"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels
Marino Badiale, Massimo Bontempelli
CIVILTÀ OCCIDENTALE. Un’apologia contro la barbarie che viene.
“Il fenomeno al quale assistiamo oggi è quello dell’Occidente che distrugge la civiltà occidentale. Occorre quindi combattere la barbarie dell’Occidente per salvare i valori della civiltà occidentale…”
Prefazione di Franco Cardini
Collana Saggistica
pagg. 270 - euro 20,00
CIVILTÀ OCCIDENTALE. Un’apologia contro la barbarie che viene.
Quella di "civiltà occidentale" è una nozione attorno alla
quale si sono recentemente accesi dibattiti di grande
rilevanza politica e culturale. Relativismo,
universalismo, scontro di civiltà, dinamiche geopolitiche:
sono solo alcuni dei nodi tematici rispetto ai quali la
nozione di "civiltà occidentale" ha assunto un peso
culturale e ideologico sempre maggiore.
Questo libro pone tale nozione al centro di una serrata
analisi storica e filosofica. Le tesi fondamentali in esso
sostenute sono le seguenti.
In primo luogo si argomenta il carattere ideologico della
nozione di "Occidente" così come viene comunemente intesa,
cioè come una civiltà unitaria nata con la Grecia
classica, sviluppatasi poi con gli apporti di Roma e del
Cristianesimo e arrivata a compimento con la Modernità.
Una tale civiltà unitaria, si argomenta nel libro, non
esiste. Nello spazio geopolitico di ciò che oggi chiamiamo
'Occidente' si sono succedute civiltà diversissime fra
loro, come per esempio la Grecia classica e l'Europa di
Carlo Magno, o la civiltà liberale nata in seguito
all'Illuminismo e alla Rivoluzione Francese. Esistono
ovviamente dei legami culturali (e anch'essi vengono
indagati nel libro) ma si tratta di fili tesi sopra
distanze profonde sul piano dell'organizzazione politica
ed economica, della religione, della visione generale del
mondo. Se si può parlare di "civiltà occidentale", tale
termine, per avere un significato, deve essere usato per
indicare solo una fra le varie civiltà succedutesi nello
spazio geopolitico dell'Occidente. Gli autori hanno scelto
di usare l'espressione "civiltà occidentale" per indicare
la civiltà liberale, democratica, borghese nata alla fine
del Settecento. Di questa civiltà vengono studiati nel
libro i pilastri fondamentali: i diritti umani, la libertà
individuale, lo Stato-nazione, la razionalità dialogica,
la nozione di progresso.
In secondo luogo, nel libro si sostiene che questa civiltà
occidentale, che ha segnato la storia degli ultimi due
secoli, è oggi investita da un processo di dissoluzione. A
tale processo è dedicata l'ultima parte del libro, dove si
mostra come gli attuali sviluppi mettano in questione
proprio i cinque pilastri fondamentali sopra indicati. Ma
tale crisi, ed è questa la seconda tesi fondamentale del
libro, non è effetto dell'azione di forze esterne alla
civiltà occidentale e ad essa ostili. Si tratta al
contrario dello sviluppo di potenzialità che erano
connaturate ai fondamenti stessi della civiltà
occidentale, e cioè del libero dispiegarsi dell'economia
capitalistica. L'economia capitalistica negli ultimi
decenni si è sviluppata in un "capitalismo assoluto" che
pervade ogni aspetto della vita sociale, sussumendo
società e natura all'imperativo del profitto. In questo
modo viene spezzato l'instabile equilibrio, che è proprio
della civiltà occidentale, fra interessi privati e
"destini generali", fra bourgeois e citoyen, e la civiltà
occidentale si dissolve.
Se questa analisi è corretta, si pone il problema
storico-culturale di come salvare le conquiste umane della
civiltà occidentale (i diritti umani, la razionalità
dialogica come libero confronto delle argomentazioni
nell'arena pubblica) dalla sua incipiente dissoluzione.
Gli autori non hanno ricette da fornire, ma ritengono che
una risposta possa venire dalla interazione fra alcuni
momenti alti del pensiero marxiano e marxista e le istanze
di critica dello sviluppo capitalistico che oggi si
riassumono nello slogan della "decrescita".
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