Il quotidiano IL FOGLIO di martedì 8 marzo 2005 pubblica a pagina 2 un articolo di Amy K. Rosenthal sulle idee dell'ex dissidente sovietico, oggi ministro israeliano, Natan Sharansky.
Ecco l'articolo:
" Bush è il vero dissidente perchè crede in un mondo arabo democratico" :
La libertà è di tutti e quando un popolo ha l’opportunità di scegliere tra una società basata sulla paura o una società libera sceglierà la democrazia”. Ne è convinto Natan Sharansky, ex dissidente dell’Unione Sovietica, rilasciato da Michail Gorbaciov nel 1986, dopo nove anni in un carcere del Kgb, oggi ministro per gli Affari della diaspora nel governo di Ariel Sharon. Con Ron Dermer,Sharansky ha pubblicato “The case of democracy” che, su esplicita ammissione dello stesso George W. Bush, è un testo di riferimento per il secondo mandato presidenziale. Nel weekend è stato ospite della Comunità ebraica di Milano: sul suo blog, Davide Romano ha raccontato la serata in compagni di questo “indomito combattente per la libertà”, che “ha mantenuto intatta quella tensione morale che lo porta a collaborare con i dissidenti dei vari regimi e a confrontarsi con le audience più disparate”. “Non si può mai forzare a essere libero un popolo che non lo vuole, ma è sempre possibile imporre le dittature – dice Sharansky al Foglio – Purtroppo il mondo libero non di rado appoggia i regimi, credendo di potervi trovare comodi alleati. Nel mio libro ho provato a dimostrare che le dittature sono in realtà molto deboli verso il popolo che dominano, perché consumano tutte le loro energie nel controllo delle masse. La sola cosa che il mondo libero può fare smettere di appoggiare queste società fondate sulla paura: in questo modo le dittature possono crollare da dentro senza uno sparo e senza il sacrificio di un soldato ”. Al primo posto, nel manifesto per la democrazia mondiale di Sharansky, c’è l’esigenza di una “moral clarity” globale: “ Una società libera spesso può essere ingiusta, teatro di violazioni dei diritti umani, ma ci sono i mezzi per salvaguardarli, per esempio attraverso le istituzioni. Invece una società basata sulla paura è sempre ingiusta e noncurante dei diritti umani ”. I critici di Sharansky dicono che è impossibile fare una politica estera basata su un concetto etico, lui ribadisce: “Non si deve predicare la democrazia. Tutte le buone politiche sono costruite su interessi pragmatici: non ci sono differenze tra morale, valori e interessi. E’ nell’interesse della sicurezza comune coltivare la libertà degli altri. Per questo i paesi che fanno parte del mondo libero non devono sostenere i dittatori” . L’“uomo giusto” è, secondo Sharansky, Bush, che “ha iniettato una robusta dose di ‘moral clarity’ nella politica internazionale, con un messaggio chiaro: la via verso la sicurezza viaggia insieme con la libertà e la democrazia ”. Il cammino lungo questa strada non è esente dalle grida delle Cassandre.
“Ci sono molti scettici che dicono che il mondo arabo non è adatto per la democrazia e che gli arabi non vogliono vivere liberi – spiega Sharansky – Ma, esaminando i recenti sviluppi in Iraq, in Egitto e in Libano, abbiamo visto che non è vero. Sono sicuro che questi risultati sono una diretta conseguenza del messaggio forte mandato dal presidente Bush nel discorso sullo Stato dell’Unione del mese scorso”. Sharansky è convinto che “nel momento in cui ci fosse dissenso interno e solidarietà dall’esterno, gli
stati arabi cambierebbero la loro politica”. E si dice certo di come “i cambiamenti che stiamo vedendo in molti di questi paesi porteranno nel mondo arabo la libertà e la democrazia, esattamente come è accaduto in altre parti del mondo”. Il presidente americano è l’indiscusso liberatore del mondo arabo. Di più. Bush è dipinto come “un vero dissidente, perché spesso i leader condizionano le loro scelte al consenso popolare: i dissidenti invece vivono per le loro convinzioni”. E di convinzione, Sharansky ne ha una: Bush non ha mai smesso, nonostante le critiche, di incentrare i suoi messaggi sull’importanza della democrazia come metodo per garantire pace e sicurezza. E’ necessario poi fare attenzione alle scosse dell’effetto domino: “ L’abbiamo visto in Ucraina, in Egitto e durante le elezioni in Iraq: è questo ciò che accade quando un popolo è incoraggiato da un messaggio dal mondo libero, e in particolare da Bush. Sono felice che le cose stiano cambiando, perché, in questi anni, sono stato uno dei pochi a sostenere che il mondo arabo può vivere in libertà e democrazia come altri nel mondo. Ero lì a dire che ci sono sempre i dissidenti, ma nel mondo libero non li si voleva sentire e si continuava a vederli come una minaccia per i ‘friendly dictators ’”. A chi considera Israele la più grande minaccia alla pace nel mondo, Sharansky risponde: “E’ sempre facile ripetere i più tragici, imperdonabili e terrificanti sbagli del passato, cercando di assecondare i dittatori e di accollare ai paesi democratici tutte le responsabilità”. La cosa più difficile, e che richiede coraggio, è dichiarare davvero guerra ai dittatori. "
Shalom




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Come, niente Mossad?
