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In Origine Postato da Stef@
incredibile! andreotti vota a destra! pazzesco! chissà quanti voti sposta!! paura!!
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Andreotti un po' di voti li sposta anche, ma non è quello il problema.
La questione è che Andreotti è uomo legato al Vaticano, e se lui prende una posizione del genere...


Trovato. Lo riporto
Retroscena
Anticipo di battaglia
Il Cavaliere ora prepara la strategia della fiducia. I rischi di crisi con la Lega in caso di sconfitta nel Lazio
ROMA - Non inganni la «guerra dei cinque euro» che è scoppiata nel governo sul rinnovo del contratto degli statali, perché la contesa che si è aperta tra Berlusconi e Bossi da una parte, Fini e Follini dall’altra, è soltanto l’anticipazione dello scontro che si potrebbe aprire nel centrodestra all’indomani delle Regionali se il voto consegnasse il Polo alla sconfitta. E che potrebbe far saltare l’agenda di fine legislatura messa a punto dal Cavaliere. Ponendo un limite agli aumenti per il Pubblico Impiego, Berlusconi ha voluto posizionarsi, «si è mosso - come commentavano tra loro i vicepremier - per tenersi buona la Lega e blandire Confindustria».
Serviva al presidente del Consiglio consolidare l’asse con il Carroccio , in vista di elezioni che si preannunciano difficili per la Cdl, e che potrebbero destabilizzare il quadro politico nella maggioranza.
Sia chiaro, una crisi di governo appare oggi impensabile, «l’esecutivo è blindato» sottolinea il coordinatore di An La Russa, confermando i concetti espressi pubblicamente da Fini e da Follini. Eppure è evidente la diversità di vedute tra il premier e i suoi vice. Se Berlusconi dice di voler conteggiare solo il numero dei voti ottenuti dai due poli, il leader della destra e il capo dell’Udc avvisano che nelle loro analisi valuteranno «anche le regioni conquistate». E non è un dato ininfluente: «Qualora Storace dovesse perdere nel Lazio - spiega un esponente centrista - la destra sociale aprirebbe una vertenza gravissima nel partito per rompere con la Lega. A quel punto Fini cosa farebbe per non venirne travolto?».
La perdita del Lazio sarebbe lo scenario più destabilizzante, ma sono troppe le incognite al momento perché i maggiorenti della Cdl possano prevedere le loro mosse: quante e quali regioni rimarranno infatti alla maggioranza? E quali rapporti di forza tra i partiti della coalizione emergeranno dalle urne? E’ certo che se cedesse la «linea Maginot» - rappresentata da Lombardia, Veneto, Piemonte, Lazio e Puglia - il percorso per il governo si complicherebbe a un anno dalle Politiche. Il Cavaliere ne è consapevole, e dinanzi a una simile evenienza appronta la contromossa: «Se il centrosinistra dovesse iniziare la guerriglia in Parlamento - ha avvisato gli alleati - andremmo avanti a colpi di fiducia».
Parlava dell’opposizione Berlusconi, ma si riferiva alla sua coalizione. Perché c’è il rischio che la sconfitta scombini l’agenda delle priorità di fine legislatura stabilite dal premier: riforme costituzionali, riduzione delle tasse, revisione della legge elettorale, modifica della par condicio. Una marcia a tappe forzate stabilita per riconquistare Palazzo Chigi, lasciandosi alle spalle elezioni che considera politicamente «ininfluenti», e di cui si sarebbe disinteressato se avesse potuto.
Ma le Regionali avranno influenza sulle mosse seguenti nel Palazzo, eccome. E sull’agenda delle priorità, Alemanno annuncia sibillino che «dopo il voto, eventualmente, se ne riparlerà». Il ministro di An è stato il primo a prendere come spunto l’editoriale sul Corriere di Galli Della Loggia sulle riforme costituzionali, criticando il testo approvato al Senato. E’ chiaro che se il voto regionale fosse oltremodo negativo, la destra potrebbe anche spingersi oltre le richieste che già ora avanza il titolare dell’Agricoltura: lavorare cioè sulle leggi ordinarie che accompagneranno la riforma, «per salvaguardare i principi dell’interesse nazionale e del federalismo solidale». Eppure Alemanno sa che picconare la devolution vuol dire picconare Berlusconi.
Un altro colpo di piccone al premier potrebbe giungere sulla prossima Finanziaria. Il Cavaliere vorrebbe sfruttarla per ridurre ulteriormente l’Irpef, ma il capogruppo dell’Udc Volontè avverte fin da oggi che «se veramente fossero a disposizione 12 miliardi di euro, noi non accetteremmo di vederli utilizzati per il taglio dell’ultima aliquota, ma per le famiglie e per le imprese. Se Berlusconi pensasse di portare a termine il piano Tremonti, ci sarebbe da divertirsi». Nelle sue parole riecheggiano i ragionamenti sviluppati da Follini nei colloqui riservati con il premier e i vertici di Confindustria. Ciò che invece Follini ha ripetuto ieri in pubblico è che la modifica della par condicio - altro punto in agenda - non gli pare un problema «né prioritario né secondario».
Di fronte a queste avvisaglie di guerriglia, il Cavaliere ha pensato di rinforzare gli ormeggi con la Lega. Poi sarà tutto da vedere se gli alleati vorranno e soprattutto riusciranno a modificare la sua agenda. Dipenderà dal voto delle Regionali, perché come sostiene il senatore Udc Ronconi - grande amico del premier - anche l’ultimo punto nella lista delle priorità di Berlusconi potrebbe esser cancellato: «La riforma elettorale sarà figlia del risultato elettorale». Un pessimo risultato escluderebbe infatti la possibilità di modificare i meccanismi di voto. E siccome senza riforma elettorale sarebbe difficile per il Cavaliere tornare a Palazzo Chigi, in quel momento nella Cdl di fatto si aprirebbe il dopo-Berlusconi. Ecco perché al premier serve il Carroccio.
Francesco Verderami
30 marzo 2005


Sicuro che non sia La Repubblica?In Origine Postato da lerimini
Trovato. Lo riporto
Retroscena
Anticipo di battaglia
Il Cavaliere ora prepara la strategia della fiducia. I rischi di crisi con la Lega in caso di sconfitta nel Lazio
ROMA - Non inganni la «guerra dei cinque euro» che è scoppiata nel governo sul rinnovo del contratto degli statali, perché la contesa che si è aperta tra Berlusconi e Bossi da una parte, Fini e Follini dall’altra, è soltanto l’anticipazione dello scontro che si potrebbe aprire nel centrodestra all’indomani delle Regionali se il voto consegnasse il Polo alla sconfitta. E che potrebbe far saltare l’agenda di fine legislatura messa a punto dal Cavaliere. Ponendo un limite agli aumenti per il Pubblico Impiego, Berlusconi ha voluto posizionarsi, «si è mosso - come commentavano tra loro i vicepremier - per tenersi buona la Lega e blandire Confindustria».
Serviva al presidente del Consiglio consolidare l’asse con il Carroccio , in vista di elezioni che si preannunciano difficili per la Cdl, e che potrebbero destabilizzare il quadro politico nella maggioranza.
Sia chiaro, una crisi di governo appare oggi impensabile, «l’esecutivo è blindato» sottolinea il coordinatore di An La Russa, confermando i concetti espressi pubblicamente da Fini e da Follini. Eppure è evidente la diversità di vedute tra il premier e i suoi vice. Se Berlusconi dice di voler conteggiare solo il numero dei voti ottenuti dai due poli, il leader della destra e il capo dell’Udc avvisano che nelle loro analisi valuteranno «anche le regioni conquistate». E non è un dato ininfluente: «Qualora Storace dovesse perdere nel Lazio - spiega un esponente centrista - la destra sociale aprirebbe una vertenza gravissima nel partito per rompere con la Lega. A quel punto Fini cosa farebbe per non venirne travolto?».
La perdita del Lazio sarebbe lo scenario più destabilizzante, ma sono troppe le incognite al momento perché i maggiorenti della Cdl possano prevedere le loro mosse: quante e quali regioni rimarranno infatti alla maggioranza? E quali rapporti di forza tra i partiti della coalizione emergeranno dalle urne? E’ certo che se cedesse la «linea Maginot» - rappresentata da Lombardia, Veneto, Piemonte, Lazio e Puglia - il percorso per il governo si complicherebbe a un anno dalle Politiche. Il Cavaliere ne è consapevole, e dinanzi a una simile evenienza appronta la contromossa: «Se il centrosinistra dovesse iniziare la guerriglia in Parlamento - ha avvisato gli alleati - andremmo avanti a colpi di fiducia».
Parlava dell’opposizione Berlusconi, ma si riferiva alla sua coalizione. Perché c’è il rischio che la sconfitta scombini l’agenda delle priorità di fine legislatura stabilite dal premier: riforme costituzionali, riduzione delle tasse, revisione della legge elettorale, modifica della par condicio. Una marcia a tappe forzate stabilita per riconquistare Palazzo Chigi, lasciandosi alle spalle elezioni che considera politicamente «ininfluenti», e di cui si sarebbe disinteressato se avesse potuto.
Ma le Regionali avranno influenza sulle mosse seguenti nel Palazzo, eccome. E sull’agenda delle priorità, Alemanno annuncia sibillino che «dopo il voto, eventualmente, se ne riparlerà». Il ministro di An è stato il primo a prendere come spunto l’editoriale sul Corriere di Galli Della Loggia sulle riforme costituzionali, criticando il testo approvato al Senato. E’ chiaro che se il voto regionale fosse oltremodo negativo, la destra potrebbe anche spingersi oltre le richieste che già ora avanza il titolare dell’Agricoltura: lavorare cioè sulle leggi ordinarie che accompagneranno la riforma, «per salvaguardare i principi dell’interesse nazionale e del federalismo solidale». Eppure Alemanno sa che picconare la devolution vuol dire picconare Berlusconi.
Un altro colpo di piccone al premier potrebbe giungere sulla prossima Finanziaria. Il Cavaliere vorrebbe sfruttarla per ridurre ulteriormente l’Irpef, ma il capogruppo dell’Udc Volontè avverte fin da oggi che «se veramente fossero a disposizione 12 miliardi di euro, noi non accetteremmo di vederli utilizzati per il taglio dell’ultima aliquota, ma per le famiglie e per le imprese. Se Berlusconi pensasse di portare a termine il piano Tremonti, ci sarebbe da divertirsi». Nelle sue parole riecheggiano i ragionamenti sviluppati da Follini nei colloqui riservati con il premier e i vertici di Confindustria. Ciò che invece Follini ha ripetuto ieri in pubblico è che la modifica della par condicio - altro punto in agenda - non gli pare un problema «né prioritario né secondario».
Di fronte a queste avvisaglie di guerriglia, il Cavaliere ha pensato di rinforzare gli ormeggi con la Lega. Poi sarà tutto da vedere se gli alleati vorranno e soprattutto riusciranno a modificare la sua agenda. Dipenderà dal voto delle Regionali, perché come sostiene il senatore Udc Ronconi - grande amico del premier - anche l’ultimo punto nella lista delle priorità di Berlusconi potrebbe esser cancellato: «La riforma elettorale sarà figlia del risultato elettorale». Un pessimo risultato escluderebbe infatti la possibilità di modificare i meccanismi di voto. E siccome senza riforma elettorale sarebbe difficile per il Cavaliere tornare a Palazzo Chigi, in quel momento nella Cdl di fatto si aprirebbe il dopo-Berlusconi. Ecco perché al premier serve il Carroccio.
Francesco Verderami
30 marzo 2005![]()


Andreotti votasse pure Storace, ma non penso che il giornalista, non presentatore, come lo chiama Logos, possa essere valutato peggio del panzone squadrista, che per di più spesso ha pure quel ghingo di sicuro non rassicurante.


non sono mica tutti faziosi come piace a voi ehIn Origine Postato da Logos
Sicuro che non sia La Repubblica?![]()
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Se uno sporco come andreotti vota storace, e' fattaIn Origine Postato da Logos
ANDREOTTI: VOTO E' SEGRETO... MA VOTERO' STORACE (QN)
30/03/2005 - 13:41
"Sembrava solo un omaccione di destra, ma ha operato bene"
Roma, 30 mar. (Apcom) - "Il voto sarebbe segreto... ma voterò per Storace". Il senatore a vita Giulio Andreotti lo confessa in un'intervista al Quotidiano Nazionale. Del governatore uscente e candidato della Cdl alle Regionali nel Lazio, Andreotti dice: "all'inizio sembrava solo uno di quegli omaccioni di destra un po' maneschi il cui ragionamento politico più articolato poteva riassumersi nel classico 'mo' te meno...'. Invece in questi cinque anni ha dimostrato di avere buone capacità di governo". Insomma, per Andreotti "è stato solo grazie a Storace che i romani si sono accorti dell'esistenza dell'istituzione regionale".
copyright @ 2005 APCOM
Cmq, hai rotto le scatole con il tuo spam in questo forum, cerca di scrivere meno cavolate e meno ripetitive...![]()


In Origine Postato da Logos
Rode eh?![]()
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Pensa come rode alla famiglia Mattarella![]()


La dichiarazione di voto di Andreotti è frutto delle indicazioni di Ruini, aveva detto sul referendum che si sarebbe astenuto... la vera eminenza grigia dietro le quinte della politica italiana...
la cosa mi preoccupa, ma non mi sorprende... non sarà una passeggiata, l'accordo coi radicali serviva, quelle famose parrocchie non avrebbero mai votato comunque a sx, almeno prendevamo i voti anticlericali...


In Origine Postato da Logos
Rode eh?![]()
sinceramente sono solo contento che andreotti non voti come voterei io se fossi in lazio. l'amico di totò (e non parlo dell'attore) lo lascio alla cidielle![]()