Un giorno sorprendente
di Ernst Nolte*
L’assessore alla cultura della città di Trieste mi aveva invitato per la sera del 9 novembre 2009 ad aprire le celebrazioni dedicate ai vent’anni della caduta del muro di Berlino con un discorso nella Sala Revoltella intitolato “I presupposti storici della costruzione e della caduta del muro”.
L’8 novembre, giorno del mio arrivo, il “Piccolo”, il giornale locale, pubblicò un’intervista con me su questo tema che avevo dato da Berlino. Era ben presentata ed aveva il titolo triviale: “Con la caduta del muro di Berlino sono i comunisti che hanno subito una sconfitta.” Nelle pagine interne del giornale si poteva però leggere un articolo intitolato: “I giovani democratici: una propaganda di bassa lega. Racovelli (Verdi): il Comune ha invitato un revisionista.” Il suo unico argomento consisteva nel rilevare che Nolte aveva interpretato il nazismo come “risposta al bolscevismo”. Il membro del consiglio comunale non dava però alcun peso al fatto che una “risposta” (o, come dicevano tutti gli autori comunisti degli anni venti e trenta, la “reazione”) potrebbe essere intesa come sproporzionata o inadeguata. Nell’articolo comunque veniva annunciato per la serata un “sit-in” davanti alla “casa della cultura”.
Quando arrivai la Sala continuò a riempirsi molto al di là del numero di posti disponibili. Si vedeva facilmente che la maggior parte dei giovani non era venuta per ascoltare e poi discutere sul contenuto della conferenza. In effetti alle 18 e un quarto, quando l’assessore alla cultura aveva appena incominciato con la sua introduzione, scoppiò un frastuono indescrivibile senza che avessi potuto dire anche una sola parola. Tra le parole articolate chiaramente si percepiva soprattutto il grido “Vergogna”. Frattanto dopo un momento più lungo di sorpresa si alzò anche una gran parte di coloro che erano venuti per ascoltare, che a loro volta gridarono a gran voce: “E’ una vergogna! Uscite dalla sala!” All’incirca dopo un quarto d’ora gli intrusi, spintonati dalla polizia, avevano abbandonato la sala ed io potei cominciare la mia conferenza che finì un’ora dopo tra i forti applausi dei presenti che occupavano ancora completamente tutti i posti a sedere.
Non so se i protestari avessero mai pensato seriamente a quel che è un “revisionista” e se la “caduta del muro” non costituisce una potente testimonianza per un revisionismo pratico, cioè per le vicissitudini impreviste della storia che si discostano dalle supposizioni abituali e chi aveva letto qualche pagina dei miei libri, le cui traduzioni sono molto diffuse in Italia, doveva sapere che sono ben lontano da un revisionismo “politico”, poiché attribuisco allo storico in quanto tale la disponibilità alla revisione permanente dei dati di fatto e delle interpretazioni, che non si concilia con la volontà di mantenere un’immagine della storia dogmatica e immutabile. Evidentemente quei giovani uomini e quelle giovani donne “democratici” erano però degli “assolutisti” dogmatici che volevano negare e screditare il “relativismo” (o meglio: il “relazionismo”) caratteristico e ovvio per la “democrazia occidentale” proprio nel momento della celebrazione del suo (forse soltanto temporaneo) trionfo sul pensiero “totalitario”. In questo senso il piccolo episodio, a quanto pare isolato di Trieste, può dar molto da pensare a tutti coloro che credevano di poter celebrare contenti la caduta del muro.
*uno dei maggiori esponenti del cosiddetto "revisionismo storico". E' stato tra coloro che più hanno animato, negli ultimi due decenni, il dibattito sul Novecento europeo. L'attribuzione che gli è stata fatta del premio Konrad Adenauer per la ricerca storica, ha suscitato in Germania aspre polemiche.
carlomartello





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