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Israele - la tratta delle schiave per Mosè
by falafel Wednesday, Mar. 23, 2005 at 109 PM mail:

tutti santi questi israeliani

Un miliardo di dollari all' anno: questo il volume degli affari legati in Israele alla tratta delle donne e al loro sistematico sfruttamento in centinaia di case di appuntamento.

Secondo un rapporto presentato oggi alla 'Knesset'dalla parlamentare Zahava Galon (Yahad-Meretz), è di circa tremila il numero complessive delle donne giunte clandestinamente in Israele da Russia, Moldova, Ucraina, Uzbekistan e Kazakhistan.

Concludendo un lavoro di indagine di quattro anni, la parlamentare afferma che molto spesso esse sono sottoposte a "trattamenti vergognosi" e che vengono violentate e percosse dai trafficanti beduini che le fanno entrare in Israele dall'Egitto.

In Israele sono "vendute all'asta" con prezzi compresi fra cinque e diecimila dollari, a seconda dell'aspetto fisico.

Una volta chiuse nelle case di appuntamento, sono costrette a lavorare sette giorni la settimana, fra le 14 e 18 ore al giorno. Per ogni cliente richiedono in media 120 sheqel (circa 20 euro), ma 100 sheqel vengono trattenuti dai protettori.

Nel rapporto dure critiche sono indirizzate alla polizia israeliana, al sistema giudiziario, e agli assistenti sociali.

Il rapporto ritiene assolutamente necessario lottare contro "il traffico delle donne" spezzando ad esempio i legami che sussistono fra agenti e protettori, garantendo una protezione immediata alle donne che riescono a sfuggire agli ingranaggi della industria.

Secondo il rapporto, è inoltre necessario che i processi contro i trafficanti di donne e i loro sfruttatori avvengano in tempi brevi, mentre oggi richiedono oltre un anno: un periodo in cui - viene rilevato - le donne costrette alla prostituzione sono sottoposte a continue minacce e ad intimidazioni.



Gerusalemme - patriarca greco vende a insaputa di se stesso palazzi a ebrei
by drupy Wednesday, Mar. 23, 2005 at 107 PM mail:

continua la ebraicizzazione di Gerusalemme

Ogni giorno manifestano davanti alla Basilica del Santo Sepolcro, nel cuore della città vecchia di Gerusalemme, o poco distante davanti al palazzo del Patriarcato ortodosso greco per chiedere le dimissioni del patriarca Ireneos I.

Da sei giorni i già complicati rapporti fra i fedeli greco- ortodossi - quasi tutti palestinesi - di Gerusalemme e la loro guida spirituale, il greco Ireneos I, eletto tre anni fa in sostituzione del defunto Diodoros, sono giunti a un punto di rottura. A spingere alla rivolta silenziosa i cristiani ortodossi di Terrasanta è stata venerdì scorso la notizia, pubblicata dal quotidiano israeliano Maariv, che due storici palazzi della città vecchia di proprietà del Patriarcato erano stati venduti,attraverso prestanome stranieri, a due gruppi nazionalisti israeliani attivi nella 'ebreizzazioné di Gerusalemme. La reazione imbarazzata del patriarcato, che prima ha detto di non sapere nulla della vicenda, poi ha accusato un giovane ex-collaboratore del Patriarca, Nicolas Papadeimos, scomparso da alcune settimane da Gerusalemme, di avere firmato senza autorizzazione i contratti, e infine si è dichiarato pronto a querelare gli acquirenti, non ha convinto. La polizia israeliana, per precauzione, ha deciso di accompagnare Ireneos I nei suoi spostamenti quotidiani dal Patriarcato al Santo Sepolcro.

Per i palestinesi è una vicenda molto grave, vista come l'ultima di una serie di manovre di espansione israeliane, per conquistare e 'ebreizzaré, metro dopo metro nuovi spazi nella città vecchia e a Gerusalemme est nelle aree tradizionalmente palestinesi e cristiane. Il patriarcato greco-ortodosso, uno dei principali proprietari terrieri di Terrasanta, è accusato da anni dai palestinesi di cedere sottobanco le sue proprietà agli israeliani. La polemica si intreccia inoltre con le nazionali aspirazioni frustrate delle migliaia di fedeli greco-ortodossi palestinesi, che auspicano una arabizzazione dei vertici della loro chiesa. Un processo avviato negli ultimi anni dalle altre grandi famiglie cristiane. Ma la chiesa più antica della Terrasanta rimane invariabilmente governata dai greci.

Da secoli il patriarca di Gerusalemme, praticamente signore assoluto della chiesa di Terrasanta e delle sue immense proprietà, è greco, come lo sono i membri del sinodo che lo assistono. Sono invece palestinesi, come i fedeli, i sacerdoti subalterni, i pope di base, fra i quali serpeggia ora la contestazione, guidata dagli attivisti della 'Coalizione Cristianà e dal suo leader Marwan Tubasi che accusano il Patriarcato di essere diventato "una filiale della Agenzia Ebraica".

Nella disputa è intervenuto anche il parlamento palestinese che in una risoluzione ha chiesto all'Anp di revocare il gradimento espresso tre anni fa alla nomina di Ireneos a Patriarca e di adoperarsi per l'arabizzazione della chiesa greca ortodossa. Diversi parlamentari hanno chiesto anche che da chiese e monasteri venga tolta la bandiera greca, da sempre simbolo della religione greco-ortodossa. La crisi cosi aperta ha allarmato pure il governo greco, che ha inviato a Gerusalemme una commissione d'inchiesta. Una indagine è stata avviata anche dal governo palestinese, cui ha chiesto di essere associato quello giordano. L'unico per ora a non essersi manifestato è quello israeliano.