IL 29 aprile di 30 anni fa, dopo 47 giorni di coma, moriva il camerata SERGIO RAMELLI!
CAMERATA SERGIO RAMELLI....PRESENTE!
IL 29 aprile di 30 anni fa, dopo 47 giorni di coma, moriva il camerata SERGIO RAMELLI!
CAMERATA SERGIO RAMELLI....PRESENTE!
Sergio Ramelli
"Il 13 marzo 1975, verso le ore 13, Ramelli Sergio residente a Milano in via Amadeo 40, stava
appoggiando il motorino poco oltre l'angolo con via Paladini nei pressi della sua abitazione. Veniva
aggredito da alcuni giovani armati di chiavi inglesi: il ragazzo, dopo aver tentato disperatamente di
difendersi proteggendosi il capo con le mani ed urlando, veniva colpito più volte e lasciato a terra
esamine. Alcuni passanti lo soccorrevano e veniva ricoverato al reparto Beretta del policlinico per
trauma cranico ( più esattamente ampie fratture con affondamento di vasti frammenti ), ferita lacero
contusa del cuoio capelluto e stato comatoso. Nelle settimane sucessive alternava a lunghi periodi di
incoscienza brevi tratti di lucidità e decedeva il 29 aprile 1975"
Così con poche righe asettiche veniva riassunta la tragedia di Sergio Ramelli nella ricostruzione
durante il processo agli assassini che avevano utilizzato per l'assassinio una chiave inglese "Hazet
36", un arnese lungo come un avambraccio.
Senza dubbio l'assassinio di Ramelli fu uno dei più feroci compiuti in quegli anni: basti pensare che
gli aggressori di Ramelli ebbero bisogno di una "foto segnaletica" per riconoscere la loro vittima.
Un particolare questo che sconvolge, che fa rabbrividire anche considerato come venne scattata
quella foto. la foto fu scattata mentre Ramelli, circondato da una folla urlante di ringhiosi, veniva
costretto con la forza a cancellare delle scritte nazionali dal muro della scuola... e tutto fra
l'indifferenza e l'ignavia di docenti e "tutori dell'ordine"
"In via Paladini aspettiamo una decina di minuti…poi vedo il ragazzo col motorino. Do' una
gomitata ad "Aldo" e attraversiamo la strada… RAMELLI capisce, si protegge la testa con le
mani.Gli tiro giù le mani e lo colpisco al capo con la chiave inglese. Lui non è stordito, si mette a
correre. Si trova il motorino tra i piedi e inciampa. Io cado con lui, lo colpisco un'altra volta. Non so
dove: al corpo, alle gambe. Non so".
Questo è ciò che accadde la mattina del 13 marzo 1975 nel racconto è uno stralcio della deposizione
avanti al Tribunale di Milano di uno degli esecutori materiali del delitto.
Tragici i ricordi di quei giorni.. il funerale vietato, le scritte ignobili sui muri di Milano, lo
sciacallaggio dopo la morte di Sergio con telefonate alla madre....
UNA STORIA SENZA PERCHE'
Milano 1975: la Milano delle industrie, della scalata socialista al potere, delle grandi manifestazioni
di massa, ma anche la Milano degli scontri con la polizia, del sangue di Piazza Fontana, della caccia
al fascista. In questo contesto nasce politicamente Sergio Ramelli e, come molti camerati di tutta
Italia, subisce quotidianamente le angherie dell'antifascismo militante.
In questi anni è di "moda" la rivoluzione comunista: giovani borghesi ribelli, ma anche veri
proletari, sognano le utopie maoiste e marxiste – leniniste; e lo fanno nel modo più duro: gli slogan
intonati nelle piazze sono a senso unico ("camerata basco nero, il tuo posto è al cimitero" "Le sedi
fasciste si chiudono col fuoco, con dentro i fascisti se no è troppo poco" "Fascisti carogne tornate
nelle fogne"), l'elenco dei feriti, delle sedi politiche/sindacali/giovanili distrutte, delle
abitazioni/tipografie/redazioni giornalistiche bruciate, degli agguati, dei processi ai giovani
anticomunisti è interminabile; si arriva, quindi, ai sequestri di persona (Del Piccolo e Mitolo a
Trento nel '70 e Labate a Torino nel '73); giungono messaggi e volantini raccapriccianti ("Per ora
colpiamo e continueremo a colpire cose ma quando passeremo alle loro disgustose persone non sarà
certo solo per massaggiarli i muscoli e le ossa" firmato Brigate Rosse), distruggendo
contemporaneamente auto appartenenti a giovani missini; per arrivare, infine, già prima del fatidico
13 marzo, al materiale "uccidere un fascista non è reato" (18.04.70 a Genova U. Venturini, 07.07.72
a Salerno C. Falvella, a Roma 16.04.73 i fratelli Mattei, 31.07.73 a Reggio Calabria G.
Santostefano, 17.06.74 a Padova G. Giralucci e G. Mazzola, a Roma 28.02.75 M. Mantakas; e solo
dal ‘74 al '76 si conteranno ben 6 militanti caduti). Nel frattempo a Milano, tutti i simpatizzanti, i
militanti e i dirigenti del MSI milanese che venivano riconosciuti erano immediatamente intimiditi
o aggrediti. Una situazione incandescente, se si pensa che, a differenza di Roma dove erano in auge
le armi da fuoco, nel capoluogo lombardo si usavano spranghe e chiavi inglesi per lasciare segni
indelebili (ai più fortunati) o per "far morire lentamente lo sprangato, farlo soffrire e farlo ricredere"
(da una confessione di estremisti di sinistra al settimanale "Gente"); ed i responsabili non venivano
mai identificati! E Sergio Ramelli viveva a Milano!
Ritiratosi un mese prima dell'agguato dal I.T. "Molinari", a causa dell'emarginazione ricevuta per le
sue idee e per le continue minacce (era stato addirittura pubblicamente processato nel corso di
un'assemblea), si iscrive ad un istituto privato, ma continua coraggiosamente la sua militanza nel
F.d.G. e nelle strade di Milano; purtroppo anche i "compagni" continuarono a tenerlo d'occhio!
Infatti il 13.03.75 Sergio, sotto la sua abitazione in Via Amedeo, viene aggredito a colpi di spranga
e chiave inglese da un gruppo di estremisti di sinistra. La sua difesa è vana, cade a terra sotto gli
incessanti colpi dei suoi aggressori, che continuano a picchiarlo alla testa nonostante giaccia sul
marciapiede privo di sensi. Portato in ospedale, dopo 47 giorni di agonia, morirà a 18 anni il 29
aprile.
E neppure durante i propri funerali ebbe pace: i giovani missini vorrebbero giungere in chiesa in
corteo dietro la salma; la polizia li carica e saranno costretti a partire in corteo senza il carro
funebre, che giungerà più tardi scortato dalla polizia a sirene spiegate (e le difficoltà continueranno
pure per gli anni seguenti quando, per paura della ritorsione rossa o di cariche delle forze
dell'ordine, i parroci non concedevano le chiese per la commemorazione). Per anni gli assassini di
Sergio restarono impuniti; non ci furono arresti, la polizia non si muoveva, non aveva prove, taceva:
il Paese era alla mercé di bande rosse a cui tutto era concesso; lo Stato aveva paura e fingeva di non
vedere. I responsabili dell'infame aggressione verranno catturati solo dopo 10 anni, quando alcuni
militanti dell'organizzazione extraparlamentare di sinistra "Prima Linea", pentitisi, decisero di
parlare. Gli assassini erano militanti di "Avanguardia Operaia" appartenenti al servizio d'ordine
della facoltà di Medicina (sapevano benissimo, dunque, la pericolosità di colpi inflitti alla testa!):
Walter Cavallari, Claudio Colosio, Marco Costa, Giovanni Di Domenico, Claudio Scazza, Franco
Castelli, Luigi Montinari, Giuseppe Ferrari Bravo, Antonio Belpiede, Gianmaria Costantino,
Brunella Colombelli (indicò al gruppo luogo e ora in cui colpire Ramelli). Il 02.03.'89 la II Corte
d'Assise d'Appello dichiara gli imputati (eccetto il Costantino, deceduto) colpevoli di omicidio
volontario, riconoscendo, però, loro l'attenuante del concorso cosiddetto "anomalo" in omicidio e
riducendo le pene (la maggiore è così di 11 anni e 4 mesi).
Del gruppo killer solo Costa e Ferrari Bravo tornarono in carcere, per poi essere affidati l'uno
all'affidamento sociale e l'altro alla semilibertà. Gli altri evitarono la galera con condoni e regimi
limitativi o sostitutivi.
Ferrari Bravo è oggi giornalista del quotidiano di Rifondazione Comunista "Liberazione".
PERCHÈ RAMELLI
Ramelli non era un conformista, le sue idee erano diverse da quelle della stragrande maggioranza
dei suoi coetanei. Per questo motivo "Avanguardia Operaia" lo condannò a morte, in nome dell'
"Antifascismo Militante" e della "Caccia all'eversore nero". Furono, però, numerosi i caduti in
nome di "un'idea abbastanza grande": ma Sergio Ramelli, forse per i suoi 18 anni, e soprattutto per i
47 giorni di coma, è diventato il simbolo di chi ha lottato, creduto, sperato, pianto, gioito e sofferto
nel nome di una diversità, di un amore, di un pensiero che affonda le sue radici e le sue origini nei
valori, nelle tradizioni, nell'onore della nostra antica civiltà Italiana – Europea.
1988: IN UNA VIA SERGIO VIVE ANCORA
23 aprile 1988, Verona, a poche centinaia di metri dalla stazione FS di Porta Nuova: una data, un
luogo, un avvenimento per i molti insignificante, addirittura una zona triste dato che di giorno è
vissuta solamente dagli studenti di due istituti superiori e di notte è zona di passaggio per i clienti
delle prostitute…
Per tutti i Camerati, invece, quel giorno, questa città, quel piazzale vicino ad una stradina in salita
lunga 50 metri, vuol dire tanto; è forse il maggior riconoscimento della lotta, dei sacrifici, della
grandezza del nostro amore. Da quel momento il maggior simbolo della ribellione al sistema, della
violenza subita per mano dell'odio comunista e ad opera della repressione democratica, non solo
veniva ricordato, ma soprattutto onorificato, preso ad esempio, considerato e reso immortale.
Il 23 aprile 1988 viene inaugurata " VIA SERGIO RAMELLI" alla presenza della madre, dei
dirigenti MSI e di numerosi giovani in corteo. Poi un concerto di musica alternativa con gli "Amici
del Vento" e gli "ZPM" e quindi l'azione clamorosa dei militanti F.d.G. del tempo che srotolano
sull' Arena uno striscione di 30 metri con scritto "ONORE AI CAMERATI CADUTI".
A volere la Via furono gli allora consiglieri comunali del MSI veronese Roberto Bussinello, Nicola
Pasetto, Mario Rolando. Dopo una lunga ed entusiasmante battaglia durata 2 anni, i tre ottennero l'
intitolazione (la proposta fu votata in Consiglio comunale, a maggioranza di centro-sinistra, e fu
approvata all' unanimità, con la sola e ovvia astensione dei consiglieri comunisti ).
PERCHÈ SERGIO VIVE ANCORA
Sergio Ramelli, non solo un camerata, non solo un martire, non solo un ragazzo di 18 anni, non solo
una morte sofferta a causa di un'agonia durata 47 giorni, non solo un eroe o un coraggioso.
Sergio è un simbolo anche per il 2000, ma non un semplice simbolo da attaccare sulla giacca o da
sventolare in piazza: è un esempio, un modello da seguire, è la spinta morale alla lotta in difesa
delle proprie idee, è l'amore per il proprio popolo, è l'incoraggiamento nelle difficoltà.
Lui, diverso dalla massa dei suoi coetanei, originale nella sua scelta, ostinato a continuare a sperare
nella vittoria di qualcosa di più grande di lui, di qualcosa di spirituale, trascendente, ma anche di
qualcosa di ripudiato, osteggiato, pericoloso.
Anche Sergio avrà avuto paura, avrà avuto ripensamenti, ma ha continuato, nonostante tutto e tutti.
Oggi, come nel '75, Sergio vive, vive in noi come esempio e forza. Il nemico di allora aveva la falce
ed il martello, quello di oggi il denaro; cambiano le armi, i rischi, ma il Sistema è sempre lo stesso:
livellatore, massificatore e pronto a reprimere chi pensa diversamente. Ecco perché Sergio è luce
anche per il 2000: la sua diversità, il suo non conformismo, i suoi sogni, le sue paure ci riguardano
al punto da ricordare, urlare il nome, cantare, lottare con e per un ragazzo che non abbiamo mai
conosciuto, ma che sentiamo come uno di noi, come un caro amico, un fratello, perché lui era come
noi. Voce singola controvento, nonostante non gli mancasse nulla, poteva starsene calmo,
tranquillo, fregarsene, preferì il rischio, la speranza nel domani, la salvezza della nostra civiltà e dei
suoi valori. Noi, oggi, come lui e per lui, per noi, per il nostro popolo, mossi da un credo che
abbiamo nel cuore e dal suo ricordo; ma questo non ci basta! Lui rappresenta lo slancio giovanile,
lui l'emozione, lui l'altruismo, lui l'anticonformismo, lui la purezza, lui la capacità di pensare con la
propria testa, lui l'essere. Noi, a distanza di 30 anni, vogliamo essere come lui, vogliamo
raggiungere, rendere reali nel suo nome i suoi sogni. Il giovane del 2000 può ancora farlo, può
credere, può essere superiore e diverso alla massa.
Presente!


Onore a Lui.In origine postato da H-H-H
Sergio Ramelli
"Il 13 marzo 1975, verso le ore 13, Ramelli Sergio residente a Milano in via Amadeo 40, stava
appoggiando il motorino poco oltre l'angolo con via Paladini nei pressi della sua abitazione. Veniva aggredito da alcuni giovani armati di chiavi inglesi: il ragazzo.....(.).... decedeva il 29 aprile 1975"
........ è un esempio, un modello da seguire, è la spinta morale alla lotta in difesa
delle proprie idee, è l'amore per il proprio popolo, è l'incoraggiamento nelle difficoltà.
Lui, diverso dalla massa dei suoi coetanei, originale nella sua scelta, ostinato a continuare a sperare nella vittoria di qualcosa di più grande di lui, di qualcosa di spirituale, trascendente, ma anche di qualcosa di ripudiato, osteggiato, pericoloso.
Anche Sergio avrà avuto paura, avrà avuto ripensamenti, ma ha continuato, nonostante tutto e tutti.
.................
Grazie a Te H-H-H.


Ramelli e Pedenovi Presenti!
Che gli dei li abbiano in gloria
ONORE A LUI!!!
A NOI!
IN ALTO I CUORI!
http://www.lamusicalternativa.tk


sempre Presente!


Presente


I signori studenti di medicina che lo hanno trucidato, ora dove sono?
Sergio Ramelli Presente!


sono passati trent'anni: Ciao Sergio.
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