Qui siamo ancora alla difesa del ceto medio (seppur ritengo giusto e legittimo difendere artigiani ed agricoltori in quanto portatori di tradizioni) e non capiamo che necessariamente per arrivare ad una organizzazione tradizionale occorra l'azzeramento totale, (io sarei addirittura anche per l'abolizione del denaro) ripeto non si deve contare per cio' che si possiede ma bensi' per cio' che si e' e l'unico modo per scardinare privilegi e caste (intendendo questo termine non in senso tradizionale ma in senso deteriormente moderno) e' solo uno.....In origine postato da Peucezio
Il problema è che la cultura borghese è stata scavalcata dalla modernità, perché portava comunque dei retaggi tradizionali (ammenoché non pensiamo che famiglia, patria e religione siano state inventate dalla Rivoluzione Francese, ma a me risulta che ha semmai cercato di abolirle).
L'idea della proprietà della casa, della terra, del bestiame e degli utensili, come giustamente ha ricordato senatore, risalgono alla rivoluzione neolitica e tutte le forme successive di organizzazione, quelle antitradizionali, hanno cercato di estirparla, convcentrandola in poche mani. Che siano lo stato, i grandi capitalisti o le aristocrazie guerriere non vedo che differenza ci sia.
Oggi gli elementi di freno alla modernità non sono certo i rivoluzionari o gli statalisti incalliti, ma i piccoli industriali, i commercianti, gli artigiani, i coltivatori diretti, che infatti sono le maggiori vittime delle multinazionali e della cosiddetta globalizzazione, che vuole distruggere il ceto medio per creare un'élite di tecnocrati e una massa di diseredati sottoproletari. Come ciò possa andare nel senso di una ricostruzione della tradizione proprio non lo capisco.
Peucezio ma del sistema comunistico-aristocratico spartiate che pensi




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2010: