Non ne ho azzeccata una, ho litigato con tutti, non ne ho detta una giusta.
Mi sento brutto e stupido, solo al mondo.
I miei vanno al funerale di un parente caro. Aveva 81 anni.
Non è forse una morte qualcosa di diverso da un mero termine della vita? Quaclosa di più e di meno al contempo. Non è forse l'incapacità totale di sopravvivere? E' sempre un fallimento, per quanto prevista e inevitabile. La sopravvivenza come unico scopo, sempre fallito, prima o poi.
E non è simile a ciò l'essere felici o infelici? Un destino sentimentale accanto ad uno biologico, inscritto in ogni nostro apparato, materiale e non. Ed inscritto in esso, a sua volta, il fallimento.
Kant sosteneva la preminenza morale del volere sul patire, del giusto sul bene, sul felice od utile.
Ma non teneva conto del fatto che si può essere ingiusti e infelici, perchè le conseguenze di ciò che si fa, lungi dall'essere cristalline , come ogni nostra cellula, cessano immediatamente di appartenere a noi una volta compiute, e le intenzioni anch'esse dipendono dal circolo senza un inizio che si disegna tra noi e l'ambiente, di cui siamo punti disegnati sulla circonferenza, non fuori di essa. Esse dunque cambiano con il feedback su di esse.
Sopravvivenza?


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