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Discussione: Dove va l'ulivo?

  1. #1
    Forumista senior
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    Arrow Dove va l'ulivo?

    visita anche
    l'Ulivo ed il "Frantoio"

    http://www.politicaonline.net/forum/...&threadid=1757
    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
    Cari amici
    Quello che è successo martedi mattina e non martedi sera avrà degli sviluppi futuri in italia.
    Al convegno del Dei fiori di arcais c'erano tutti i morettisti e i girotondisti, contemporaneamente l'ulivo aveva organizzato un' altra manifestazione siamo proprio alla frutta, è proprio vero che dovremo preoccuparci per il futuro se c'è questa divisione, che cosa ha prodotto Il Moretti nazionale, orfano dell'oscar? dividere ancora di più la sinistra e l'ulivo.
    Sul palco di micromega non è riuscito a dire nessuna parola di sinistra ecco perchè le voleva sentir dire da D'Alema, non le sa dire.
    Ciao a tutti.
    P.S. E' un vero problema - E' un vero problema - E' un vero problema.

  2. #2
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    carissimo pergola2000@yahoo.it, benvenuto di nuovo tra noi

  3. #3
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    Dove stia andando l'Ulivo non e' certo nemmeno a coloro che ne fanno parte.....
    Uno degli impegni che si era preso Rutelli (passera' alla storia per
    la famosa frase: ci vuole piu' ulivo) era quello delle due fasi...la prima programmatica e la seconda politico-organizzativa.

    Ora la prima fase, quella programmatica, se e' stata fatta....nessuno se ne e' accorto......adesso si aspetta che venga messa in cantiere....(forse ottobre ?)...quella politico-organizzativa con la quale l'Ulivo dovra' sancire la cessione di sovranita' dei partiti che ne fanno parte ed una legittimazione della leadership attraverso un voto democratico.

    Ma perche' credete che Mastella si stia chiamando fuori?

    Ma credete veramente che i partiti che fanno parte dell'Ulivo accetteranno di chiudere i battenti come partito e rinunceranno alla loro sovranita'......ormai e' questione di pochi mesi....e poi ne vedremo delle belle !

  4. #4
    Virtus Fortunae Victrix
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    Lo spettacolo inizierà in sordina ad Agosto con le feste dei Partiti. Poi a settembre - ottobre sarà tutto uno spettacolo... Ma vi immaginate DS & C che chiudono bottega per fare cosa poi? L'Ulivo?

    Potranno chiudere i Verdi o i "Comunisti Italiani", ma quelli chiudono già per conto suo....

    Ma non penserete mica che tutti andranno dietro a Rutelli o anche a Prodi se tornerà

    Poi ci saranno coloro che passeranno da sx a dx perchè vedranno la malparata

    Non so cme andrà a finire, ma almeno noi non ci rimarremo invischiati

  5. #5
    Garibaldi
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    ne vedremo delle belle!!!
    rideremo a crepapelle!!!?

  6. #6
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    Predefinito IL NUOVO 13 settembre 2002

    Girotondo, quelli che dicono no


    D'Alema sarà tra gli operai di Reggio Emilia, Marini rimarrà a Orvieto. Anche Mastella e Amato diserteranno la piazza. Prc sceglie una linea bipartisan: sfilerà a San Giovanni e con i no global a Regina Coeli.
    di Alessandro Calvi

    ROMA - Alla vigilia del grande girotondo di piazza San Giovanni cresce l'entusiasmo tra gli organizzatori, si moltiplicano le adesioni, si precisano i termini della partecipazione dei singoli partiti, chi porterà un banchetto, chi le bandiere, chi nulla. "Saremo più di 200 mila persone, ma non so quanti esattamente", dice in un impeto di entusiasmo Paolo Flores D'Arcais, direttore di Micromega e girotondino doc. Alla vigilia del grande giorno di piazza San Giovanni, quando la società civile per una volta ruberà la scena, ma anche una storica piazza, alla politica, a far parlare di più sono però le defezioni, poche ma pesanti. Il centrosinistra infatti aderisce in ordine sparso alla mobilitazione. Massimo D'Alema, Franco Marini, Giuliano Amato e Clemente Mastella non saranno in piazza sabato. Rifondazione comunista, invece, per non sbagliare sarà in piazza due volte: con i girotondini ma anche con i no global.

    Scontata e annunciata da tempo è l'assenza di Massimo D'Alema. L'ex presidente del consiglio, il primo e l'unico che la sinistra abbia espresso nei 60 anni di storia repubblicana, non ne vuol proprio sapere di manifestare. Passerà la giornata a Reggio Emilia, a centinaia di chilometri di distanza dalla Capitale, e se a Roma la "società civile" protesterà contro il disegno di legge Cirami, D'Alema sarà tra gli operai poi visiterà il museo dedicato alla memoria dei fratelli Cervi, eroi della Resistenza, per chiudere la sua giornata alla festa dell'Unità.

    A San Giovanni non ci sarà neppure Franco Marini, tra i leader della Margherita, che preferisce rimanere a Orvieto alla festa del partito. "No, ai girotondi io non vado", dice e spiega che prima viene il partito e poi i girotondi ai quali molti suoi colleghi di partito comunque parteciperanno. "I girotondi sono anche utili, intendiamoci, sono serviti a risvegliare parte dell'opinione pubblica - dice Marini - anche se, secondo me, molti di quelli che vi prendono parte l'anno scorso non sono andati a votare, fanno parte di quel forte astensionismo che c'è stato a sinistra".

    A Roma mancherà anche Clemente Mastella che si dice poco interessato dalle manifestazioni guidate dagli intellettuali. "Sento a naso che il popolo oggi non ha voglia di piazza", fa sapere il leader dell'Udeur. E per amor di chiarezza aggiunge: "E altrettanto bene avverto che nessuna classe dirigente può venir fuori dal casino".


    Se le defezioni più vistose si notano tra gli ex comunisti e tra gli ex democristiani, anche gli ex socialisti non sono da meno. "Ho molte esitazioni a dire che i girotondi sono la società civile - spiega Ugo Intini, uno dei leader del vecchio Psi di Craxi - sono dei vecchi dirigenti politici che vogliono spingere a una posizione più estremista, più massimalista nel centrosinistra". E avverte: "Io dico di stare molto attenti perché le sinistre vincono ovunque nel mondo quando sono guidate dalla parte pragmatica, quella che conquista il voto incerto del centro. Le sinistre guidate dalla parte più estremista perdono inevitabilmente". In piazza non ci sarà neppure Giuliano Amato secondo il quale i girotondi da soli non cambieranno la storia. "No, il 14 settembre non andrò in piazza perché penso che ciascuno deve fare lòa sua parte - spiega il dottor Sottile - Io sono sempre stato un uomo di partito, ma raccoglierò tutto quello che ne viene".

    Se molti leader della sinistra diserteranno la piazza, molti sono anche gli indecisi o, per meglio, dire, coloro che pongono qualche condizione per essere presenti. Se D'Alema non andrà a Roma, un altro ex segretario del più grande partito di sinistra, Achille Occhetto, potrebbe esserci, ma pone condizioni e lancia un avvertimento: "Ci andrò se sarà aperta ai girotondini, la diserterò se servirà soltanto a stabilire il monopolio dei partiti sulla protesta civile". Un sì condizionato è arrivato anche da Enrico Boselli, leader dell Sdi, preoccupato dalla politicizzazione della magistratura. "Non c'è contrapposizione tra Ulivo e movimenti - dice - la mia preoccupazione è che quella di Roma non diventi un nuovo Palavobis, visto che la manifestazione è stata convocata contro il ddl Cirami". Non andrebbe annoverato tra gli indecisi, perché il suo girotondo lo farà anche lui, ma qualche precisazione è arrivata anche dall'attuale segretario dei Ds, Piero Fassino, che ci ha tenuto a sottolineare come lui non abbia bisogno della legittimazione di Paolo Flores D'Arcais. "Sono già legittimato da un aprtito con 700mila iscritti e che ha preso più di 7 milioni di voti", taglia corto.

    L'altra anima della sinistra, quella più dura e pura guidata da Fausto Bertinotti, ancora una volta ha deciso di non allinearsi. In questo caso però il lìder in grisaglia non ricorrerà all'Aventino e, forse per non sbagliare, abbandona il suo dorato isolamento e si lancia in una doppia manifestazione: Rifondazione Comunista sarà infatti con i girotondini a San Giovanni ma anche sotto il carcere di Regina Coeli con i no global.

  7. #7
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    Predefinito Corriere

    oggi sul Corriere Panebianco analizza "il movimento morettisti di tutti i il mondo unitevi anche quelli che hanno votato polo"
    Se leggeste attentamente e ricordaste tutto quello che andiamo scrivendo da un anno a questa parte nel testo vi si trovano tutte le ipotesi che facevamo.
    Ora veramente si comincia ad avere un problema della sinistra in iItalia, prima Craxi aveva fatto offuscare e cmbiare i significato ilnome stesso di socialismo, oggi i morettisti affondano il nome del comunismo che da trentanni avevano detto di sostenere.
    I morettisti, diretti dal diessino Flores, si sono affrettati a sottolineare che quello era un movimento e che i politici erano dei semplici spettatori, non mi stà bene per niente, i politici messi al rango di spettatori i quali furbescamente pensano che tanto i morettisti quando il fondatore dovrà fare un film abbandonerà la partita e loro ritorneranno alle loro polemiche.
    Tatno hanno organizzato per ottobre un'altra manifestazione, stavolta mettendo fra gli spettatori moretti e i morettisti.
    Sembra un gioco delle parti tipico della sinistra pasticciona e perdente, come con leon blun, come in spagna, come con l'ulivo, o in messico negli anni trenta, o in cile, quando nella maggioranza della sinistra si insinua il germe estremista la sinistra perde.
    Quindi i problemi per il paese aumentano, con una minoranza che non si trasforma in opposizione sotto ricatto della piazza, la cambiale in bianco, cosa farà mai questa sinistra? e i repubblicani autodefiniti all'interno dei ds cosa faranno? Sarebbe meglio che si riunissero e progettassero qualcosa, noi sicuramente li difenderemo e li prenderemo con noi, ma se continuano a stare in quel marasma estremista, non si sentiranno più repubblicani, più riformisti, più moderati, più mazziniani, è una brutta cosa, è una brutta cosa, è una brutta cosa, perderanno la loro identità.
    Così per i re ad ottobre quando andranno alla manifestazione dell'Ulivo, risposta non adeguata all'estremismo strisciante, si sentiranno come pesci fuor d'acqua, sarebbe meglio che facessero una pausa di riflessione e venissero come osservatori al nostro congresso, li accoglieremmo a braccia aperte.
    Arrivederci.

  8. #8
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    Predefinito

    Le avventate dichiarazioni di Romano Prodi

    Che Romano Prodi sia soddisfatto per il risultato delle elezioni tedesche è comprensibile. Presidente di una Commissione espressa a larga maggioranza da governi di centrosinistra si era trovato circondato da governi di centrodestra. La conferma di Schroeder è per lui una boccata d'ossigeno.

    Ma l'entusiasmo, se eccessivo, può portare fuori strada. E così il Presidente della Commissione si è lasciato andare ad alcune affermazioni quanto meno avventate. "Serve un nucleo portante per la politica dell'Unione Europea - ha dichiarato in un'intervista a "La Repubblica" - e non può che essere il legame franco-tedesco".

    E qui sorgono i primi interrogativi. Visto che anche prima delle elezioni tedesche Chirac era al potere a Parigi e Schroeder a Berlino, come mai quest'asse, questo "nucleo portante" non ha funzionato? E paesi come la Gran Bretagna, la Spagna, l'Italia, ricchi di storia, politicamente forti, i primi due con i conti in ordine e un'economia dinamica, perchè mai dovrebbero rimettersi alle scelte concertate tra Parigi e Berlino, magari con la benedizione di Romano Prodi? E, soprattutto, per fare quale politica?

    E qui casca l'asino. O meglio, il Presidente della Commissione. Con distacco misurato, alla domanda "adesso è più forte l'Europa antiamericana?" risponde "che c'è un due per cento di cose su cui siamo in disaccordo con gli USA: i due punti caldi sono la Corte penale internazionale e il problema dell'Iraq". Peccato, però, che sono proprio i due punti su cui l'amministrazione americana è più attenta, e su cui si aspetta dall'Europa risposte concrete. Altro che due per cento! Basta leggere il rapporto annuale presentato al Congresso dal Presidente Bush sulla "national security strategy" per farsi un'idea di quello che gli USA pensano di questo "due per cento" e, purtroppo per Prodi, dell'attuale politica dell'Unione Europea. Possibile che Prodi non lo abbia letto?

    Questo, allora, è il punto. L'asse franco-tedesco serve proprio per fare, in Europa, una politica antiamericana, come l'intervistatore aveva giustamente colto con la sua domanda. Ma se questa dovesse essere - e dall'intervista sembra essere - la strategia del Presidente dell'U.E., e se questa dovesse essere la politica estera dell'Unione e a questo dovesse servire il "nucleo portante franco-tedesco", i repubblicani dicono francamente di essere in totale disaccordo.
    Ci conforta, peraltro, una considerazione. Che a smentire Prodi ci abbia pensato proprio Schroeder. Il quale non è volato a Parigi, ma a Londra. Probabilmente per chiedere a Blair di rimediare ai guasti di una campagna elettorale avvelenata.
    L'asse franco-tedesco può attendere.

    Roma, 25 settembre 2002


    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  9. #9
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    Predefinito magari prodi

    che ha pure la testa quadra prendesse la nazionalità tedesca. Proden potrebbe chiamarsi. Dubito invece che i francesi se lo piglierebbero. In fondo per diventare francese non basta stare intruppato in un gregge e fingere di guidarlo, ma anche possedere un po' d'esprit. Guarda tu mi scopro antitedesco. Beh era ora. Come diceva Napoleone? " Perchè non ho distrutto Berlino". Questa non gliela perdono. Che volesse prendersi la Russia, invece, in fondo, lo capisco. Viva l'imperatore.

  10. #10
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