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Discussione: Guy Debord

  1. #1
    Dalla parte del torto!
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    Predefinito Guy Debord

    Un autore da riscoprire

    A 19 anni, Guy Debord inizia l’attività letteraria all’interno degli ultimi movimenti dell’Avanguardia del secolo scorso. Aderisce infatti al Lettrisme,il movimento di Isidore Isou.
    Nel giugno 1952, però, con altri tre “lettristi” fonda“L’Internazionale Lettrista” rompendo col movimento di Isou nel novembre dello stesso anno, poco prima della pubblicazione del primo numero della rivista internazionale che diventerà in seguito “Potlach” dopo la fuoriuscita di uno dei suoi membri nel 1954.
    Nel 1952, Debord gira la sua prima pellicola: “Hurlements en faveur de Sade”(Urla in favore di Sade).
    Siamo nell’epoca del recupero del Sade clandestino e della sua circolazione più o meno tollerata. Ma Debord diventa soprattutto il principale animatore di un movimento che si definisce rivoluzionario:“L’Internazionale Situazionista” che raccoglierà, dal 1957 al 1972, alcune decine di intellettuali dell'Europa, dell’ America e dell'Africa del Nord, fra cui artisti fuoriusciti dal movimento “Cobra”,che si attestano su una “critica totale del mondo esistente” (sistema politico, urbanistico, consumistico) per invertire l'ordine stabilito.
    Nel 1958 esce il primo numero della rivista dell’Internazionale Situazionista,diretto da Debord, e l’ anno successivo, il libro "Memorie" scritto in collaborazione con il pittore Asger Jorn.
    Irriducibile avversario della società borghese,Debord dichiara:"Fra le poche cose che so fare con piacere e che ho sicuramente meglio saputo fare, è bere. Ho scritto molto meno della maggior parte degli scrittori, ma ho certamente bevuto di più della maggior parte di coloro che bevono ".
    Infatti, Debord ha scritto pochissimo: libelli, alcune annotazioni sui suoi film, e soprattutto due smilzi volumetti: La Società dello spettacolo (1967),requisitoria contro le merci e il denaro, che esercitò una grande influenza sul movimento del maggio '68 e Commentari sulla società dello spettacolo(1988).dove precisa le sue analisi.
    Nel 1984 in occasione dell'assassinio del suo amico, mecenate ed editore,Gerard Lebovici,è presentato dalla stampa come un agente del terrorismo internazionale: Debord redigerà le sue ragioni sull 'affaire Lebovici in Considerazioni sull'assassinio di G. Lebovici (1985).
    Quest'uomo discreto, schivo, isolato - rifiutava le interviste ed è stato poco fotografato -, si svela nei suoi libri autobiografici, Panégyrique(1989) e Questa cattiva reputazione (1993) dove dà qualche scorcio sul suo modo di intendere e interpretare la vita.
    Guy Debord, in fin dei conti, ha denunciato con la stessa virulenza sia le derive del capitalismo che le imposture del maoismo, accusato l'impero dell'economia mercantile, previsto la corruzione degli stati democratici, divelto dal piedistallo la statua di Sartre, annunciato la fine del comunismo e la nascita del nuovo corso postsovietico.
    Autore di pellicole d'avanguardia("Sur le passage de quelques personnages à travers une assez courte unité de temps del 1959;"Critique de la séparation" del 1961; la "Société du spectacle" del 1973; "Réfutation de tous les jugements" del 1975; "In girum imus nocte et consumimur igni" del 1978),che hanno avuto scarsissima circolazione nella stessa Francia e nessuna in Italia.
    A seguito dei fallimenti dei suoi film, Debord ne pubblica i dialoghi sotto il titolo di Opere cinematografiche complete: 1952 -1978.Secondo la sua stessa volontà, alle sue pellicole è vietata la diffusione; peraltro Debord ha scritto anche un volumetto Contro il cinema (1968).
    Violenta requisitoria contro la società dello spettacolo del capitalismo maturo, il pensiero di Debord attinge alle categorie della critica marxiana della società, civettando qua e là con lo stesso frasario di Marx (come i teorici della “Scuola di Francoforte” ma,a differenza di costoro,egli si rivela poco sensibile alle tematiche psiconalitiche); nei fatti Debord aggiorna e porta all’estremo il pensiero roussoviano(quello del Discorso sulle scienze e le Arti e la Lettera a d'Alembert sugli spettacoli) sul potere di perversione, sviamento e corruzione dello spettacolo come strumento di coercizione e di alienazione dell’individuo da parte del sistema.
    Guy Debord si è dato la morte il 30 novembre 1994



    "La società dello spettacolo": un libro di culto che non ha mai smesso di essere tale, apparso troppo in anticipo sui tempi per essere capito sino in fondo, più citato e saccheggiato che letto veramente. Scritto nel 1967, agli albori dell'era televisiva, ha intuito conlucidità agghiacciante che il mondo reale si sarebbe trasformato in immagini, che lo spettacolo sarebbe diventato "la principale produzione della società attuale". Comunismo e capitalismo, per Debord, erano solo due forme diverse di regime politico, uno basato sullo "spettacolare concentrato", proprio delle società totalitarie, e l'altro sullo "spettacolare diffuso" del consumismo. Ma anche questa bipolarità è stata sorpassata, come ha riconosciuto Debord nei "Commentari alla società dello spettacolo", scritti nel 1988: siamo entrati nell'epoca dello "spettacolare integrato": è la fine della storia, "il crimine perfetto" scrivono Carlo Freccero e Daniela Strumia nella prefazione, che "ha soppresso la realtà".
    Sinistra Nazionale!

  2. #2
    Paul Atreides
    Ospite

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    www.granbaol.org

    speciale culture jamming






    IN MORTE DI UN SITUAZIONISTA

    EMANUELE MANDELLI

    Schizzi su dei jammers antelitteram : Guy Debord e l'Internazionale situazionista.



    Era grigia Parigi il 30 novembre del 1994. I giornali, ammonticchiati in un angolo non letti, riportavano le "solite" notizie. In primo piano i problemi dell’Europa che veleggiava verso l’euro. La grandeur francese come sempre faceva passare in secondo piano le beghe interne di governo.

    Uno sparo riecheggiò. Uno sparo che cambierà i titoli delle prime pagine dei giornali del mattino dopo. Con un colpo sparato direttamente nel cuore si era appena suicidato Guy Debord.


    Sono lontani i giorni del 1967, anno in cui pubblicò il suo libro più illuminante la tesi La società dello Spettacolo, che da subito si impose come testo sacro della cultura non omologata, urlo di rifiuto di un presente che governa l'uomo e ne demolisce la sua veridicità.

    Domattina i giornali francesi inizieranno ad incensarlo : lui il più grande detrattore della stampa transalpina, la più conformista e patriottica della vecchia Europa. Quella stessa stampa che lo aveva spinto sulla china della depressione, e che forse l’ha mosso al suicidio dopo la infami accuse di aver macchinato e forse compiuto in prima persona l’omicidio dell’amico l’editore Gerard Lébovici. Debord aveva risposto a quelle infami accuse pubblicando un illuminate esposizione scritta che metteva sotto accusa tutto il sistema giornalistico e la sua forza deturpante e ontologica. Ma non era bastato l’appoggio del mondo culturale a salvarlo dalla caduta.


    Il situazionismo e il suo creatore fondatore, nonché ultimo esponente, divengono una maniera di essere e di parlare che riempie la bocca e gli armadi dei creativi, dei grafici, dei frequentatori di questo mondo falsamente vivace. Nel mondo pompato e fasullo dei media sta per avverarsi la teoria debordiana che la morte verrà resa interessante e spettacolarizzata.

    In verità c’è chi sosteneva che un uomo che in vita dichiarava:

    "Ho trascorso il mio tempo in vari paesi d’Europa ed è stato alla metà del secolo, quando avevo diciannove anni, che ho iniziato a vivere una vita pienamente indipendente e mi sono subito sentito a casa mia nella più malfamata delle compagnie" o ancora, "Quanto a me, non ho rimpianto mai nulla di quel che ho fatto e confesso di essere tuttora completamente incapace di immaginare cos'altro avrei potuto fare, essendo quello che sono", non avrebbe potuto o dovuto suicidarsi.


    Debord era un uomo che affermava:

    "Devo stare attento a non istruire troppo chiunque"

    Un aforisma geniale a commento della società dello spettacolo, che allora non era ancora la cloaca immensa che è oggi.

    Recentemente è stato pubblicato un libro che varrebbe la pena di leggere, In girum imus nocte et consumimur igni (Oscar Mondadori 12mila), la sceneggiatura del suo film più poetico e feroce.

    Basta poco a capire quanto Debord fosse trasversale e visionario, tanto da potersi permettere di pronunciare con rabbia l'ultima maledizione contro una società destinata alla morte. Nato nel 1932 giovanissimo aderì al movimento lettrista, lo stesso raggruppamento dove si fece conoscere Jean Baudrillard. Ma Debord aveva delle idee più forte e radicali, abbandono i lettristi per fondare l’Internazionale Situazionista, gruppo di programmazione che ospito fra le proprie fila pensatori geniali quali Vaneigem e Pinot-Gallizio. Chiaro e vigoroso il ruolo che il drappello ebbe nella devastante conflagrazione culturale e sociale che accadde a Parigi nel 1968. Fu stata eretta "la grande situazione", ribadita vent’anni dopo nel saggio Commentari sulla Società dello Spettacolo, libro in cui Debord sferrò l’ennesimo attacco alle manipolazioni del sistema, libro che unisce idealmente i Situazionisti con la Culture Jamming. Per i Situazionisti l'attività artistica è concepita solo come uno dei mezzi di una rimessa in discussione violenta e globale dell'ordine stabilito. Non diversamente dai jammers più duri e puri....



    "Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso"

    L’essersi reso conto che in fondo anche gli spettacoli sono delle merci è stata probabilmente la più grande illuminazione avuta da Debord.

    "Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra individui, mediato dalle immagini." Dichiarava per poi aggiungere l’illuminante, "Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso". In queste affermazioni si ritrova tutta la paura che l’uomo non sia più capace di genuinità, una naturalezza agita al servizio di una falsa immagine della vita, fino a rimpiazzato l’uomo e divenire lo stato più importante metro di valutazione del mondo.

    Pensandoci è meno complicato di quanto non possa sembrare, in un mondo di immagini che utilizzano l’uomo stesso come immagine per rappresentare se stesse e la propria forza, diviene impossibile scindere l’uomo dalla propria immagine, lo spettacolo dalla realtà, la merce dalla vita. Si potrebbe considerare questo il più tragico mutamento della disillusa profezia marxista per cui ormai le relazioni sociali sono divenute "rapporti di cose tra persone e rapporti sociali tra cose".

    Per maggiori informazioni si veda lo speciale dedicato a Guy Debord da Mondadori.com o anche la cronologia debordiana rintracciata in geocities.com.

    CRITICHE

    Naturalmente c’è anche chi critica aspramente il movimento Sitazionista di Debord. Abbiamo letto un articolo molto graffiante tra le pagine di Luther Blisset. Con la loro proverbiale vena sarcastica i blissettiani definiscono l’eminenza grigia del pensiero sovversivo Guy The Bore ovvero Guy "il noioso", paragonando il corteo funebre di memorie a lui dedicate simile a quello montato per la morte di Karl Popper.

    Si inalberano duramente gli autori del pezzo: "The Bore non merita di finire nel pantheon della Memoria Storica di Sinistra, assieme a Pajetta e Berlinguer, dove vorrebbero collocarlo - seppur come "eretico" - i necrofori intellettuali clerico-togliattiani."

    La critica al suo movimento si fa davvero dura nel paragrafo:

    NOTE PER UNA CONTROSTORIA DELL'INTERNAZIONALE

    In cui si ricorda che il movimento nacque per costruire situazioni ergo ambienti momentanei di vita, di qualità passionale superiore", per mezzo dell'Urbanismo Unitario, scopo che a loro dire ando perso quasi subito poiché "Come tutti sanno, la storia dell'I.S. dal 1957 in avanti è storia di scomuniche ed espulsioni, di settarismo e di evidenti scollature fra teoria e prassi, finché l'organizzazione si ridusse a due membri (Guy Debord e Gianfranco Sanguinetti)"


    A questo proposito si potrebbe leggere anche il libro dei Blissettiani Guy Debord è morto davvero. Nei riferimenti del pezzo c’è anche il duro attacco di un intellettuale ai blissettiani e la loro risposta.



    LINKS : Pubblicazioni dell'Internazionale situazionista # L'internazionale Situazionista # Testi situazionisti (in francese) # La società dello spettacolo (il libro di Debord in francese) # Internazionale Situazionista sul web.

  3. #3
    Paul Atreides
    Ospite

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    RASSEGNA STAMPA
    5 SETTEMBRE 2001
    LUCA PESENTI


    Un altare "no global" per Guy Debord

    Archiviato dalla sinistra, riscoperto dalla destra per la sua critica alla società dei consumi, oggi il padre del "situazionismo" diventa il nuovo totem degli antimodernisti

    Sarà perché gli anti-giottini di tutto il mondo sono alla ricerca di qualche padre nobile per potersi dire finalmente "avanguardia". Sarà che, nonostante tutto, le 221 tesi de La società dello spettacolo, seppur pubblicate nel 1967 (e ripubblicate nel 1997 da Baldini e Castoldi), ancora oggi sembrano aver qualcosa da dire. Guy Debord, padre dell'Internazionale situazionista (di moda nel '68) e critico della società delle immagini e delle informazioni (l'epoca dello "spettacolare integrato", come la definì), uno di quegli autori che vengono citati molto più di quanto siano letti, è tornato.

    Tutti ne parlano. Complice il suo approdo post mortem (si suicidò nel 1993) al Festival del cinema di Venezia, è tutto un sussulto dalle parti della sinistra istituzionale e molto chic, in grande spolvero il manifesto, che dedica a Debord e al debordismo una lunga monografia sul settimanale Alias, come già in Francia il Magazine Littéraire del mese di giugno. Ma non sono da meno la più ufficiale Unità e la sinistra in cachemire di Repubblica, che danno spazio ai sentimenti e strizzano l'occhio, senza nemmeno farci troppo caso, ai manifestanti anti globalizzazione.

    Già, perché il verbo debordian-situazionista, tutto teso alla conciliazione della politica con l'estetica, sembra davvero fatto apposta per accompagnare l'ormai nobilitato No Logo di miss Naomi Klein. Perché lo spettacolo, scriveva Debord, "è l'autoritratto del potere all'epoca della sua gestione totalitaria delle condizioni di esistenza" o anche "il capitale ad un tal grado d'accumulazione da divenire immagine". Non che sia riducibile al mobilitarsi di tute nere e bianche, ma insomma tutto serve per recuperare quarti di nobiltà. E alla fine, per ironia della sorte (o per un meno prosaico contrappasso), Debord finisce anch'esso usurato nello spettacolo dell'anti-global. Un po' come i futuristi, che odiavano i musei e in essi sono miseramente finiti, anche i situazionisti, Debord e i suoi fratelli, finiscono sugli scaffali del supermercato della protesta.

    Eppure le fortune di Debord sembravano, negli ultimi anni, aver preso un'altra strada. Per esempio Luther Blissett, il "con-dividuo" virtuale, la firma collettiva del radicalismo anti capitalista dietro cui si celano (con rispetto parlando) i predecessori di Agnoletto e Casarini, nel 1995 annunciava in un libello malizioso che Guy Debord era morto davvero, prima in carne e poi in spirito. Con tanto di irriverente sberleffo all'icona decaduta: "Guy The Bore (Guy "il noioso'" ndr) - scriveva Blissett - è il doppio di Guy Debord, è Debord -giunto a un tal grado di autocontemplazione da divenire pura immagine".

    Proprio negli anni in cui la sinistra radicale abbandonava Debord al suo destino di solitudine, era la destra ad appropriarsi della sua critica alla società dei consumi. Appropriazione ideologica, compiuta soprattutto dagli ambienti colti della "nuova destra" francese di Alain De Benoist, pronta a recepire la critica alla spettacolarizzazione della merce e ai rischi a essa connessi. Dalle nostre parti se ne trovano tracce in un numero di Elementi del lontano 1982, o ancora più recentemente in una apologia filo situazionista comparsa su Diorama Letterario (1997). Per non parlare dell'utilizzo fattone da un ex neodestro come Guillaume Faye nel suo Archeofuturismo.

    Sempre a destra, ma sul versante più politico e istituzionale, il pensiero debordiano ha trovato terreno fertile nel Fronte della gioventù guidato dall'attuale ministro dell'Agricoltura Giovanni Alemanno. Sul finire degli anni '80 e poi ancora per una parte dei '90, il situazionismo divenne una sorta di prassi. Fu l'ala movimentista

    romana a imporlo, attraverso un giornale-avventuriero (Il Morbillo) e una serie di campagne a effetto che, per l'appunto, cercavano a tutti i costi di costruire una situazione politicamente spettacolare. Basti pensare alla pattuglia di ragazzi che al grido di "arrendetevi, siete circondati cinsero l'entrata di Montecitorio in piena tangentopoli.

    Altri tempi. Oggi tutto sembra tornare in un clima più rassicurante: Debord viene collocato nel pantheon delle divinità della nuova contestazione, fianco a fianco con i nuovi idoli (Manu Chao, Jeremy Rjfkin, Hakim Bey) e gli eroi del bel tempo ripescati per l'occasione (Gilles Deleuze e un altro situazionista come Raoul Vaneigem). Anche se lui, il vecchio Debord solitario impenitente che sul finire della vita si compagnava soltanto alla sua amata bottiglia, quando ancora poteva parlare borbottava tra sé e sé: "Troverei altrettanto volgare diventare un'autorità nella contestazione della società che divenirlo in questa

  4. #4
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Materiali del situazionismo


    POTLATCH. Bollettino dell'Internazionale lettrista.
    Pagine 128, € 7,80

    Cos'è il potlatch: presso gli indiani dell'America del nord, lo scambio di doni, via via più grandi, in una sorta di sfida tra chi dona e chi riceve, all'insegna della profusione e del lusso. Cos'è POTLATCH: quelli ad essere trasmessi sono i desideri e i problemi posti dall'inizio di una nuova epoca; e il dono di ritorno più grande è l'affinamento e l'approfondimento a cui ognuno di noi può tendere per rendere questi desideri più ricchi ed appassionanti ancora. Il bollettino, distribuito dal 1954 al 1957, è l'organo di informazione dell'Internazionale Lettrista, che confluirà nell'I.S. e produrrà nel 1959 il trentesimo numero (n.1 della nuova serie). Ala estremista del movimento lettrista, l'I.L. affonda le sue radici in ambito estetico (la poetica della lettera, il cinema senza immagini, propugnato da Isou fin dal 1946), spingendosi poi verso una critica del comportamento, un urbanismo influenzale, la tecnica dei rapporti e degli ambienti attraverso il libero gioco delle passioni. Tutti quelli che saranno i temi di partenza dell'I.S. verso un cambiamento radicale della società.



    Internazionale Situazionista
    1958-1969.

    Pagg. 752, lire 37000 ns prezzo euro 15

    Da principio fu la critica dell'arte e l'individuazione di snodi essenziali affinché l'arte morta nelle sue forme potesse finalmente esprimersi nella vita. Poi ci fu l'esercizio dell'arte della critica che si coniugò, nella misura possibile offerta dalla storia, con la sovversione sociale ed intellettuale. Questa può essere la sintesi del percorso dell'I.S. negli anni che fu attiva. La scelta di pubblicare la collezione completa dei dodici numeri dell'Internazionale Situazionista, che coprono l'arco di undici anni e di pubblicarla quasi fosse in facsimile ancorché ovviamente in traduzione italiana e finalmente corretta, nasce dal desiderio di fornire uno strumento a tutti coloro che vogliano inserirsi nella storia e nella pratica dell'intelligenza critica; togliere di mano agli "specialisti", per lo più di nessun conto e valore, il monopolio della conoscenza dei testi.

    GUY DEBORD
    I situazionisti e le nuove forme d'azione nella politica e nell'arte.

    Pagg. 24, lire 2500

    Les situationnistes e les nouvelles formes d'action dans la politique et l'art è annoverato tra i testi rari di Guy Debord. E' stato pubblicato in danese, inglese e francese in occasione della manifestazione "Destruction de R.S.G. 6" tenutasi nel giugno del 1963 in DAnimarca, organizzata dell'IS sotto la direzione di J. V. Martin.
    In quell'occasione i situazionisti diffusero una riedizione clandestina dell'opuscolo inglese Danger! Official Secret - R.S.G. 6, firmato dalle Spies For Peace, che rivelava i piani segreti del "Rifugio governativo regionale n° 6".
    Era un tentativo di apertura verso un altro fronte della stessa lotta: quello artistico.
    Quale omaggio più grande a Van Gogh che non prendere in ostaggio i quadri di una mostra e chiedere la liberazione dei prigionieri politici?
    Quale uso migliore dell'arte del passato per renderla ancora viva se non impadronirsi delle opere dei musei e portarle sulle barricate?
    La trasformazione delle sconfitte storiche rivoluzionarie in vittorie, elaborate da Michèle Bernstain nei suoi collage, è volta a combattere quel senso di apatia e di indifferenza istillato dal neodadaismo e dalla pop art nei confronti della società presente e a ricollegarsi con le esperienze delle avanguardie storiche.

    INTERNAZIONALE SITUAZIONISTA
    La critica del linguaggio come linguaggio della critica.

    Pagg. 24, lire 3000

    L'Internationale Situationniste nella sua attività di critica teorica e pratica della società dello spettacolo, ovviamente si è occupata anche del linguaggio. Le parole, come le immagini, hanno un potere ed esprimono quei poteri a cui sono assoggettate, cui servono. Una critica radicale della società esistente non può prescindere dalla critica radicale del linguaggio, dei suoi usi, dei suoi monopoli ideologici.
    RIpresentare in versione italiana due testi apparsi sulla rivista Internationale Situationniste intorno al linguaggio, in qualche modo esprime l'ambizione del progetto cui tendiamo: scardinare i meccanismi produttivi del e nel linguaggio per costruire la nuova lingua della liberazione, la capacità di esprimere, contro le codificazioni, le ricchezze possibili della libertà e, dunque, della "nuova poesia": quella della vita che si realizza.
    Il testo ripropone in versione italiana: All the King's Men e Les Mots captifs (parole prigioniere) préface à un dictionnaire situationniste.



    ESAURITO
    STUD DI STRASBURGO E I.S.
    Della miseria dell'ambiente studentesco

    Pagg. 48, lire 4000

    Nel 1966 all'Università di Strasburgo veniva distribuito questo documento. Il testo era frutto della collaborazione tra gli "arrabbiati" e l'Internazionale Situazionista. Il pamphlet fu il testo su cui si svilupparono, nell'ambiente studentesco, le idee e le pratiche che sfociarono nel 1968 in quel vasto movimento di rivolta che prenderà il nome di "Maggio francese". Lo scritto ebbe una eco mondiale, venne tradotto e stampato in migliaia di copie: dallo
    spagnolo al russo, dal ceco all'inglese, dal giapponese all'italiano, aggiudicandosi quasi sicuramente il primato di diffusione per quanto riguarda un documento studentesco. Ad oltre trent'anni dalla sua comparsa, tralasciando qualche concetto decisamente superato, continua ad essere tra i documenti più illuminanti sul
    ruolo che copre l'università nelle società occidentali e con essa quella degli studenti.



    (quasi esaurito)
    INTERNAZIONALE SITUAZIONISTA (sez. inglese)
    La rivoluzione dell'arte moderna e l'arte moderna della rivoluzione

    Pagg. 40, lire 4000

    A distanza di anni le valutazioni sulla nuova "era glaciale" della cibernetica, "sull'inganno mistico scientifico di T: Leary", sulle funzioni poliziesche di architetti, psichiatri e cibernetici, la critica della multimedialità, l'illusione della partecipazione e l'illusoria rivolta della pratica artistica, sono ancora estremamente attuali. Sono proposte in questo documento del 1967 che doveva far parte di una rivista, Situationist international, mai realizzata, dalla sezione inglese dell'I.S. Pochi mesi dopo i suoi membri vennero espulsi per divergenze.
    "Nell'ambito della ricerca "radicale", ancora impantanata in forme disgustose di masochismo tardocristiano, l'aspetto ludico della rivoluzione non può essere esaltato. La rivoluzione è essenzialmente un gioco e chi lo gioca lo fa per il piacere che vi trova. La sua dinamica è l'urgenza soggettiva di vivere, non l'altruismo ... E' del tutto opposta a qualsiasi forma di sacrificio o abnegazione di sé per una causa come il Progresso, il Proletariato, gli Altri. Quello che ci interessa più di ogni altra cosa è la costruzione delle nostre vite".





    Per altri titoli sull'argomento vedi sull'elenco degli editori distribuiti alla voce:

    Ed. La Fiaccola
    Encyclopèdie des nuisances "Indirizzo a tutti coloro che non vogliono gestire le nocività ma sopprimerle"

    Ed. Laffranchi
    Raoul Vaneigem "Isidore Ducasse e il Conte di Lautréamont nelle poesie"

    Ed. Gratis
    Jules-François Dupuis (Raoul Vaneigem) "Controstoria del Surrealismo"

    Ed. 415:
    Encyclopédie des Nuisances "Considerazioni storiche sull'Internazionale Situazionista"

    alla voce Universale Libertaria delle ed. Anarchismo
    AA.VV. "Limiti e prospettive del situazionismo"
    AA.VV. "Irrazionalità e rivoluzione"


    alla voce El Paso edizioni
    Guy Debord "Rapporto sulla costruzione delle situazioni"
    Ratgeb (Raoul Vanaigem) "Dallo sciopero selvaggio alla autogestione generalizzata"

    Ed. Malatempora
    Raoul Vaneigem "Trattato del saper vivere ad uso delle giovani generazioni"

 

 

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