PREPARIAMOCI ALLA DISPUTA SUI VOTI
Vince la coalizione che raccoglie più voti popolari o quella che conquista più Regioni? È il nuovo t.ormentone elettorale. Berlusconi predilige la prima opzione, Prodi la seconda. Il più lucido, forse, è stato Giuliano Ferrara. A un lettore che si chiede cosa si inventerà il Cavaliere in caso di sconfitta della Cdl in 11 Regioni su 14, il direttore del Foglio taglia corto: «Se perdesse, in ogni caso negherebbe, quindi concentriamoci sul 2006».
L'interpretazione del risultato delle elezioni all'indomani del voto è ormai un genere letterario. Tra i più apprezzati del Novecento. Meglio delle invenzioni di Calvino, degno delle acrobazie linguistiche di Gadda, capace di tener testa ai cavalieri e agli amori di ariostesca memoria.
Da quando poi ci sono gli exit poll, le proiezioni, gli in-house poli si sfiora il sublime. C'è il dirigente di An che si impegna a pagare cene scommettendo su risultati immaginari, il segretario dei Ds che polemizza per ore con la Rai per aver fornito dati di sondaggio diversi da quelli del proprio partito (ma purtroppo per lui giusti), il conduttore televisivo "militante" che appunta bandierine su mezza Italia per poi doverle ritirare una a una.
Per la non stop elettorale in tv ogni partito ha ormai il suo campione. La Russa per An, Angius per i Ds, Vito per Fi. Gente tosta. Addestrata al funambolismo. Se il risultato è di pareggio, hanno vinto tutti. Se uno vince, stravince; se poi perde, al massimo perdicchia, e vede già i segni della riscossa.
Le regionali, del resto, offrono mille appigli, mille sfaccettature dove poter trovare il dato semantico più favorevole: chi vince più governatori, chi conquista le Regioni più importanti, chi ne strappa di più all'avversario, chi raccoglie più voti popolari per i presidenti, chi più voti per la sommatoria delle liste, chi guadagna di più rispetto alle previsioni...
È il bello della democrazia. Perchè poi i cittadinielettori giudicano comunque con la propria testa.
Il Sole 24 Ore 31-03-2005




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