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Prodi ha ragione, ma il centrosinistra non può essere radicale solo sotto elezioni
Revisioni. Dal ''cattivo governo'' al ''regime'', la schizofrenia riformista non fa bene all'Unione
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Romano Prodi l’ha sparata grossa. Dopo il vertice dell’Unione sulle riforme istituzionali ha detto alla stampa che in Italia c’è il rischio di una “dittatura della maggioranza”. Subito, com’era prevedibile, gli sono piovuti addosso gli insulti del centrodestra, che lo ha paragonato addirittura a Caruso e Casarini.
Invece Prodi ha perfettamente ragione. Da quando Berlusconi è al governo la sinistra “radicale”, “movimentista”, “massimalista”, ha denunciato il rischio di un regime. Si è attirata per questo le “attenzioni”, chiamiamole così, dell’altra sinistra, quella moderata e “riformista”. L’ultima “attenzione” è stata quella di defenestrare il direttore dell’Unità Furio Colombo, colpevole di credere che il regime esiste per davvero. Quante volte abbiamo sentito gli esponenti di quella che adesso si chiama Fed assicurare che nel nostro paese c’è solo un cattivo governo? Che non è attuale, né in preparazione, alcuna svolta autoritaria? “Quando sento parlare di regime, mi viene l’orticaria”: così il ghost writer del segretario dei Ds sintetizzò lo stato d’animo dei “riformisti” di fronte alla denuncia di involuzione autoritaria.
Oggi i toni sembrano molto cambiati. Non per Prodi, che queste cose le ha sempre dette. E che ha anche voluto (e dovuto) specificare che sul suo documento contro le riforme costituzionali del centrodestra c’è stata l’unanimità nell’Unione. Sono cambiati per gli altri. Ad esempio Gavino Angius ha voluto addirittura scavalcare lo stesso Professore, affermando che la dittatura della maggioranza non è un rischio, ma “c’è già”. Ricordiamo affermazioni un bel po’ diverse, solo qualche mese addietro.
Del resto ci pare di ricordare che al Senato, con la firma di alcuni, anche autorevoli, esponenti "riformisti" del centrosinistra, è stato depositato un disegno di legge (primo firmatario Giorgio Tonini), i cui contenuti non differiscono di molto rispetto a quelli del progetto della destra.
Non diciamo queste cose per polemica, ma per porre un problema: è serio, da parte del centrosinistra, ricorrerete ad un linguaggio così radicale solo sotto elezioni? Perché Berlusconi, oggi, è un avversario irriducibile e un nemico della democrazia, mentre ieri era un leader con il quale si poteva legittimamente dialogare sulle riforme?
Questa schizofrenia non fa affatto bene all’Unione. Confonde gli elettori, espone il centrosinistra a facili critiche (solo per amor di patria evitiamo di pubblicare un florilegio di tutte le prese di posizione “negazioniste” sul tema del regime da parte del centrosinistra), dà l’idea di una coalizione che va in cerca di un nemico nel tentativo di tenersi unita.
Sarebbe meglio tenere alto il livello dello scontro anche lontano dalle elezioni, se non altro per una questione di credibilità presso gli elettori, anche se, come abbiamo avuto modo di dire più volte, l’antiberlusconismo è un sano moto dello spirito, ma non basta.
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