Bananas cosa ha dimostrato con questo intervento?In Origine Postato da Luca_liberale
Forse ALLA FAME è un'espressione esagerata, ma qui non si parla solo di mancanza di medicine.
A dirlo non è (era) un Bananas, come ti piace chiamare chi non la pensa come te.
Embargo, effetti collaterali
il manifesto 20-04-2003
Le sanzioni hanno distrutto il ceto medio e favorito Saddam Hussein
Liberatori? Un saggio del professor Gianni Viaggi si chiede come gli iracheni possano accogliere gli Usa - responsabili della loro situazione attuale - come liberatori
Emanuele Giordana (Lettera 22)
«Dovremmo riflettere non solo sulla guerra di bombardamenti aerei che ha devastato in queste settimane l'Iraq, ma su cosa hanno significato 12 anni di sanzioni per il Paese. Magari per comprendere che hanno distrutto i segmenti più importanti della società irachena, quelli che potrebbero essere vero veicolo di democrazia. Hanno umiliato le università, i centri di ricerca e quindi quelli di dibattito. E hanno invece favorito la ristretta élite del potere e quella criminale del mercato nero. Io credo che la lezione da trarre sia quella che, per colpire veramente un regime dispotico, bisogna fare l'opposto: aprire, aprire, aprire: alle merci, ai saperi, ai contatti. Questo forse andava fatto in Iraq se si voleva colpire Saddam Hussein». È con una provocazione che Gianni Viaggi commenta un suo lavoro ancora inedito che ha preparato su 12 anni di embargo in Iraq. Viaggi è docente alla Scuola europea di studi avanzati in Cooperazione e Sviluppo all'Università di Pavia ed è stato in Iraq diverse volte. Ha tentato un'analisi «qualitativa» degli effetti dell'embargo. Nel suo breve saggio non ci sono numeri, né la tragica contabilità della morte. Ma forse c'è qualcosa di più duro: l'analisi della fine spietata di una società. Il cuore del suo ragionamento gira attorno al fatto che l'embargo, modificando completamente un regime economico, colpisce soprattutto la classe media, i funzionari pubblici e anche una fascia importante di piccoli commercianti di quartiere. Colpisce più la periferia che il centro (dunque meno Bagdad rispetto ad altre zone del Paese) e concentra la ricchezza in poche mani, quelle del mercato nero e del potere politico. Riesce bene a farlo soprattutto in una situazione come quella irachena, un'«economia del sultano», nella quale ogni suo ramo è sottoposto e viene gestito dalla famiglia di Saddam. L'embargo che dovrebbe colpire il sultano - argomenta Viaggi - fa invece scattare una sorta di comma 22, per cui maggiore è la pressione delle sanzioni, maggiore è il beneficio che ne trae la cricca di potere.
«Lo sviluppo culturale e democratico di un paese - scrive - dipende in larga misura dall'espandersi della classe media e dal miglioramento delle sue condizioni di vita» e «l'emergere di una classe media urbana è spesso il fattore che fa da ponte fra la società tradizionale del passato e il futuro» anche per «controbilanciare lo strapotere della borghesia dominante e dare vita a un tessuto di partecipazione politica». Ma l'embargo ha distrutto il «capitale sociale» del Paese, quell'insieme di norme e legami «basato sulla fiducia reciproca che tanto sembra beneficiare il funzionamento dei mercati».
Ma legge le cose prima di fare i copia incolla?
L'embargo all'iraq ha fatto solo male al popolo iracheno e non certo a Saddam e ai suoi adepti, io le ho detto una realta' dell'IRAQ, visto che qualche imbecille ha detto che si vedono macchinoni a Bagdad, io gli ho detto che c'erano anche prima, le strade, i ponti, i palazzi, gli ospedali, le universita', se poi queste non potevano funzionare al meglio a causa dell'embargo e della dittaura e' un altro paio di maniche, ma da li a dire che gli USA con el bombe hanno trasformato l'IRAQ ce ne corre.
Le consiglio di conoscere prima di parlare.
Lei come il suo collega DITTATORIAL dovrebbe chiamarsi Luca_dittatore.
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