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Discussione: domanda provocatoria

  1. #1
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    Predefinito domanda provocatoria

    RISERVATA ai cattolici di questo forum.

    quanto ho letto sul 3ad sull'omosessualità mi ha messo in testa una curiosità:

    qualora una legge statale contravvenisse in pieno una cd. legge divina, come si deve comportare un cattolico: deve anteporre la fedeltà allo stato o quella a dio e con che limiti?

    beh... ci siamo capiti....

    x thomas: se entra qualcuno con intenti più provocatori dei miei ti AUTORIZZO :-) a chiuderlo

  2. #2
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    Predefinito

    Bella domanda, sono curiosa anch'io.

    Mi metto in un cantuccio e leggo.

  3. #3
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    Predefinito

    puoi fare un esempio specifico?

    in politica i cattolici sono contrari all'equiparazione al matrimonio dei gay,e all'adozione ad essi,per motivazioni di carattere LAICO.

    contrasto quindi tra legge divina e civile in materia non riesco a capirne....
    boh a meno di immaginarsi che ci sara' una legge di stato che obbilga ad averi rapporti omosessuali
    (quelli sono contrari alla legge divina)

    pensa all'aborto...in teoria è ben piu' grave per noi cattolici,eppure nella societa' esiste...l'unica cosa è per l'appunto il diritto all'obiezione di coscienza,cioe' a non esser obbligati personalmente a compiere il fatto.

  4. #4
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    Predefinito Re: domanda provocatoria

    Originally posted by durrutibus
    RISERVATA ai cattolici di questo forum.

    quanto ho letto sul 3ad sull'omosessualità mi ha messo in testa una curiosità:

    qualora una legge statale contravvenisse in pieno una cd. legge divina, come si deve comportare un cattolico: deve anteporre la fedeltà allo stato o quella a dio e con che limiti?

    beh... ci siamo capiti....

    x thomas: se entra qualcuno con intenti più provocatori dei miei ti AUTORIZZO :-) a chiuderlo
    Beh ... è semplice. Prevale Dio. Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, attesta S. Pietro dinanzi al Sinedrio, negli Atti degli Apostoli. Questo è quanto attesta anche il catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2242):

    Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti sono contrari alle esigenze dell'ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo. Il rifiuto d'obbedienza alle autorità civili, quando le loro richieste contrastano con quelle della retta coscienza, trova la sua giustificazione nella distinzione tra il servizio di Dio e il servizio della comunità politica. «Rendete [...] a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,21). «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (At 5,29).

    «Dove i cittadini sono oppressi da un'autorità pubblica che va al di là delle sue competenze, essi non ricusino quelle cose che sono oggettivamente richieste dal bene comune; sia però loro lecito difendere i diritti propri e dei propri concittadini contro gli abusi di questa autorità, nel rispetto dei limiti dettati dalla legge naturale ed evangelica» (Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 74: AAS 58 (1966) 1096).

  5. #5
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    Predefinito Visto che siamo in tema ...

    DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
    AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA
    DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA

    Sabato, 20 novembre 2004



    Signor Cardinale,
    venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
    carissimi Fratelli e Sorelle!

    1. Sono lieto di ricevervi in occasione della Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. A tutti rivolgo il mio saluto cordiale. Saluto in particolare il Signor Cardinale Alfonso López Trujillo, che ringrazio per i sentimenti espressi.

    So che il Dicastero lavora intensamente per diffondere il "vangelo della famiglia". L’espressione è appropriata perché annunciare la "stupenda notizia" della famiglia, che affonda le sue radici nel Cuore di Dio creatore, è una nobile e decisiva missione. La famiglia, fondata sul matrimonio, è un'istituzione naturale insostituibile ed elemento fondamentale del bene comune di ogni società.

    2. Chi distrugge questo tessuto fondamentale dell’umana convivenza, non rispettandone l’identità e stravolgendone i compiti, causa una ferita profonda alla società e provoca danni spesso irreparabili. Giustamente, pertanto, voi intendete riflettere sui vari aspetti che toccano la famiglia, a livello sia nazionale che internazionale. Anche in questo campo la Chiesa non può discostarsi dalla norma enunciata dall’apostolo Pietro: "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini" (At 5,29).

    Nell’Esortazione apostolica Familiaris consortio già ponevo in rilievo "il posto singolare che, in questo campo, spetta alla missione dei coniugi e delle famiglie cristiane, in forza della grazia ricevuta nel sacramento" e ricordavo che tale missione dev’essere posta "a servizio dell’edificazione della Chiesa" e "della costruzione del Regno di Dio nella storia" (n. 71). Questa missione non ha perso nulla della sua attualità, ha anzi assunto caratteristiche di eccezionale urgenza.

    3. Venendo al tema principale della vostra Plenaria - "La missione delle coppie mature e sperimentate verso i fidanzati e le coppie giovani" -, desidero incoraggiarvi ad un impegno rinnovato in favore delle giovani famiglie. Come ebbi a dire nella Familiaris consortio, "nell'azione pastorale verso le giovani famiglie la Chiesa dovrà riservare una specifica attenzione per educarle a vivere responsabilmente l'amore coniugale in rapporto alle sue esigenze di comunione e di servizio alla vita, come pure a conciliare l'intimità della vita di casa con la comune e generosa opera per edificare la Chiesa e la società umana" (n. 69).

    In quel documento avvertivo, inoltre, che le famiglie giovani, "trovandosi in un contesto di nuovi valori e di nuove responsabilità, sono più esposte, specialmente nei primi anni di matrimonio, ad eventuali difficoltà, come quelle create dall'adattamento alla vita in comune o dalla nascita di figli" (n. 69). Esortavo perciò i giovani coniugi ad accogliere cordialmente e a valorizzare intelligentemente l'aiuto discreto, delicato e generoso di altre coppie, che già da tempo vanno facendo l'esperienza del matrimonio e della famiglia.

    4. A questo riguardo, rilevo con piacere la crescente presenza in tutto il mondo di movimenti a favore della famiglia e della vita. Il loro dinamismo, messo al servizio di coloro che camminano sulla via del matrimonio recentemente contratto, garantisce un aiuto prezioso nel suscitare l’opportuna risposta alla ricchezza della vocazione alla quale il Signore li chiama.

    Dieci anni fa, nella Lettera alle Famiglie, sottolineavo quanto la ricca esperienza di altre famiglie si riveli importante, specialmente quando il "noi" dei genitori, del marito e della moglie, si sviluppa per mezzo della generazione e dell'educazione, nel "noi" della famiglia, con il dono preziosissimo dei figli (cfr n. 16). Si costruisce così, in un clima di collaborazione, la chiesa domestica, santuario della vita e vero pilastro portante per l’avvenire dell’umanità.

    5. In conclusione, il mio pensiero va al V Incontro Mondiale delle Famiglie, che avrà luogo nel 2006 a Valencia (Spagna). So che il vostro Pontificio Consiglio sta preparando, congiuntamente con l'Arcidiocesi di Valencia quell'evento. Saluto l'Arcivescovo Mons. Agustín García Gasco, qui presente, ed invio un saluto caloroso all’amata terra di Spagna, che avrà l’onore di ospitare quell’evento.

    Nell’invocare sul vostro lavoro la continua assistenza divina, vi affido alla speciale intercessione della Santa Famiglia di Nazaret e tutti di cuore vi benedico.

  6. #6
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    Predefinito Re: domanda provocatoria

    Originally posted by durrutibus
    RISERVATA ai cattolici di questo forum.

    quanto ho letto sul 3ad sull'omosessualità mi ha messo in testa una curiosità:

    qualora una legge statale contravvenisse in pieno una cd. legge divina, come si deve comportare un cattolico: deve anteporre la fedeltà allo stato o quella a Dio e con che limiti?

    [/SIZE]
    come già ha spiegato Augustinus, è ovviamente prevalente l'autorità di Dio, dal quale discende ogni potere terreno.

    Se lo Stato approva una legge permissiva, ad esempio legalizza il divorzio (e quindi non lo rende obbligatorio per i cattolici, ma lo introduce nell'ordinamento), è diritto/dovere del cattolico NON usufruire di quella legge e adoperarsi per la sua abrogazione.
    Può anche adoperarsi per la diminuzione degli effetti negativi della legge immorale, in attesa che si possa abrogarla.

    Se invece lo Stato approva una legge coercitiva, quindi p.es. obbliga la sterilizzazione forzata dei malati mentali, il cattolico ha il dovere di opporsi con ogni mezzo alla sua applicazione, sia difendendo se stesso (se colpito dalla legge) sia i colpiti dalla legge.

    Non sarebbe condannabile moralmente, ad esempio, nel caso II, un cattolico che uccidesse un poliziotto che sta per deportare i malati mentali alla sterilizzazione, o che uccidesse un medico che li sterilizza.
    (A mio parere sarebbe persino meritorio).

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: domanda provocatoria

    Originally posted by Dreyer
    Se lo Stato approva una legge permissiva, ad esempio legalizza il divorzio (e quindi non lo rende obbligatorio per i cattolici, ma lo introduce nell'ordinamento), è diritto/dovere del cattolico NON usufruire di quella legge e adoperarsi per la sua abrogazione.
    Può anche adoperarsi per la diminuzione degli effetti negativi della legge immorale, in attesa che si possa abrogarla.
    Sul referendum sul divorzio il mondo cattolico fu tutt'altro che compatto. Attualmente i cattolici favorevoli all'abolizione del divorzio sono pochissimi.
    E perchè poi un cattolico dovrebbe vietare agli altri di divorziare?
    Peccato non dev'essere reato.
    Diverso è il discorso dell'aborto, nel quale rientra un altro soggetto (sul fatto che sia persona si può discutere, ma non è questa la sede).

    Saluti
    F.

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Re: domanda provocatoria

    Originally posted by Franzele
    Sul referendum sul divorzio il mondo cattolico fu tutt'altro che compatto. Attualmente i cattolici favorevoli all'abolizione del divorzio sono pochissimi.
    E perchè poi un cattolico dovrebbe vietare agli altri di divorziare?
    Peccato non dev'essere reato.
    1) i cattolici al referendum sul divorzio erano compatti secondo la parola divina che vieta di divorziare.
    Forse tu ti riferisci ai cosiddetti "cattolici del no" (all'abrogazione), ma chiaramente si trattava di poveri mentecatti traditori che intendevano gabellare sotto l'etichetta di "cattolici" la loro eterodossia e il loro marxismo di cui erano impregnati fino alle midolla.

    Difatti può dirsi cattolico chi segue la dottrina di Cristo, e quindi la Gerarchia da Lui istituita.

    2) la quantità di politici favorevoli all'abrogazione del divorzio non ha alcuna importanza.
    La verità non si decide a maggioranza, la verità è ciò che è conforme alla Parola di Dio.
    La vera maggioranza è "io più Dio".

    3) Lo Stato non può ammettere nelsuo ordinamento leggi contrarie alla verità divina e quindi al bene comune (dato che il bene dell'uomo è dato dalla sua sequela di Cristo).
    Ergo la legge sul divorzio è immorale e quindi illecita, ed è dovere e diritto dei cattolici farla abrogare, prima in parte e poi in tutto.

    Il reato è dunque il peccato che il singolo compie nei confronti della comunità, violando la Legge divina.

  9. #9
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: domanda provocatoria

    Originally posted by Dreyer
    .

    Il reato è dunque il peccato che il singolo compie nei confronti della comunità, violando la Legge divina. [/B]
    questo è il discorso che fanno più i meno gli ayatollah. Non credo però che la dottrrina cattolica odierna la pensi così, o no?

  10. #10
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    Predefinito

    La violazione del diritto naturale in foro esterno, costituisce reato, fatta salva l'eventuale tolleranza in relazione alla situazione contingente.

 

 
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