Sardegna (con effige di Vittorio Emanuele II in rilievo), furono tollerati anche nel resto d’Italia.
    Rimasero in corso fino al 30 settembre 1862 e tollerati fino al 15 ottobre 1862. Il periodo di transizione durò quindi 19 mesi circa, dando alle popolazioni del sud, un concreto aiuto nel superare le difficoltà date dall’introduzione della nuova moneta unitaria”
    Non possiamo che stupirci ancora pensando ad oggi, allorché il periodo di transizione per l’introduzione dell’Euro fu di tre mesi appena, e grazie ai “perfetti” controlli preposti, sappiamo qual è stato il risultato raggiunto !!

    A presto

  10. #20
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    In Origine postato da Conterio
    Come la chiami tu la possibilità di gestire regole e leggi locali, la possibilità di riscuotere e di imporre localmente le tasse, di istituire consorzi comunali o inteprovinciali per la costruzione di opere pubbliche del tutto autonoma dal governo centrale ?
    'Na cosa sana e naturale... penso. Ma grazie a Dio non è decentramento.

 

 
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