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  1. #1
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    Predefinito Eutanasia o accanimento terapeutico

    E' purtroppo morto stamane, a causa di un intervento di indubbia natura eutanisatica, il sig. Piergiorgo Welby.
    Negli ultimi giorni la sua vicenda, umana, giudiziaria e politica, aveva suscitato una vasta eco nell'opinione pubblica, tra fautori (radicali e laicisti) dell'eutanasia ed i sostenitori del valore e del significato della vita. Purtroppo questa persona si è fatta trascinare dalle apparenti suadenti motivazioni degli eutanisatici, riuscendo ad avere la meglio. Si ripropone, in fondo, una vicenda, sotto molti aspetti, simile al caso Terry Schiavo.
    Ovviamente i cattolici sono contrari a qualsiasi intervento di questo genere. Infatti, essi sono consapevoli del valore sacrale della vita. Certo la sofferenza spaventa ed atterrisce, specie quando è vissuta da persone sventurate lontane da Dio. Nessuno vuole soffrire. E' connaturale all'uomo il desiderio di felicità e di non soffrire.
    Purtroppo l'uomo deve scontrarsi con questo male. Ed allora la soluzione proposta dalla Chiesa non è la soppressione della vita, ma l'alleviamento della sofferenza, attraverso le cure palliative, ma anche rinunciando all'accanimento terapeutico, cioè al voler persistere nella somministrazione di cure che non arrecano un concreto beneficio al paziente. Attenzione: non è necessario che vi siano prospettive di guarigione, ma che tuttavia sia garantita al paziente un tenore di vita migliore rispetto a prima e sia evitata allo stesso una sofferenza maggiore rispetto a quella che si intenderebbe lenire.
    Da parte nostra, quindi, dinanzi a questa vicenda che ha indubbia valenza di vera e propria eutanasia, non possiamo far altro che affidare alla misericordia di Dio l'anima di questa persona affinché Egli abbia pietà di lui e perdoni il suo peccato di aver invocato, in un momento di disperazione, la morte, anziché affidarsi a Lui ed al suo Divin Volere.

  2. #2
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    Mi associo alle preghiere di Augustinus.
    Preghiamo per lui e per coloro che gli hanno tolto la vita.

  3. #3
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    Attenzione: non è necessario che vi siano prospettive di guarigione, ma che tuttavia sia garantita al paziente un tenore di vita migliore rispetto a prima e sia evitata allo stesso una sofferenza maggiore rispetto a quella che si intenderebbe lenire.
    a prescindere da tutto, ma perché queste stesse parole non potrebbero essere usate da chi dice che quello del caso Welby era accanimento terapeutico?

    è vero che alcuni medici hanno detto che NON era accanimento terapeutico mantenere in funzione il respiratore, ma è anche vero che non esiste una oggettività in questo caso.

    laddove il mio corpo non respira più da solo, non è forse un segnale che il mio tempo è finito? non ho detto che lo è. ho detto che FORSE lo è.

    e se FORSE lo è, una macchina che respira al posto mio, indefinitivamente, non è forse un modo per accanirsi a non accettare che il mio tempo è venuto?

    augustinus, le cose si possono vedere in due modi. le stesse precise parole che hai usato, potrebbero essere usate da chi ritiene di essere giustificato PERCHE' quello di Welby era accanimento terapeutico.

  4. #4
    Logiké Latreía
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    Predefinito

    Speriamo, per la sua anima, che il suo gesto non sia stato un gesto contro la vita,

    Se ho capito bene, non si parla di accanimento terapeutico già quando una terapia migliora le condizioni di vita del paziente, anche se essa non è in grado di guarire; mi chiedo se esistano dei protocolli per individuare, tutto sommato, il reale miglioramento delle condizioni di vita del paziente, o meno.

    Con quali criteri individuiamo il miglioramento delle conizioni di vita del paziente?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da bottero Visualizza Messaggio
    a prescindere da tutto, ma perché queste stesse parole non potrebbero essere usate da chi dice che quello del caso Welby era accanimento terapeutico?

    è vero che alcuni medici hanno detto che NON era accanimento terapeutico mantenere in funzione il respiratore, ma è anche vero che non esiste una oggettività in questo caso.

    laddove il mio corpo non respira più da solo, non è forse un segnale che il mio tempo è finito? non ho detto che lo è. ho detto che FORSE lo è.

    e se FORSE lo è, una macchina che respira al posto mio, indefinitivamente, non è forse un modo per accanirsi a non accettare che il mio tempo è venuto?

    augustinus, le cose si possono vedere in due modi. le stesse precise parole che hai usato, potrebbero essere usate da chi ritiene di essere giustificato PERCHE' quello di Welby era accanimento terapeutico.
    Non era accanimento terapeutico. Solo i radicaloidi ed i comunisti lo vedevano come accanimento. Ed infatti un organo terzo ed imparziale quale il Consiglio Superiore di Sanità non ha ritenuto che fosse accanimento terapeutico.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    "l'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi puo' essere legittima.
    In tal caso si rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole cosi' procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacita', o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto , rispettando sempre la ragionevole volonta' e gli interessi legittimi del paziente.
    Card. Joseph Ratzinger
    Se non ti limitassi a viaggiare su siti radicaloidi e comunisti vedresti che non è un testo dell'allora Card. Ratzinger, bensì è il n. 2278 del Catechismo della Chiesa Cattolica
    Comunque, nel caso di specie, cioè di Welby, non si trattava di interruzione delle cure, ma vera e propria eutanasia.
    Del resto, se ti leggessi - se sei cattolico - il numero precedente, vedresti che è scritto nel Catechismo: "... un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L'errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere".

  7. #7
    Logiké Latreía
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    Quindi non si può agire od omettere di agire per provocare la morte allo scopo di porre fine al dolore; qui sembra voler affermare che la morte è un modo sbagliato per porre fine al dolore, non che la morte debba essere evitata ad ogni costo, stante la possibilità di impiegare terapie onerose, straordinarie, etc...

    Quando, in che condizioni, risulta giusto accettare di non poter impedire la morte, quindi risulta anche giusto sospendere le terapie? Certamente nel caso di una patologia mortale incurabile; però vi sono situazioni nelle quali, tali stati patologici, possono essere trattati in modo da prolungare la sopravvivenza del malato anche per decine di anni. Questo è giusto?

  8. #8
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    e il catechismo non e' ratzingeriano?
    il Card. Ratzinger non vi ha preso alcuna parte alla sua stesura?
    hai dimenticato di citare l'articolo successivo, Augustinus:
    il 2279:
    « L'uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile».




    .... nel caso di specie, cioè di Welby, non si è trattato di interruzione delle cure, ma vera e propria eutanasia.....a meno che per te il respiratore è accanimento terapeutico....proprio il motivo per il quale la commissione si è riunita e qualche giorno fa aveva sentenziato che NON SI DOVEVA STACCARE quella presa perchè il respiratore NON è accanimento terapeutico.....

    Del resto, se ti leggessi - se sei cattolico - il numero precedente, vedresti che è scritto nel Catechismo: "... un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L'errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere".
    (ringrazio Augustinus per avermi preceduta in questo chiarimento)

    norme deontologiche

    Art. 3 - Doveri del medico -
    Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza discriminazioni di età, di sesso, di razza, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace come in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera.
    La salute è intesa nell'accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona

    Art. 6 - Limiti dell'attività professionale -
    In nessun caso il medico deve abusare del suo status professionale.

    Art. 12 - Prescrizione e trattamento terapeutico -
    In nessun caso il medico dovrà accedere a richieste del paziente in contrasto con i principi di scienza e coscienza allo scopo di compiacerlo, sottraendolo alle sperimentate ed efficaci cure disponibili.

    Art. 14 - Accanimento diagnostico-terapeutico -
    Il medico deve astenersi dall'ostinazione in trattamenti, da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualità della vita.
    (la Commissione medica ha stabilito in questi giorni che il respiratore NON è un accanimento terapeutico! )

    Art. 15 - Trattamenti che incidono sulla integrità psico-fisica -
    I trattamenti che comportino una diminuzione della resistenza psico-fisica del malato possono essere attuati, previo accertamento delle necessità terapeutiche, e solo al fine di procurare un concreto beneficio clinico al malato o di alleviarne le sofferenze

    Art. 19 - Rifiuto d'opera professionale -
    Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita.

    Art. 20 - Continuità delle cure -
    Il medico deve garantire al cittadino la continuità delle cure.
    In caso di indisponibilità, di impedimento o del venir meno del rapporto di fiducia deve assicurare la propria sostituzione, informandone il cittadino e, se richiesto, affidandolo a colleghi di adeguata competenza.
    Il medico non può abbandonare il malato ritenuto inguaribile, ma deve continuare ad assisterlo anche al solo fine di lenirne la sofferenza fisica e psichica.


    Art. 36 - Eutanasia -
    Il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti diretti a provocarne la morte.


    Art. 37 - Assistenza al malato inguaribile -
    In caso di malattie a prognosi sicuramente infausta o pervenute alla fase terminale, il medico deve limitare la sua opera all'assistenza morale e alla terapia atta a risparmiare inutili sofferenze, fornendo al malato i trattamenti appropriati a tutela, per quanto possibile, della qualità di vita.
    In caso di compromissione dello stato di coscienza, il medico deve proseguire nella terapia di sostegno vitale finchè ritenuta ragionevolmente utile.
    Il sostegno vitale dovrà essere mantenuto sino a quando non sia accertata la perdita irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo.

    ********************

    IL MEDICO CHE HA STACCATO LA PRESA A WELBY .......e di questo omicidio chiediamo la misericordia di Dio......non è un giudizio questo, ma una constatazione di fatto come le stesse...NORME DEONTOLOGICHE ...chiaramente dicono.....
    Contrariamente a questo staremo nell'anarchia.......

    ........la morte di Welby in questo modo è stata la nostra stessa sconfitta.....una parte di noi se ne è andata con lui.....

    e con questa mia riflessione, per me....non aggiungerò altro.
    Si arriva poi ad un punto che ripetere le medesime questioni non giova a nessuno, i "discorsi perniciosi", dice san Paolo "vanno evitati" proprio per evitare di strumentalizzare ...e nel modo sbagliato un caso che indipendentemente dal "caso umano" non può non tenere conto delle norme di etica VALIDE PER TUTTO IL GENERE UMANO......UCCIDERE E' PECCATO...E WELBY E' STATO UCCISO, QUALCUNO NE HA PROVOCATO LA MORTE PRIMA DEL TEMPO.....il resto sono chiacchiere facilmente strumentalizzabili.....

    Fraternamente CaterinaLD

    Buon Natale......con una richiesta speciale a Gesù:
    MARANATHA'....Vieni in fretta Gesù perchè qui l'uomo sta cercando di prendere il tuo posto....


    __________________
    "Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in Italia e nel mondo intero" (Santa Caterina da Siena)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  9. #9
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    Predefinito

    quindi se ho ben compreso....

    se un malato con una patologia X dall'esito mortale che SA di stare per morire rifiuta da SUBITO di andare in ospedale e resta a casa, è libero di morire in pace

    se lo stesso malato con una patologia X dall'esito mortale che SA di stare per morire invece va in ospedale o sta a casa, e da l'assenso a essere intubato non può mai più dire "voglio che mi togliate le macchine che SOLO LORO mi fanno andare avanti"?

    la differenza è solo questa? la presenza FISICA di macchinari che tengono in vita?

    se non ci sono i macchinari può morire con dignità e se invece sono presenti non si possono più togliere?

    non faccio esempi perché li conosciamo tutti benissimo. sia per l'uno che per l'altro.

    ah. siccome la mia è solo una domanda, gradirei non venisse cancellata. grazie.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    e il catechismo non e' ratzingeriano?
    il Card. Ratzinger non vi ha preso alcuna parte alla sua stesura?
    hai dimenticato di citare l'articolo successivo, Augustinus:
    il 2279:
    « L'uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile».
    Il Catechismo è ratzingeriano? Certo. Però qui si tratta di un atto di Magistero, non del Card. Ratzinger, ma di Giovanni Paolo II. Questo per puntualizzare.
    Quanto al punto successivo, fa senso che dei cattolici (che io a ragion veduta definisco adulterati e mi rendo sempre più conto della correttezza di questa definizione ) si lascino ammaliare dallo scientismo, dal radicalismo politico e dal comunismo per giustificare, pur velata tra mille parole, l'eutanasia e giustificare l'empia scelta accettata e voluta dal defunto in questione. Non a caso, giustamente, il Vicariato di Roma ha rifiutato i funerali religiosi.

 

 
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