Marx è tornato di moda? Sarà, ma in libreria non si trova.



Esce un'introduzione ai suoi scritti a firma di Stefano Petrucciani. Un esempio controcorrente.

Liberazione

Guido Liguori


Chiunque abbia provato negli ultimi anni a organizzare un seminario, un corso, un momento di studio collettivo su Marx o sul marxismo sa bene come sia difficile in primo luogo trovare testi, commentari, introduzioni adatti all'impresa. È, ovviamente, una questione di "egemonia": l'egemonia conservatrice ha condizionato e modificato gli orientamenti del "pubblico colto", degli studiosi e degli studenti, la qual cosa ha vistosamente modificato l'orientamento delle case editrici. Di Marx, ad esempio, è oggi difficile trovare testi che sono fondamentali nella storia della cultura moderna, non solo nella storia del marxismo. Per non parlare delle opere di Lenin o Rosa Luxemburg o Lukács o di tanti altri. Certo, sono libri che si vendono meno che nel passato. Ma non è solo una questione di "domanda". Perché nel determinare la "domanda" entrano anche in modo fondamentale questioni di "promozione": recensioni, segnalazioni, dibattiti sui mass media. I quali seguono determinati orientamenti, che non solo rispecchiano quelli del pubblico, ma "creano" il pubblico stesso e lo orientano. In ogni caso, tra le tante colpe della sinistra vi è stata anche quella di non aver saputo difendere il "bene comune" rappresentato dalla disponibilità in libreria dei "classici del marxismo". Basti pensare a una casa editrice come Editori Riuniti e al suo ricchissimo catalogo: al di là degli eroici e altalenanti tentativi di pochi compagni, finito il Partito comunista gli altri soggetti politici e sindacali non hanno ritenuto fondamentale difendere quel patrimonio. E quei libri sono colpevolmente scomparsi dalle libreria (o dalla vendita on line).
Queste considerazioni servono per introdurre una notizia positiva, in controcorrente rispetto all'andamento descritto: l'arrivo in libreria di una nuova "introduzione" a Marx - che da tempo mancava -, scritta da uno studioso serio come Stefano Petrucciani per una delle poche case editrici di cultura (Carocci) che continua ancora a pubblicare anche libri di orientamento marxista. Si intitola semplicemente Marx (pp. 250, euro 16,50) e fa parte di una nuova collana di "Pensatori".
Una "introduzione" non è una semplice monografia, uno studio su un autore o su una parte del suo pensiero. Essa ha un ufficio specifico: trattare tutta o quasi l'opera dell'autore cui è dedicata in modo esauriente; e avere un taglio e un linguaggio che la rendano comprensibile a molti, pur senza scadere nella banalizzazione o nell'eccessiva semplificazione. Introduzioni, manuali, testi commentati devono accompagnare per mano il lettore e la lettrice, aiutarli, dare loro strumenti per proseguire nello studio e nella fondamentale e insostituibile lettura dei classici. Mi sembra che il libro di Petrucciani assolva egregiamente a queste funzioni.
Il testo ripercorre infatti, in modo analitico, tutte le principali opere di Marx, misurandosi con i vari campi con i quali un autore così interdisciplinare si è impegnato, al di là della fondamentale unitarietà del suo progetto intellettuale: dalla filosofia alla critica dell'economia politica, dalla storiografia alla teoria politica. Con chiarezza, riuscendo quasi sempre a evitare un linguaggio per iniziati, vengono presi in esame tutti i diversi momenti dell'evoluzione intellettuale e politica dell'autore del Capitale , mai in modo acritico o solo piattamente espositivo.
Un libro su Marx di questo tipo va incontro anche a un altro ostacolo di non poco conto: il fatto che è difficilissimo separare il pensiero del "Moro" dalla coltre di interpretazioni che lo hanno accompagnato negli ultimi 120 anni e più e che in genere vanno sotto il nome di "marxismo". Anche una lettura dei testi marxiani caratterizzata da equilibrio interpretativo come quella di Petrucciani non può ovviamente chiamarsene fuori. L'autore decide anzi a più riprese di esplicitare la presenza dei diversi "marxismi" che da Marx si sono dipanati. Per fare un esempio: parlando della Critica del '43 Petrucciani ripercorre la critica (feuerbachiana) di Marx a Hegel contenuta in questo scritto e ricorda anche come e perché un interprete del calibro di Della Volpe ebbe a insistere su di essa, facendone il luogo di nascita dell'autonomia di pensiero di Marx. Petrucciani non tace però anche le critiche a cui questa lettura dellavolpiana è stata sottoposta e ricorda i molti autori (tra gli altri Luporini, Adorno, Finelli) che hanno messo in guardia dal vedere in Hegel un semplice assertore del primato del pensiero sull'essere. In tal modo infatti si corre il rischio di tornare - sulla scorta del sensismo di Feuerbach - a una visione pre-kantiana, cioè che non consideri come ogni approccio all'empiria, nel processo della conoscenza, sia concettualmente mediato. La lezione della Kritik del '43 sarà allora quella del merito dell'argomentazione marxiana: Hegel aveva indebitamente rovesciato il rapporto tra Stato e società civile, ma aveva colto la contraddittorietà della loro separazione, propria della società borghese a lui contemporanea.
È uno dei tanti esempi possibili, anche per segnalare come - contrariamente a quanto spesso si è affermato soprattutto a partire dagli anni '80 - "tornare a Marx" ignorando volutamente il marxismo sia illusorio e sbagliato, perché, nel rifiuto di ogni dogmatica, il dibattito tra gli interpreti è spesso un arricchimento che permette una migliore la comprensione di Marx stesso. Di questa irrinunciabile complessità interpretativa anche il lavoro di Petrucciani è una riprova. Fermo restando che - nell'ambito delle interpretazioni - non tutte le scelte possono sembrare condivisibili, anche in un libro "introduttivo" come quello di cui stiamo parlando: ad esempio, mi sembra che Petrucciani sia a tratti troppo severo con la lezione di Althusser e con gli insegnamenti, parziali ma a mio avviso rilevanti, che esso ha lasciato. Ma tutto ciò è, ovviamente, materia di discussione. A partire da un testo come questo Marx che ha il merito indubbio di rimettere sul tappeto - in una forma accessibile non solo agli specialisti - questioni e problemi a lungo rimossi dalla cultura italiana.

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