Lettera aperta al Guelfo Nero ed ai redattori delle rubriche cattoliche dei giornali universitari.
Carissimo Guelfo Nero,
non mi dilunghero’ nel presentarmi, mi introduco definendomi cattolico romano che pur non condividendo la sua posizione di sedevacantista ha trovato molto interessanti e degni di considerazione i suoi interventi che mirano ad attaccare o meglio a smascherare il volto nascosto del movimento ecclesiastico (un concetto ripugnante quello di movimento, per me che vivo nella piu’ tradizionale realta’ parrocchiana, l’unica istituzione secondaria diocesana che ogni vescovo dovrebbe riconoscere) di “Comunione e Liberazione”.
Confidente che l’onesta’ intellettuale sia la piu’ sincera possibile auguro ai pochi gruppi cattolici universitari nemici (poichè la battaglia, durissima, in buona parte si terra’ in quelle sedi) del piu’ grande complotto anti-cattolico che la Chiesa Cattolica Romana, prima in Italia (e poi nel mondo), abbia conosciuto dai tempi del post congresso di Vienna e dall’orrore massonico-risorgimentale riescano ad trovare la volontà di alzare la voce e gridare le verità scomode (per cielle, minuscolo).
Incoraggio chiunque trovi del marcio, e non e’ impresa per nulla ardua, in questa realta’ ecclesiale a resistere (adottiamo questo termine se necessario).
Non siano gli echi della carta straccia milanese del giovedi’ e dell’aggressivo giornalismo talmudico in quella sede spesso e’ ospitato con attacchi al piccolo manifesto che ritrae un ministro fare il manovale della tigre Sharoniana a far desistere la volontà di denuncia dell’eresia nata aime’ nella terra del piu’ grande Padre della Chiesa, colui che con i suoi scritti ha preceduto e formato l’altro grande, il Padre Berbero che viene citato nella filosofia giussaniana con irrispettosa ed indisponente rilettura nichilista.
Si noti il mio vocabolario che in ambienti morbidi potrebbe essere definito “tradizionalista” non mi fa appartenere per scelta ponderata al “tradizionalismo di stampo alleanza cattolica”, ribadisco quindi la mia estraneita’ a questo associazionismo neo-teo-cons. tanto amico di cielle.
Mi trovo tuttavia per un problema di coscienza a sperare che le piu’ svariate voci del cattolicesimo (quindi anche le sedevacantiste) non risparmino la propria determinazione nel respingere le teorie american-pentacostali della “predestinazione” (definirle teologie, m sembra irrispettoso) che un eritico brianteo ha diffuso all’ombra delle alpi, poi nella penisola e nel mondo e che pare risuoneranno dalle cattedre universitarie per voce di professori di importazione castigliana.
Non sto invocando collaborazioni obbiettivamente impossibili, ma speranza che l’eresia duri, qui saro’ ottimista, non piu’ di qualche decennio.
La corazza contro la corruzione, l’infiltrazione, le ruffianerie dell’ ”amicone” di turno devono essere riconosciute e rigettate da chiunque abbia a cuore la sopravvivenza della Chiesa Cattolica Romana.
Ognuno avra’ un ruolo, direbbero loro a seconda del carisma che segue, nel riportare il cattolicesimo sulle strade che nei secoli ci hanno fatto conoscere profeti inavvicinabili per un eretico: San Girolamo, San Patrizio, San Benedetto, San Francesco e Santa Chiara, San Ignazio, San Martino di Tours, S.Giovanni Bosco.
Allora potremo bere un caffe’ in compagnia, pur rimanendo di opinioni differenti, discutendo serenamente dell’Avvenimento Cristiano.
Giovanni Gallazzi, Legnano




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e farsi una risata amara.
