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Notiziario del Campo Antimperialista .... 16 marzo 2005
itacampo@antiimperialista.org


VIA DALL’ IMPERO!
FESTA DEI BRIGANTI
14-17 luglio 2005

Parco della Pinetina
Riotorto di Piombino (LI)

Mentre la protesta sembra tornare a casa i pre-Potenti restano.
Gli imperialisti americani, con l’avallo dei compari europei e delle altre potenze capitalistiche, restano in Iraq, nonostante la Resistenza popolare dia loro filo da torcere.
Restano in Afganistan, malgrado vaste zone siano sotto il controillo della guerriglia.
Tengono d’assedio la Palestina occupata, Cuba, il Venezuela bolivariano.
Restano in Italia, soggiogandola con le loro basi militari e i loro fantocci politici bipolari.
Progettano di intervenire contro la rivoluzione colombiana e ogni nazione loro ostile.
Vogliono imprigionarci nel loro Impero-Guantanamo.
Ma se loro restano noi possiamo Resistere, disobbedire, lottare.
Non si combatte per un giorno o una stagione: se lo si fa per la vita lo si deve fare per sempre.
Quando c’e’ di mezzo la dignita’ degli oppressi, la liberta’ dei diseredati e degli ultimi, il destino dell’umanita’,
si puo’ essere costretti alla ritirata, non al compromesso.
Se come il Che senti sulla tua guancia ogni schiaffo subito dal piu’ debole non puoi restare inerme.
Devi ribellarti.
FALLO!
La lotta rivoluzionaria non e’ un lusso ma una necessita’.

Per informazioni logistiche: Francesco: 347.1271998
Per prenotazioni: Maria grazia: 347.9510036



=> INCHIESTA COR: ESPOSTO AL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA DELL’AVV. PELAZZA, DIFENSORE DI WILLIAM FREDIANI
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=> Le porte dell’inferno sono aperte. Intervista esclusiva all’Ayatollah Jawad al-Khalisi
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=> “Resistenza a viso scoperto”. Intervista esclusiva allo Sceicco Hassan Al Zargani, portavoce internazionale di Moqtada Sadr
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=> Luz Perly Córdoba: “non sono mai stata sola!”. Intervista alla dirigente contadina e sindacale colombiana
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=> La Cina si appresta a collaborare con gli USA in Iraq
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Questo Notiziario contiene:
1. NUOVA PROVOCAZIONE CONTRO IL CAMPO
2. BAGDAD: IMPONENTE MANIFESTAZIONE DI MOQTADA AL-SADR MA.....
3. SUCCESSO DELLA CONFERENZA DE IL CAIRO
4. NEGLI U.S.A. INIZIA LA GUANTANAMIZZAZIONE DEL MONDO
5. TURCHIA: SANDRA E’ LIBERA (ma non può mettere piede in questo martoriato paese).
6. CARCERI ITALIANE: IMPRONTE DIGITALI AI PARENTI DEI DETENUTI



1. NUOVA PROVOCAZIONE CONTRO IL CAMPO

Visto che governo e magistratura non riescono in alcun modo ad indagare sulla sparatoria del 4 marzo che, per mano statunitense, ha provocato la morte di Calipari e il ferimento di G. Sgrena, qualcuno ha ritenuto opportuno trovare un capro espiatorio e sollevare una cortina fumogena. E chi poteva essere scelto, come vittima sacrificale, se non coloro che da subito hanno espresso la loro solidarietà alla Resistenza irachena?
Il fatto e’ che il sicofante Gianluca Preite (che ci accusa di aver organizzato praticamente tutti i sequestri italini in Iraq) e’ stato accompagnato in Procura di Roma dal noto avvocato Carlo Taormina, il quale deve essere il vero demiurgo della provocazione in questione. Infatti l’avvocato commentando la sera del 25 marzo (ore 23,00) su TeleLombardia, la vicenda Sgrena, ha accusato il Campo e specialmente Moreno Pasquinelli, di essere “dietro” al sequestro della Sgrena (!!) (che doveva essere uccisa!!). Ha cioe’ sparato il suo sgangherato siluro prima ancora di accompagnare il sicofante da Ionta e gli altri magistrati (non si lamenti dunque della “fuga di notizie” che “metterebbe in pericolo la vita del suo assistito, poiche’ proprio lui ha reso pubblica la bufala).

Ora leggete attentamente, che ha dell’incredibile.

(AGI) - Roma, 5 apr. - Dietro al sequestro di Giuliana Sgrena ci sarebbero i gruppi antimperialisti. È quanto ha sostenuto Gianluca Preite, il tecnico sentito ieri dai pm della procura di Roma e indagato per 'accesso abusivo ad un sistema informatico o telematicò per aver intercettato illegalmente, il 4 marzo scorso, una telefonata con voce italiana che ordinava di sparare contro l'auto su cui viaggiavano la giornalista del Manifesto e il funzionario del Sismi Nicola Calipari. Ai magistrati Preite ha detto di aver estrapolato dalla rete alcuni documenti che dimostrerebbero il fondamento di tale tesi. Documenti che, però, non sono stati ancora visionati dagli inquirenti che hanno avviato immediatamente indagini per verificare quanto raccontato dal tecnico. Gli antimperialisti cui ha fatto riferimento Preite sono quelli che ruotano intorno alla figura di Moreno Pasquinelli, originario di Foligno, arrestato lo scorso anno nell'ambito dell'operazione di terrorismo internazionale 'Tracià assieme ad Alessia Monteverdi e Maria Grazia Ardizzone (ma poi scarcerati) e con i turchi Er Avni e Zeynep Kenic, presunti appartenenti al gruppo DHKP-C (Fronte Rivoluzionario di Liberazione del Popolo). All'indomani del rapimento della giornalista, Pasquinelli, mentre era in corso l'udienza preliminare sui due turchi, aveva dichiarato: «L'azione del sequestro di Giuliana Sgrena non è addebitabile a formazioni genuine della resistenza irachena; è un'operazione molto sporca e per questo l'abbiamo condannata», aggiungendo che la morte di Calipari non era dovuta a un errore.

Per quanto riguarda l'attendibilità della versione fornita da Preite, ci sarebbe un elemento - su cui sono in corso approfondimenti dei carabinieri del Ros - che smonterebbe la sua ricostruzione: la telefonata ascoltata dall'esperto risalirebbe alle 16 circa del 4 marzo quando ancora il rilascio della Sgrena non era avvenuto. (AGI) Pot (Segue) 051654 APR 05 NNN (AGI) - Roma, 5 apr. - Anche i trascorsi di Preite sono al vaglio degli investigatori: ai primi di febbraio di quest'anno era stato denunciato per essersi spacciato per un capitano della Finanza e per aver tentato di passare anche per agente del Sismi che si trovava a Chieti per espletare indagini riservate. Ma il conto non pagato in un albergo aveva portato i militari del nucleo di polizia tributaria della Finanza a risalire alla vera identità del ventiseienne, di Casarano (Lecce), residente a Roma. Le accuse formulate contro di lui erano quelle di contraffazione di pubblici sigilli, sostituzione di persona, false dichiarazioni ed usurpazione di titolo. Nella sua abitazione le Fiamme Gialle, su decreto di perquisizione del pm di Chieti, Rosangela Di Stefano, avevano sequestrato una divisa della Finanza completa di placche, mostrine e gradi da capitano, altra oggettistica militare tra cui portatessere con placche distintive del ministero della Difesa e dei carabinieri, oltre a materiale informatico. (AGI) Pot 051654 APR 05 NNN

AGI) - Roma, 5 apr. - Nella memoria depositata da Preite ai pm si afferma, inoltre, che alla base della partecipazione di antagonisti nostrani ci sarebbe stata una preoccupazione legata al fatto che la Sgrena avrebbe ascoltato alcune conversazioni telefoniche in lingua italiana tenute dai suoi carcerieri con interlocutori da identificare. Una circostanza, però, che non risulta alla procura e che la giornalista non avrebbe riferito ai magistrati. Ma a chi indaga non sfugge che le informazioni raccolte da Preite siano da tempo di dominio pubblico. Fu lo stesso leader degli antimperialisti, Moreno Pasquinelli, a divulgare, per esempio, lo scorso anno, il contenuto di una telefonata con Jabbar al Kubaisi, il quale avrebbe chiesto tre nominativi di pacifisti italiani ai quali consegnare i tre ostaggi, Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio, ancora nella mani degli iracheni. Un'attività, quella di Pasquinelli, nient'affatto clandestina, dunque, e dedicata soltanto agli aderenti al movimento. (AGI)

Dichiarazione alla stampa

Ancora una volta c’e’ lavoro per i nostri avvocati.
Entro un paio di giorni essi sporgeranno infatti querela per calunnia contro tal Gianluca Preite per le affermazione da egli rese ai Pm romani e pubblicate oggi da alcuni quotidiani.
Secondo questo stravagante personaggio il Campo Antimperialista, ed io in quanto dirigente, saremmo “dietro” al sequestro della giornalista e compagna Giuliana Sgrena (sic!). Come se non bastasse, a questa accusa farneticante, il Preite ne aggiunge un’altra, davvero esilarante, secondo cui noi avremmo ordinato, dall’Italia, “di sparare contro l'auto su cui viaggiavano la giornalista del Manifesto e il funzionario del Sismi Nicola Calipari” (doppio sic!!).
L’assurdita’ delle accuse non sminuisce la loro gravita’: si cerca con ostinazione di punire e criminalizzare il Campo Antimperialista per la nostra ferma difesa della Resistenza irachena che si va consolidando e da filo da torcere agli occupanti e la quale, come abbiamo puntualmente precisato, non ha nulla a che fare con sequestri e assassini di giornalisti amici e pacifisti. Per quanto riguarda il sequestro delle quattro guardie private italiane e’ infine universalmente noto il nostro impegno, assieme al leader della Resistenza (ora non a caso desaparecido dopo essere stato catturato dagli americani) Jabbar al-Kubaisi, affinche’ il gruppo guerrigliero li rilasciasse in segno di amicizia verso il popolo italiano che era contro l’aggressione angloamericana e non ha mai condiviso la decisione del governo Berlusconi di partecipare all’illegale e criminale occupazione dell’Iraq.

Moreno Pasquinelli
6 aprile 2005


2. BAGDAD: IMPONENTE MANIFESTAZIONE DI MOQTADA AL-SADR MA.....

Circa 300mila erano i manifestanti, venerdi 9 aprile, dietro alle insegne shiite del movimento di Moqtada. Alcuni parlano della piu’ imponente manigestazione svoltasi a Bagdad dalla rivoluzione del 1956-58. Altre manifestazioni si sono svolte a Najaf e Ramadi. Sconfitto dagli americani sul piano militare Moqtada sembra predersi su di essi una sonora rivincita politica. La manifestazione (disarmata) chiedeva l’immediato ritiro delle truppe occupanti, il rilascio di tutti i detenuti politici ma anche un rapido processo per punire Saddam Hussein. Non e’ infatti una novita’ la profonda ostilita’ del movimento radicale e antimperialista di Moqtada anzitutto verso Saddam (che in effetti non fu tenero con l’opposizione shiita —accusata di agire al soldo dell’iran), ma anche verso qualsiasi forma di baathismo. L’abisso spalancatosi sin dalla fine degli anni ‘80 sembra incolmabile. E cio’ rappresenta un gravissimo problema per le sorti della resistenza irachena (che risulta divisa in due blocchi principali), mentre questa divisione e’ un punto di forza indubbio per gli occupanti. E’ un fatto indiscutibile che la spina dorsale della Resistenza e’ costituita, se non da tutto il vecchio partito Baath, dalle componenti che a vario titolo fanno riferimento all’eredita’ baathista ( e cio’ fa senz’altro onore al baathismo iracheno). Pensare di cacciare gli angloamericani senza di esso e’ certo una pia illusione. Per questo, da lontano, non possiamo che esprimere l’augurio che certe divisioni abbiano fine e si possa vedere quanto prima la formazione di un Fronte Unito di liberazione nazionale. Nutriamo un profondo rispetto per tutti coloro che sono stati ingiustamente perseguitati dal regime di Saddam, ma esso e’ direttamente proporzionale allo sconcerto che ci ha provocato vedere che la manifestazione del 9 aprile era aperta da tre fantocci: Bush, Blair e Saddam, a cui poi e’ stato appiccato il fuoco. E’ inammissibile che si affermi l’illegittimita’ e la piu’ decisa opposizione agli occupanti e poi si riconosca loro il diritto di rovesciare un governo, di arrestare il suo presidente e infine di processarlo. Solo il popolo iracheno ha il diritto di giudicare i suoi dirigenti, non certo gli americani e i loro fantocci del governo provvisorio (alcuni dei quali sono di fatto sostenuti proprio da Moqtada).


3. SUCCESSO DELLA CONFERENZA DE IL CAIRO

Si e’ svolta nella capitale egiziana, dal 24 al 28 Marzo, la Terza Conferenza del Cairo «Con la resisenza in Palestina e Iraq, contro la globalizzazione, l’imperialismo e il sionismo». Erano presenti delegazioni da tutto il mondo arabo, Iraq compreso. Debole invece la presenza di movimenti occidentali, fatta eccezione per una delegazione britannica del movimento «Stop the War» e quella del Campo Antimperialista, cio’ nonostante la Conferenza sia stata una continuazione di quella svoltasi a Beirut e del Forum modale di Porto Alegre, ad indicare la scarsa importanza che i vari leader dei social forum, anzitutto europei (visto che asiatici, latinoamericani e africani avevano insormonrabili problemi di soldi e di visto) attribuiscono ai legami coi movimenti arabi di resistenza antimperialista).
La Conferenza e’ stata molto partecipata ed ha avuto una larga eco nei media arabi, e cio’ anche grazie al grande lavoro dei militanti egiziani di Kifaya (“BASTA”), mvimento vicino ai Fratelli Musulmanie del Centro Studi Socialista.


4. NEGLI U.S.A. INIZIA LA GUANTANAMIZZAZIONE DEL MONDO

Il caso di Lynne Stewart, avvocato civilista negli USA condannata con quattro capi d’accusa per aver aiutato dei terroristi, è un chiaro tentativo di identificare tutti gli oppositori alla politica guerrafondaia di Bush con il terrorismo, pretesto per distruggere le libertà civili e criminalizzare i dissidenti. La Stewart è stata accusata di aver trasmesso un messaggio da parte del suo cliente Sheikh Omar Abdel Rahman, che sta scontando una condanna all’ergastolo con l’accusa di essere legato al terrorismo, ai suoi seguaci in Egitto attraverso un comunicato stampa letto alla Reuters. E' stata per questo condannata a 40 anni di carcere. Assieme alla Stewart sono stati condannati il suo socio Ahmed Abdel Sattar che deve affrontare una condanna all’ergastolo, e Mohammad Yousry, l’interprete di Abdel Rahman che deve scontare 20 anni. Queste condanne sono un chiaro messaggio per gli avvocati degli USA: difendendo clienti che il governo degli Stati Uniti considera indesiderabili anch’essi rischiano di essere criminalizzati con l’accusa di fare il gioco dei terroristi. Il governo USA sta cercando di fare del caso Lynne Stewart un esempio che spaventi gli avvocati e li scoraggi dal difendere clienti inpopolari. Sta utilizzando la retorica dello slogan “o state con noi o con i terroristi” dell'amministrazione Bush per distruggere le libertà civili e per spaventare la nazione con la complicità. Ma questo non basta: gli U.S.A. cercano di importare ovunque questo modello di "giustizia". L'Italia si è particolarmente distinta in questa opera di guantanamizzazione avviando numerose inchieste e conseguenti provvedimenti di custodia cautelare in carcere a danno di tanti cittadini immigrati colpevoli solo di professare la loro religione e di solidalizzare con la resistenza nei Paesi aggrediti dagli Stati Uniti e dai loro sodali.

5. TURCHIA: SANDRA E’ LIBERA (ma non può mettere piede in questo martoriato paese).

La Turchia invece non ha nulla da importare, quanto a guantanamizzazione. Emblematico è il caso di Sandra Bakutz, una compagna austriaca che da anni si dedica ai rifugiati e ai prigioneri politici della Turchia, che è stata carcerata per circa due mesi in una prigione turca . E' stata poi scarcerata ed espulsa dal paese. Era andata a Istanbul come osservatore di un processo politico contro una serie di attivisti di organizzazioni giovanili, per i diritti umani e giornalisti di sinistra. Le autorità turche cercano con ogni mezzo di impedire che venga alla luce la verità dietro questo processo: un costrutto gigantesco che consiste nella falsificazione grossolana di una serie di dischetti che conterrebbero messaggi che un´organizzazzione marxista avrebbe indirizzato ad altre organizzazioni, tutte legali. Sandra voleva assistere a questo processo e per impedirglielo è stata arrestata. Il processo rientra nell'operazione 1° aprile, avviata fragorosamente in Italia lo scorso 2004 con l'arresto di due compagni turchi (tuttora in galera) e di tre militanti antimperialisti italiani (poi scarcerati, ma ancora sotto inchiesta) e vari altri paesi europei, abbattutasi poi su decine e decine di compagni in Turchia. L´accusa ha tentato di dimostrare che Sandra Bakutz è membro dell´organizzazzione DHKP-C, il cui programma prevede la sostituzione del sistema presente con una società socialista. La Turchia però, che tanto si vanta di essere europea, non può sopportare nemmeno l'idea dell'instaurazione di un sistema socialista, idea che invece è un patrimonio di quella Europa alla quale questa Turchia vuol aderire e che, a quanto pare, è disposta a tollerare un regime oligarchico - militare il cui perno è costituito dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale, composto da generali, e dai Tribunali Speciali per la Sicurezza dello Stato. In questo panorama l'Italia si distingue, perchè il governo e la magistratura sono andati ben oltre la tolleranza: infatti i due compagni turchi Avni e Zaynep, arrestati il 1° aprile 2004, marciscono ancora nel carcere di Rebibbia in attesa del processo, che inizierà a Perugia il prossimo 10 giugno.

6. CARCERI ITALIANE: IMPRONTE DIGITALI AI PARENTI DEI DETENUTI

Da due mesi, nel carcere di Rebibbia, è stata introdotta un'importante novità "tecnologica". Si chiama "Automatizzazione dei colloqui", apparentemente una roba da eccitare i teorici della "fine del lavoro" e da inorgoglire i propagandisti delle associazioni dei consumatori. Ma in cosa consiste questa novità? Consiste in una semplice schedatura di massa da Stato di polizia. In breve, avviene questo: chiunque voglia essere ammesso ai colloqui deve lasciare le sue impronte digitali che vengono immediatamente digitalizzate insieme al documento di identità prontamente scannerizzato.
Al familiare, e a chiunque sia autorizzato ai colloqui, viene rilasciato un numero. Al momento dell'ingresso al colloquio la digitazione di questo numero, associato alla rilevazione dell'impronta, costituisce il pass per entrare. Per lo Stato (di polizia) comodo, semplice, gratuito: il massimo dell'efficienza oltreché dell'innovazione. E' chiaro che questo sistema - che anticipa quanto previsto per le nuove carte di identità - si estenderà in breve alle altre carceri italiane. Ma non esiste soltanto la tecnologia, esistono anche i cani poliziotto. A Rebibbia è ormai pratica quotidiana farli ronzare, con decine di passaggi all'ora, nella sala d'attesa. Le povere bestie, condotte da un buon numero di secondini, ficcano il naso ovunque, dai pacchi destinati ai detenuti, alle gambe dei parenti in attesa dei colloqui.
La stessa persona può essere annusata anche 20 volte. Di fronte a queste innovazioni, che ci forniscono un bel quadretto dello stato attuale della democrazia in Italia, dove sono i garantisti? Non risulta che nessuno ci abbia speso una parola, né in Parlamento né sulla stampa.

Vogliamo rompere questo silenzio?