Nella ridicola “coalition of the willings”, nessuno osava pronunciare una data per il ritiro dal disastro iracheno. Berlusconi (sia un genio vero o preter-intenzionale, ossia un gaffeur fortunato) l’ha detta. E subito è accaduta una cosa senza precedenti: il Pentagono ha invitato gli alleati a colloqui segreti allo scopo di “condividere il peso” delle future missioni militari – ma anche le responsabilità e l’indicazione degli obbiettivi.

E’ la prima volta in assoluto (1). E anche i più alti gradi del Pentagono ammettono (anonimamente) che è un grande cambiamento rispetto all’attitudine spregiativa di Rumsfeld verso la “vecchia Europa”. Ora la parola d’ordine è “rivitalizzare le alleanze” esistenti e “accrescere il livello di cooperazione alla sicurezza”. Nel documento chiave della nuova strategia, “Terms of Reference”, approvato da Rumfeld, si riconosce che “gli Stati Uniti non possono vincere in modo unilaterale un conflitto con terroristi-estremisti”.
Si tratterà, dicono al Pentagono, di giungere a “una valutazione comune dei problemi di sicurezza” (comune con gli alleati, ed è una sconvolgente novità), e poi “definire con ciascuno di loro il contributo che potranno dare alle future operazioni di coalizione”. In altri termini, si cercherà di definire e limitare l’impegno degli alleati “deboli” tipo Polonia, perché esso non sia schiacciante.

Nel documento di Rumsfeld, inoltre, spiccano per la loro assenza alcuni dei termini preferiti dal ministro. Uno è “trasformazione” dell’apparato militare: la vantata per anni “revolution in military affairs”, concetto magico con cui Rumsfeld concedeva appalti miliardari alle imprese favorite, per i più costosi gadgets elettronici con cui sostituire la preparazione del soldato, è stata messa da parte.
Nei passati Rapporti, inoltre, si diceva che la forza Usa doveva essere pronta a “combattere due conflitti regionali nello stesso tempo”. Oggi, questa presunzione è stata cancellata dal rapporto. Evidentemente l’Irak ha insegnato qualcosa.



di Maurizio Blondet




Note

1)Tom Shanker, “Pentagon invites allies for first time to secret talks”, New York Times, 18 marzo 2005.