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Discussione: I Falsari

  1. #91
    SENATORE di POL
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    No colpa della sinsitretta politica e sindacale, dei verdi, dell'Euro, della Commissione Europea di Prodi, dei ritardi del governo Berlusconi.

    A proposito di Europa.....il procuratore Generale della Corte di Giustizia Europea ha dimostrato l'illegittimità dell'IRAP ulivista e la somaraggine del prof. Visco, uno dei promotori del disastro italiano.

    Shalom

  2. #92
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    In origine postato da Pieffebi
    No colpa della sinsitretta politica e sindacale, dei verdi, dell'Euro, della Commissione Europea di Prodi


    Euro? No. La produziono degl altri paesi dell'area euro va DECISAMETE MEGLIO



    Stesso discorso per la commissione europea... Vanno TUTTI molto meglio di noi... Strano no?

    Sindacati, sinistretta ed opposizione poi non rappresentano mai un problema quando c'e' da passare le cirami varie... Com'e' che sono un ostacolo insormontabile solo quando c'e' da passare le leggi per far crescere il paese???

    A proposito di Europa.....il procuratore Generale della Corte di Giustizia Europea ha dimostrato l'illegittimità dell'IRAP ulivista e la somaraggine del prof.
    SVEGLIA! Siete voi al governo, DA QUATTRO ANNI ORMAI... Eliminatela pure l'Irap....

    Basta solo che poi non ci rimettete i contributi sanitari, la tassa sulla salute, l'imposta patrimoniale sulle imprese, la tassa di concessione governativa sulla partita Iva, l'Ilor, e l'Iciap, e tutte le imposte che furono sostituite dall'irap...

  3. #93
    SENATORE di POL
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    Non per tutti i paesi l'Euro fa il medesimo effetto, le svalutazioni competitive [come si planava....bene---eh?] , eccetera, erano soprattutto una specialità ...............italica......eccetera......eccetera .....eccetera.........


    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " L'Europa boccia l'Italia ma quella di sinistra

    di FRANCESCO FORTE


    La Corte di Giustizia europea ha bocciato l'Irap, come incompatibile con le leggi europee. Si tratta di una imposta sul valore aggiunto, parente stretta dell'Iva e non possono esistere due Iva, una per tutta l'Europa ed una particolare, italiana. Ciò danneggia l'Europa in due modi. Crea distorsioni nella concorrenza in relazione al principio per cui le imposte indirette, in Europa, vanno armonizzate, per avere un "mercato comune". Ma c'è una seconda ragione per cui non possiamo avere l'Iva europea e l'Iva nostrana denominata Irap ovvero ipocritamente Imposta Regionale sulle attività produttive, che avrebbe dovuto essere percepita da chi ha introdotto il tributo, vale a dire Prodi presidente del Consiglio, con Visco Ministro delle Finanze, nel governo della sinistra. L'Unione europea riscuote dagli stati membri, come suo tributo, una quota parte dell'Iva. Ora, se sullo stesso imponibile gravano due imposte, è possibile che questo imponibile si restringa, per il doppio peso. Dunque l'Unione europea vieta di tassare ciò che è oggetto di tributo europeo. Si ama spesso dire che l'Europa critica i provvedimenti dell'Italia di Berlusconi e che questo nostro attuale governo ci allontana dall'Europa. Ma non era mai accaduto che un governo europeo si vedesse bocciata sonoramente dalla Corte di giustizia europea una imposta, introdotta dopo il Trattato di Maastricht. Il centro sinistra italiano , quello che dice che «ci ha portati in Europa», ha inventato una grande imposta antieuropea, alla base della finanza regionale. L'onorevole Visco aveva già presentato questa sua proposta di tributo, durante la prima Repubblica e gli era stata bocciata. Gli era stato obbiettato non si possono avere due Iva e che il tributo, nel merito molto discutibile, sarebbe stato bocciato, creando un pasticcio finanziario nei rapporti fra fisco e contribuente, anche per l'incertezza che nasce dopo la bocciatura. Che l'Irap sia una imposta sul valore aggiunto è noto. Ciò è spiegato già nel primo saggio teorico sul tema, un mio saggio del 1955, scritto poco dopo la laurea, prima che l'Iva esistesse. Ci furono poi molti altri saggi sul tema e una mia opera in due volumi, in cui questo tipo di Iva è spiegato in dettaglio. Ma a Prodi piacque l'idea demagogica di abolire i contributi sanitari del 6 per cento e l'Ilor che tassava i redditi di capitale e di impresa, cioè profitti, interessi e canoni di locazione e introdurre una imposta con nome nuovo e una base imponibile analoga. Una furbata come quei cuochi che dopo aver servito le cotolette alla milanese, il giorno dopo le battezzano alla parmigiana, mettendoci sopra un po' di formaggio e un'acciuga. Infatti l'Irap ha come base imponibile la differenza fra i ricavi e i costi, tranne i costi del lavoro, gli interessi passivi e canoni di locazione, che fan parte dell'imponibile. Che dicono i governatoti dell'Unione? Questa differenza, in termini tecnici, è il valore aggiunto prodotto dall'impresa. Infatti quando si paga l'Iva, imposta sul valore aggiunto, per calcolare l'imponibile, si detraggono dalle fatture di vendita le fatture di acquisto, per tutti i beni e servizi, quindi per tutti i costi, tranne quelli sopra menzionati. L'Irap invece che sulla differenza fra le fatture è calcolata direttamente sul bilancio dell'impresa. Il trucco di dire che erano stati aboliti i contributi sanitari servì come propaganda. Poi ci si è accorti che tassando con il 4,3 per cento il valore aggiunto cioè la somma dei profitti, più canoni di locazione e interessi passivi e costi del lavoro, l'onere sul lavoro era aumentato: in quanto anziché il 6 sul reddito di lavoro, detraibile come costo per l'impresa o lavoro autonomo, si paga il 4,3 sul reddito di lavoro più i contributi sociali e questo onere non è detraibile nel calcolo dell'utile tassabile. La Confindustria chiedeva di ridurre l'onere dell'Irap sui costi del lavoro. Richiesta sensata, che andava a suo tempo fatta a Prodi e Visco. Ora la grana è più grossa. C'è il problema dei tributi pregressi, considerati illegittimi, ma secondo la Corte di Giustizia Europea, non necessariamente rimborsabili. Inoltre il governo dovrà pensare a come sostituire questo tributo anticomunitario. Da tempo ho immaginato la soluzione. E penso che il governo ne abbia una simile alla mia. Ma adesso si desidererebbe sapere cosa propongono i candidati presidenti delle Regioni dei partiti inventori dell'Irap.
    "


    Saluti liberali

  4. #94
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    Comunicato dell'ISTAT, 18/03: Commercio con l'estero.

    Nel mese di gennaio 2005, rispetto allo stesso mese del 2004, le esportazioni verso i paesi UE sono cresciute del 6,1 per cento e le importazioni del 3,9 per cento. Il saldo commerciale è risultato leggermente negativo per 23 milioni di euro, a fronte di un deficit di 243 milioni di euro registrato nello stesso mese del 2004.
    Rispetto a dicembre 2004 i dati destagionalizzati registrano in gennaio un decremento dello 0,7 per cento delle esportazioni e dello 0,6 per cento delle importazioni.
    Considerando l'interscambio complessivo, nel mese di gennaio 2005, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le esportazioni sono aumentate dell’11 per cento e le importazioni del 7,4 per cento. Il saldo commerciale è risultato negativo per 1.982 milioni di euro a fronte di un deficit di 2.403 milioni di euro registrato nello stesso mese del 2004.
    Nel confronto con dicembre 2004 i dati destagionalizzati indicano in gennaio una flessione dello 0,7 per cento per le esportazioni e dello 0,9 per cento per le importazioni.


    Potete recuperarlo sul sito de IlSole24Ore penso.

  5. #95
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  6. #96
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    Tempi duri per i falsari della sinistretta massimalista....... e per i loro professori.......

    dal quotidiano LIBERO di oggi 20 marzo 2005:

    " L'Irap? Sostituiamola così

    di FRANCESCO FORTE

    LA PROPOSTA

    L' abolizione dell'Irap da parte della Corte di Giustizia Europea, inventata da Romano Prodi e Vincenzo Visco, nel 1997, costituisce uno schiaffo per questi ex governanti. Ma è una buona opportunità, per sostituire a questo onere, che ostacola la competitività una tassazione migliore. Ci si domanda perché Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti o almeno Domenico Siniscalco non hanno provveduto in anticipo a rimpiazzare l'Irap con qualcosa di meglio. La risposta è che se avessero osato farlo, si sarebbe levata una irosa protesta delle Regioni e della sinistra per l'attentato a un sacro pilastro della autonomia regionale. Ora si potrà sostituire il mostro sacro con una fiscalità più conforme all'economia di mercato, senza essere accusati di regicidio. Vediamo come si può fare. L'Irap colpisce il valore aggiunto degli operatori economici italiani (che in termini aziendalistici si chiama "valore netto della produzione") costituito dai ricavi, meno i costi tranne il costo del lavoro. L'Irap dunque colpisce la somma di profitti, interessi, rendite percepiti dall'impresa o dal lavoratore autonomo. Essa non è detraibile dai costi del contribuente per la tassazione del suo reddito, anche se per una parte, cioè i costi del lavoro, colpisce un importante costo di produzione e per un'altra parte, gli interessi passivi, colpisce dei costi finanziari. Si è giustamente osservato che la ragione per non ammettere l'Irap sugli interessi passivi e sui costi del lavoro in detrazione, per l'imposta sul reddito di chi vi è sottoposto, è che l'imposta non riguarda i redditi ma, appunto, il valore aggiunto. Purtroppo però questa imposta sul valore aggiunto, a differenza dell'Iva, di cui è sorellastra, non la si può addebitare in fattura al compratore come costo del venditore e detrarre, quando si esporta. E i beni di importazione non la pagano, in quanto essa colpisce tutto e solo il valore aggiunto prodotto in Italia, a differenza dell'Iva che colpisce il valore aggiunto consumato in Italia, anche se prodotto all'estero ,e non colpisce il valore aggiunto dei prodotti esportati o di quelli investiti in Italia. Il soggetto dell'Irap quindi è cornuto e mazziato: cornuto, perché paga l'imposto sul costo del lavoro, costo di produzione, e sugli interessi passivi, costo finanziario; mazziato perché non può detrarre le voci di costi che fanno parte di questa imposta dai costi di produzione. La mia proposta parte da qui. Le imprese anziché l'Irap dovrebbero pagare a favore delle Regioni una imposta sul margine operativo netto, costituito dai profitti e interessi passivi, con tetto pari al 4,3% e un contributo sanitario sul reddito lordo di lavoro, con aliquota massima del 6%. Perché il 6 % e non il 4,3% come nel caso dell'Irap? Riposta: il 4,3% di Irap grava sui costi del lavoro, cioè sul reddito del lavoro più i contributi sociali, che sono in media il 35%. Ciò equivale a un onere del 6% sui soli redditi di lavoro. Le Regioni quindi con il 6% di contributo sanitario ricevono lo stesso gettito che con l'Irap sul lavoro. Ma il contribuente ha uno sgravio rilevante, perchè i contributi sociali, sono costi deducibili dal reddito. Per le imprese, tassate al 33%, il minor onere è un terzo del contributo sanitario che verseranno al fisco. E si ridurrà la distorsione generata dall'Irap sui costi del lavoro fra gli operatori italiani e i concorrenti internazionali e a danno dell'investimento. Lo Stato incasserà di meno. Quanto? L'Irap garantisce, per l'anno fiscale 2004, un gettito di circa 34 miliardi di euro, pari al 2,6 % del Pil. Di questa un quinto grava sulle pubbliche amministrazioni. Rimane il 2% circa del prodotto interno lordo. Di questo due terzi, lo 1,3% del Pil, è costituito dal gettito sul costo del lavoro. La perdita del fisco statale, essendo un terzo di ciò, equivarrebbe allo 0,43% del Pil, cioé circa 5,5 miliardi di euro nel 2004. A beneficio della competitività, ma con un problema di copertura, che, per esempio, va risolto tagliando le sovvenzioni alle imprese.
    "


    Saluti liberali

 

 
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