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    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engel

    DETOUR, LA CANAGLIA A GENOVA...




    “Per tutti questi motivi, venerdì 20 luglio è stato un giorno di rivolta. Aver condiviso con migliaia di persone l’esperienza fisica e mentale di una nuova dimensione dello spazio urbano; aver respirato, sia pure per poche ore, l’atmosfera di un potenziale mondo alla rovescia, le cui strade non sono più i binari che portano sempre negli stessi posti, ma i terreni di avventure e di sorprese: tutto ciò è benzina sul fuoco che brucia coloro che non si rassegnano alla sopravvivenza. L’aver esperito la libertà nelle strade diventa automaticamente la base di una rivendicazione politica senza compromessi: la rivoluzione della vita quotidiana. Per le persone che sentono queste cose, il venerdì di un anno fa a Genova rimane un dies signanda albo lapillo, non un lutto da celebrare, ma una festa da rinnovare. Soltanto un’inflazione di situazioni simili, e mai nessun tribunale, potrà rendere giustizia alla lotta e alla morte di Carlo Giuliani”.

    Autoproduzioni "Il Sottovoce", Genova 2006 (prima edizione, luglio 2002)
    Muntzer il Sopravvissuto

  2. #82
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    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engel


    Bisogno, dialettica e totalità. Confronto tra Agnes Heller e Karel Kosik



    di Vettraino Claudio V.

    Prezzo: € 12.00

    Descrizione

    La ricerca tenta di connettere la teoria dei bisogni radicali di Agnes Heller con la dialettica della totalità concreta di Karel Kosik. Un tentativo che nasce dalla necessità di organizzare nel quotidiano una prassi rivoluzionaria, edificare una scienzaprassi defeticizzante capace di cogliere l'oggettività dei fenomeni, di risolverne le contraddizioni, riscoprendo cioè l'essenza dinamica del marxismo, in grado di adattarsi alle trasformazioni della storia e ricomporre l'alienazione in cui gli uomini vivono, riqualificando le antinomie strutturali della società borghese.
    Muntzer il Sopravvissuto

  3. #83
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    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engel


    E' finalmente disponibile l'introvabile,

    Il Teatro dell'Assurdo, di Costanzo Preve e Gianfranco la Grassa
    Cronaca e storia dei recenti avvenimenti italiani. Milano/1995

    Una critica alla cultura dominante della sinistra nell'attuale scontro tra berlusconismo e progressismo.

    lacomune-roma@libero.it
    Ultima modifica di Muntzer; 10-03-10 alle 20:20
    Muntzer il Sopravvissuto

  4. #84
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    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engel

    HERBERT MARCUSE- PSICANALISI E POLITICA



    Introduzione di Roberto Finelli

    2006 pp.128 15,00 €



    DI NUOVO SU MARXISMO E PSICANALISI

    di Roberto Finelli



    1. IL CORPO COME LUOGO DEL «PROPRIO»


    L’assunzione del corpo come valore – del corpo, con i suoi bisogni e le sue pulsioni, quale fattore positivo della vita – è qualcosa che è rimasto fondamentalmente estraneo per secoli alla cultura e alle visioni del mondo delle classi subalterne. Sia nella cultura contadina che in quella industriale di fabbrica, almeno fino a tutto il fordismo, il corpo è sempre stato non il luogo del valore, bensì quello del disvalore. Ha significato un carico di bisogni da soddisfare attraverso le durezze del vivere e dei rapporti sociali asimmetrici e diseguali: un «vuoto a perdere», costituito da una bisognosità mai soddisfatta e costantemente risorgente a fronte della penuria dei mezzi di consumo e di sopravvivenza. Per le masse popolari il corpo ha cioè significato sempre o prevalentemente il senso della mancanza, del dolore, della malattia. Il tutto, se si vuole, benedetto e legittimato dalla dottrina cristiana del peccato originale e da una concezione della corporeità e delle sue istanze come negative e diaboliche se non bonificate e purificate dall’amor di Dio1.
    Il corpo dunque non ha mai potuto significare il fondamento dell’identità più personale, il luogo del più autenticamente «proprio». Giacché è sempre valso come qualcosa, invece, di estraneo e tendenzialmente ostile, di trovato, di dato dalla natura o da Dio, quale un carico o una soma da portare per tutta la vita. Fino a rimandare, nella storia industriale della modernità, a quell’estraneazione vissuta e subita dai ceti subalterni in quanto venditori di forza-lavoro ai possessori di capitale: dove la legge, secondo l’essenza di ciò che è appunto il capitale, è l’uso e il consumo, nel processo di produzione dei beni e delle merci, del corpo proprio di ciascuno da parte delle finalità, degli ordini, dei programmi di lavoro, delle menti, della tecnologia, di altri.
    Questa impossibilità a priori di coincidere con la propria corporeità, questo essere radicalmente estranei nel proprio, costituisce la condizione esistenziale di fondo dell’umanità subalterna, la caratteristica della sua esistenza come esistenza astratta e vuota. Astratta due volte, perché separata socialmente dal possesso e dalla proprietà del mondo-ambiente e perché separata individualmente dal possesso della propria interiorità. E vuota, perché costituzionalmente intenzionata, a muovere da tale astrazione-assenza, ad essere riempita, occupata e manipolata dalla volontà, dal sentire, dall’immaginare di altri.
    Questa svalorizzazione del corpo, strutturalmente propria dell’antropologia culturale delle classi subalterne, può aiutare a comprendere la sostanziale estraneità, anzi il rifiuto e l’opposizione che l’intellettualità e la cultura dei partiti del movimento operaio, socialisti e comunisti, hanno avuto nell’Europa del ’900 nei confronti della psicanalisti da un lato e di tutta la filosofia esistenzialistico-fenomenologica, legata, da Nietzsche in poi, alla valorizzazione opposta della corporeità e delle istanze fortemente individualizzanti di vita ad essa connesse. Infatti, salvo alcune rarissime eccezioni, la psicanalisti, com’è noto, è stata considerata un’espressione individualistica di una cultura borghese passata dai progressi ascensionali dell’Illuminismo alla decadenza dell’intimismo e dello psicologismo, mentre tutte le teorie dell’individuazione e dell’autenticità, da Kierkegaard a Sartre, sono state assegnate, soprattutto ad opera della storiografia filosofica del secondo Lukács, ad un pensiero della reazione e della conservazione.
    Di qui ad afferrare quanto la rivoluzione politico-culturale degli anni ’60, prima giovanile e studentesca, poi operaia, non potesse che cogliere, inizialmente di sorpresa, poi in una reazione sospettosa, fino all’ostilità e al concorso nella repressione, il comunismo partitico e istituzionale il passo è assai breve. Il pacifismo anti-Vietnam della beat generation, il rifiuto del conformismo mercantile degli hippies americani, la fantasia al potere del maggio francese, l’antiautoritarismo dei movimenti studenteschi, la pratica di democrazia radicale dei consigli italiani di fabbrica – tutti a partire in qualche modo dal diritto d’ognuno alla realizzazione del proprio sé e alla centralità, in questo orizzonte, del soddisfacimento del desiderio dell’assunzione del corpo come valore – non poteva che rimanere unheimlich, inquietante, per organizzazioni partitiche e sistemi d’idealità formatisi sul principio di un’antropologia della penuria, in cui il valore fondamentale era attribuito al cumulo di cose che si riuscisse, attraverso la fatica e il lavoro, a strappare alla proprietà e al potere delle classi dominanti come all’indifferenza di una dura e malevole natura.
    Né per altro il confronto, anzi lo scontro, tra valori poteva esser meno radicale: da un lato il corpo come vuoto a perdere o come animalità e disordine da controllare, secondo ad esempio il dirigismo moralistico e volontaristico, quanto mai esplicito, del Gramsci di Americanismo e fordismo2, e dall’altro, all’opposto, il corpo come fonte del senso della vita, come luogo, non di assenza e povertà, ma di affetti ed emozioni da far valere quale criteri ultimi dell’agire e del patire. Da un lato, come si diceva, un’antropologia della penuria, legata ad un’autorappresentazione fragile e primordiale di segnata dalle tragiche privazioni delle due guerre mondiali e dallo sviluppo economico da poco consolidato del secondo dopoguerra, la quale rivendicava come finalità basilare della vita sociale l’eguale e solidale partecipazione di tutti alla distribuzione dei beni, e dall’altro un’antropologia del riconoscimento e dell’individuazione, per la quale, compiutosi storicamente il soddisfacimento dei bisogni primari, il corpo, con una rotazione simbolica radicale, passava dal meno proprio al più proprio e si faceva protagonista di un vivere in cui ciascuno potesse affermare e veder riconosciuta l’irriducibilità ad altri, l’irripetibilità, l’unicità della propria soggettività. Cosicché è inevitabilmente accaduto che da tale incompatibilità assiologica, da tale contraddizione di valori e dall’incapacità di mediare i due estremi (con assai maggiori responsabilità di immobilismo e di chiusura, va detto, da parte del comunismo tradizionale e istituzionale), dovesse derivare la relativa brevità della stagione di quel confronto, che diede luogo sì all’egemonia culturale della sinistra nel suo insieme, almeno in Italia, per tutti gli anni ’70. Per cedere poi, nell’incapacità di una sintesi originale e storicamente avanzata del dilemma, ai colpi, diremmo con la formula di una volta, dell’avversario di classe: o meglio, con un’espressione più legata al farsi attuale della globalizzazione al dilagare, trionfante e tragico, dell’americanismo. [...]
    Muntzer il Sopravvissuto

  5. #85
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    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engel

    Storia politica della moltitudine




    Filippo Del Lucchese (a cura di)
    Storia politica della moltitudine
    Spinoza e la modernità
    pagg. 208 - €17


    Il libro

    Un libro dedicato allo spinozismo, alla sua tradizione politica e alla sua posta in gioco nella storia del pensiero, cui prendono parte alcuni dei più significativi studiosi di Spinoza contemporanei.
    Concetto chiave dell'approccio a Spinoza è quello di moltitudine, che diviene non solo il principio di una nuova forma di vita politica, ma anche di una inedita possibilità di pensare il soggetto e l’individuo. Un principio di unione, di alleanza e cooperazione, un principio di conflitto, di resistenza e di guerra. Queste sono le coordinate di quell’anomala figura dell’antropologia e della teoria politica moderna che si chiama spinozismo e che gli autori di questo volume sono chiamati a indagare.

    Interventi di: Laurent Bove, Filippo Del Lucchese, Juan Pedro García del Campo, Augusto Illuminati, Nicola Marcucci, Warren Montag, Vittorio Morfino, Antonio Negri, Aurelio Sainz Pezonaga, Hasana Sharp, Aris Stilianou, Ted Stolze, Riccardo Verni, Stefano Visentin

    un assaggio...
    «La differenza fra me e Hobbes, della quale mi chiedete – scrive Spinoza a un suo ansioso e preoccupato corrispondente – consiste in questo, che io continuo a mantenere integro il diritto naturale e affermo che al sommo potere in qualunque città non compete sopra i sudditi un diritto maggiore dell’autorità che esso ha sui sudditi stessi, come sempre avviene nello stato naturale».

    Negli anni Settanta del XVII secolo, nel cuore dell’epoca contrattualistica e agli albori del liberalismo moderno, la sfida viene così lanciata: è possibile – e anzi necessario – per Spinoza pensare la sovranità in un rapporto di assoluta immanenza alla comunità politica, concepire lo Stato come subordinato al diritto, immaginare la potestas come una funzione e un’espressione della potentia.
    La libera moltitudine non è più rivolta verso il volto rassicurante del sovrano, come nel frontespizio del Leviatano, perché non ha più bisogno di essere rappresentata per esistere. Non si tratta, per Spinoza, di rendere gloria a un nuovo dio mortale (la moltitudine invece del sovrano). Si tratta piuttosto di fondare la consistenza ontologica del soggetto (di ogni soggetto, quello singolo come quello collettivo) nella rete immanente delle relazioni individuali che, in politica, si chiamano rapporti di forza: mantenere il diritto naturale nello Stato significa, per Spinoza, mantenere integro un vero e proprio «diritto di guerra» fra i sudditi e il sovrano.
    La moltitudine diviene così non solo il principio di una nuova forma di vita politica, ma anche di una inedita possibilità di pensare il soggetto e l’individuo. Un principio di unione, di alleanza e cooperazione, un principio di conflitto, di resistenza e di guerra: sono le coordinate di quell’anomala figura dell’antropologia e della teoria politica moderna che si chiama spinozismo.
    Raccogliamo in questo volume una serie di interventi firmati da studiosi provenienti da diversi paesi e diverse tradizioni interpretative: la Francia, la Grecia, l’Italia, la Spagna e gli Stati Uniti. Diverse tradizioni, ma un comune intento: quello di sottolineare l’anomalia – un termine più appropriato che non quello di «eccezione» – della filosofia di Spinoza nella prima modernità, agli albori della formazione dei concetti di Stato e di soggetto politico e giuridico. Alcuni di questi interventi sono stati presentati alla giornata di studi su «La forza di Spinoza: potere e soggettività agli albori della politica moderna», che si è tenuta presso il dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia dell’Università di Bologna il 10 febbraio 2009.
    Altri articoli si sono successivamente aggiunti a questo nucleo originario di interventi. Una certa impressione di eterogeneità – nello stile, più che nei contenuti – può così emergere dalla lettura dei testi. Agli articoli più complessi, lunghi e articolati, si è deciso di affiancare gli interventi preparati per un’esposizione orale, per un’occasione più immediata di confronto e di crescita collettiva.
    Gli autori – come dicevo appartenenti a diverse tradizioni interpretative – sono tutti impegnati, da anni, a sottolineare il carattere fortemente materialista, immanentista e rivoluzionario del pensiero di Spinoza. Questa interpretazione si è affermata con forza nella storiografia spinozista degli ultimi anni. Con forza, ma non senza difficoltà: gli studiosi che presentano le proprie ricerche in questo volume sono per la più parte universitari, ma ben lontani dai centri di potere accademico che ancora dettano le linee «ufficiali» di interpretazione dello spinozismo.
    Una volta affermata questa impostazione di fondo, la scommessa era dunque quella di verificare la possibilità di procedere oltre la semplice enunciazione – spesso autogratificante – del carattere sovversivo del pensiero di Spinoza. Verficare lo «stato dell’arte» e mettere alla prova le nostre interpretazioni materialistiche, partendo dall’incrocio di alcune dimensioni fondamentali nell’opera di Spinoza: la politica, l’ontologia e la storia.
    Muntzer il Sopravvissuto

  6. #86
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    Predefinito Rif: Diffusione libraria "La Comune"

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engel


    FUTURO INDIGENO

    di Rita Martufi e Luciano Vasapollo



    LEADER DI MOVIMENTI SOCIALI, SINDACALI E POLITICI INSIEME A INTELLETTUALI MILITANTI DI PRESTIGIO INTERNAZIONALE SPIEGANO I PERCORSI DEL SOCIALISMO NEL E PER IL XXI SECOLO COME SINTESI FRA IL SOCIALISMO COMUNITARIO INDIGENO E IL SOCIALISMO DI CLASSE MARXISTA.

    DUE IMPORTANTI LIBRI PER CAPIRE E REALIZZARE IL "VIVIR BIEN" COME PARADIGMA DEI POPOLI ORIGINARI PER UN PROGRESSO A SOSTENIBILITA' SOCIO-AMBIENTALE IN ARMONIA CON LA MADRE TERRA IN RISPOSTA ALLA CRISI SISTEMICA DEL CAPITALE.

    DOPO LE IMPORTANTI PRESENTAZIONI DI GRANDE SUCCESSO IN BOLIVIA E A CUBA RIPRENDONO ANCHE IN ITALIA LE INIZIATIVE E I DIBATTITI PER DISCUTERE I TEMI DEI DUE LIBRI CON I MOVIMENTI SOCIALI E DEL SINDACATO DI CLASSE.




    Muntzer il Sopravvissuto

  7. #87
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    Predefinito Rif: Diffusione libraria "La Comune"

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engel



    Muntzer il Sopravvissuto

  8. #88
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Marino Badiale, Massimo Bontempelli

    CIVILTÀ OCCIDENTALE. Un’apologia contro la barbarie che viene.

    “Il fenomeno al quale assistiamo oggi è quello dell’Occidente che distrugge la civiltà occidentale. Occorre quindi combattere la barbarie dell’Occidente per salvare i valori della civiltà occidentale…”


    Prefazione di Franco Cardini
    Collana Saggistica
    pagg. 270 - euro 20,00






    CIVILTÀ OCCIDENTALE. Un’apologia contro la barbarie che viene.


    Quella di "civiltà occidentale" è una nozione attorno alla
    quale si sono recentemente accesi dibattiti di grande
    rilevanza politica e culturale. Relativismo,
    universalismo, scontro di civiltà, dinamiche geopolitiche:
    sono solo alcuni dei nodi tematici rispetto ai quali la
    nozione di "civiltà occidentale" ha assunto un peso
    culturale e ideologico sempre maggiore.
    Questo libro pone tale nozione al centro di una serrata
    analisi storica e filosofica. Le tesi fondamentali in esso
    sostenute sono le seguenti.
    In primo luogo si argomenta il carattere ideologico della
    nozione di "Occidente" così come viene comunemente intesa,
    cioè come una civiltà unitaria nata con la Grecia
    classica, sviluppatasi poi con gli apporti di Roma e del
    Cristianesimo e arrivata a compimento con la Modernità.
    Una tale civiltà unitaria, si argomenta nel libro, non
    esiste. Nello spazio geopolitico di ciò che oggi chiamiamo
    'Occidente' si sono succedute civiltà diversissime fra
    loro, come per esempio la Grecia classica e l'Europa di
    Carlo Magno, o la civiltà liberale nata in seguito
    all'Illuminismo e alla Rivoluzione Francese. Esistono
    ovviamente dei legami culturali (e anch'essi vengono
    indagati nel libro) ma si tratta di fili tesi sopra
    distanze profonde sul piano dell'organizzazione politica
    ed economica, della religione, della visione generale del
    mondo. Se si può parlare di "civiltà occidentale", tale
    termine, per avere un significato, deve essere usato per
    indicare solo una fra le varie civiltà succedutesi nello
    spazio geopolitico dell'Occidente. Gli autori hanno scelto
    di usare l'espressione "civiltà occidentale" per indicare
    la civiltà liberale, democratica, borghese nata alla fine
    del Settecento. Di questa civiltà vengono studiati nel
    libro i pilastri fondamentali: i diritti umani, la libertà
    individuale, lo Stato-nazione, la razionalità dialogica,
    la nozione di progresso.
    In secondo luogo, nel libro si sostiene che questa civiltà
    occidentale, che ha segnato la storia degli ultimi due
    secoli, è oggi investita da un processo di dissoluzione. A
    tale processo è dedicata l'ultima parte del libro, dove si
    mostra come gli attuali sviluppi mettano in questione
    proprio i cinque pilastri fondamentali sopra indicati. Ma
    tale crisi, ed è questa la seconda tesi fondamentale del
    libro, non è effetto dell'azione di forze esterne alla
    civiltà occidentale e ad essa ostili. Si tratta al
    contrario dello sviluppo di potenzialità che erano
    connaturate ai fondamenti stessi della civiltà
    occidentale, e cioè del libero dispiegarsi dell'economia
    capitalistica. L'economia capitalistica negli ultimi
    decenni si è sviluppata in un "capitalismo assoluto" che
    pervade ogni aspetto della vita sociale, sussumendo
    società e natura all'imperativo del profitto. In questo
    modo viene spezzato l'instabile equilibrio, che è proprio
    della civiltà occidentale, fra interessi privati e
    "destini generali", fra bourgeois e citoyen, e la civiltà
    occidentale si dissolve.
    Se questa analisi è corretta, si pone il problema
    storico-culturale di come salvare le conquiste umane della
    civiltà occidentale (i diritti umani, la razionalità
    dialogica come libero confronto delle argomentazioni
    nell'arena pubblica) dalla sua incipiente dissoluzione.
    Gli autori non hanno ricette da fornire, ma ritengono che
    una risposta possa venire dalla interazione fra alcuni
    momenti alti del pensiero marxiano e marxista e le istanze
    di critica dello sviluppo capitalistico che oggi si
    riassumono nello slogan della "decrescita".

    Gemeinwesen

    DISPONIBILE!!!
    Muntzer il Sopravvissuto

  9. #89
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    Predefinito Rif: Diffusione libraria "La Comune"

    Scusate, ho provato a mandare una mail ma noto che non mi risponde nessuno... Mi sapete dire un modo alternativo per ordinare un libro? O c'è qualche problema?
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  10. #90
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Diffusione libraria "La Comune"

    Citazione Originariamente Scritto da Aristocle Visualizza Messaggio
    Scusate, ho provato a mandare una mail ma noto che non mi risponde nessuno... Mi sapete dire un modo alternativo per ordinare un libro? O c'è qualche problema?
    Scusa a che indirizzo mail hai mandato la richiesta? Te lo dico perché mi pare strano che nessuno ti abbia risposto quando quotidianamente noi ci teniamo in contatto via mail.

    Comunque ora provvederò ad informare della cosa Muntzer. Se è capitato a te può essere capitato ad altra gente.

 

 
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