Un autore da riscoprire
A 19 anni, Guy Debord inizia l’attività letteraria all’interno degli ultimi movimenti dell’Avanguardia del secolo scorso. Aderisce infatti al Lettrisme,il movimento di Isidore Isou.
Nel giugno 1952, però, con altri tre “lettristi” fonda“L’Internazionale Lettrista” rompendo col movimento di Isou nel novembre dello stesso anno, poco prima della pubblicazione del primo numero della rivista internazionale che diventerà in seguito “Potlach” dopo la fuoriuscita di uno dei suoi membri nel 1954.
Nel 1952, Debord gira la sua prima pellicola: “Hurlements en faveur de Sade”(Urla in favore di Sade).
Siamo nell’epoca del recupero del Sade clandestino e della sua circolazione più o meno tollerata. Ma Debord diventa soprattutto il principale animatore di un movimento che si definisce rivoluzionario:“L’Internazionale Situazionista” che raccoglierà, dal 1957 al 1972, alcune decine di intellettuali dell'Europa, dell’ America e dell'Africa del Nord, fra cui artisti fuoriusciti dal movimento “Cobra”,che si attestano su una “critica totale del mondo esistente” (sistema politico, urbanistico, consumistico) per invertire l'ordine stabilito.
Nel 1958 esce il primo numero della rivista dell’Internazionale Situazionista,diretto da Debord, e l’ anno successivo, il libro "Memorie" scritto in collaborazione con il pittore Asger Jorn.
Irriducibile avversario della società borghese,Debord dichiara:"Fra le poche cose che so fare con piacere e che ho sicuramente meglio saputo fare, è bere. Ho scritto molto meno della maggior parte degli scrittori, ma ho certamente bevuto di più della maggior parte di coloro che bevono ".
Infatti, Debord ha scritto pochissimo: libelli, alcune annotazioni sui suoi film, e soprattutto due smilzi volumetti: La Società dello spettacolo (1967),requisitoria contro le merci e il denaro, che esercitò una grande influenza sul movimento del maggio '68 e Commentari sulla società dello spettacolo(1988).dove precisa le sue analisi.
Nel 1984 in occasione dell'assassinio del suo amico, mecenate ed editore,Gerard Lebovici,è presentato dalla stampa come un agente del terrorismo internazionale: Debord redigerà le sue ragioni sull 'affaire Lebovici in Considerazioni sull'assassinio di G. Lebovici (1985).
Quest'uomo discreto, schivo, isolato - rifiutava le interviste ed è stato poco fotografato -, si svela nei suoi libri autobiografici, Panégyrique(1989) e Questa cattiva reputazione (1993) dove dà qualche scorcio sul suo modo di intendere e interpretare la vita.
Guy Debord, in fin dei conti, ha denunciato con la stessa virulenza sia le derive del capitalismo che le imposture del maoismo, accusato l'impero dell'economia mercantile, previsto la corruzione degli stati democratici, divelto dal piedistallo la statua di Sartre, annunciato la fine del comunismo e la nascita del nuovo corso postsovietico.
Autore di pellicole d'avanguardia("Sur le passage de quelques personnages à travers une assez courte unité de temps del 1959;"Critique de la séparation" del 1961; la "Société du spectacle" del 1973; "Réfutation de tous les jugements" del 1975; "In girum imus nocte et consumimur igni" del 1978),che hanno avuto scarsissima circolazione nella stessa Francia e nessuna in Italia.
A seguito dei fallimenti dei suoi film, Debord ne pubblica i dialoghi sotto il titolo di Opere cinematografiche complete: 1952 -1978.Secondo la sua stessa volontà, alle sue pellicole è vietata la diffusione; peraltro Debord ha scritto anche un volumetto Contro il cinema (1968).
Violenta requisitoria contro la società dello spettacolo del capitalismo maturo, il pensiero di Debord attinge alle categorie della critica marxiana della società, civettando qua e là con lo stesso frasario di Marx (come i teorici della “Scuola di Francoforte” ma,a differenza di costoro,egli si rivela poco sensibile alle tematiche psiconalitiche); nei fatti Debord aggiorna e porta all’estremo il pensiero roussoviano(quello del Discorso sulle scienze e le Arti e la Lettera a d'Alembert sugli spettacoli) sul potere di perversione, sviamento e corruzione dello spettacolo come strumento di coercizione e di alienazione dell’individuo da parte del sistema.
Guy Debord si è dato la morte il 30 novembre 1994
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"La società dello spettacolo": un libro di culto che non ha mai smesso di essere tale, apparso troppo in anticipo sui tempi per essere capito sino in fondo, più citato e saccheggiato che letto veramente. Scritto nel 1967, agli albori dell'era televisiva, ha intuito conlucidità agghiacciante che il mondo reale si sarebbe trasformato in immagini, che lo spettacolo sarebbe diventato "la principale produzione della società attuale". Comunismo e capitalismo, per Debord, erano solo due forme diverse di regime politico, uno basato sullo "spettacolare concentrato", proprio delle società totalitarie, e l'altro sullo "spettacolare diffuso" del consumismo. Ma anche questa bipolarità è stata sorpassata, come ha riconosciuto Debord nei "Commentari alla società dello spettacolo", scritti nel 1988: siamo entrati nell'epoca dello "spettacolare integrato": è la fine della storia, "il crimine perfetto" scrivono Carlo Freccero e Daniela Strumia nella prefazione, che "ha soppresso la realtà".





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