MILANO, 22 aprile 2005 - Tolleranza zero. Il giro di vite deciso per tamponare la violenza alimentata dagli ultrà fuori e dentro gli stadi si allarga anche ai calciatori. I provvedimenti disciplinari conseguenti al turno infrasettimanale di campionato sono clamorosi. Cinque turni di sospensione per Francesco Totti, tre turni di stop per Zlatan Ibrahimovic. Sentenze che sommano le indicazioni ricavate dai referti arbitrali, alle immagini televisive. Il comportamento dei protagonisti in campo è un messaggio che arriva diretto agli occhi dei tifosi. La «cravatta» di Ibra a Cordoba e il pugno di Totti a Colonnese certo non sono inviti all’educazione e alla sportività.
Questi duri provvedimenti sollecitano una considerazione e un invito. Una maggiore severità è sicuramente opportuna. Anzi, arriva con colpevole ritardo visto che il campionato ormai è agli sgoccioli. Sarebbe stato meglio avere un’uniformità di valutazione fin dall’inizio del torneo. I tre turni di squalifica impediranno, a esempio, a Ibrahimovic di partecipare a Milan-Juve, una sfida che potrebbe risultare decisiva per l’assegnazione dello scudetto come ha subito sottolineato in una nota ufficiale la società bianconera. Ma l’aspetto tecnico, pur importante, non deve invadere l’aspetto disciplinare. Altrimenti si rischia di fuorviare dalla vera sostanza del problema che resta quella di punire i gesti gravemente scorretti.
L’invito, invece, è rivolto agli arbitri e ai giudici. Totti e Ibrahimovic hanno commesso gesti di reazione violenti e ingiustificati. Hanno sbagliato e pagheranno. Ma perché, ad esempio, non è stato punito più severamente Tudor che ha dato uno schiaffo a Totti? I campioni hanno più doveri rispetto ai giocatori normali. Ma hanno anche il diritto di essere tutelati da chi cerca con ogni mezzo di provocarli.




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