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  1. #1
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    Predefinito Conclave

    UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL SOMMO PONTEFICE

    NOTIFICAZIONE

    INGRESSO IN CONCLAVE


    Lunedì 18 aprile 2005 alle ore 16.30, secondo quanto stabilito dalla Congregazione generale dei Cardinali avrà luogo l'ingresso in Conclave e il Giuramento per l'elezione del nuovo Romano Pontefice, secondo quanto previsto dall'Ordo Rituum Conclavis. Gli Em.mi Signori Cardinali Elettori vorranno trovarsi alle ore 16.15 nell'Aula della Benedizione, alla prima Loggia del Palazzo Apostolico Vaticano, indossando la veste rossa, il rocchetto e la mozzetta.

    Dall'Aula della Benedizione, preceduti dalla Croce e dal Libro dei Vangeli, al canto delle Litanie dei Santi, i Cardinali Elettori si dirigeranno processionalmente alla Cappella Sistina dove, dopo il canto del Veni Creator, pronunzieranno il Giuramento prescritto.

    ***

    Oltre ai Cardinali elettori prenderanno parte alla processione, indossando l'abito loro proprio:

    - il Segretario del Conclave
    - il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie
    - il Segretario del Cardinale Decano
    - l'Ecclesiastico per la meditazione
    - i Cerimonieri
    - il Diacono
    - i Ministranti
    - la Cappella Musicale Pontificia.

    Essi vorranno trovarsi nella Sala regia, alla prima Loggia del Palazzo Apostolico, alle ore 16.

    ***

    Alle ore 16 potranno accedere alla Cappella Sistina le seguenti persone:

    - il Sostituto della Segreteria di Stato
    - il Segretario per i Rapporti con gli Stati
    - il Prefetto della Casa Pontificia
    - i due Religiosi addetti alla Sagrestia
    - i Sacerdoti incaricati per le confessioni
    - il Comandante della Guardia Svizzera.

    Sarà inoltre presente il personale di servizio autorizzato: Guardia Svizzera, Corpo Sanitario, Floreria, fotografi, L’Osservatore Romano, Radio Vaticana, Centro Televisivo Vaticano, Sala Stampa della Santa Sede.

    Città del Vaticano, 7 aprile 2005

    Per mandato del Collegio Cardinalizio

    † PIERO MARINI
    Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie

  2. #2
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    I preparativi per il Conclave nella Cappella Sistina



    La scheda per le votazioni


    Le urne che saranno utilizzate per la raccolta delle schede


    La stufa nella quale saranno bruciate le schede dopo ogni votazione

  3. #3
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    Cardinali elettori : cenni biografici e immagini

  4. #4
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    GIURAMENTO DEGLI OFFICIALI E DEGLI ADDETTI AL CONCLAVE
    Venerdì 15 aprile 2005 alle ore 17 all'Aula della Benedizione, prima Loggia del Palazzo Apostolico, avrà luogo il Giuramento degli Officiali e degli Addetti al Conclave.
    Tutti coloro che saranno addetti al prossimo Conclave, sia ecclesiastici che laici, approvati dal Cardinale Camerlengo e dai tre Cardinali Assistenti, a norma della Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis n. 48, dovranno prestare e sottoscrivere il Giuramento prescritto. In base al n. 46 della Universi Dominici Gregis vorranno trovarsi per le ore 16.30 nella Sala Regia:
    - il Segretario del Collegio Cardinalizio
    - il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie
    - i Cerimonieri Pontifici
    - i Religiosi addetti alla Sagrestia Pontificia
    - l'Ecclesiastico scelto dal Cardinale Decano perché lo assista nel proprio ufficio
    - i Religiosi di varie lingue per le confessioni
    - i Medici e gli infermieri
    - il personale addetto ai servizi della mensa e delle pulizie
    - il personale dei servizi tecnici (UDG, nn. 5 e 51)
    - gli addetti al trasporto degli Elettori dalla Domus Sanctae Marthae al Palazzo Apostolico
    - gli addetti agli ascensori del Palazzo Apostolico
    - i Sacerdoti concessi come assistenti di alcuni Cardinali Elettori.

    Essi pertanto, dopo essere stati istruiti sul significato del Giuramento, dovranno pronunziare e sottoscrivere personalmente la formula prevista davanti a Sua Em.za il Card. Eduardo Martínez Somalo, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, e alla presenza di due Cerimonieri Pontifici
    (UDG, n. 48).

  5. #5
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    Conclave in avvicinamento, sotto osservazione la situazione della Chiesa nel mondo

    di Stefano Caredda/ 15/04/2005

    Continuano le Congregazioni Generali dei cardinali, che ieri hanno ascoltato padre Raniero Cantalamessa. A 72 ore dal conclave, si affinano le ultime priorità e ci si confronta su quanto occorra fare.




    Conclave di Santa Romana Chiesa: meno tre. A 72 ore dall’inizio del conclave che dovrà eleggere il successore di Karol Wojtyla alla guida della Chiesa Cattolica, continuano a susseguirsi in Vaticano le tante riunioni dei cardinali (le cosiddette Congregazioni Generali) incaricate prima di fissare il calendario delle celebrazioni di addio a Giovanni Paolo II e adesso di delineare il quadro dello stato di salute della Chiesa e delle principali questioni che, sul tappeto, il nuovo pontefice dovrà affrontare.

    Nel corso della decima congregazione generale, tenutasi ieri, i 142 cardinali presenti hanno ascoltato la prima delle due "meditazioni circa i problemi della Chiesa e la scelta illuminata del nuovo pontefice". A tenerla è stato padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia e volto assai noto a tutti coloro che lo hanno conosciuto attraverso la televisione italiana. Il testo dell’intervento non è stato diffuso, ma si è saputo che il predicatore ha invitato i cardinali a riflettere sul momento della Pentecoste (la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli). Padre Cantalamessa ha invitato tutti a non far diventare la Pentecoste una "Babele", a cercare solamente la gloria di Dio e la realizzazione del suo regno, ad evitare di cercare un'affermazione personale. Si è accennato anche al tema “dell’unità della Chiesa con il papato” e a quelli etici e bioetici. Temi che potrebbero essere affrontati una seconda volta dal cardinale gesuita Tomas Spidlik, che lunedi' 18 aprile terrà la seconda meditazione in apertura del Conclave.

    Nelle basilica di San Pietro, invece, si è tenuta la nuova celebrazione dei Novendiali, dedicata alle chiese orientali di rito cattolico: sono dunque risuonati gli inni bizantini coi quali così poca dimestichezza abbiamo in occidente, in una celebrazione guidata dal patriarca di Antiochia dei maroniti, Pierre Sfeir Nasrallah. Da parte sua è arrivato un ''saluto accorato al papa della pace’’ che ha avuto ''posizioni coraggiose'' di dialogo con le altre religioni: ''Ottenga in terra il riconoscimento di quella santità che già gode in cielo'', ha concluso il patriarca.

    Intanto si è svolto il sorteggio delle 106 suite, 22 singole e un appartamento della Domus Sanctae Marthae, la residenza che ospiterà i cardinali durante il conclave. Sono stati sorteggiati anche i tre cardinali che affiancheranno il decano Ratzinger in queste ultime riunioni pre-conclave (gli italiani Re e Sepe - in passato entrambi in Segreteria di Stato - e il salesiano honduregno Maradiaga).

    Questa sera, infine, presteranno giuramento gli ufficiali e gli addetti al conclave: tutti coloro che saranno impegnati cioè nel servizio all’interno dei palazzi vaticani. Appuntamento per il giuramento nell’Aula della Benedizione, prima Loggia del Palazzo Apostolico. Con una formula di giuramento che recita così: “Io N.N. prometto e giuro di osservare il segreto assoluto con chiunque non faccia parte del Collegio dei cardinali elettori, e ciò in perpetuo, a meno che non ne riceva speciale facoltà data espressamente dal nuovo Pontefice eletto o dai suoi Successori, circa tutto ciò che attiene direttamente o indirettamente alle votazioni e agli scrutini per l’elezione del Sommo Pontefice. Prometto parimenti e giuro di astenermi dal fare uso di qualsiasi strumento di registrazione o di audizione o di visione di quanto, nel periodo della elezione, si svolge entro l’ambito della Città del Vaticano, e particolarmente di quanto direttamente o indirettamente in qualsiasi modo ha attinenza con le operazioni connesse con l’elezione medesima. Questo giuramento dichiaro di emettere consapevole che una infrazione di esso comporterà nei miei confronti quelle sanzioni spirituali e canoniche che il futuro Sommo Pontefice riterrà di adottare. Così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli, che tocco con la mia mano".


    korazym.org

  6. #6
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    Lo Speciale Conclave del quotidiano "Avvenire"

  7. #7
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    16.04.05

    BRIEFING DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE, DR. JOAQUÍN NAVARRO-VALLS

    Lunedì prossimo 18 aprile 2005, 115 Cardinali di 52 Paesi che rappresentano i cinque continenti, inizieranno il primo Conclave del III Millennio per eleggere il 264° successore di S. Pietro, cioè il 265° Papa della storia della Chiesa Cattolica.
    I Cardinali si trasferiranno alla Domus Sanctae Marthae nel pomeriggio di domani, domenica 17 aprile. Saranno tutti insieme per l'ora di cena.
    Come già annunciato, lunedì mattina alle ore 10, nella Basilica Vaticana, sarà celebrata la Santa Messa «per l'elezione del Romano Pontefice».
    Lunedì pomeriggio poi, alle 16.30 comincerà la processione dei Cardinali elettori che partendo dall’Aula della Benedizione raggiungerà la Cappella Sistina. Potrete seguire questo rito in diretta televisiva.
    Nella Cappella Sistina, avrà luogo il giuramento di tutti i cardinali elettori. Il Cardinale Decano leggerà la formula di giuramento, e in seguito ogni Cardinale, pronunciando il suo nome e ponendo le mani sul Vangelo, pronunzierà le parole "prometto, mi obbligo e giuro". In questi giorni, si è parlato spesso del vincolo di segretezza per quanto riguarda l'elezione del Papa. Ricordo però che questa è soltanto una parte del giuramento. Prima ancora si giura di osservare quanto è prescritto nella Costituzione Apostolica Universi Dominici gregis e poi anche si giura – e leggo – "che chiunque di noi, per divina disposizione, sia eletto Romano Pontefice si impegnerà a svolgere fedelmente il munus Petrinum di Pastore della Chiesa universale". Dopo il giuramento, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie intima l’ "extra omnes" e chi non partecipa al Conclave lascia la Cappella Sistina. Restano solamente il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche e il Cardinale Tomáš Špidlík, per la meditazione, terminata la quale, anch’essi lasceranno la Sistina.
    Durante il Conclave, i Cardinali osserveranno il seguente orario:
    Alle ore 7.30 del mattino, Celebrazione o Concelebrazione della Santa Messa nella Domus Sanctae Marthae. Alle ore 9.00 saranno già nella Cappella Sistina. Lì, reciteranno le Lodi della
    Liturgia delle ore e, subito dopo, avranno luogo le votazioni secondo il rituale prescritto (due votazioni la mattina, due al pomeriggio). Nel pomeriggio, le votazioni cominceranno alle ore
    16.00. Alla fine della seconda votazione, ci sarà la preghiera dei Vespri. Rispettivamente dopo le due votazioni del mattino e le due votazioni del pomeriggio, le schede ed eventuali appunti dei Cardinali, saranno bruciate nella stufa preparata all'interno della
    Sistina. Come orario puramente indicativo quindi, le fumate potrebbero avvenire verso le ore 12 e verso le ore 19 (sempre che non ci sia l’elezione del Papa ad un primo scrutinio rispettivamente del mattino o del pomeriggio, nel qual caso la fumata sarà anticipata). Comunque, è previsto che insieme alla fumata bianca per l’avvenuta elezione, suonino anche le campane di S. Pietro.
    Conoscete molto bene le indicazioni della Costituzione Apostolica Universi Dominici gregis per quello che riguarda le votazioni. Il "quorum" valido per l'elezione del Papa è inizialmente di due terzi. Dopo tre giorni di votazioni senza elezione, si terrà una giornata al massimo di riflessione e preghiera, senza votazioni. Quindi riprenderanno le votazioni per altri eventuali sette scrutini, un’altra pausa di riflessione, altri sette scrutini, altra pausa e altri sette scrutini. Dopo di che, si deciderà a maggioranza assoluta su come proseguire, ossia per un suffragio a maggioranza assoluta o con il ballottaggio tra due candidati. Questo sempre che si sia arrivati al 33° o 34° scrutinio senza esito positivo. Per quanto riguarda la prima votazione, sarà deciso dopo l’ingresso in Conclave se effettuarla già lunedì 18 aprile pomeriggio.
    L'ambito del Conclave comprende la Domus Sanctae Marthae e la Cappella Sistina. Il tragitto, che segue la strada dietro la Basilica Vaticana, potrà essere fatto dai cardinali a piedi oppure, se qualcuno preferisce, in pullman. Naturalmente, il percorso sarà sgombro di persone. Gli accessi al cortile di S. Damaso saranno sigillati. In questi giorni, i turisti non potranno accedere alla Cupola della Basilica né ai Giardini Vaticani. Sarà possibile, però, per i pellegrini, visitare la tomba di Giovanni Paolo II nell’orario di
    apertura delle Grotte Vaticane.
    Si concludono oggi le Congregazioni Generali dei Cardinali in periodo di Sede Vacante. Al termine di questi incontri desidero fare due brevi annotazioni. Il clima di queste Congregazioni è stato di grande familiarità. Questo forse era espressione della grande responsabilità che tutti i Cardinali sentivano in questi momenti. Ciò ha permesso di trovare un vastissimo consenso sui temi generali affrontati nelle discussioni.
    Posso anche confermare che in nessuna Congregazione si è mai parlato di nomi.

  8. #8
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    18 aprile 2005 - Basilica Vaticana
    SANTA MESSA PRO ELIGENDO ROMANO PONTIFICE







  9. #9
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    OMELIA DEL CARDINALE JOSEPH RATZINGER DECANO DEL COLLEGIO CARDINALIZIO

    Patriarcale Basilica di San Pietro
    Lunedì 18 aprile 2005

    Is 61, 1 - 3a. 6a. 8b - 9
    Ef 4, 11 - 16
    Gv 15, 9 - 17

    In quest’ora di grande responsabilità, ascoltiamo con particolare attenzione quanto il Signore ci dice con le sue stesse parole. Dalle tre letture vorrei scegliere solo qualche passo, che ci riguarda direttamente in un momento come questo.

    La prima lettura offre un ritratto profetico della figura del Messia – un ritratto che riceve tutto il suo significato dal momento in cui Gesù legge questo testo nella sinagoga di Nazareth, quando dice: “Oggi si è adempiuta questa scrittura” (Lc 4, 21). Al centro del testo profetico troviamo una parola che – almeno a prima vista – appare contraddittoria. Il Messia, parlando di sé, dice di essere mandato “a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio.” (Is 61, 2). Ascoltiamo, con gioia, l’annuncio dell’anno di misericordia: la misericordia divina pone un limite al male - ci ha detto il Santo Padre. Gesù Cristo è la misericordia divina in persona: incontrare Cristo significa incontrare la misericordia di Dio. Il mandato di Cristo è divenuto mandato nostro attraverso l’unzione sacerdotale; siamo chiamati a promulgare – non solo a parole ma con la vita, e con i segni efficaci dei sacramenti, “l’anno di misericordia del Signore”. Ma cosa vuol dire Isaia quando annuncia il “giorno della vendetta per il nostro Dio”? Gesù, a Nazareth, nella sua lettura del testo profetico, non ha pronunciato queste parole – ha concluso annunciando l’anno della misericordia. É stato forse questo il motivo dello scandalo realizzatosi dopo la sua predica? Non lo sappiamo. In ogni caso il Signore ha offerto il suo commento autentico a queste parole con la morte di croce. “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce…”, dice San Pietro (1 Pt 2, 24). E San Paolo scrive ai Galati: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse alle genti e noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede” (Gal 3, 13s).

    La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male. Cristo porta nel suo corpo e sulla sua anima tutto il peso del male, tutta la sua forza distruttiva. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l’anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale, nel Cristo morto e risorto. Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi. Quanto più siamo toccati dalla misericordia del Signore, tanto più entriamo in solidarietà con la sua sofferenza – diveniamo disponibili a completare nella nostra carne “quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1, 24).

    Passiamo alla seconda lettura, alla lettera agli Efesini. Qui si tratta in sostanza di tre cose: in primo luogo, dei ministeri e dei carismi nella Chiesa, come doni del Signore risorto ed asceso al cielo; quindi, della maturazione della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, come condizione e contenuto dell’unità nel corpo di Cristo; ed, infine, della comune partecipazione alla crescita del corpo di Cristo, cioè della trasformazione del mondo nella comunione col Signore.

    Soffermiamoci solo su due punti. Il primo è il cammino verso “la maturità di Cristo”; così dice, un po’ semplificando, il testo italiano. Più precisamente dovremmo, secondo il testo greco, parlare della “misura della pienezza di Cristo”, cui siamo chiamati ad arrivare per essere realmente adulti nella fede. Non dovremmo rimanere fanciulli nella fede, in stato di minorità. E in che cosa consiste l’essere fanciulli nella fede? Risponde San Paolo: significa essere “sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (Ef 4, 14). Una descrizione molto attuale!

    Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.

    Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede - solo la fede - che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come “un cembalo che tintinna” (1 Cor 13, 1).

    Veniamo ora al Vangelo, dalla cui ricchezza vorrei estrarre solo due piccole osservazioni. Il Signore ci rivolge queste meravigliose parole: “Non vi chiamo più servi… ma vi ho chiamato amici” (Gv 15, 15). Tante volte sentiamo di essere - come è vero - soltanto servi inutili (cf Lc 17, 10). E, ciò nonostante, il Signore ci chiama amici, ci fa suoi amici, ci dona la sua amicizia. Il Signore definisce l’amicizia in un duplice modo. Non ci sono segreti tra amici: Cristo ci dice tutto quanto ascolta dal Padre; ci dona la sua piena fiducia e, con la fiducia, anche la conoscenza. Ci rivela il suo volto, il suo cuore. Ci mostra la sua tenerezza per noi, il suo amore appassionato che va fino alla follia della croce. Si affida a noi, ci dà il potere di parlare con il suo io: “questo è il mio corpo...”, “io ti assolvo...”. Affida il suo corpo, la Chiesa, a noi. Affida alle nostre deboli menti, alle nostre deboli mani la sua verità – il mistero del Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; il mistero del Dio che “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16). Ci ha reso suoi amici – e noi come rispondiamo?

    Il secondo elemento, con cui Gesù definisce l’amicizia, è la comunione delle volontà. “Idem velle – idem nolle”, era anche per i Romani la definizione di amicizia. “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando” (Gv 15, 14). L’amicizia con Cristo coincide con quanto esprime la terza domanda del Padre nostro: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. Nell’ora del Getsemani Gesù ha trasformato la nostra volontà umana ribelle in volontà conforme ed unita alla volontà divina. Ha sofferto tutto il dramma della nostra autonomia – e proprio portando la nostra volontà nelle mani di Dio, ci dona la vera libertà: “Non come voglio io, ma come vuoi tu” (Mt 21, 39). In questa comunione delle volontà si realizza la nostra redenzione: essere amici di Gesù, diventare amici di Dio. Quanto più amiamo Gesù, quanto più lo conosciamo, tanto più cresce la nostra vera libertà, cresce la gioia di essere redenti. Grazie Gesù, per la tua amicizia!

    L’altro elemento del Vangelo - cui volevo accennare - è il discorso di Gesù sul portare frutto: “Vi ho costituito perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15, 16). Appare qui il dinamismo dell’esistenza del cristiano, dell’apostolo: vi ho costituito perché andiate… Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l’inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo. In verità, l’amore, l’amicizia di Dio ci è stata data perché arrivi anche agli altri. Abbiamo ricevuto la fede per donarla ad altri – siamo sacerdoti per servire altri. E dobbiamo portare un frutto che rimanga. Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono; i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. L’unica cosa, che rimane in eterno, è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità. Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane – l’amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l’anima alla gioia del Signore. Allora andiamo e preghiamo il Signore, perché ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio.

    Ritorniamo infine, ancora una volta, alla lettera agli Efesini. La lettera dice - con le parole del Salmo 68 - che Cristo, ascendendo in cielo, “ha distribuito doni agli uomini” (Ef 4, 8). Il vincitore distribuisce doni. E questi doni sono apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri. Il nostro ministero è un dono di Cristo agli uomini, per costruire il suo corpo – il mondo nuovo. Viviamo il nostro ministero così, come dono di Cristo agli uomini! Ma in questa ora, soprattutto, preghiamo con insistenza il Signore, perché dopo il grande dono di Papa Giovanni Paolo II, ci doni di nuovo un pastore secondo il suo cuore, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia. Amen.

  10. #10
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    L'INGRESSO IN CONCLAVE






 

 
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