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Discussione: ortodossi in America

  1. #1
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    Predefinito ortodossi in America

    come ho capito da numerosi post in quest forum la Chiesa ortodossa si divide in varie Chiese locali su base nazionale, ma in America dove le nazionalità sono tutte mischiate come funziona?
    e di ortodossi in America ce ne sono molti!

  2. #2
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    Predefinito

    Come in Europa Occidentale.......comunità mischiate.......idem per le gerarchie.

    Questo non è corretto, e chi è più esperto di me senz'altro saprà spiegarlo, ma per un comune fedele non è poi questo gran dramma in quanto la Chiesa è la stessa!

    Comunque in America semplificando:

    Orthodox Church in America, sono gli ortodossi "storici" appartenenti alla vecchia metropolia Russa (Aleuti ed Alaska) a cui Mosca concesse l'Autocefalia. E' una Chiesa anglofona e si considera la Chiesa Autocefala d'America. Il suo primate risiede a Washington D.C.

    Poi ci sono tutte le altre: Antiochia. Gerusalemme, Costantinopoli, Belgrado. Sofia. Questo per i "Canonici" che tutti insieme fanno parte di una "Conferenza Episcopale" : S.c.o.b.a. mi sembra si chiami.

    Per le Chiese Tradizionaliste: ci siamo noi con un Arcivescovo residente in California e ritengo ci siano rappresentanti anche di tutte le altre giurisdizioni tradizionaliste.

    Fra l'altro in America ha sede la Chiesa Russa Fuori Frontiera con cui noi siamo in comunione.

    Una nota di colore: almeno una Chiesa della Orth.Church in America è stata vista da molti italiani.........ricorda il film"Il Cacciatore" con R.De Niro sulla guerra in Vietnam ? ebbene le scene del matrimonio furono girate in una di quelle Chiese della zona industriale di Pittsburgh - ( Parma mi sembra....)

  3. #3
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    Per chi è interessato, posto una breve storia dell'Ortodossia americana, che ho scritto qualche tempo fa.

    p. Daniele
    ____________________________

    L’Ortodossia in America

    La presenza ortodossa in America ha una storia lunga e travagliata, che ha inizio alla fine del XVIII secolo.

    Nel 1741 una spedizione russa guidata da J. J. Bering e A. J. Chirikov aveva scoperto le Isole Aleutine aprendo alla colonizzazione il territorio dell’Alaska. Nel 1793 l’Imperatrice Caterina II incaricò il Metropolita di Mosca Gabriele di designare dei missionari per l’Alaska. Vennero scelti otto monaci del noto Monastero di Valaam. Il piccolo gruppo di missionari, guidato dall’archimandrita Joasaph, si recò nelle Isole Aleutine insieme alla “Compagnia russo-americana per il commercio”. I missionari cominciarono subito la loro opera, partendo dall’Isola di Kodiak; in meno di un anno furono celebrati circa settemila battesimi, ma la missione dovette anche scontrarsi con qualche ostilità: nell’estate del 1796 uno dei missionari, lo ieromonaco Juvenalij fu ucciso da un gruppo di indigeni. Nello stesso anno l’archimandrita Joasaph fu consacrato vescovo, ma perì poco dopo in mare, lasciando il destino della missione nelle mani del p. German (1756-1836). La vita dei missionari non fu affatto semplice: dovettero scontrarsi con l’ostilità degli sciamani indigeni, che si vedevano privati della propria posizione di preminenza religiosa, ma anche degli stessi coloni russi, che vedevano nei missionari – troppo inclini a difendere gli indigeni – un serio ostacolo ai propri obiettivi economici. Il p. German fu presto lasciato solo anche dagli altri suoi compagni di missione, scoraggiati per il comportamento inumano dei propri connazionali, e dovette rifugiarsi in un’isola deserta che aveva ribattezzato “Nuova Valaam” dal nome del suo monastero d’origine. Morì nel 1836. Intanto, nel 1812, la Compagnia russo-americana aveva fondato a Fort Ross, in California, una nuova colonia destinata all’agricoltura dove lavoravano insieme russi ed aleutini. La nuova colonia suscitò però il malcontento dei “concorrenti” coloni spagnoli; questi arrestarono alcuni aleutini convertiti all’ortodossia e tentarono di convertirli forzatamente al Cattolicesimo. Un giovane di nome Pietro fu anche ucciso. Si tratta del primo santo ortodosso di origine americana[1].

    A questa prima missione ne fece seguito un’altra quando, nel 1823, il Santo Sinodo della Chiesa Russa constatò la necessità di inviare nuovi missionari per non perdere i risultati gia conseguiti dal p. German. Protagonista assoluto di questa nuova missione fu il p. Ioan Veniaminov (1797-1879), che si recò nelle Isole Aleutine con l’intera sua famiglia e diede inizio ad una profonda opera di rinnovamento e ricostruzione della missione del 1794. P. Ioan Veniaminov apprese velocemente la lingua indigena, di cui scrisse anche la prima Grammatica; cominciò anche a tradurre i testi sacri e scritti di carattere catechetico. Pubblicò anche, nel 1833, una propria opera, l’Indicazione per la via del Regno dei Cieli[2], direttamente in lingua aleutina: un piccolo gioiello della spiritualità ortodossa che appena tradotto in russo totalizzò qualcosa come quarantasei edizioni nel solo arco di sedici anni. Nel 1838 p. Ioan si recò a San Pietroburgo per riferire sullo stato della missione, e durante la sua permanenza giunse notizia della morte della moglie. Venne così consacrato vescovo con il nome di Innokentij e con giurisdizione sulla Kamchatka e sulle Isole Curili ed Aleutine. Tornò a lavorare alla sua missione, aprendo tra l’altro un Seminario a Sitka. Nel 1867, alla morte del Metropolita Philaret, fu designato come nuovo Primate della Chiesa Russa e dovette quindi tornare in patria (continuò comunque a supportare l’opera missionaria, dalla sua nuova posizione, fino alla morte nel 1879)[3]. Poco dopo la partenza del vescovo Innokentij, ed anche a seguito della cessione dell’Alaska al governo nordamericano, la sede della Diocesi venne spostata a San Francisco, con un sostanziale cambiamento di prospettiva: a San Francisco (come in genere nel resto dell’America del Nord) si parlava inglese, e non aleutino, e i missionari vennero in contatto con cristiani di altre Confessioni, e non più con popolazioni non cristiane. Fu così organizzata la prima missione di lingua inglese, sostenuta dalla Chiesa Russa fino all’inizio del XX secolo. Il fine di questa missione non era più l’evangelizzazione di un popolo pagano, ma la cura degli ortodossi di varie nazionalità (serbi, siriani, e altri); ci furono anche le prime conversioni all’Ortodossia da parte di cristiani eterodossi. Nel 1898 era giunto a San Francisco un’altra grande figura della Chiesa Russa, il vescovo Tikhon, più tardi divenuto Patriarca e canonizzato dalla Chiesa Russa all’Estero nel 1982. Questi trasferì la sede episcopale da San Francisco a New York e, nel 1903, divenne arcivescovo con giurisdizione su tutta l’America del nord. Fondò tra l’altro un importante Seminario teologico a Minneapolis. Tornò in Patria nel 1907, non prima di aver organizzato il primo Concilio pan-americano a Mayfield, in Pennsylvania. Successore di Tikhon fu il Metropolita Platon. Bisogna anche ricordare, in questo stesso periodo, l’opera del p. Sebastian (Dabovič), morto nel 1940, a cui si devono le prime pubblicazioni sull’Ortodossia in lingua inglese.

    La Rivoluzione spazzò comunque via ogni seria possibilità di sostenere un’opera missionaria. Presto la missione perdette vigore e gli ortodossi americani, sia convertiti che provenienti da paesi di tradizione ortodossa, furono lasciati a se stessi. La Metropolia americana, guidata da Platon, fece parte in un primo momento della Chiesa Russa all’Estero, separandosene una prima volta nel 1926 e definitivamente, dopo alterne vicende, nel 1946, per prendere il nome di “Chiesa Ortodossa d’America”. Quando, negli anni Trenta, i primi vescovi della Chiesa Russa all’Estero, si trasferirono negli Stati Uniti, trovarono una situazione per molti versi disastrosa[4].

    Gli anni seguenti videro una progressiva stabilizzazione di questa situazione, con in aggiunta lo stanziarsi di altre Chiese Ortodosse a causa della forte immigrazione. Negli anni Sessanta e Settanta la situazione era già per molti versi simile a quella odierna: c’erano le giurisdizioni ortodosse “storiche”, come il Patriarcato di Costantinopoli; c’era la «Chiesa Ortodossa d’America», frangia “autonomista”[5] dell’Ortodossia americana; c’erano le giurisdizioni “dissidenti”, come la Chiesa Russa all’Estero – che nel 1950 aveva portato la propria sede centrale dalla Jugoslavia a New York – in progressivo allontanamento dalle altre Chiese Ortodosse locali.



    [1] Pietro l’Aleuta, p. German e a p. Juvenalij furono canonizzati nel 1970 dalla Chiesa Russa all’Estero e sono ricordati il 12 Dicembre (in altre giurisdizioni ortodosse, il 13).

    [2] Esiste di quest’opera anche una edizione in inglese: Saint Innocent, Indication of the Way into the Kingdom of Heaven, Holy Trinity Monastery, Jordanville (NY), 1999

    [3] Anche il vescovo Innokentij è stato canonizzato come “illuminatore dell’Alaska”; la sua festa cade il 31 Marzo.

    [4] Lo stesso p. Seraphim affermò in una conferenza nel 1979 che le missioni russe, lasciate a se stesse, si erano “liberalizzate” al punto da divenire una sorta da “Protestantesimo di rito orientale” (cfr. p.Seraphim (Rose), Orthodoxy in the USA. Its historical past and present, «The Orthodox Word», vol. 16, n. 5 (94), Sept-Oct 1980, pp. 211-236). Non è assente in una tale affermazione una punta di polemica verso la superliberale «Chiesa Ortodossa d’America», erede di questa situazione.

    [5] La Metropolia americana fu definitivamente riconosciuta nel 1970 come “Chiesa autocefala” da parte del Patriarcato di Mosca, con il nome di «Orthodox Church of America» (O.C.A.)
    p. Daniele Marletta
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  4. #4
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    Originally posted by diacono Daniele

    Lo stesso p. Seraphim affermò in una conferenza nel 1979 che le missioni russe, lasciate a se stesse, si erano “liberalizzate” al punto da divenire una sorta da “Protestantesimo di rito orientale” (cfr. p.Seraphim (Rose), Orthodoxy in the USA. Its historical past and present, «The Orthodox Word», vol. 16, n. 5 (94), Sept-Oct 1980, pp. 211-236). Non è assente in una tale affermazione una punta di polemica verso la superliberale «Chiesa Ortodossa d’America», erede di questa situazione.

    [
    e padre Seraphim Rose di quale "chiesa " faceva parte tra queste?

  5. #5
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    La giurisdizione di P. Seraphim Rose era la "Chiesa Russa all'Estero"

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    R.O.C.O.R. dunque.
    Quindi era per così dire "in comunione" con gli ortodossi di questo forum?

  7. #7
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    R.O.C.O.R. dunque

    yes sir......


    ed è corretto dire che siamo in comunione.

  8. #8
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    Ma la Chiesa R.O.C.O.R. essendo una Chiesa che è presente solo all'estero e non in Russia dove sarebbe la sua origine, celebra le sue funzioni in Russo o nella lingua del paese che la ospita (ad esempio in America in Inglese)?

  9. #9
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    Originally posted by uva bianca
    Ma la Chiesa R.O.C.O.R. essendo una Chiesa che è presente solo all'estero e non in Russia dove sarebbe la sua origine, celebra le sue funzioni in Russo o nella lingua del paese che la ospita (ad esempio in America in Inglese)?
    A dire il vero la Chiesa Russa all'Estero è presente anche in Russia, anche se può sembrare strano, con il nome, se non erro, di "Chiesa Russa Libera".

    In Occidente, nelle Chiese della R.O.C.O.R. si celebra prevalentemente in paleoslavo, ma anche in lingue moderne, come l'inglese ed il francese.

    p. Daniele
    p. Daniele Marletta
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  10. #10
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    La Rocor si definisce "All'Estero" perchè ai tempi dell'Unione Sovietica era la sola parte della Chiesa Russa ancora libera. Le sue origini si ricollegano al Santo Patriarca Tikhon, ma questa è una storia molto lunga e complessa......

    In realtà esistono parrocchie ROCOR anche nell'attuale Russia.

    A riguardo della lingua liturgica; principalmente viene usato lo slavonico anche se a fare la differenza in Europa Occidentale ed Usa sono le realtà sociali delle singole parrocchie.

    Anni addietro (troppi...) partecipai ad un sinodo eparchiale a Bruxelles ed oltre a sacerdoti russi incontrai chierici francesi, tedeschi ed olandesi più un manipolo di italiani oltre ad uno spagnolo.

 

 
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