L’Europa condanna il fisco dell’Ulivo, che se la prende con Berlusconi
Sembrava un’impuntatura degli amministratori della Banca popolare di Cremona, quella che li indusse a denunciare all’Alta corte di giustizia europea l’Imposta regionale sulle attività produttive (Irap), creatura prediletta di Vincenzo Visco.
L’esposto sosteneva che il valore aggiunto è già tassato dall’Iva, e che quindi la scelta di tassarlo anche con l’Irap, una strana tassa che non è né sul reddito né sul capitale, contravveniva alle norme europee.
Invece il procuratore europeo ha dato ragione alla popolare di Cremona, e proporrà alla corte, che con ogni probabilità accoglierà il suo parere, di dichiarare illegittima l’Irap.
Il centrodestra, che ha sempre osteggiato questa strana legge ha ora l’opportunità, anzi l’obbligo, di onorare uno dei suoi impegni elettorali disattesi, cambiare la natura del prelievo sulle imprese e sul lavoro autonomo.
Se riuscirà a farlo in coerenza con gli obiettivi, annunciati da Domenico Siniscalco, di impiegare la leva fiscale per favorire la crescita produttiva e la competitività, bene.
Comunque, in questo campo, far peggio di Visco non è possibile. Una materia di questo tipo, che deve essere affrontata rapidamente se si vuole evitare di incorrere in sanzioni europee, sembra fatta apposta per un confronto serio tra le parti sociali, le imprese che hanno sempre denunciato l’Irap come freno allo sviluppo (ma che naturalmente non possono chiedere una pura e semplice abolizione del prelievo sui loro redditi), e i sindacati, che sanno bene come l’Irap sia anche una specie di tassa sull’occupazione, che ha quindi l’effetto di scoraggiare le assunzioni.
Anche l’opposizione, se invece di prendersela con il governo di oggi per responsabilità che sono di quello (loro) di ieri, avesse proposte serie da avanzare troverebbe spazio in un confronto del tutto aperto.
Sinistra e Cgil, però, invece di rendersi conto di aver fatto e sostenuto una legge sbagliata, fanno la solita propaganda allarmistica, perdendo così l’occasione di mostrarsi capaci di affrontare i problemi, a cominciare da quelli che hanno creato loro.
il Foglio del 18 marzo
saluti




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