E' purtroppo morto stamane, a causa di un intervento di indubbia natura eutanisatica, il sig. Piergiorgo Welby.
Negli ultimi giorni la sua vicenda, umana, giudiziaria e politica, aveva suscitato una vasta eco nell'opinione pubblica, tra fautori (radicali e laicisti) dell'eutanasia ed i sostenitori del valore e del significato della vita. Purtroppo questa persona si è fatta trascinare dalle apparenti suadenti motivazioni degli eutanisatici, riuscendo ad avere la meglio. Si ripropone, in fondo, una vicenda, sotto molti aspetti, simile al caso Terry Schiavo.
Ovviamente i cattolici sono contrari a qualsiasi intervento di questo genere. Infatti, essi sono consapevoli del valore sacrale della vita. Certo la sofferenza spaventa ed atterrisce, specie quando è vissuta da persone sventurate lontane da Dio. Nessuno vuole soffrire. E' connaturale all'uomo il desiderio di felicità e di non soffrire.
Purtroppo l'uomo deve scontrarsi con questo male. Ed allora la soluzione proposta dalla Chiesa non è la soppressione della vita, ma l'alleviamento della sofferenza, attraverso le cure palliative, ma anche rinunciando all'accanimento terapeutico, cioè al voler persistere nella somministrazione di cure che non arrecano un concreto beneficio al paziente. Attenzione: non è necessario che vi siano prospettive di guarigione, ma che tuttavia sia garantita al paziente un tenore di vita migliore rispetto a prima e sia evitata allo stesso una sofferenza maggiore rispetto a quella che si intenderebbe lenire.
Da parte nostra, quindi, dinanzi a questa vicenda che ha indubbia valenza di vera e propria eutanasia, non possiamo far altro che affidare alla misericordia di Dio l'anima di questa persona affinché Egli abbia pietà di lui e perdoni il suo peccato di aver invocato, in un momento di disperazione, la morte, anziché affidarsi a Lui ed al suo Divin Volere.![]()
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- il numero precedente, vedresti che è scritto nel Catechismo: "... un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L'errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere". 