Un appello urgente per aiutare un reduce di El Alamein, abbandonato e
paralizzato che ha bisogno di tutti noi.
"Ho 89 anni, reduce di El Alamein, invalido di guerra, vivo in totale
solitudine notte e giorno. Dimenticato da tutti. Mia moglie è morta lo
scorso aprile, a due anni da un'ischemia cerebrale. Ho chiesto all'ex medico
curante di restituirmi un macchinario acquistato a mie spese per consentire
i controlli di mia moglie (7 milioni e nezzo). Ma non è servito a nulla. E
con la pensione di invalidità, io ex reduce, non riesco a vivere" Questo
straziante appello è comparso firmato, il 22 dicembre, nella rubrica della
posta de Il Messaggero, ma non ha sortito gli effetti sperati. Il valoroso
combattente, residente a Roma, è stato prontamente contattato e si è
rivelato, senza retorica, persona straordinaria. Partito in guerra a
vent'anni, dopo El Alamein fu fatto prigioniero dagli Inglesi. Fu torturato
e soffrì la fame nei campi di prigionia, ma non cooperò mai col nemico.
Miracolosamente riuscì a tornare in patria all'età di trent'anni, pesava 40
chili. Il reinserimento fu lungo e difficile, subì numerose angherie da
parte dei vincitori. Ma ancor'oggi è estremamente fiero del proprio passato
e di quell'Italia. È ridotto su una sedia a rotelle, non ha figli ne
parenti. Soffre enormemente la solitudine. Il sedicente medico lo ha fatto
anche minacciare. È nostro dovere aiutarlo in fretta! Invano abbiamo tentato
di sensibilizzare organizzazioni sindacali e reducistiche. Stiamo
raccogliendo dei contributi economici e siamo alla ricerca, possibilmente in
Roma, di un legale, combattente come lui, che sia veramente motivato e
disponibile ad assisterlo gratuitamente. Gli aventi i requisiti possono
inviare i propri recapiti all'e-mail redazione@noreporter.




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