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    Nuovi documenti sul periodo giovanile del filosofo e sui suoi studi teologici prima della scelta di abbracciare il luteranesimo

    Quando Martin era cattolico

    L’autore di «Essere e tempo» frequentò per alcuni anni la Facoltà teologica di Friburgo, appassionandosi di esegesi. Qui tenne persino alcuni corsi su Agostino e sui mistici medievali: tra i suoi allievi c’erano anche Horkheimer e Löwith. La rivista «Humanitas» pubblica uno studio su quel periodo,compresa la lettera di addio al cattolicesimo


    Di Roberto Righetto

    C'erano anche Max Horkheimer e Karl Löwith ad ascoltare le lezioni di teologia del giovanissimo Heidegger. Alla Facoltà teologica di Friburgo, fra il 1917 e il 1923 - anno della sua chiamata a Marburgo - il non ancora trentenne Martin discettava di temi come «Agostino e il neoplatonismo» o dei «Fondamenti filosofici della mistica medievale». Il semestre invernale degli anni 1920-21 fu addirittura dedicato a un'«Introduzione alla fenomenologia della religione» (alcuni di questi testi sono stati pubblicati da Adelphi negli anni passati).
    Era stato il professor Carl Braig, docente dei Teologia sistematica nella Facoltà friburghese, a proporgli di tenere alcuni corsi agli studenti di teologia ed egli di buon grado aveva accettato. Heidegger infatti stimava molto Braig, di cui aveva seguito le lezioni dal 1909 e che definiva «l'insegnante di teologia per lui più significativo». Lo rivela un fondamentale studio di Bernhard Casper che la rivista Humanitas (diretta da Ilario Bartoletti e pubblicata dall'editrice Morcelliana di Brescia, tel. 030-46451) ospita nel suo ultimo numero e che è appunto dedicato a «Martin Heidegger e la Facoltà teologica di Friburgo: 1909-1923». Nell'articolo compare anche il testo integrale della famosa lettera di Heidegger all'amico Engelbert Krebs, scritta il 9 gennaio 1919, in cui egli prese le distanze dal cattolicesimo come sistema di pensiero.
    Come noto, le origini di Heidegger erano profondamente cattoliche. Suo padre era il sacrestano della chiesa parrocchiale di Messkirch e la madre sperava che il figlio potesse farsi sacerdote. E Martin ci pensò sul serio, iniziando il noviziato dai gesuiti di Feldkirch: dovette però ritirarsi per motivi di salute. Da allora iniziò a studiare teologia all'università di Friburgo. Qui cominciò a collaborare con la rivista dell'Unione degli studenti cattolici, scrivendo articoli che rivelano un'impronta teologica classica, contro ogni sbandata modernista. La filosofia per lui era "lo specchio dell'eterno". Nel 1915, Martin prese l'abilitazione, con una tesi su Duns Scoto. Ma è curioso venire a sapere che è proprio in questi anni che Heidegger s'imbatté nella parola "ermeneutica" frequentando le lezioni dello studioso d'Antico Testamento Gottfried Hoberg e nello stesso tempo s'interessò d'esegesi attraverso gli insegnamenti di Simon Weber che tenne un corso sulla Lettera ai Romani e sul Vangelo di Giovanni.
    «All'epoca - annota Heidegger in un brano qui riportato da Casper - mi tormentava in modo particolare la questione del rapporto tra la Parola della Sacra Scrittura ed il pensiero teologico-speculativo. Era, in altre parole, lo stesso rapporto tra linguaggio ed essere, solo che mi era nascosto ed inaccessibile, tanto che cercavo inutilmente un filo conduttore per vie secondarie e traverse». Ma allora erano anche i corsi di Storia della mistica medievale di Joseph Sauer, in particolare quelli su Meister Eckhart, ad entusiasmarlo, tanto da sospingerlo ad elaborare un'«interpretazione filosofica» del grande mistico del Medioevo. Il progetto non venne realizzato, ma il pensiero di Meister Eckhart avrebbe accompagnato Heidegger fino alla fine della sua vita.
    Nel 1916 Martin conobbe poi Elfride Petri, studentessa di economia politica e di confessione luterana, sua futura moglie, che avrebbe avuto un influsso decisivo nella scelta di Heidegger di lasciare il cattolicesimo, nonostante il matrimonio venisse celebrato nella cappella cattolica dell'università, nel 1917. Di lì a poco Heidegger avrebbe incontrato Husserl, che l'avrebbe spinto a un ulteriore passo avanti nel suo allontanamento dalla fede cattolica. E veniamo alla lettera all'amico Krebs, nel gennaio del 1919, in cui dichiarava: «Convinzioni gnoseologiche, che si estendono alla teoria della conoscenza storica, mi hanno reso problematico ed inaccettabile il Sistema del cattolicesimo - non però il cristianesimo e la metafisica (questa però in un nuovo senso)». Quando scrisse questa missiva, egli era ormai conosciuto nell'ambiente universitario come un cristiano protestante, situazione che Husserl definì "molto simpatica". Come ha messo in luce il teologo francese Philippe Capelle nel saggio Philosophie et théologie dans la pensée de Martin Heidegger (Editions du Cerf, 1998), il distacco dal cattolicesimo e l'adesione al luteranesimo segnarono un momento decisivo nella formazione del pensatore tedesco.
    Va ricordato che quando Edith Stein rese noto il suo desiderio di farsi cattolica, il gruppo filosofico riunito attorno a Husserl manifestò chiaramente la propria delusione: a quel tempo ogni buon intellettuale professava la fede luterana e la cultura cattolica era vista negativamente. La futura carmelitana in realtà si stava già allontanando dal maestro, che le aveva preferito Heidegger. C'era nel creatore del metodo fenomenologico innanzitutto un pregiudizio maschilista, ma senza dubbio anche una diffidenza verso il pensiero cattolico, radicato nella Germania del tempo. A differenza della Stein, di famiglia ebrea, per lungo tempo atea, infine cattolica convinta tanto da farsi monaca, Heidegger aveva vissuto un'infanzia e un'adolescenza immerse nell'humus cattolico, ma arrivò a poco a poco a disfarsi di queste radici per preferire il protestantesimo.

    Avvenire - 4 marzo 2005

  2. #2
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    Traditore della fede per un paio di wursterl

  3. #3
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    Originally posted by Thomas Aquinas
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