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Discussione: Dove va l'ulivo?

  1. #11
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    Predefinito IL NUOVO 6 ottobre 2002

    Rutelli al capezzale dell'Ulivo

    A Milano prima uscita pubblica dopo la Caporetto sugli alpini. Flores lo attacca sulla guerra. Lui reagisce: "Non c'è spazio per un antiamericanismo datato". Sulla coalizione: "Ora è il momento di decidere"

    MILANO

    Dimezzato, sotto schiaffo. C'è chi parla di lui come di un ex leader. Sono state 48 ore di passione per Francesco Rutelli . 48 ore dense di colloqui, telefonate (da Martino a Fassino) e riunioni. Ma anche di silenzi studiati a tavolino.

    L'Ulivo è morto? L'asse Ds-Margherita si è irrimediabilmente spezzato? Nel bel mezzo della crisi ulivista, esplosa con forza in questi giorni di discussione sulla guerra, Rutelli sale a Milano, per un incontro organizzato dalla rivista Micromega.

    ...OMISSIS....

  2. #12
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    tratto da

  3. #13
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    Predefinito tratto da IL RIFORMISTA 25 febbraio 2003


    ---------------------------------------------------------------------
    La sinistra condanni i compagni che sbagliano

    Il vecchio e pericoloso gioco dell’elastico. Consiste in questo: l’estremista tende la corda, il moderato non la taglia per non perdere contatto, l’estremista tira ancora, e quando la corda si spezza torna in faccia ai moderati, proprio come fa un elastico teso oltre il limite.
    Massimo D’Alema invita a casa sua (la fondazione Italianieuropei) i disobbedienti, come fossero compagni che sbagliano e con i quali un po’ di dibbbattito può appianare le divergenze sul metodo. Per tutta risposta Casarini gli comunica che non ha tempo per il dibbbattito, è occupato a bloccare treni. Luciano Violante dice che lui certe forme di lotta non le condivide, ma le capisce, e si adegua. Rosi Bindi aggiunge che «i blocchi non fanno parte della mia scuola di pace, ma non mi sento di condannarli». Perché? Perché se uno non condivide qualcosa non la condanna?
    Questa acquiescenza, questa subalternità alla piazza, è un vizio antico, che già innumerevoli lutti ha portato nel campo degli achei della sinistra italiana. Se un atto è illegale, è illegale. Non può essere solo un po’ illegale. Da illegalità nasce in genere illegalità. Chi tollera un’illegalità perde il diritto di protestare contro la successiva. Noi non pensiamo, come Fini, che la disobbedienza sia già di per sè eversione. Ma la mancata condanna della disobbedienza riduce l’autorità morale necessaria per contrastare l’eversione. E dio non voglia che la sinistra abbia presto bisogno di tutta la sua autorità democratica, come l’ebbe ai tempi di Luciano Lama e di Guido Rossa.
    Questo discorso vale soprattutto per la Cgil. Il boicottaggio non è compito di un sindacato moderno. La Cgil può fare tutte le manifestazioni che vuole contro la guerra, ma non può chiedere ai suoi aderenti di scioperare per impedire un servizio pubblico essenziale: perché il trasporto ferroviario e marittimo questo è, quando è fatto nell’ambito della legge; dunque anche se riguarda militari statunitensi, che non sono una forza di occupazione ma alleati, la cui libertà di movimento sul territorio nazionale è garantita da trattati internazionali. Si può essere contro la guerra e anche contro il blocco dei porti e delle ferrovie, esattamente come dice Savino Pezzotta. Siamo certi che la stragrande maggioranza della stragrande maggioranza degli italiani che è contro la guerra la pensa come lui.

  4. #14
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    Predefinito tratto dalla Agenzia ANSA 25 febbraio 2003


    -----------------------------------------------------------
    ULIVO - : Boselli lascia vertice, polemica su vicenda treni Usa
    (ANSA) - ROMA, 25 FEB - Polemico abbandono del vertice dell'Uli
    vo
    - sulle azioni dei Disobbedienti per i treni Usa - da parte del segretario dello Sdi, Enrico Boselli. Per Boselli 'c'e' stata una sottovalutazione del problema. Penso sia necessario un chiarimento sulle questioni di fondo, a cominciare da quelle che agitano i temi della guerra'. Chiti dei Ds spiega cosi' le differenti posizioni: 'C'e' una valutazione che ha dei punti di differenza, ma non rispetto alla condanna di momenti di violenza o illegalita''.
    2003-02-25 - 1600

  5. #15
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    chissà che formare il trifoglio non fosse stato un buon inizio per la terza via ...

  6. #16
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    Predefinito su boselli

    chi è causa del suo mal pianga se stesso.

    Ecco Boselli questa mane:
    ''Ormai da tempo si sentiva la
    necessita' di un chiarimento politico all'interno
    dell'Ulivo. Ora che viene manifestata da esponenti di
    rilievo della Margherita e della maggioranza dei Ds, come la
    Bindi e Violante, comprensione nei confronti di chi vuole
    boicottare e assediare le basi Nato il chiarimento non e'
    piu' solo una necessita' ma un'urgenza. Siamo infatti di
    fronte ad una vera e propria crisi dell'Ulivo come forza di
    governo''. Ad affermarlo e' Enrico Boselli, segretario dello
    Sdi secondo il quale ''non si puo' oscillare tra
    boicottaggio delle basi Nato e riformismo. Di questo passo
    si arrivera' a discutere se l'Ulivo debba dare solidarieta'
    o meno a chi fa azioni di interdizione sui binari o nei
    porti. Non c'e' mediazione possibile tra chi vuole difendere
    la pace attraverso l'Onu e chi la vuole difendere assieme a
    Fidel Castro, firmando protocolli di intesa col partito
    comunista cubano, come ha fatto il segretario del Pdci
    Diliberto. A tutto c'e' un limite. Interrompere subito
    questa deriva sciogliendo i nodi politici che si
    aggrovigliano sempre di piu' -conclude Boselli- e' un
    compito non rinviabile sul tavolo della riunione di
    domani''.


    Insomma detta a chiare lettere: cosa me ne frega a me del conflitto di interessi, rispetto a chi è costretto a stare in alleanza con chi ritiene sacrosanto boicottare i trasporti militari statunitensi! Il fallimento del progetto riformista della sinistra era evidente dal governo D'Alema.

  7. #17
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    Predefinito

    Io avevo molto apprezzato l'esperienza del trifoglio!
    Certo che sarebbe venuta meglio se oltre a La Malfa, anche l'altro parlamentare repubblicano, si fosse schierato con la linea del partito invece di remare contro.

    Poi Boselli prese una strada e...

  8. #18
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE DELLA SERA 26 febbraio 2003


    -------------------------------------------------------------------------------
    Boselli all’Ulivo: più fermezza contro l’illegalità

    ROMA - Sul blocco dei treni si consuma il primo strappo «formale» dell’Ulivo. Enrico Boselli abbandona il vertice del centro sinistra, dopo una sfuriata con Piero Fassino. Proprio il giorno che segna il ritorno al dialogo con Antonio Di Pietro. Gli alleati fissano un nuovo appuntamento a tarda sera, con l’obiettivo di ricucire i rapporti, e invece la situazione peggiora perché non solo lo Sdi ma anche l’Udeur decide di non partecipare. E i due partiti «più moderati» del centro sinistra scelgono di vedersi oggi per fare il punto. Le cronache raccontano di una riunione dai toni più che accesi, con Boselli deciso a sferrare un affondo per ottenere un «chiarimento» sulla linea che il centro sinistra deve assumere, vale a dire «una condanna netta» di ogni azione illegale: «Con la stessa energia con la quale condanniamo Bush ce la dobbiamo prendere con chi non fa marciare i treni». Il verde Pecoraro Scanio e il cossuttiano Marco Rizzo contestano questa posizione e Fassino cerca di mediare con un comunicato di questo tenore: dato che l’obiettivo del centro sinistra è coinvolgere nel modo più ampio l’opinione pubblica, sul fronte pacifista «vanno evitate forme di lotta come i blocchi ferroviari, perché restringono il consenso dei cittadini». Una linea condivisa dalla Margherita. Ma Boselli ritiene le frasi «troppo deboli». E qui si scatena il duello con Fassino: il segretario ds avrebbe lanciato accuse di «fondamentalismo» al leader dello Sdi. C’è chi riferisce di una citazione di Cofferati, che «ogni giorno conta di meno», poi smentita da chi l’avrebbe pronunciata, cioè Fassino.
    Il secondo round del vertice termina a mezzanotte. I dirigenti dell’Ulivo decidono che in aprile si terrà un’assemblea nazionale per eleggere il coordinatore del centro sinistra e gli altri organismi, compreso l’ufficio di programma a cui Cofferati aveva dato la disponibilità. Viene rinviato il documento sulle manifestazioni pacifiste e i blocchi ai treni. Il diessino Stefano Passigli propone un Comitato bicamerale per monitorare gli accordi di carattere militare. Obiettivo: «Valutare la correttezza dell’operato del governo e la liceità delle azioni compiute dai dimostranti».

    R. Zuc.

  9. #19
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    Predefinito Trifoglio

    In realtà fummo noi repubblicani a non voler parlare di Trifoglio, quando i sondaggi lo stavano dando in ascesa.
    Ma tant'è, per paura di non vedere più un simbolo storico, noi repubblicani (anche e soprattutto i romagnoli), rifiutano qualsiasi confronto (ed allora, a Chianciano, venne impedito a Cossiga di essere ospite del PRI a congresso).

    Tex Willer

  10. #20
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    Predefinito scusa tex ma non è proprio così.

    Nel senso che è vero che ogni volta che la segreteria del partito propone una strada, una parte più o meno grande del partito si mette di traverso, ma sul trifoglio non mollammo, Cossiga venne al nostro congresso di Chianciano, non parlò ai congressisti, ma parlò in conferenza stampa, il simbolo del partito sarebbe stato tutelato del trifoglio anche in caso di campagna elettorale, solo che Boselli ritrovò l'accordo con l'Ulivo e ci piantò. La storia finisce lì.

 

 
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