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Discussione: La tv non conta?

  1. #1
    illuminista eretico
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    Predefinito La tv non conta?

    di
    Pierluigi Battista

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    Ma se in Italia la tv non avesse quell’influenza cruciale sui destini politici ed elettorali che tutti le riconoscono? La domanda, già apparentemente stravagante in un Paese in cui il premier è anche un magnate della televisione, può sembrare addirittura paradossale quando la spettacolare irruzione di Berlusconi nell’arena televisiva di «Ballarò» segna una svolta nella strategia politico-mediatica del centrodestra ferito a morte nelle ultime elezioni. E anche impropria, quando i leader del centrosinistra, da Prodi a Veltroni, indicano nella nomina bipartisan di un inedito consiglio d’amministrazione della Rai l’obiettivo simbolico della nuova stagione politica scaturita dall’ultimo responso delle urne. Ma è una domanda che da almeno un ventennio dispone di una base cospicua e coerente di esempi che militano a suo favore e che oggi forse non si perderebbe tempo a prendere in considerazione, per evitare illusioni, ma anche scontri feroci e crociate apocalittiche nel nome dello spoils system.
    E allora, conta davvero così tanto la tv nelle elezioni italiane oppure è il caso di dire che non c’è storicamente nessuna coincidenza meccanica e necessaria tra il controllo della tv pubblica e i comportamenti politici ed elettorali dei cittadini italiani? Il primo esempio risale alla seconda metà degli anni Ottanta, quando la conquista da parte del Pci di una rete Rai e di un telegiornale non seppe impedire l’inesorabile declino elettorale di quel partito. Prosegue, a cavallo tra la fine degli Ottanta e i primi anni del Novanta, con il controllo ferreo da parte del «Caf» sulla televisione pubblica, che non riuscì ad arginare il rovinoso crollo dei partiti centrali della Prima Repubblica (penalizzati dalle urne prima ancora che dalle decisive inchieste giudiziarie) e nemmeno a frenare la tumultuosa ascesa della Lega di Bossi, totalmente assente, non solo dagli assetti manageriali, ma addirittura dagli schermi della tv di Stato (fenomeno che si replicherà sette anni dopo, quando la straordinaria performance di Emma Bonino ebbe a compiersi nel vuoto assoluto di presenze nei programmi di informazione politica).
    Gli anni della crisi della Prima Repubblica azzerarono il profilo della «lottizzazione» proporzionalistica della Rai e introdussero nei suoi assetti la logica spietata del bipolarismo ma non smentirono, anzi accentuarono, la divaricazione tra controllo dei gangli della tv di Stato e risultati elettorali effettivamente conseguiti. Tra il ’93 e il ’94, con la Rai dei «professori», i tg e i talk show politici, forse fiutando i venti della stagione «nuovista», vennero affidati quasi esclusivamente a esponenti della sinistra. Eterogenesi dei fini: vinse, avventurosamente ma vinse, Berlusconi. Ma quando il centrodestra andò al potere, anche quello della Rai cambiò subito segno e colore.
    Eppure alle elezioni del ’96 vinse Prodi, e perse lo schieramento che in quel momento deteneva le leve della televisione di Stato. Coincidenze, forse. Eppure lo scenario viene replicato con impressionante ripetitività negli anni successivi. L’Ulivo trionfante impose nuovi equilibri nella Rai, ad esso ovviamente favorevoli. E quanto più ulivizzava la Rai tanto più subiva scacchi elettorali (dalle elezioni europee del 1999 fino alle regionali del 2000) per arrivare al tonfo elettorale delle consultazioni del 2001, che videro trionfare Berlusconi. Il quale Berlusconi, assieme ai partiti del centrodestra, non risparmiò blindature alla Rai governata nel nuovo quadro politico. Ma da quando esercita il suo controllo sul servizio pubblico, il centrodestra ha fatto in tempo a perdere ben tre tornate elettorali, fino al tracollo rovinoso dei giorni scorsi, quarto e sinora ultimo passaggio elettorale in cui i comportamenti politici degli italiani non sembrano assecondare le geometrie imposte a Viale Mazzini. Non esiste, in questo breve excursus sui destini paralleli delle vicende televisive e dei risultati elettorali, un solo esempio che contrasti la sensazione che gli italiani, magari voteranno per le più bizzarre motivazioni, ma non certo sulla base dei desiderata di chi di volta in volta detiene le leve del potere della televisione pubblica. E allora: davvero la tv conta così tanto sulla politica italiana?
    08 aprile 2005

  2. #2
    illuminista eretico
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    Predefinito

    amici, vi sottopongo questo articolo per sottolineare alcuni aspetti che trovo particolarmente inquietanti.
    Il primo riguarda la superficialità e l'ignoranza di giornalisti come questo Battista. E' stato capace di scrivere alcune falsità storiche per argomentare una tesi sciocca con una leggerezza impressionante...
    Sul principale e più autorevole giornale italiano...
    La prima che mi viene mente è questa:
    "ma addirittura dagli schermi della tv di Stato (fenomeno che si replicherà sette anni dopo, quando la straordinaria performance di Emma Bonino ebbe a compiersi nel vuoto assoluto di presenze nei programmi di informazione politica)."
    Mi verrebbe di dirgli: "ma sei scemo?"
    La Bonino fece una campagna di spot a tambur battente favolosa con la scusa dell'elezione per il presidente della Repubblica proprio in quei giorni.
    Se mi dici che andare da Vespa non paga più posso in parte essere d'accordo, ma se mi dici che gli spot non funzionano allora non hai capito un cazzo.

    Un'altro elemento di una superficialità terrificante riguarda il "o tutti o nessuno"
    Nessun sano di mente dice che il 100% è condizionabile dalla TV, ma il 5-6% come minimo si! E in una situazione di equilibrio ti pare poco????

    E' chiaro che la propaganda non paga quando il paese è allo sfascio perchè la realtà viene toccata con mano, ma in situazioni confuse come quelle degli anni novanta la TV ha avuto un peso enorme per orientare masse disorientate, chi lo nega o è in malafede o è da ricovero.

    Nel 95-96 c'era il governo Dini non Berlusconi prima che arrivasse Prodi
    quindi questa frase è totalmente falsa:
    "Eppure alle elezioni del ’96 vinse Prodi, e perse lo schieramento che in quel momento deteneva le leve della televisione di Stato."

    Nel 2001 le trasmissioni di Biagi Santoro e Luttazzi spostarono milioni di voti per questo B. gliela ha fatto pagare, altrimenti sarebbero rimasti dove erano! Infatti lui temeva l'incredibile rimonta del csx nel 2001 (lo ha detto anche Rutelli a Ballarò) e non accettò confronti televisivi on Rutelli

    Domanda:
    DOVE VUOLE ANDARE A PARARE QUESTO GIORNALISTA?

    vuole far credere che si può e si deve abbassare la guardia sulla RAI?

    Ma con chi crede di avere a che fare con degli idioti?

  3. #3
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    Predefinito Re: La tv non conta?

    In Origine Postato da estewald
    di
    Pierluigi Battista

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    Ma se in Italia la tv non avesse quell’influenza cruciale sui destini politici ed elettorali che tutti le riconoscono? La domanda, già apparentemente stravagante in un Paese in cui il premier è anche un magnate della televisione, può sembrare addirittura paradossale quando la spettacolare irruzione di Berlusconi nell’arena televisiva di «Ballarò» segna una svolta nella strategia politico-mediatica del centrodestra ferito a morte nelle ultime elezioni. E anche impropria, quando i leader del centrosinistra, da Prodi a Veltroni, indicano nella nomina bipartisan di un inedito consiglio d’amministrazione della Rai l’obiettivo simbolico della nuova stagione politica scaturita dall’ultimo responso delle urne. Ma è una domanda che da almeno un ventennio dispone di una base cospicua e coerente di esempi che militano a suo favore e che oggi forse non si perderebbe tempo a prendere in considerazione, per evitare illusioni, ma anche scontri feroci e crociate apocalittiche nel nome dello spoils system.
    E allora, conta davvero così tanto la tv nelle elezioni italiane oppure è il caso di dire che non c’è storicamente nessuna coincidenza meccanica e necessaria tra il controllo della tv pubblica e i comportamenti politici ed elettorali dei cittadini italiani? Il primo esempio risale alla seconda metà degli anni Ottanta, quando la conquista da parte del Pci di una rete Rai e di un telegiornale non seppe impedire l’inesorabile declino elettorale di quel partito. Prosegue, a cavallo tra la fine degli Ottanta e i primi anni del Novanta, con il controllo ferreo da parte del «Caf» sulla televisione pubblica, che non riuscì ad arginare il rovinoso crollo dei partiti centrali della Prima Repubblica (penalizzati dalle urne prima ancora che dalle decisive inchieste giudiziarie) e nemmeno a frenare la tumultuosa ascesa della Lega di Bossi, totalmente assente, non solo dagli assetti manageriali, ma addirittura dagli schermi della tv di Stato (fenomeno che si replicherà sette anni dopo, quando la straordinaria performance di Emma Bonino ebbe a compiersi nel vuoto assoluto di presenze nei programmi di informazione politica).
    Gli anni della crisi della Prima Repubblica azzerarono il profilo della «lottizzazione» proporzionalistica della Rai e introdussero nei suoi assetti la logica spietata del bipolarismo ma non smentirono, anzi accentuarono, la divaricazione tra controllo dei gangli della tv di Stato e risultati elettorali effettivamente conseguiti. Tra il ’93 e il ’94, con la Rai dei «professori», i tg e i talk show politici, forse fiutando i venti della stagione «nuovista», vennero affidati quasi esclusivamente a esponenti della sinistra. Eterogenesi dei fini: vinse, avventurosamente ma vinse, Berlusconi. Ma quando il centrodestra andò al potere, anche quello della Rai cambiò subito segno e colore.
    Eppure alle elezioni del ’96 vinse Prodi, e perse lo schieramento che in quel momento deteneva le leve della televisione di Stato. Coincidenze, forse. Eppure lo scenario viene replicato con impressionante ripetitività negli anni successivi. L’Ulivo trionfante impose nuovi equilibri nella Rai, ad esso ovviamente favorevoli. E quanto più ulivizzava la Rai tanto più subiva scacchi elettorali (dalle elezioni europee del 1999 fino alle regionali del 2000) per arrivare al tonfo elettorale delle consultazioni del 2001, che videro trionfare Berlusconi. Il quale Berlusconi, assieme ai partiti del centrodestra, non risparmiò blindature alla Rai governata nel nuovo quadro politico. Ma da quando esercita il suo controllo sul servizio pubblico, il centrodestra ha fatto in tempo a perdere ben tre tornate elettorali, fino al tracollo rovinoso dei giorni scorsi, quarto e sinora ultimo passaggio elettorale in cui i comportamenti politici degli italiani non sembrano assecondare le geometrie imposte a Viale Mazzini. Non esiste, in questo breve excursus sui destini paralleli delle vicende televisive e dei risultati elettorali, un solo esempio che contrasti la sensazione che gli italiani, magari voteranno per le più bizzarre motivazioni, ma non certo sulla base dei desiderata di chi di volta in volta detiene le leve del potere della televisione pubblica. E allora: davvero la tv conta così tanto sulla politica italiana?
    08 aprile 2005
    Questo articolo e' indecente da un punto di vista logico:

    1) Ogni affermazione fatta qui e' priva di controprova fattuale. Esempio: si puo' escludere che senza TV controllate le cose sarebbero andate diversamente? No!

    2) In ogni caso il Battista analizza la cosa come se la TV fosse l'UNICO elemento. In questo modo sarebbe come chiedersi come mai Hitler abbia perso il potere in germania nel 1945 avendo il controllo assoluto della radio.....

    In altre parole le domande giuste (forse troppo oltre le possibilita' del "terzista" Battista) sono:
    1) come influenza la TV?
    2) Quanto influenza la TV?

    Di queste domande non v'e' traccia nel pezzo, ne' come ipotesi di lavoro ne come filo logico possibile. Pero' Battista offre loro una risposta ferrea e stentorea... 1) in nessun modo e 2) niente.

    Insomma, l'ennesimo lavoro del terzista berlusconiano.... che cerca di coprire il fango del "liberale unto" per poter continuare con maggior lena sulla stessa strada.....

  4. #4
    illuminista eretico
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    Predefinito Re: Re: La tv non conta?

    In Origine Postato da RomagnaRossa
    Questo articolo e' indecente da un punto di vista logico:

    1) Ogni affermazione fatta qui e' priva di controprova fattuale. Esempio: si puo' escludere che senza TV controllate le cose sarebbero andate diversamente? No!

    2) In ogni caso il Battista analizza la cosa come se la TV fosse l'UNICO elemento. In questo modo sarebbe come chiedersi come mai Hitler abbia perso il potere in germania nel 1945 avendo il controllo assoluto della radio.....

    In altre parole le domande giuste (forse troppo oltre le possibilita' del "terzista" Battista) sono:
    1) come influenza la TV?
    2) Quanto influenza la TV?

    Di queste domande non v'e' traccia nel pezzo, ne' come ipotesi di lavoro ne come filo logico possibile. Pero' Battista offre loro una risposta ferrea e stentorea... 1) in nessun modo e 2) niente.

    Insomma, l'ennesimo lavoro del terzista berlusconiano.... che cerca di coprire il fango del "liberale unto" per poter continuare con maggior lena sulla stessa strada.....
    non avevo dubbi che la tua analisi avrebbe supportato la mia tesi...
    Grazie per aver evidenziato elementi comunicativi che la mia analisi frettolosa aveva tralasciato...

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Re: La tv non conta?

    In Origine Postato da estewald
    non avevo dubbi che la tua analisi avrebbe supportato la mia tesi...
    Grazie per aver evidenziato elementi comunicativi che la mia analisi frettolosa aveva tralasciato...
    per convalidare la tua analisi, bastano le epurazioni volute dal cav. al quale non sta più bene nemmeno un mentana, leccac.. anche lui ma non al livello di chi lo ha sostituito
    passerà la nottata.....

  6. #6
    illuminista eretico
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: La tv non conta?

    In Origine Postato da nun63
    per convalidare la tua analisi, bastano le epurazioni volute dal cav. al quale non sta più bene nemmeno un mentana, leccac.. anche lui ma non al livello di chi lo ha sostituito
    il lavoro di Mentana era di fioretto, B. ha pensato che servisse un'ascia...
    Ti ricordi che mentre Prodi otteneva risultati abbatendo il deficit lui parlava solo di cronaca? e ti ricordi l'intervista a Rutelli nel 2001 in cui alla frase di Rutelli sulla crescita della borsa italiana grazie all'Ulivo egli disse perfido:
    "come no l'Ulivo ha fatto crescere le borse di tutto il mondo"
    Rutelli non è un grande e non rispose.
    Bastava dire che in quei 5 anni anni la borsa italiana era quella cresciuta di più al mondo (aspetto smentite documentate)...
    al contrario degli ultimi 4 anni

  7. #7
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    E' incredibile dire tante stupidaggini in solo articolo.

    La televisione è un'arma efficacissima per creare omologazione e consenso certo non verso tutti perchè di gente che ha ancora un cervello per fortuna ce ne è (questo forum ne è una prova lampante).
    Se così non fosse non si psiega l'accanimento del CAF e poi del Berluska per il controllo dell'informazione, non si spiega la necessità di epurare chiunque sia nemico o poco amico per lasciare spazio anche ad inetti ma asserviti.
    Penso che P. Battista (indegno successore di Biagi in TV) abbia voluto gettare unaciambella a favore del cdx nel cercare di minimizzare la sconfitta e nel distogliere gli occhi di alcuni del csx dalla Tv di stato (povero illuso) in vista delle ormai imminenti elezioni politiche.

  8. #8
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    Anche se la televisione spostasse solo il 2-3 per cento dei voti, sarebbe comunque fondamentale, perché in democrazioa il 3 per cento dei voti che si sposta da una parte all'altra sono decisivi.

    Chi ci dice che, senza il controllo delle tivù, il cdx non sarebbe al 30 per cento, invece che al 45?

    Questi sono discorsi indegni di un liberale: i mezzi di informazione non vanno concentrati nelle mani di una sola persona a prescindere, e non perché "non sono influenti" o magari perché quella persona è tanto buona da "non approfittarne" o "tenersi i nemici in casa" altra argomentazione tipica dei berlusconiani.

    Ma Battista è il tipico liberale alle vongole, tanto supponente quanto ignorante...

  9. #9
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    In Origine Postato da chessmate
    Anche se la televisione spostasse solo il 2-3 per cento dei voti, sarebbe comuqnue ofndamentale, perché in democraziona il 3 per cento dei voci che si sposta da una parte all'altra sono decisivi.

    Chi ci dice che,s enza il controllo delle tivù, il cdx non sarebbe al 30 per cento, invece che al 45?

    Questi sono discorsi indegni di un liberale: i mezzi di informazione non vanno concentrati nelle mani di una sola persona a prescindere, e non perché "non sono influenti" o magari perché quella persona è tanto buona da "nbon approfittarme" o "tenersi i nemici in casa" altra argomentazione tipicia dei berlusconiani.

    Ma Battista è il tipico liberale alle vongole, tanto supponente quanto ignorante...
    Giustissimo e comunque in Italia di veri liberali non ce ne sono più!

  10. #10
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    In Origine Postato da Mauam
    Giustissimo e comunque in Italia di veri liberali non ce ne sono più!
    mahh dubito che ci siano mai stati...non so se ricordi che era il pli che sguazzava nel caf....di liberali veri erano non più di qualche centinaia
    passerà la nottata.....

 

 
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