febbraio 26, 2005
VENETO / La corsa di Giorgio Panto: ora l'outsider delle tv mette a rischio Galan - Controlla le televisioni regionali ed è accreditato del 6-8%: «Il Carroccio si è rammollito»
TREVISO Il terzo candidato, stavolta, rischia di essere un incomodo per davvero. Ha battuto per anni il fertile terreno dello scontento, si è nutrito con la protesta dura e pura della Lega prima maniera, ha replicato in sedicesimo il modello dell'editore- televisivo che si getta nell'agone politico sfruttando abilmente i media di sua proprietà.
Giorgio Panto, 63 anni, non fa mistero di puntare a un risultato a due cifre.-1 primi sondaggi lo accreditano di un piazzamento fra il 6 e 1'8%, ma lui è sicuro di essere già vicino alle agognate due cifre. Sarà questo imprenditore, titolare di un piccolo impero che è nato con la produzione di serramenti e si è allargato ad altri settori, tv comprese, la variabile a sorpresa delle regionali nel Veneto. Il governatore uscente Giancarlo Galan mostra di non curarsene, anzi non ha nemmeno formalmente -aperto la campagna elettorale, anche se «ormai inaugura pure i chiodi cui appende i suoi proclami», sibila Parato. Il candidato del Centro-sinistra Massimo Carraro, a' sua volta imprenditore ed ex europarlamentare indipendente pelle liste ds, lo ha già affrontato in qualche talk-show per scaldare l'ambiente, ma praticamente non c'è stato dialogo tanto era grande la distanza fra i due progetti politici.
E' la Lega a temere di più l'uomo: nuovo di queste regionali e, non a caso, sta battendo a tappeto i paesi per suggerire che è inutile gettare via voti puntando sui "partitini". Ma il messaggio «populista» di Parto rischia di togliere voti importanti a tutto il Centro-destra. Lui è sicuro di attingere consensi presso entrambi gli schieramenti. «Non è questione di destra o sinistra - dice -: qui bisogna mandare a casa chi non ha fatto nulla nell'arco di decenni, sia da una parte che dall'altra, Hanno costruito una policrazia, una sorta di Moloch controllato da un gruppo ristretto di politici a tempo_ pieno che si alimenta con la gestione clientelare della cosa pubblica».
Discorsi che trovano facile presa in un Veneto che stenta a capire perché la locomotiva economica s'è fermata e non individua gli strumenti giusti per farla ripartire, che teme di vedere bruciato il benessere faticosamente costruito, impaurito da crisi industriali pesanti ma anche dalle difficoltà del tessuto produttivo più diffuso, quello dei tanti laboratori artigianali e delle micro-imprese. Furbescamente Panto ci aggiunge il richiamo alle radici; apre i suoi comizi ( «uno strumento straordinario di contatto con la gente che i miei avversari temono») con l'inno a San Marco; dice che serve un federalismo vero, che può essere basato solo su una reale autonomia fiscale. Va a nozze nel citare i dati sui trasferimenti degli introiti delle tasse nelle vicine Trento e Bolzano: il 90% contro il 30 o poco più del Veneto. L'attacco alla Lega è preciso e mirato: l'accusa è di essersi rammollita per andare su posizioni di governo, di avere abbandonato ideali e impegni della prima ora.
Giorgio Pano già ci aveva provato a scalare la montagna della politica dieci anni fa, ma si era fermato al 3 per cento. «Stavolta è diverso - dice -: ho l'esperienza e anche uno strumento indubbiamente importante come tre televisioní ». La più tenera delle accuse che gli viene mossa è quella di qualunquismo, ma lui giù nel programma promette di essere una spina nel fianco della nuova amministrazione regionale: «Lotteremo su ogni provvedimento e. se non verranno accolti i nostri obiettivi, lavoreremo per fare andare tutti a casa, noi compresi».
CLAUDIO PASQUALETTO
Il Sole 24 Ore 26-02-2005




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