dal quotidiano LIBERO di oggi:
" Dalle Simone a Giuliana, professione eroe
di ROBERTA CATANIA
ROMA - Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso in Iraq per fare da scudo con il proprio corpo a Giuliana Sgrena, era entrato a far parte dei servizi segreti nell'estate del 2002. Cinquant'anni, specialista nelle liberazioni di ostaggi ( suo il lavoro di mediazione per il rilascio delle due Simone e dei body guard Agliana, Stefio e Cupertino), Calipari lascia due figli: Silvia, di 19 anni, e Filippo, di 13. La moglie, Rosa, 45 anni, poliziotta come lui, impiegata alla presidenza del Consiglio dei Ministri, ha saputo della sua morte mentre era al lavoro. Sapeva della missione del marito. Sapeva di quanto Nicola nell'ultimo mese si fosse dato da fare per la liberazione della giornalista e, quando ha appreso della morte di un italiano in Iraq, Rosa non ha avuto dubbi: un tuffo al cuore, ha capito che si trattava di lui. L'impegno di Calipari in questa missione è testimoniato dallo stesso direttore del Manifesto, Gabriele Polo, che ha commentato la notizia dell'uccisione dello 007 con la voce rotta dalla commozione: « Ringrazio una persona che è morta, Nicola Calipari, che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare per il lavoro che ha svolto per aiutare Giuliana. Il funzionario » , continua Polo, « era quasi diventato un amico, veniva spesso in redazione per tenerci aggiornati sugli sviluppi delle indagini » . Nicola Calipari era di Reggio Calabria, sposato ad una collega originaria di Cosenza, era arrivato a Roma 16 anni fa. Era " un uomo" di Umberto Improta, che, alla fine degli anni Ottanta, da questore di Cosenza aveva apprezzato la sua professionalità come capo della Mobile della provincia calabrese. Così, una volta nominato alla poltrona di via di San Vitale, Improta lo aveva voluto ancora al suo fianco. Nel 1989, quindi, Calipari arriva nella Capitale come capo della sezione Narcotici della squadra mobile. Nel ' 97 prende il posto di Nicola Cavaliere e passa alla Criminalpol, a capo della divisione Lazio, Umbria e Abruzzo. Due anni dopo, le sue brillanti capacità lo spingono oltre e Calipari passa allo Sco, il servizio centrale operativo della polizia di Stato. Nel 2001 torna in questura, dove Calipari era ben voluto da tutti, per sedere al posto di comando dell'ufficio Immigrazione. Un anno e mezzo dopo arriva il salto di qualità e Nicola entra nei servizi segreti militari, nel Sisde, con l'incarico di capo reparto delle operazioni all ' e s t e ro. Quando è partita la raffica di colpi, sulla strada per raggiungere l'aeroporto, la macchina con a bordo la Sgrena e due funzionari dei servizi segreti era ferma vicino ad un call center. Calipari non ha avuto un attimo di esitazione: si è tuffato sulla giornalista appena liberata e con il proprio corpo ha fatto da scudo a Giuliana, riuscendo a salvarle la vita. Ma la scheggia di un proiettile lo ha preso in te- sta e per lo 007 non c'è stato nulla da fare. Morto sul colpo per compiere la missione che si era prefisso e che aveva ribadito, proprio un paio di giorni fa, ad un collega e amico: « La devo riportare in Italia, devo riportare la Sgrena viva » . La questura di Roma e i vertici dell'intelligence italiana, come tutti gli uffici dove Calipari aveva prestato servizio, sono rimasti atterriti dalla notizia del sacrificio costato la vita a Nicola. Colleghi, parenti ed amici si sono stretti intorno alla famiglie e, da ieri sera, un centinaio di persone si sono assembrate sotto l'abitazione in Prati, quartiere a pochi metri dal Vaticano. Tra loro passano uno dopo l'altro, con il volto tirato dalla commozione, anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, il capo della Polizia Gianni De Gennaro e il questore di Roma Marcello Fulvi. Sono arrivati per abbracciare Rosa, Silvia e Filippo. Attendevano il ritorno di Nicola tra pochi giorni, adesso si ritrovano a piangere un eroe. "
Saluti liberali




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