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Discussione: I Falsari

  1. #61
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    Ma quando la finirete di leggere la spazzatura?

    Il sole 24 ore
    http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=ar...rticolo&back=0

    Industria: ristagna anche in gennaio
    La produzione in gennaio: +0,1% la variazione mensile, -2,1% il dato annuo grezzo, -1,5% quello corretto per i giorni lavorativi. Il risultato è deludente, perché segue un trimestre di cali ininterrotti e i volumi produttivi continuano a diminuire nel confronto tendenziale annuo. I dati Istat in dettaglio.

    Nel consuntivo provvisorio dei dodici mesi del 2004, i dati ufficiali Istat sulla produzione industriale - resi noti con qualche ritardo rispetto ai periodi di riferimento - e le stime delle indagini congiunturali mensili dell’Isae e del Centro Studi Confindustria, così come gli indicatori di Ref basati sui consumi elettrici, che arrivano pressoché in tempo reale, mettono in evidenza un'attività produttiva sempre stazionaria, con accenni semmai di ulteriore declino. Le variazioni congiunturali altalenanti della seconda metà del 2003 e l'andamento tra il profilo piatto e poi calante nel finale dei dodici mesi dello scorso anno continuano, infatti, a non mostrare segni inversione di tendenza per la produzione industriale, dopo un primo semestre 2003 in ulteriore flessione rispetto al 2002. L'indice destagionalizzato si è riportato verso quota 95 (base 2000=100), toccando il punto più basso a fine periodo, sotto il precedente minimo del maggio 2003, già raggiunto nell'ultimo ciclo congiunturale. I deboli cenni di risveglio nel frattempo registrati non bastano a superare la deludente performance dei precedenti tre anni: i dodici mesi del 2004 chiudono con un risultato medio sostanzialmente stazionario, in termini di quantità prodotte, rispetto allo stesso periodo di un anno prima (+0,7% nei dati grezzi e -0,4% in quelli corretti per i giorni lavorativi).

    La ripresa produttiva ha avuto un netto ripiegamento a partire dal secondo trimestre del 2001; l’attività industriale è stata via via caratterizzata da un minor vigore e tra gli operatori si è registrato un prevalente atteggiamento di cautela, orientato al pessimismo. I valori raggiunti dall’indice destagionalizzato, in particolare, dopo essere stati i più elevati degli ultimi cinque anni, a conferma della consistenza del passato ciclo congiunturale positivo, si sono riportati ai livelli di fine 1999-inizio 2000. Le indicazioni delle inchieste Isae, condotte presso un ampio campione di aziende manifatturiere, hanno mostrato infatti un ristagno della domanda, con il declino della componente estera, una tendenza all'accumulo delle scorte di magazzino e un clima di opinione in maggioranza sfavorevole, in una fase di progressiva decelerazione dell'attività industriale.

    Nell’ambito dei grandi settori industriali, le variazioni positive, secondo i dati provvisori dei dodici mesi del 2004, riguardano la carta, stampa ed editoria, la metallurgia e i prodotti in metallo, il legno e i mobili, la chimica per quanto concerne sia la produzione che le vendite e i nuovi ordini. Pressoché stazionari risultano, poi, le macchine e apparecchi meccanici, i mezzi di trasporto, la gomma e le materie plastiche, le raffinerie di petrolio. In calo contenuto, sempre nella media dei dodici mesi dell'anno, sono gli alimentari, il tessile-abbigliamento e la lavorazione dei minerali non metalliferi. Un andamento molto negativo ha caratterizzato, invece, l'elettrotecnica ed elettronica, le pelli, cuoio e calzature, industrie molto sensibili al ciclo congiunturale (e alla forte competizione) internazionale.

    Dal lato della domanda, le principali indicazioni vengono dall'andamento degli ordinativi affluiti alle imprese, tradizionalmente caratterizzati da ampie fluttuazioni cicliche sia nei valori grezzi che destagionalizzati. Essi sono, in particolare, un buon barometro che anticipa la dinamica della produzione industriale nel breve-medio periodo. La loro evoluzione è diventata, peraltro, piuttosto altalenante dopo la metà del 2000, e la passata tendenza positiva si è completamente ribaltata nei dati successivi. Il volume dei nuovi ordini acquisiti dalle aziende è in flessione nel confronto tendenziale dal secondo trimestre del 2001, a causa dell'indebolimento della componente estera; ma ha, poi, ceduto anche la domanda interna. Timidi segnali di recupero si registrano, infine, a partire dai primi mesi del 2004.

    Secondo le più recenti inchieste Isae, il clima di fiducia delle imprese industriali ha via via perso quota rispetto agli elevati valori in precedenza raggiunti, mentre le attese a breve termine (tre-quattro mesi) sulle tendenze di domanda e produzione sono apparse sfavorevoli, dopo aver mostrato qualche cenno di ripresa. La produzione industriale aveva fatto segnare nel corso del 2000 un incremento medio giornaliero di quasi il 5%, mentre il livello raggiunto dall'indice destagionalizzato si era collocato fino alle soglie della primavera 2001 sui valori più alti delle recenti fasi cicliche. Ma dall'aprile del 2001 la produzione, secondo i valori destagionalizzati, ha imboccato una nuova strada in progressiva discesa, che caratterizza il ciclo congiunturale dell'ultimo triennio (-1,5% il calo medio 2001-2002 e -0,6% quello del 2003, corretti per i giorni lavorativi). L'intero 2002, così come gran parte del 2003, ha confermato, inoltre, il quadro tendenzialmente recessivo del secondo semestre 2001.

    15 marzo 2005

    Altra lettura interessante: Industria, quattro anni di ristagno

  2. #62
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    http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=ar...rticolo&back=0

    BANCA D'ITALIA / IL BOLLETTINO ECONOMICO
    La diagnosi di via Nazionale: risanare e competere

    Crescita ancora debole per l'economia italiana nel 2005, in un contesto di perdurante incertezza congiunturale e instabilità politica. I conti pubblici restano in affanno e il risanamento finanziario diventa una scelta prioritaria, così come il recupero di competitività del sistema produttivo.



    Il 2005 è iniziato per l'economia mondiale sullo slancio di uno dei periodi (il 2004) di crescita più elevata degli ultimi trent'anni: il Pil globale è aumentato di quasi il 5%, mentre l'espansione del commercio internazionale ha raggiunto il 9%, superando ogni aspettativa. La ripresa è stata trainata dagli Stati Uniti e dall'Asia (Cina in testa, senza trascurare il Giappone), a cui si è agganciata l'America latina attraverso il canale della domanda estera. L'economia americana in particolare, anche se un po' in rallentamento, continua a svilupparsi a ritmi sostenuti, spinta soprattutto dalla domanda interna del settore privato. Il contributo delle esportazioni nette, nonostante la debolezza del dollaro, si conferma negativo, aggravando l'ormai ingente disavanzo della bilancia commerciale.

    La vivacità della congiuntura internazionale ha contribuito a far uscire l'Europa dalla stagnazione; ma il recupero dell'area euro si è mantenuto su ritmi moderati (il Pil è aumentato del 2%, dopo il magro 0,5% dell'anno precedente), sempre inferiori alle potenzialità di crescita dell'intera eurozona. Questa evoluzione è comune a tutti i paesi dell'area, ma con risultati più deludenti per Germania, Italia e Olanda. Permangono incerte, quindi, le prospettive di crescita per la prima parte del 2005. Il clima di fiducia delle imprese di Eurolandia si è indebolito, in seguito al peggioramento delle aspettative su domanda e produzione, non certo compensate dai giudizi più favorevoli dei consumatori. I soli segnali positivi per l'economia europea provengono dalla Gran Bretagna, il cui buon andamento è sostenuto dal settore dei servizi.

    La congiuntura italiana e i conti pubblici

    Dopo un'evoluzione nei primi tre quarti del 2004 sostanzialmente in linea con le aspettative (+0,4% il Pil trimestrale), l'economia italiana è bruscamente arretrata negli ultimi tre mesi dello scorso anno (-0,3%), a riflesso soprattutto del nuovo calo della già debole attività industriale. La crescita media si è, dunque, attestata all'1,2%, che si riduce all'1,1% a parità di giorni lavorativi, un risultato sensibilmente inferiore a quello dell'area euro nel suo insieme. Sulla frenata del quarto trimestre ha influito la perdita di slancio delle vendite all'estero, a cui si è accompagnata una contenuta evoluzione della domanda interna, a cominciare dalla componente investimenti. Gli indici anticipatori, che delineano l'andamento dell'economia nei successivi 4-6 mesi, hanno messo in evidenza un indebolimento nell'ultimo scorcio del 2004, prefigurando così uno scenario di crescita ridotta per la prima parte del 2005.

    A rendere ancora più arduo l'obiettivo di un rapporto deficit/Pil al 2,7% per quest'anno, ci sono innanzitutto i consuntivi del 2004 peggiori delle attese, diffusi dall'Istat lo scorso 1° marzo (3,0% contro il 2,9% già stimato). E' quindi probabile un superamento nel 2005 dell'obiettivo ufficiale di disavanzo e anche del "tetto" del 3%, senza una nuova manovra correttiva sui conti pubblici. Le difficoltà aumentano, poi, a causa della crescita economica sempre debole, degli insufficienti tagli di spesa e degli sgravi fiscali. Le pressioni sulla finanza pubblica sono previste in rafforzamento nell'orizzonte del 2006, quando sarà al culmine il ciclo elettorale. Il varo di ulteriori riduzioni di imposte e la necessità di sostituire le misure una tantum non fanno che complicare un quadro già piuttosto compromesso.


    Il Bollettino del Servizio studi

    Secondo appuntamento ufficiale dell'anno per importanza, dopo quello istituzionale della Relazione del 31 maggio, il Bollettino economico della Banca d'Italia è pubblicato tradizionalmente in due cadenze nel corso dell'anno, a febbraio/marzo e ottobre/novembre. Con questa edizione, numero 44 (il numero 1 è dell'ottobre 1983), il periodico del nostro Istituto di emissione è alla sua tredicesima uscita dal 1° gennaio 1999, data di avvio della Banca centrale europea (che ne ha ereditato le competenze in tema di politica monetaria), affiancandosi così al suo nuovo Bollettino mensile.

    I testi, le elaborazioni statistiche e le analisi sono opera del Servizio studi della Banca, di cui è attualmente responsabile Salvatore Rossi, insieme al direttore per la ricerca economica, Giancarlo Morcaldo. Ma l'importanza e l'autorevolezza del documento ne fa anche la diretta espressione del vertice dell'Istituto, in particolare del governatore, Antonio Fazio, e degli altri componenti del direttorio, Vincenzo Desario, Pierluigi Ciocca e Antonio Finocchiaro.

  3. #63
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    Morale: mentre i falsari vedono rosa (come sempre da quattro anni a questa parte), TUTTI gli istituti stanno rivedendo al RIBASSO le previsioni di crescita per il 2005 sull'1,1-1,5%. -> ULTIMI al mondo ANCHE nel 2005.

  4. #64
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    "Si tratta, innanzitutto dei mezzi di trasporto, la cui produzione, mensile scende del 2,8 per cento: con una riduzione maggiore per le auto e una minore per i camion e i trattori. Inoltre è scesa del 4,3 la produzione delle raffinerie di petrolio e dello 1 quella di materie plastiche. Dello 0,9 scende , infine, il settore delle pelli e calzature. Per questo ultimo, la spiegazione va trovata nella migrazione di una parte crescente della produzione in Romania e altri paesi , per resistere all'assalto cinese. Ma esso, per quanto importante, non pesa sull'indice complessivo come i settori dei mezzi di trasporto e delle plastiche e delle raffinerie. È qui che va individuata la spiegazione della modestia della nostra ripresa. Ed è una spiegazione facile. La gente compra meno macchine, perché la benzina e il gasolio sono alle stelle e nelle festività non si può circolare. Le raffinerie hanno lavorato di meno, perché si sono usate meno benzina, gasolio e plastica, a causa dei rincari del barile. Inoltre la Fiat produce di meno, in parte per queste ragioni generali, in parte per la sua crisi specifica, che l'attuale management cerca di ridurre. Se l'indice della produzione industriale è meschino, una parte della responsabilità è di chi ha ridotto la Fiat così... " (Francesco Forte)


    "Nell’ambito dei grandi settori industriali, le variazioni positive, secondo i dati provvisori dei dodici mesi del 2004, riguardano la carta, stampa ed editoria, la metallurgia e i prodotti in metallo, il legno e i mobili, la chimica per quanto concerne sia la produzione che le vendite e i nuovi ordini. Pressoché stazionari risultano, poi, le macchine e apparecchi meccanici, i mezzi di trasporto , la gomma e le materie plastiche, le raffinerie di petrolio. In calo contenuto, sempre nella media dei dodici mesi dell'anno, sono gli alimentari, il tessile-abbigliamento e la lavorazione dei minerali non metalliferi. Un andamento molto negativo ha caratterizzato, invece, l'elettrotecnica ed elettronica, le pelli, cuoio e calzature, industrie molto sensibili al ciclo congiunturale (e alla forte competizione) internazionale." (quotidiano della Confindustria MONTEZEMOLIANA)


    Saluti liberali

  5. #65
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    In origine postato da Pieffebi
    "Se l'indice della produzione industriale è meschino, una parte della responsabilità è di chi ha ridotto la Fiat così... " (Francesco Forte)
    Guarda che la fiat non copre il 50% della produzione industriale nazionale, copre si e no il 5%... Se la produzione NAZIONALE scende son ben altri i motivi...

  6. #66
    SENATORE di POL
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    Scendono del 2,8% (in media tra auto e altri ...) o come dice lo stipendiato di Montezemolo......rimangono stabili?

    Shalom

  7. #67
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    In origine postato da Pieffebi
    "Si tratta, innanzitutto dei mezzi di trasporto
    "Pressoché stazionari risultano, poi, le macchine e apparecchi meccanici, i mezzi di trasporto, la gomma e le materie plastiche, le raffinerie di petrolio. In calo contenuto, sempre nella media dei dodici mesi dell'anno, sono gli alimentari, il tessile-abbigliamento e la lavorazione dei minerali non metalliferi. Un andamento molto negativo ha caratterizzato, invece, l'elettrotecnica ed elettronica, le pelli, cuoio e calzature, industrie molto sensibili al ciclo congiunturale (e alla forte competizione) internazionale."

  8. #68
    SENATORE di POL
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    Sti falsari .....

    Shalom

  9. #69
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    In origine postato da Pieffebi
    Sti falsari .....

    Shalom
    Hai ragione questi del SOLE 24 ORE non sanno di cosa parlano http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=ar...rticolo&back=0

    State invece a sentire libero... Nessun problema, come disse il capitano del titanic...

  10. #70
    SENATORE di POL
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    Dunque quasi Nessun problema per i mezzi di trasporto, in particolare per il settore auto......................Che il comandante del Titanic si chiamasse Montezemolo?
    (speriamo che i soldi di GM bastino....... come salvagente)

    Saluti liberali

 

 
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