| Venerdi 18 Marzo 2005 - 12:11 | Fabrizio Di Ernesto |
Il discutibile e pericolosamente letale mandato di cattura europea torna a popolare gli incubi dei cittadini italiani.
Ieri, infatti, il Senato della repubblica ha approvato, grazie ai voti favorevoli di Forza Italia, Alleanza nazionale ed Udc il ddl in materia, reintroducendo l'art.4 che era stato eliminato da Montecitorio.
Durante la votazione il centrosinistra si è astenuto, mentre la Lega ha espresso nuovamente il suo dissenso, votando no.
A dividere la maggioranza soprattutto il contenuto del controverso art.4 che prevede 'il rapporto diretto tra le autorità giudiziarie dei paesi in condizioni di reciprocità, ma a patto che sia previsto da specifici accordi internazionali'.
A tentare di spiegare l'atteggiamento della Lega ha provato il senatore Luigi Bobbio, di An, "ritengo il voto contrario della Lega una contraddizione interna, visto che il ministro Castelli, che ha voluto il provvedimento, appartiene a quel partito. Inoltre la Lega, che non annovera tra i suoi valori la difesa ad oltranza della sovranità nazionale italiana, oggi si lamenta proprio per una presunta lesione di quella sovranità da parte dell'Ue".
Peccato che poi chi fa della difesa della nostra sovranità non abbia nemmeno cercato di difenderla.
A sostenere a spada tratta il provvedimento il forzista Frattini, commissario europeo alla Giustizia, Libertà e Sicurezza, che ha ricordato come "negli altri paesi questo strumento ha funzionato bene, con centinaia di mandati d'arresto di terroristi effettuati in tempi più rapidi rispetto al passato".
L'esponente di FI ha poi aggiunto "il via libera permetterà anche all'Italia di tornare in prima linea nella lotta alla grande criminalità transnazionale".
Figurarsi se Frattini poteva avanzare una qualche critica sul provvedimento.
A difendere la decisione della Lega è intervenuto il ministro per le Riforme, Calderoli.
"Non si è rotta la maggioranza perché sul mandato di arresto Ue non c'è mai stata una maggioranza. Fin dall'inizio noi della Lega abbiamo contestato una norma che determinerebbe la possibilità di arrestare una persona per quello che non è un reato in casa nostra ma che è considerato tale da qualche altra parte".
Questo purtroppo è uno dei tanti risvolti tragicomici della tanto nefasta globalizzazione, non economica, ma giuridica.
La sinistra che nella mattinata di ieri, anziché prendere una posizione sulla materia, aveva preferito astenersi, ha poi iniziato il suo quotidiano rosario di critiche verso la maggioranza e tutto ciò che approva.
A rompere gli indugi è stato l'ex pm Antonio Di Pietro.
"Dopo anni di attesa, la maggioranza parlamentare berlusconiana, nel decidersi finalmente a ratificare il mandato di arresto europeo, ancora una volta fa il gioco delle tre carte".
"Da una parte - ha spiegato Di Pietro - la maggioranza ratifica il mandato di arresto UE e dall'altra pone limiti e condizioni alla sua operatività, tali da renderlo del tutto inapplicabile ed insufficiente per una seria lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo internazionale; impedendo una cooperazione effettiva tra le autorità di polizia".
L'ex magistrato si è poi lasciato andare a previsioni sul futuro dell'Italia e della legge "dovrà essere compito dell'Unione, una volta tornata al governo, modificare la legge che si sta approvando in questi giorni, per renderla più omogenea con quella degli altri 24 paesi della Comunità europea, anche al fine di riconquistare una parte della credibilità internazionale che ogni giorno viene fatto a pezzi dalle decisioni del presidente del Consiglio e della sua maggioranza parlamentare".
Critiche sono venute anche dai Verdi per opera del senatore Gianpaolo Zancan.
"Il testo contiene parecchi e rilevanti errori tecnici e ciò rincresce dal momento che un idoneo mandato di cattura europeo ci avrebbe consentito di metterci in linea con gli altri paesi del continente, fornendo uno strumento indispensabile in particolare nella lotta alla criminalità organizzata".
"Purtroppo - ha concluso Zancan - le palesi incongruenze tecniche ci hanno imposto l'astensione".
Veramente l'opposizione avrebbe anche potuto votare no, e chissà, magari aggiungendo i propri voti a quelli della Lega avrebbe anche potuto ottenere risultati positivi per l'Italia ma evidentemente questa non è la loro politica.
Critico verso l'atteggiamento della Lega anche il capogruppo in commissione Giustizia della Margherita, Nando Dalla Chiesa.
"La maschera è caduta. Il no della Lega al mandato di arresto europeo non è stato motivato con argomentazioni giudiziarie valide. Dal comportamento degli esponenti della Lega emerge l'aperta contestazione dell'Unione europea e la chiara intenzione di allontanare l'Italia dalla cooperazione internazionale. Ancora una volta si tenta di mettere una camicia di forza al paese: il mandato di arresto europeo è solo l'ennesima fase di un'escalation antieuropeista".
Non riusciamo a capire una cosa: se l'atteggiamento della Lega che vota no è sbagliato, perché loro si sono astenuti? Non potevano votare sì, dato che ritengono il mandato di cattura europeo un toccasana per il nostro paese?
Anche il Ds Guidi Calvi ha detto la sua sull'argomento "è un brutto testo, punteggiato di errori tecnici, che abbiamo sottolineato con un'opposizione rigorosa, e tuttavia ci siamo orientati per l'astensione per senso di responsabilità. Il nostro paese, infatti, è l'ultimo in Europa a recepire nel proprio ordinamento il mandato di cattura europea".
Da quando in qua non prendere una posizione significa essere responsabili?
"La casa delle libertà - ha poi sottolineato Calvi - ha introdotto una serie di ostacoli formali e procedurali che di fatto snaturano l'ispirazione originaria del testo, che era quello di semplificare le procedure di estradizione tra i paesi che fanno parte dell'Ue. Di fatto, così come viene recepito, il mandato di cattura europeo si rivelerà inapplicabile".
Così, mente il governo decide di applicare anche nel nostro paese una legge sbagliata, che anziché favorire gli italiani rischia di danneggiarli ancora di più, la sinistra si nasconde dietro un dito evitando di schierarsi e lasciando ricadere tutte le responsabilità sulla maggioranza e su quell'unico partito, la Lega, che ha avuto il coraggio ed il buonsenso di votare no.
Adesso, come detto, il ddl tornerà all'esame della Camera dove ci auguriamo che il risultato possa essere diverso; soprattutto per non peggiorare ancora di più una situazione già disastrosa.
Fabrizio Di Ernesto




Rispondi Citando