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Discussione: Genocidio degli armeni

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    Predefinito Genocidio degli armeni

    “La mattina del 24 aprile 1915 nella città di Costantinopoli, allora capitale dell’Impero Ottomano, vennero arrestati 650 notabili armeni. Prese inizio così il primo genocidio del XX secolo”; Frediano Sessi che scrive sul CorSera. In realtà “Il "Grande Male" (metz jeghern come gli Armeni chiamano il loro Olocausto) cominciò con la crisi dell'Impero ottomano e il sorgere, per compensazione, del nazionalismo turco, cui da parte cristiana si cercò di reagire. Alcuni partiti, di ispirazione socialista e condannati dalla Chiesa, ricorsero anche al terrorismo. Così, tra 1894 e 1896, una serie di massacri ordinati da Istanbul portò a una prima strage di 300 mila armeni e a migliaia di conversioni forzate all'Islam.
    Il genocidio vero e proprio sarà consumato dai "Giovani Turchi", il partito nazionalista e razzista che intendeva procedere a una vera e propria "pulizia etnica". Nel 1909, si fece un'atroce "prova generale", con lo sterminio di 30 mila armeni della Cilicia, sotto l'occhio indifferente delle Potenze sedicenti cristiane, impegnate in un gioco politico tra Turchia e Russia. Come già in precedenza, la Chiesa cattolica fu la sola a levare la voce per denunciare e per protestare, con documenti, passi diplomatici e articoli ufficiosi sulla Civiltà Cattolica. Allo scoppio della guerra, nel 1914, la Turchia, alleata di Tedeschi e Austro-Ungarici, subisce una disfatta sul fronte caucasico, dove gli armeni sono da sempre a casa loro, in assoluta maggioranza. L'occasione è propizia per liberarsi finalmente del problema. Mentre i soldati armeni nell'esercito ottomano sono tutti disarmati, usati come bestie da soma sino a esaurimento delle forze e poi fucilati, per il milione e duecentomila di altri armeni sul Caucaso giunge da Istanbul l'ordine di deportazione nel remoto deserto asiatico. Ne seguono eventi spaventosi: chi non è ucciso dalle baionette, dalla fatica o dalle percosse, troverà la morte per fame, sete, prostrazione giunto al "punto d'arrivo", dove in realtà non c'è nulla se non la sabbia.
    Alla fine della guerra, non ci sono più armeni sul Caucaso: lo sterminio, lì, è terminato, con più di un milione di morti, i pochi superstiti sono fuggiti verso la Russia o sono andati a ingrossare la già cospicua diaspora. Ne restano però, nelle zone occidentali della penisola anatolica: ad essi provvederà Kemal, l'eroe nazionale, detto Ataturk, cioè "Padre dei turchi", con nuove stragi e con la cancellazione della sentenza dell'immediato dopoguerra, con cui lo Stato ottomano, riconoscendo la terribile strage, aveva condannato a morte i politici che ne erano stati responsabili.
    Da allora, parlare di "genocidio armeno" è ufficialmente vietato in Turchia.
    (Vittorio Messori © Jesus - Anno XXIV - Dicembre 2002 - n. 10)
    «Il genocidio degli armeni che ha dato inizio al secolo è stato il prologo agli orrori che sarebbero seguiti», ha dichiarato Giovanni Paolo II. Nel corso della sua visita in Armenia, nel settembre del 2001, il Papa volle rendere omaggio alle vittime del genocidio sostando in preghiera nel mausoleo di Tzitzernagaberd a Erevan. In quell'occasione si domandò con sgomento «come il mondo possa conoscere aberrazioni tanto disumane».
    “Per un credente, il popolo armeno non è uno come tanti altri: qui nacque - nel 301, dunque ancor prima delle leggi di tolleranza costantiniane - il primo regno cristiano della storia [anche se la fede cristiana era già arrivata in Armenia grazie alla predicazione degli apostoli Bartolomeo e Taddeo]. Qui, in terre tormentate e di confine (scosse, tra l'altro da continui terremoti) questa gente seppe restare fedele sotto le aggressioni e le dominazioni brutali di innumerevoli altre culture e religioni. In particolare, continuò paziente a persistere nella sua fede, a stringersi nella sua Chiesa (che per molti armeni fu quella cattolica) anche nei secoli in cui al Turchi ottomani dovette pagare il pesante tributo di dhimmi, sottomessi, e accettare l'inferiorità e le umiliazioni consuete per tutti i battezzati sotto il giogo islamico. Dai Sultani d'Istanbul ottenne addirittura il titolo di "comunità più fedele": in effetti, pur di essere lasciata in pace a vivere da cristiana, dava a quel Cesare con turbante quel che pretendeva, senza troppo lagnarsi e senza cercare di ribellarsi”. (Vittorio Messori © Jesus - Anno XXIV - Dicembre 2002 - n. 10)



    “Sono trascorsi novant’anni da quel lontano 24 aprile e ancora si è portati a trascurare o a dimenticare la memoria di questo genocidio”, continua Sessi.
    Dopo il genocidio, degli Armeni è stata uccisa anche la memoria e un ulteriore oltraggio li ferisce: la negazione del crimine da parte dei Turchi. Per non dimenticare i dimenticati: http://www.theforgotten.org/
    La Lettera apostolica di Giovanni Paolo Il del 2 febbraio 2001 http://www.vatican.va/holy_father/jo...rmenia_it.html

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito

    22 Aprile 2005

    Riconoscere il genocidio armeno, una necessità per la democrazia turca
    di Mavi Zambak

    In occasione del 90° anniversario dello sterminio di un milione e mezzo di armeni, i sopravvissuti chiedono di non dimenticare. Nel governo e nella società turca qualcosa si muove.

    Antiochia (AsiaNews) – “Riconoscere il genocidio armeno rappresenterebbe per la Turchia un passo importante verso la completa democratizzazione del paese ed un guadagno di prestigio a livello internazionale”. Lo ha detto Ghagik Bagdassarian, ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia, che come tutti gli armeni a distanza di decenni continua a chiedere alla Turchia - autrice dello sterminio - di ammettere le sue responsabilità e al mondo di non dimenticare.

    Il prossimo 24 aprile ricorre il 90° anniversario dell'inizio dello sterminio di oltre un milione e mezzo di armeni tra il 1915 e il 1923. La Turchia non accetta la denominazione di "sterminio": per Ankara, infatti, 300 mila armeni e migliaia di turchi furono uccisi in una “rivolta civile” durante la prima guerra mondiale, quando i primi si ribellarono al potere ottomano. Le accuse di pulizia etnica sono definite dal governo turco un'"invenzione per indebolire la nazione".

    Di recente il fronte della negazione ostinata ha fatto apparire alcune crepe e anche in Turchia si comincia a parlare di una “questione armena”. In previsione del futuro ingresso della Turchia nell’Unione Europea, ad Ankara sono giunte ripetute esortazioni da parte dei parlamenti di Francia, Canada e Svizzera per arrivare ad un riconoscimento ufficiale del genocidio.

    Recep Tayyp Erdogan, premier turco, ha esortato gli storici ad esaminare gli archivi del suo paese per stabilire la verità. ''Gruppi di storici delle due parti possono condurre studi sui nostri documenti di allora - ha detto il primo ministro riferendosi a turchi e armeni - non vogliamo che le future generazioni vivano sotto l'ombra dell'odio e del risentimento''. Nel frattempo è scoppiata un’accesa polemica sui media nazionali per convincere l’opinione pubblica che questa indagine, voluta dall’Europa, è un ricatto per assecondare le pretese e le rivendicazioni infondate degli armeni.

    Un piccolo gruppo d'intellettuali turchi ha cominciato a mettere in dubbio la versione del governo, ma la cosa non è stata gradita. Il celebre scrittore turco Orhan Pamuk dopo aver ammesso ad un giornale tedesco che ''un milione di armeni vennero uccisi in Turchia'', ha ricevuto minacce di morte.

    Ghagik Bagdassarian, ha detto invece che il giudizio storico “va circoscritto a chi effettivamente fu responsabile dello sterminio” (i governanti turchi di quel periodo storico) e che gli armeni non hanno intenzioni di “colpevolizzare il popolo turco”.

    Gli armeni, soprattutto quelli che vivono ancora in territorio turco (solo 80 mila), non pretendono altro se non che il genocidio del loro popolo smetta di essere “un crimine senza nome”, ma venga riconosciuto come una profonda ferita per tutta l’umanità.

    Come sottolineano alcuni sopravvissuti “90 anni non sono tanti, sono pochissimi se la tragica lezione della storia non è servita, se quel genocidio fu la prova di orchestra per altre stragi, per altri olocausti”. “Non sono niente - continuano - se, ancora oggi, c’è chi fa finta di non ricordare, chi antepone gli interessi economici o politici ai principi di verità e giustizia. Non vale nulla il sacrifico di quei martiri se sui libri di storia neppure una riga è dedicata a loro, se la ricorrenza passa sotto silenzio, se si giustifica e si diventa complici dei criminali di allora”.

    tratto da asianews.it

 

 

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