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  1. #61
    moderatore di bachelite
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    In origine postato da socialista1892
    è solo un esempio di chi predica bene e razzola maale cara lewisky...

    La moralità della politica è un argomento che scotta e quantomeno da chi la predica ci si aspetta un comportamento razionale.

    Ecco dello sfascio del comitato elettorale di Di Pietro come qualcuno ha giustamente definito, perchè si tratta proprio di questo.
    non ti segnalo al moderatore perché non ho alcuna opinione di te.
    nel merito della tua denuncia (storia vecchia), vale solo la pena di ricordarti che la consigliera dell'Idv non poteva aver modo di vedere se le carte d'identità fossero false o vere.

  2. #62
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    caro/a moralizzatrice da 4 soldi
    legalmente non funziona così la raccolta firme! tutti lo sanno ed anche la consiglieera a te tanto cara lo sapeva...
    L'autenticatore deve essere presente quando il cittadino firma e deve controllare i documenti di riconoscimento. Questa è la legge!

    predica bene e continua a razzolare male... la gente l'ha capito che il comitato elettorale dell'ex pm non ha spiù senso di esistere.

    Saluti socialisti

  3. #63
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    In origine postato da MetaPapero
    L'IDV sta ripercorrendo il cammino di un altro partito della "questione morale" La Rete, con in piu' l'assoluta mancanza di figure di rilievo a parte DiPietro
    Perfettamente d'accordo.

  4. #64
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    La Lista Di Pietro (chiamiamola come deve, anche perché un nome del genere non è certo più significativo di "Italia dei Valori", che non significa assolutamente niente) è destinata a dissolversi, ed anche in tempi piuttosto rapidi.

    Perché? I motivi sono stati ricordati da diversi intervenuti in questa discussione. E' il comitato elettorale di Di Pietro, un partito costruito attorno ad un leader, che non ha una vera cultura politica di riferimento alle spalle. Non è un partito socialista o socialdemocratico, non è un partito comunista, non è un partito ecologista, non è un partito cristiano-sociale, non è un partito liberal-radicale. E' un'accozzaglia di persone delle provenienze politiche più varie, sostanzialmente degli indipendenti di sinistra.

    A differenza di quanto è stato sostenuto da qualcuno, non è il radicamento sul territorio che gli manca; la presenza della Lista Di Pietro sul territorio nazionale è buona e paragonabile a quella dei Verdi o del PdCI, tanto è vero che le liste con il contrassegno del partito sono spesso presenti alle elezioni amministrative (a queste regionali il simbolo del partito era assente, se non erro, solo in Umbria). Il problema è che queste liste raramente riescono ad ottenere seggi, perchè si tratta di liste costituite da novizi della politica (il che non è necessariamente un difetto, ma un ostacolo sicuramente sì).

    Tra l'altro, la popolarità della Lista Di Pietro non è legata ai candidati, ma al simbolo. Nella mia città, ad esempio, la Lista Di Pietro ha ottenuto esattamente gli stessi voti che aveva ottenuto alle provinciali dello scorso anno, pur non avendo alcun referente. E' il nome di Di Pietro, e solo quello, che attira i voti, più della personalità e della notorietà dei candidati locali, che, nel caso di quel partito, costituiscono solo un "di più".

    Com'è stato giustamente osservato, il paragone migliore è con la Rete, un altro movimento populista di sinistra eterogeneo e fortemente legato alla personalità del fondatore, che si è dissolto con l'eco della popolarità del fondatore stesso. Il paragone con la Lista Dini è già meno calzante, perché, a differenza della Lista Di Pietro, la Lista Dini era ben inserita in un sistema di alleanze, e le erano alieni i tentativi di incarnare una protesta e un'insoddisfazione contro gli altri partiti di sinistra che hanno invece caratterizzato la Lista Di Pietro. Tanto è vero che il punto debole della Lista Di Pietro è sempre stata l'Italia centrale, cioè quella parte d'Italia in cui l'attaccamento ai partiti è rimasto più forte che altrove.

  5. #65
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    In origine postato da DrugoLebowsky
    non ti segnalo al moderatore perché non ho alcuna opinione di te.
    nel merito della tua denuncia (storia vecchia), vale solo la pena di ricordarti che la consigliera dell'Idv non poteva aver modo di vedere se le carte d'identità fossero false o vere.
    In tal caso, a norma di legge, quella "norma di legge" alla quale Di Pietro si picca di essere tanto ligio, la persona in questione non avrebbe dovuto autenticare le firme.

    Questa è un po' una nemesi per Di Pietro, considerato che tu hai fatto riferimento a Giorgio La Malfa che fu accusato e condannato, se ben ricordo, per aver violato la legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Non per corruzione o per concussione, ma solo per aver violato le norme sul finanziamento pubblico dei partiti. All'epoca gli fu molto rinfacciato uno slogan della campagna elettorale del 1992 ("Vogliamo unire l'Italia degli onesti e farla vincere"). Della serie: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra".

    PS Tra parentesi, è abbastanza improbabile (purtroppo) che il mio amico Alberich legga La Voce Repubblicana, perché questo è l'organo del PRI, mentre Alberich milita nell'MRE.

    Dico "purtroppo" perché a me piange il cuore all'idea che una testata così gloriosa sia nelle mani del PRI di oggi.

    Ma tant'è...

  6. #66
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    In origine postato da Ragioniamo!
    Se l'Unione era furba, Di Pietro poteva essere il grimaldello per forzare la fortezza NordEst.
    Andiamo...Di Pietro faceva parte a pieno titolo del centrosinistra, apparteneva ai Democratici...è stato per un suo calcolo personale che ha deciso di farsi il partito su misura e che ha scommesso sul raggiungimento della soglia del quattro per cento. Solo che gli è andata male.

    Il resto, la questione morale etc. etc....sono tutte baggianate, specchietti per le allodole.

    E' vero, piuttosto, che Di Pietro, presentandosi da solo, ha fatto grandissimi danni al centrosinistra ed al paese, consentendo alla destra di ottenere una nettissima maggioranza; ma è stato lui ad esludersi, non gli altri a cacciarlo. Inoltre, nel tentativo (legittimo) di ritagliarsi uno spazio politico personale, ha intrapreso molte iniziative "autonome" che sarebbero state dannose per il resto della sinistra (il che è già assai meno legittimo); ad esempio, ha fatto di testa sua sul referendum sulla legge sull'immunità parlamentare, che probabilmente sarebbe stato perso per mancanza del quorum ma che lui ha voluto proporre senza attendere la sentenza della Corte Costituzionale (che lo vanificò) perchè credeva che su quel tema avrebbe potuto riconquistare visibilità. Per non parlare della campagna elettorale dello scorso anno, condotta contro i partiti della lista unitaria, e della sua insopportabile tendenza a ricoprire di contumelie quelli che che dovrebbero essere i suoi alleati (noi compresi: ci ha taccioto di "partito inesistente" al quale sarebbero stati ingiustificatamente assegnati posti nei listini regionali, quando era noto che eravamo stati esclusi da tutti i i listini).

    Di conseguenza, molto meglio se se ne sta fuori dalla Fed; non a caso, non soltanto gli SDI, ma anche un bel pezzo di DS e Margherita nella Fed non ce lo voleva.

    Che mediti sui suoi errori.

  7. #67
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    In origine postato da asti_sinistra
    Non diciamo fesserie su....Di Pietro finira' col fare il Ministro e questo e' gia' scritto da tempo.
    Già fatto.

    Se ne andò sbattendo la porta, e nessuno ha ancora capito il perché.


    PS Tra le numerose fesserie di Di Pietro ricordo la mancata fiducia al governo Amato.

    Lo scorso anno l'IdV voleva espellere il suo ex candidato alla presidenza della Provincia di Macerata.

    Peccato che costui non fosse nemmeno iscritto a quel partito.


  8. #68
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    In origine postato da DrugoLebowsky
    E poi, vuoi mettere: cacciare un ex-magistrato dalla Fed a calci nel culo e nel contempo mandare D'Antoni a Montecitorio e Cocilovo a Strasburgo. Ma vuoi mettere.
    Cocilovo a Strasburgo ce l'ha mandato Claudio Fava.

  9. #69
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    In origine postato da DrugoLebowsky
    Ecco perché io, in Abruzzo, il voto l'ho dato al Pdci, non all'Idv.
    Mi sembra la migliore risposta al titolo di questa discussione.


  10. #70
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    In origine postato da Jan Hus
    LaIl paragone con la Lista Dini è già meno calzante, perché, a differenza della Lista Di Pietro, la Lista Dini era ben inserita in un sistema di alleanze, e le erano alieni i tentativi di incarnare una protesta e un'insoddisfazione contro gli altri partiti di sinistra che hanno invece caratterizzato la Lista Di Pietro.
    Sistema di alleanze che gli ha poi permesso di partecipare al progetto della Margherita?

    E quindi la Lista Di Pietro secondo te non confluirà neanche in un altro partito, ma si dissolverà semplicemente?

    Continuo a ritenere comunque che l'approdo naturale degli esponenti della Lista Di Pietro sia Uniti nell'Ulivo.... l'istanza moralizzatrice può trovare un terreno nel nostro contenitore.....
    Che poi ci arrivino in file sparse o compatti, cambia poco....

 

 
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