Anzitutto vorrei premettere - a scanso di equivoci - che non c'è in questo mio aprire questo tread, alcun intento polemico ma solo conoscitivo. Questo ancor più perchè la Chiesa Ortodossa non ha preso - nemmono a livelli di sinodi locali - nessuna posizione ufficiale.

Quando io studiavo teologia (anni di giovinezza!) mi veniva insegnato (e sono andato anche a riguardarmi appuntoi dei miei corsi sulla morale della fita fisica) che
"l'accanimento terapeutico non è una vera terapia ma piuttosto un atto di presuntuoso orgoglio alla stessa stregua dell'eutanasia. Con l'uno si pretende di far proseguire una vita di fatto già finita con atti meramente artificiali, col l'altra si pretende di troncarla prima del suo naturale compimento" cito da un appunto di una lezione di uno dei miei professori che non voglio nominare perchè oggi (se è ancora in vita) potrebbe anche aver cambiato idea, ma è un autoire prolifico di importanti testi di morale ed è stato consultore per la Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II.

Ora leggo sul Corriere on line a proposito del noto caso americano che ha sconvolto il mondo
""""Duro il commento del Vaticano, affidato al cardinale portoghese Jose Saraiva Martins: lasciar morire Terri Schiavo è stato «un atto contro Dio». Il prefetto della Congregazione delle cause dei santi ha condannato la decisione che alla morte di Terri, poiché, «un atto contro la vita è un atto contro Dio, creatore della vita».
Duro il commento del Vaticano, affidato al cardinale portoghese Jose Saraiva Martins: lasciar morire Terri Schiavo è stato «un atto contro Dio». Il prefetto della Congregazione delle cause dei santi ha condannato la decisione che alla morte di Terri, poiché, «un atto contro la vita è un atto contro Dio, creatore della vita».
«Nutrire una persona non può essere mai considerato un accanimento terapeutico», ha ribadito il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls. «È stata interrotta un'esistenza. È stata anticipata arbitrariamente una morte - continua Navarro - poiché non vi è dubbio che non si possono ammettere eccezioni al principio della sacralità della vita dal concepimento sino alla sua fine naturale». Secondo Navarro, «oltre che un principio dell'etica cristiana, questo è anche un principio di civiltà umana». «C'è da sperare che da questa drammatica esperienza - conclude il portavoce del Papa - maturi nell'opinione pubblica una maggiore consapevolezza della dignità umana e porti ad una maggiore tutela della vita anche a livello legale».

Ammesso e non concesso che l'utopsia ci confermi che lo stato dell'inferma era un vero stato vegetativo (che se così non fosse la mia domanda non ha senso, perchè so già la risposta) allora che differenza c'è tra tenere in vita una persona nutrendola con una sonda gastrica e tenerla in vita facendola respirare con un respiratore automatico?
Intendo dire come mai il primo è accanimento terapeutico ed il secondo no? Certo che " nutrire una persona non può mai essere considerato accanimento terapeutico", ma non è accanimento terapeutico nemmeno far respirare una persona integra nelle sue funzioni mentali, con un polmone di acciaio, come tanti casi ci hanno dimostrato. Quello che non riesco a capire è come si possa pensare che tenere in vita una persona "in stato vegetativo
- """il che - a mio avviso significa """ con le funzioni cerebrali irrimediabilmente compromesse ad eccezione di quelle del cosiddetto 'cervello rettiliano' che presiede alle sole funzioni vegetative ed a comportamenti meramente riflessi"""" -
non sia il prolungare artificialmente una vita che ha concluso il suo naturale iter.
E viene spontaneo il riferimento al papa: che Giovanni Paolo II sia integro nelle sue funzioni autenticamente umane lo si percepisce con chiarezza, anche da gesti di stizza per non potere controllare il suo corpo come vorrebbe, e quindi sarebbe omicidio il non aiutarlo con tutti i mezzi possibili, naturali o no, a sopravvivere.
Ma è il concetto di "naturale" che mi turba. perchè è storicamente e culturalmente condizionato. All'epoca della Scolastica certo non era naturale una flebo, o la somministrazione di un antibiotico, o la respirazione assistita o un intervento di neurochirurgia.....

Dopo tutto questo una domanda a chi si intende di teologia o - quanto meno - sa qualcosa dell'attuale dibattito bioetico nel mondo cattolico: come si definisce oggi l'accanimento terapeutico? Dovìè il confine tra naturale ed artificiale?

Sarebbe gradita al sottoscritto anche qualche suggerimento bibliografico di opere di morale della vita fisica autorevoli e recenti, dal mondo della teologia romano cattolica.
Grazie