Qualcuno pare non essersi accorto che il calcolo dei morti americani non prevede neanche l'esistenza di più della metà dei propri(!!!) uomini sul campo... pertanto i caduti sono sicuramente, e senza fare del complottismo, moltissimi di più!
Da Noreporter:
Morti americani sulla via del petrolio: le cifre ufficiali ci parlano di 1500 caduti ma vengono ignorati gli stranieri, i mercenari (circa 30 mila), i “dispersi”, i caduti in situazioni di non-combattimento, e i feriti gravi portati a morire in Germania. Pochi?
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Nell’agosto del 2003 Mazen Dana, cameraman palestinese della Reuters, fu ucciso da soldati americani mentre riprendeva la scena di un attacco presso la prigione di Abu Ghraib, nell’area occidentale di Baghdad. Un disgraziato accidente, dissero le autorità americane: un soldato Usa avrebbe scambiato la telecamera di Dana per un lanciagranate a spalla (Rpg). Ma il tecnico del suono che era con il reporter, Nael Al-Shyoukhi, raccontò tutta un’altra storia: pochi minuti prima, i due dipendenti della Reuters avevano parlato coi soldati fuori dal carcere di Abu Ghraib, “i quali sapevano chi eravamo e cosa facevamo lì”. Anche la famiglia del reporter palestinese raccontò al sito Islamonline una storia diversa. Il giorno prima di morire, Dana aveva detto al telefono a suo fratello di essere pedinato dall’intelligence militare Usa, ed era sicuro che lo volessero ammazzare. Perché? Perché Dana, giorni prima, aveva fatto riprese video di una fossa comune dov’erano stati sepolti soldati con uniformi Usa. Qualcosa che il Pentagono non voleva fosse divulgato (1). Anche altre fonti hanno riferito di fosse comuni di soldati americani non contati ufficialmente fra i morti: da “Majles Shora al-Mujahidin di Falluja”, un gruppo di guerriglieri iracheni (che ha prodotto anche un video che mostra decine di corpi in uniforme in una fossa), al giornale messicano La Voz de Aztlan. Sembra ormai certo che solo i cittadini americani vengano inseriti nella conta ufficiale delle perdite, mentre vengono tralasciati i soldati non-cittadini, per lo più sudamericani che si sono arruolati con la promessa di ottenere la “carta verde” (il permesso di residenza permanente negli Stati Uniti). All’inizio dell’invasione dell’Irak, questi non-cittadini comprendevano dal 15 al 20% delle forze armate americane. Costoro, quando sono uccisi, non vengono rimpatriati ma sepolti in Irak. Ma quanti sono allora i caduti delle forze americane? Le cifre ufficiali, che si mantengono sui 1500 morti e sui 10 mila feriti, sono probabilmente false per difetto. Nel conto non entrano, oltre gli stranieri, nemmeno i mercenari (circa 30 mila) e i “dispersi” (MIA, missing in action), e le cosiddette “perdite in situazioni di non-combattimento” (non-combat casualties). Nell’autunno del 2003, un programma della CBS, “60 Minutes”, valutò questi ultimi in 3000 morti e 25 mila feriti. Si tratta di elementi uccisi in vari incidenti di vario genere causati dalle macchine belliche, e di “malati”(spesso con gravi disturbi psichici). Pare che anche i feriti gravi, che vengono evacuati nei lontani ospedali militari americani in Germania, non vengano calcolati. E nemmeno i suicidi, che sono numerosi. Quanto ai feriti, “la natura delle loro ferite è in genere più grave che nelle precedenti guerre”, rivela un articolo di Usa Today. Meno frequenti i feriti da proiettili o schegge nel torace o al ventre, mentre sono molto più comuni “le amputazioni multiple" da esplosioni di ordigni, e "gravi traumi cerebrali" con la stessa causa. Questi mutilati giovani hanno davanti una lunga vita e un futuro incerto, in un Paese dove le provvidenze sociali sono ridotte al minimo. Ancora peggiore sarà il futuro dei reduci che si ammaleranno dopo il ritorno a casa, perché a loro non verrà riconosciuto alcun diritto. Oggi si sa che dei 580 mila soldati che servirono nella prima guerra del Golfo in Irak, 11 mila sono morti successivamente, e 325 mila risultano invalidi permanenti (permanent medical disability) per la misteriosa “Sindrome del Golfo”. Che oggi, senza ombra di dubbio, ha perso ogni mistero: si tratta di avvelenamento da uranio impoverito, usato senza risparmio nei proiettili anticarro. La percentuale dei disabili è spaventosa, 56%, contro il 10% dei disabili del Vietnam e il 5 per cento delle guerre precedenti (2). Note 1)Pentagon casualty figures don’t add up, su sito “rense.com”, 28 febbraio 2005. 2)Bob Nichols, “Heads roll at Veteran administration – mushrooming depleted uranium scandal blamed”, BayView, 23 febbraio 2005.




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