Non riesco a trovare altra spiegazione all’ avversione che molti, soprattutto giovani, ancora nutrono verso l’ Europa unita e le istituzioni comunitarie del sentirsi inadeguati.
Inconsciamente questi nostri connazionali non si sentono all’ altezza delle sfide ma anche delle opportunità che un Europa sempre più unita avrà da offrire. Da qui la contrarietà a una maggior integrazione, che si traduce in dileggio quando non astio per tutto ciò che arriva da Brussel.
Da qui le patetiche e ridicole richieste di un ritorno alla lira o all’ autarchia in campo economico
Ma se sono impreparati, se non sono all’ altezza, la colpa è solo loro non dell’ Europa.
Colpa del loro inguaribile provincialismo, delle loro visioni ristrette, dell’ incapacità a pensare in grande, dell’ aver raramente viaggiato fuori d’ Italia, del non parlare manco una lingua straniera. Gente piccola con piccole aspirazioni e ancor più piccole idee, ma dalle grandi paure. Paura di doversi misurare con un transalpino (o magari un turco) per ottenere un impiego o una promozione. Paura di esser costretti a rinnovarsi, a dover rivedere le loro convinzioni.
Da qui la tendenza a rifiutare tutto ciò che è nuovo o diverso, a rinchiudersi non tanto nella piccola patria regionale, quanto nel paesello, nel borgo natio per sentirsi protetti.
Si, indubbiamente persone cosi sono inadatte ad esser cittadini non solo dell’ Europa unita, ma dell’ Italia stessa.

g.